TAGLIATI O POTATI?

di Agostino Masdea  –  “Io sono la vera vite e il Padre mio è l’Agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie via; ma ogni tralcio che porta frutto, lo pota…” Giovanni 15:1-2   – Ogni volta che Gesù dice “Io sono” ci troviamo davanti ad una rivelazione della Sua persona e del Suo carattere. Solo più tardi, man mano che Cristo cresceva nella loro vita, i discepoli cominciarono a capire la grandezza di questa espressione. Infatti, solo nel vangelo di Giovanni, l’ultimo libro della Bibbia che è stato scritto, vengono riportate tutte le occasioni in cui Gesù disse “Io sono”.

Paradossalmente i farisei compresero, almeno in parte, prima dei discepoli. Infatti in Giovanni 8:58, quando Gesù afferma “…prima che Abramo fosse nato, io sono”, si infuriarono e presero delle pietre per lapidarlo. Capirono che Gesù non si riferiva solo alla Sua esistenza fisica, ma al nome stesso di Dio: “IO SONO COLUI CHE SONO” (Esodo 3:14).

In questi versi, Gesù si paragona alla vera vite. La vite era figura d’Israele, perciò Egli sta dicendo qualcosa che ha un valore immenso. Il nuovo patto non è riservato ad una sola nazione o ad una religione, ma è universale, è per tutti gli uomini che sono innestati sulla vera vite, che è Cristo stesso.  

Lo scopo di chi pianta una vigna è raccoglierne il frutto. Ecco perché ogni tralcio infruttuoso viene tagliato. È un tralcio sterile, parassita. Il tralcio che invece porta frutto viene “potato”. La parola greca usata qui è “kathairò”, che vuol dire “pulire”, “purificare”. Chi lo fa? L’Agricoltore. È il Signore che toglie i nostri “germogli inutili”, cioè i difetti e le imperfezioni che sono in noi.

La potatura è quindi l’opera dell’Agricoltore che dedica al tralcio la Sua opera per perfezionarlo e renderlo più fruttifero. Non infliggendogli sofferenze e dolore, ma risollevandolo e prendendosi amorevolmente cura di esso. Solo chi non conosce l’amore di Dio potrebbe pensare qualcosa di diverso. La potatura è soprattutto un atto di amore.