![]()
|
|
SINCERITA' E TRASPARENZA
Se si volesse avere un’immagine abbastanza esatta dell'umanità si
potrebbe senz'altro capovolgere il sermone sul monte nel suo contrario e
dire: Prego, questa è l'umanità. Perché il contrario del sermone sul
monte mostra esattamente le caratteristiche che contraddistinguono la
vita e il comportamento umani naturali. Nel mondo di solito non troviamo
nessuna delle virtù di cui Gesù parla all'inizio del suo discorso sul
monte. Anziché la povertà di spirito si trova la forma più spiccata di
superbia; anziché mansuetudine governa l'arroganza; anziché la fame di
giustizia si sente dire: Io sono ricco, ho tutto e non ho bisogno di
niente; anziché misericordia c’è la crudeltà; anziché la purezza di
cuore ci sono immaginazioni perverse; anziché portatori di pace gli
uomini sono
nervosi
attaccabrighe . Anziché accettare umiliazioni contrattacchiamo con ogni
mezzo.
Di questa stoffa morale è fatta la società civile. L'atmosfera ne è
satura: noi respiriamo questo spirito. La cultura e l'educazione
affinano un po' queste cose, ma non cambiano nulla dei tratti
caratteristici. Eppure questi mali e queste caratteristiche fan parte
proprio di quelle cose che rendono la vita una lotta spaventosa. Tutti i
nostri affanni di cuore e molti dei nostri malanni fisici hanno la loro
fonte diretta nei nostri peccati. Superbia, arroganza, irascibilità,
cattivi pensieri, odiosità e avarizia causano più dolori agli umani, che
tutte le malattie le quali possono colpire solo il corpo dell'uomo.
In un tale mondo le parole di Gesù risuonano sorprendenti e arcane come
un'apparizione celeste. E' bene che egli abbia parlato in tal modo e
nessun altro avrebbe potuto farlo; ed è bene che noi lo ascoltiamo. Le
sue parole sono verità. Egli non ci offre un’opinione fra le tante; Gesù
non ha mai espresso pareri vaghi. Non ha mai tirato ad indovinare;
allora sapeva ciò che sa pure ora. Le sue parole non sono solo la somma
di una riflessione o di osservazione esatta. Gesù parlò dalla pienezza
della sua divinità e le sue parole non sono altro che la verità
originaria. Egli è l'unico che poteva dire con illimitata autorità:
“Beati”; giacché lui stesso è
il 'beato, che venne dal mondo celeste, per rendere beati gli uomini. E
le sue potenti opere, che nessun altro uomo può fare su questa terra,
confermano le sue parole. Chi è savio lo ascolta. Gesù usò la parola
mansueti, in una frase breve e concisa, come spesso fece anche in altre
occasioni, e solo a posteriori spiegò cosa intendeva. Nel corso
dell’evangelo di Matteo dice di più in merito e ci mostra l'applicazione
per la nostra vita.
Gesù offre il riposo
"Venite
a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo.
Prendete su voi il mio giogo ed imparate da me, perché io sono mansueto
ed umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il
mio giogo è dolce e il mio carico è leggero" (Matteo 11,29).
Qui sono a confronto due opposti: un carico e un riposo. Il carico non è
solo quello dei primi ascoltatori di queste parole ma quello dell'intera
umanità che vi è sottoposta. Esso non ha nulla da fare con l'oppressione
politica, la povertà o il duro lavoro. Esso va in
una profondità
maggiore . Esso pesa sui ricchi come sui poveri. Né la ricchezza né la
povertà possono liberarsene.
Il carico che l'umanità porta è pesante e schiacciante. La parola usata
qui da Gesù significa un onere o una fatica che porta all'esaurimento.
Riposo significa che il carico viene tolto via. Qui non si tratta di ciò
che facciamo noi, bensì di quello che riceviamo quando smettiamo di
volervi riparare con le proprie forze. La mansuetudine propria di Gesù è
il riposo della pace.
