FARISEO E PUBBLICANO

di Agostino Masdea  –  “…chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato”. Luca 18:14 –  Tra le tante parabole di Gesù, questa è una di quelle che in quel tempo fece molto scalpore. In pratica demoliva tutto il sistema religioso basato sulle regole, sulle opere meritorie, e stabiliva un nuovo rapporto con Dio basato sulla grazia.

Due uomini si recano nel tempio. Il primo era un fariseo, una persona religiosissima. Lo storico Giuseppe Flavio, ci informa che i farisei erano considerati i maggiori esperti ed espositori accurati della legge ebraica, e il loro impegno quotidiano consisteva nell’osservare scrupolosamente le 613 “mizvot”, precetti e norme che rappresentavano il fulcro dell’ebraismo. E perciò erano considerati dal popolo la “crème” della società e della religione.

Egli pregava così: “O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri; neppure come questo pubblicano. Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quello che possiedo…”

L’altra persona era il pubblicano, cioè l’esattore delle tasse al servizio del governo di Roma. I pubblicani erano non solo molto odiati e disprezzati da tutto il popolo, ma erano considerati peccatori della peggiore specie, proprio per il lavoro che facevano. Erano la “feccia” della società.

Costui pregava in modo diverso dal fariseo; si batteva il petto, dicendo: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore!” Ora fin qui nulla di sorprendente… Ma non riesco ad immaginare lo stupore, l’impressione e la rabbia suscitata dal commento di Gesù: “Io vi dico che questo (il pubblicano) tornò a casa sua giustificato, piuttosto che quello; perché chiunque s’innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato”.   

Gesù stava dicendo che Dio guarda all’umiltà del cuore piuttosto che alla perfezione che si tenta di raggiungere osservano precetti e facendo opere religiose. Egli ci insegna che qualunque peccato può essere perdonato per la misericordia di Dio, se è preceduto da vero pentimento. “Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili”.