IL VELO

Alcuni ambienti cristiani sono stati turbati dalla parola molesta di teologi invadenti che si sono introdotti per rivoluzionare, purtroppo negativamente, la vita del popolo di Dio nel seno delle chiese. Fra i molti insegnamenti moderni, recati e proclamati da costoro, uno ci ha meravigliato in maniera particolare, e la reazione della meraviglia deriva dal fatto che le conclusioni di questi audaci dottori giungono a coronamento di una ginnastica esegetica alla quale non siamo abituati. Ci riferiamo come anticipato nel titolo di questo articolo, al velo che le donne cristiane devono portare nelle riunioni di culto e che invece questi moderni dottori vogliono abolito dal mezzo delle chiese: l’insegnamento che porgono si bilancia tra il “possano” eliminarlo e il “devono” eliminarlo.

Gli argomenti, come già detto, sono cavillosi e, soprattutto, di una arditezza fuori del comune. È difficile accettare una polemica che ci condurrebbe sul trapezio e quindi preferiamo semplicemente ribadire l’argomento sempre esposto a fondamento di una pratica cristiana seguita fedelmente attraverso venti secoli di ubbidienza a Dio. Dalle catacombe ai movimenti di risveglio del nostro secolo, le donne cristiane sono sempre comparse nelle riunioni di culto con il capo coperto e perciò regaliamo a questi evoluti teologi le loro ultime teorie.

È utile ricordare, come premessa, del breve esame esegetico, che il “velo” sul capo della donna è presentato dalla Scrittura come una logica antitesi al capo “scoperto” dell’uomo: come l’uomo onora e riverisce Dio nello scoprirsi il capo davanti alla Sua presenza nelle riunioni di culto, così la donna l’onora e lo riverisce nel “velarsi” il proprio capo. Se togliamo il velo alla donna dobbiamo coprire il capo dell’uomo, perché l’antitesi consiste appunto nel differenziare la posizione dell’una e dell’altro di fronte a Dio. Più semplicemente possiamo ripetere: se la donna “può togliere” o “deve” togliere il velo dal suo capo, l’uomo per conseguenza logica “può” coprire o “deve” coprire il suo; la conseguenza è logica perché, ripetiamo, la Scrittura e precisa e categorica nello stabilizzare l’antitesi fra l’uomo e la donna.

Ma quanto detto rappresenta soltanto una frettolosa premessa perché ci sembra che ragioni più profonde ed argomenti più serrati ci fanno raggiungere la conclusione che si armonizza con quanto è stato sempre insegnato nella chiesa cristiana.

La prima di queste ragioni è costituita dalla constatazione che l’insegnamento relativo alla velatura della donna contenuta nell’epistola ai Corinzi non sembra essere un insegnamento di carattere locale e di valore contingente. Non c’è una parola che faccia apparire che Paolo avesse intenzione di esprimere un messaggio che fosse esclusivo ai Corinzi, che valesse soltanto per un’epoca, anzi ogni sillaba fa risuonare la gravità di un insegnamento universale e duraturo.

La seconda ragioni è rappresentata dal fatto che gli argomenti presentati dall’apostolo a sostegno della propria tesi, sono in maniera inequivocabile, argomenti spirituali il cui valore trascende qualsiasi eventuale evoluzione o rivoluzione. Gli argomenti di Paolo si trovano così al di sopra di quelli che possono essere le leggi di adattamento da rientrare direttamente in quelle norme di vita cristiana che non possono subire alterazioni o modifiche.

Anche un esame frettoloso, ma esegeticamente onesto, del passo in questione, fa sbalzare fuori dalle pagine della Scrittura l’affermazione che il “velo” della donna non rappresenta un’inutile elemento esteriore che può quindi esistere o non esistere in rapporto ai tempi e alle mentalità; ma un “simbolo” cristiano che come tutti i simboli, oltre ad aiutare a raggiungere la realtà che esprime la impersonifica fino a un certo punto, in sé stesso.

Sono molteplici gli elementi materiali del cristianesimo che pur rivestendo un ruolo spirituale ed assolvendolo nel linguaggio dei simboli, appaiono anche a noi come segni esteriori…; basta ricordare quelli più comuni dell’olio, del pane, del vino, dell’acqua che, come sappiamo, sono legati alla vita sacramentale della Chiesa attraverso la celebrazione della Santa Cena o attraverso la pratica del battesimo e dell’unzione. Noi non penseremo mai ad eliminare le sacre specie benché, purtroppo, alcune correnti eretiche del cristianesimo, le abbiano già eliminate, e perciò non accettiamo una conversazione intorno all’eliminazione del velo della donna che senza ombra di sacrilegio o di profanazione può essere assomigliato a tutti gli altri elementi materiali della vita cristiana.