Gettiamo un'occhiata al nostro carico. Esso è interiore. Attacca cuore e
intelletto, e raggiunge il corpo solo dall'interno. Come primo il carico
della superbia. Che sofferenza causa l'amore per sé stessi! Non viene
molto dolore nella vita dal credere che non si gode di stima
sufficiente? Fintanto che io mi comporto come se fossi un piccolo dio,
che devo servire fedelmente, vi saranno anche quelli che si divertiranno
a offendere il mio idolo. Come posso sperare di trovare il riposo e la
pace interiori?
I rabbiosi tentativi del cuore di proteggersi da ogni messa in disparte,
da ogni retrocessione, di salvaguardare l'onore vulnerabile dalle
cattive opinioni di amici e nemici, fanno in modo che i pensieri si
arrovellino sempre. Chi conduce questa lotta per anni ed anni risente
questo carico come sempre più insopportabile. E tuttavia molti uomini
portano tal carico pesante senza interruzione. Mettono ogni parole detta
contro di loro sul bilancino dell'orefice. Si contorcono sotto ogni
critica. Soffrono per ogni offesa immaginaria, trascorrono notti insonni
se gli viene preferito un’altra persona.
Un tale carico non è necessario. Gesù ci chiama al riposo, alla pace. Il
suo metodo è la mansuetudine. L'uomo mansueto non si preoccupa di chi
sia maggiore di lui, ha
deciso da lungo tempo che non g] viene di ricercare l'onore del mondo
sviluppa nei suoi stessi confronti un umorismo benigno e può dire: Oh,
sono trascurato? Mi è stato messo un altro davanti? Si mormora che io
non sia niente di speciale? Mi dispiace che gli uomini dicono di me cose
che mi sono già detto da solo? Ancora ieri ho parlato di me a Dio e
detto che non sono nulla, sono solo un verme nella polvere. Ho forse
mutato opinione? No, no. Voglio piuttosto umiliarmi e smettere di
preoccuparmi delle opinioni che altri hanno di me.
Ma capite bene. L’uomo modesto e mansueto non è un topo umano che soffre
di complesso di inferiorità. Anzi nel su di vita è così coraggioso come
un leone, cosi forte come Sansone. Ma ha smesso di ingannare se stesso.
Ha accettato la valutazione della sue vita personale fatta da Dio. Sa di
essere proprio tanto debole e bisognoso d'aiuto, come dice Dio. Ma nel
contempo sa che agli occhi di Dio è più importante di un angelo e che
può ogni cosa in Colui che lo fortifica (Filippesi 4,13).
“Nulla da se stesso, tutto in Dio.”
Questo è il motto dell'uomo mansueto. Egli sa benissimo che il
mondo non lo vede mai come lo vede Dio. Perciò ha smesso di fare
attenzione al mondo. E' entrato nella calma; E consente a Dio di dargli
il proprio valore. Attende pazientemente il giorno in cui riceverà il
giusto cartellino dei prezzi manifestato ciò che ha realmente valore.
Allora i giusti appariranno nel regno del loro Padre. Il mansueto è
disposto ad attendere tal giorno.
Nel frattempo è arrivato al luogo del riposo. Va per la sue via in
mansuetudine fascia a Dio il compito di difenderlo. Non c'è più per lui
il vecchio combattimento dell'autodifesa. Ha trovato il riposo che porta
la mansuetudine.
Perciò è anche liberato dal carico della vita dell'apparenza. Non
intendo con ciò il fare da camaleonte, ma il normale desiderio umano, di
mostrarsi dal lato migliore e di nascondere agli occhi del mondo la
propria povertà interiore. Il peccato ci ha giocato molti tiri malvagi.
Uno di essi consiste nell'ispirarci una falsa vergogna. Non esiste quasi
uomo o donna che osi mostrarsi ed essere come realmente è, senza
migliorare un poco l'impressione di se stesso
sugli altri.
La paura di essere svergognato rode come una bestiolina nei loro cuori.
