IL DESERTO O LA TERRA PROMESSA?

di Agostino Masdea –  Ricordo quando in chiesa si cantava l’inno 291: “In Canaan noi entreremo per prenderne possesso…”. È uno dei tanti cantici che identificano la conquista di Canaan da parte d’Israele con il cielo, e il passaggio del giordano con la morte. Questa interpretazione  ci crea serie difficoltà a comprendere il libro di Giosuè. 

La storia che il libro di Giosuè ci presenta non può essere vista come figura del cielo e della vita eterna con Gesù. È una storia di lotte, guerre, nemici, vittorie e sconfitte, conquiste e fallimenti. Niente a che vedere con la vita del credente quando arriverà nel cielo. 

La conquista di Canaan non deve essere vista quindi come figura dell’aldilà, né della morte, ma della nostra vita oggi, come credenti entrati nell’eredità di Cristo Gesù. In questo libro abbiamo preziose lezioni di carattere spirituale su come possiamo vincere i nostri nemici, quali il diavolo, la nostra carne ed il mondo, e come possiamo conquistare quelle realtà e quelle ricchezze spirituali che poi nel Nuovo Testamento e in particolare nelle epistole scopriamo. 

L’errata interpretazione riguarda anche il “riposo” che Dio aveva promesso ad Israele. “Il Signore aveva detto a Mosè: “La mia presenza andrà con te e io ti darò riposo” Esodo 33:14. Questo riposo era nella terra d’Israele, dopo quattrocento anni di schiavitù in Egitto, e quarant’anni nel deserto.

L’applicazione spirituale ci viene fornita dallo scrittore della lettera agli Ebrei nei capitoli 3-4, e riguarda il riposo che si trova nella salvezza in Cristo, dopo essere vissuti nel peccato errando per anni come pecore sperdute. La differenza è: una vita insoddisfatta, nel deserto, oppure una vita esuberante in Cristo fatta di conquiste e benedizioni.

Consideriamo il nostro cammino oggi: stiamo vagando nel deserto di una vita arida e priva di riposo, o siamo persone che possono dire di vivere da vincitori, nella benedizione della terra promessa?   

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