Violenze sui cristiani: è la Nigeria il paese più duro

orissa_violenza8Lo afferma il rapporto di Open Doors, che prende in esame uccisioni, maltrattamenti, stupri e matrimoni forzati tra novembre 2012 e marzo 2014. Seguono Siria e Egitto, ma ci sono paesi come la Corea del Nord in cui “è impossibile ricavare dati”

 È la Nigeria il paese più violento nei confronti dei cristiani. È quanto emerge dai ricercatori della World Watch List di Open Doors, che hanno compilato l’elenco dei 10 paesi in cui si sono consumati il maggior numero di episodi di violenza contro i cristiani tra il 1° novembre 2012 e il 31 marzo 2014. Gli studiosi hanno preso in esame uccisioni, maltrattamenti, stupri e matrimoni forzati. A completare la top ten (https://www.opendoorsusa.org/press/2014/june/nigeria-tops-christian-persecution-violence-list) ci sono Siria, Egitto, Repubblica del Centrafrica, Messico, Pakistan, Colombia, India, Kenya e Iraq.

Secondo i dati raccolti da Porte Aperte Usa, nel periodo considerato sono stati registrati 3641 episodi di distruzione di chiese e proprietà ad esse riconducibili e 13120 altre forme di violenza diretta nei confronti dei cristiani. È stata inoltre redatta un’altra classifica relativa alle uccisioni per la fede. La Nigeria detiene il primato anche in questa seconda lista con 2073 cristiani uccisi; seguono Siria (1479), Repubblica Centraficana (1115), Pakistan (228), Egitto (147), Kenya (85), Iraq (84), Myanmar e Sudan (33), Venezuela (26).

Le morti riportate in totale sono 5479, 322 ogni mese. Nigeria, Siria e Repubblica Centraficana contano da sole l’85% dei cristiani uccisi per la loro fede. Sebbene si parli di numeri importanti, i ricercatori hanno spiegato che si tratta di stime effettuate ampiamente al ribasso, che prendono in considerazione solo episodi documentati.

“È impossibile ottenere un numero certo dei cristiani uccisi e torturati in Corea del Nord, soprattutto nelle carceri – spiega Jan Vermeer, responsabile di Porte Aperte sul posto, a proposito dell’assenza del paese dalla top ten – Non vuol dire che non si verifichino episodi di grave violenza. Semplicemente non ci è concesso di raccogliere dati certi”.