Uomini di cultura temono di
trovarsi di fronte un giorno un uomo più aggiornato di loro. Lo studioso
teme l'uomo che ne sa più di lui. Il ricco suda freddo al pensiero che
un giorno i suoi vestiti, la sue auto, la sue case possano apparire meno
lussuosi, paragonati a quelli di altre persone ricche. La cosiddetta
alta società viene motivata in tal modo, e gli strati più poveri la
imitano, al loro livello di possibilità.
Nessuno adesso dovrebbe sorridere di commiserazione. Questi carichi sono
davvero reali e costano moltissimo alla vittima di uno stile di vita
tanto cattivo e falso. La psicologia, montata per anni attorno a questa
attitudine, rappresenta la vera mansuetudine come irreale, una specie di
sogno, tanto lontana quanto un astro.
Essere trasparente e sincero
Una fonte d'insopportabile peso è
l'artificiosità. Moltissima gente vive neIl'ansia segreta di
tradirsi un giorno o l'altro e che un amico o un nemico potrà gettare
uno sguardo nella loro povertà interiore. Perciò non sono mai rilassati.
Gli intellettuali sono tesi e temono di poter un giorno dire qualcosa
d'ordinario o stupido. Persone che hanno viaggiato molto temono
d'incontrare un giorno qualche Colombo che posse descrivere luoghi molto
lontano, che loro non hanno mai visto.
Questo stato innaturale è parse della nostra triste eredità di peccato,
ma viene ancora più raffinata dal nostro tempo dal ritmo veloce. Tutta
la pubblicità si base in gran parse sulla pessima abitudine di voler
apparire più di quel che si è. Vengono offerti corsi in questa o in
un'altra materia, rivolgendosi in tutta evidenza al desiderio di voler
brillare. Vengono venduti libri vestiti e prodotti cosmetici facendo
costantemente appello al desiderio di essere qualcosa, apparire per
quello che non si è.
L'artificiosità è una maledizione che sparisce nello stesso istante in
cui ci inginocchiamo ai piedi di Gesù e ci affidiamo alla sue
mansuetudine. Allora vogliamo piacere solo a Dio. A questo punto è
importante solo l’essere reale. Quello che sembriamo essere, allora non
ci è più importante. A parse il peccato, non abbiamo nulla di cui
doverci vergognare. Solo dal desiderio egoista di voler essere migliore
degli altri, veniamo indotti e sviati a voler apparire quello che non
siamo.
L'uomo naturale cede frantumato sotto questo onere di superbia ed
apparenza. Noi possiamo essere liberati da questo carico solo tramite la
mansuetudine di Gesù Cristo. Un'intelligenza sana può aiutarci un poco,
ma il nostro IO è tanto forte che emerge sempre in altri punti appena
viene respinto da uno.
Gesù dice agli uomini di ogni tempo di venire a lui che vuol dar loro
riposo. Il riposo che egli offre e il riposo della mansuetudine, la
meravigliosa liberazione che ci viene data quando ci accettiamo come
siamo e smettiamo di voler essere qualcosa di meglio. Dapprima abbiamo
bisogno di un po' di coraggio, ma la grazia necessaria ci viene donate
quando riconosciamo che dividiamo questo giogo nuovo e soave con il
forte Figlio di Dio. Egli lo chiama suo giogo, e si mette da un lato
mentre noi ci disponiamo dall'altro.
Una preghiera. Signore, liberami dalla costrizione interiore di
dover gareggiare con gli altri per un posto, una posizione e un
prestigio più elevati. Io voglio essere sincero e senza artificiosità.
Liberami da ogni teatralità e da ogni apparenza. Aiutami a dimenticarmi
e a trovare il mio riposo, la mia vera pace, mentre rivolgo i miei
sguardi a te. Affinché tu posse esaudire la mia preghiera, mi umilio
davanti a te. Poni su di me il tuo gioco soave dell'oblio di me stesso,
affinché io posse trovare così la mia pace. Amen.
|