Ascoltiamo Paolo mentre severamente ricorda che “Cristo è il capo dell’uomo, ma l’uomo è il capo della donna…” o mentre afferma che “la donna a motivo degli angeli deve portare ‘sul’ capo un segno di subordinazione” o mentre sostiene che l’uomo non si deve velare “perché egli è l’immagine e la gloria di Dio, mentre la donna è la gloria dell’uomo…”.

Perché osiamo affrontare e combattere questi argomenti spirituali? Forse perché l’evoluzione sociale ha offerto alla donna moderna un nuovo ruolo nella società?

Il ruolo della donna come d’altronde quello dell’uomo è e rimane quello stabilito da Dio mediante leggi immutabili che vogliono ancora oggi un principio di gerarchia, di subordinazione di ordine che è perfetta armonia e perfetto equilibrio.

Noi possiamo anche arzigogolare e cavillare sul significato nell’epistola ai Corinzi, ma le parole di Paolo rimangono lì, gravi, severe ad ammonirci da parte di Dio che la donna deve comparire, nelle radunanze di chiesa, con un velo artificiale posto sul suo capo come deve essere conservato intero il velo naturale donatole dalla natura come un segno di gloria e di distinzione voluto da Dio.

Naturalmente, non serve a nulla conservare l’elemento figurativo quando non esiste più la realtà sostanziale e quindi prima del velo le donna cristiana deve custodire la propria femminilità che deve essere per lei sottomissione, ubbidienza, dolcezza, grazia, pudore, santità. Quando la donna cristiana è veramente la gloria dell’uomo, l’aiuto convenevole dell’uomo o preparato per l’uomo, la dolce e sottomessa collaboratrice dell’uomo, non può, non deve rifiutare o ripudiare quei segni esteriori voluti da Dio per esprimere l’accettazione e l’esercizio della personalità muliebre nell’ambito della vita dello Spirito.

I commenti sono chiusi.

Post meno recenti

SIA IL VOSTRO PARLARE SI,SI...!

di ROBERTO BRACCO  –  L’esortazione di Gesù’ vuol ricordare ad ogni cristiano la correttezza che deve caratterizzare i propri rapporti con gli uomini. Non servono giuramenti, promesse solenni, dichiarazioni enfatiche; serve soltanto precisione e fedeltà. Il cristiano deve essere riconosciuto per la propria veracità e per la propria correttezza, e tutte, tutte le sue azioni devono dire che egli é un uomo di parola sano e integro nelle sue …
Leggi Tutto

IL CULTO

di Roberto Bracco –  “Onore reso a Dio”. Per il cristiano è anche mezzo per realizzare comunione con Dio; quindi possibilità di offrire a Dio, ricevere da Dio. Comunemente con questo nome si definiscono le riunioni che uniscono i fedeli per la celebrazione liturgica: preghiera, canto, predicazione… In queste riunioni i fedeli vogliono offrire lode a Dio, esprimere amore, gratitudine e aspettano le benedizioni della presenza di Dio …
Leggi Tutto

Promessa per oggi: Io do buoni doni ai miei figli quando essi chiedono

Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano! Matteo 7:11  –   In questa parte del sermone sul monte, Gesù incoraggia i suoi ascoltatori a non aver paura di chiedere a Dio ciò di cui hanno bisogno. Nei versetti precedenti, Gesù incoraggia le persone a continuare a …
Leggi Tutto

SERMONE PREDICATO DAL PASTORE AGOSTINO MASDEA nella Chiesa A.D.I. di S. Benedetto del Tronto Domenica 24 Maggio 2015 E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore. (2 Corinzi 3:18) Di gloria in gloria: vuol dire che se guardiamo a Gesù, più stiamo nella Sua presenza, come nel riflesso …
Leggi Tutto

RISVEGLIATI ….

da un sermone predicato dal past. Agostino Masdea  nella chiesa di via Anacapri nel 1998. i) E’ un appello che lo Spirito rivolge oggi alla Chiesa. E’ un appello per questo tempo indirizzato a ogni singolo credente. E’ una necessità impellente per il popolo di Dio, ed è una esigenza improrogabile per la vita della chiesa. E la parola dell’Eterno fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, dicendo: “Lèvati …
Leggi Tutto

IL VERO GIUBILEO

 di Agostino Masdea   –  “Beato il popolo che conosce il grido di giubilo, o Eterno, perché esso camminerà alla luce del tuo volto.” (Salmo 89:15) Tra i tanti popoli della terra, ce n’è uno che conosce il ” grido del giubilo “. Questo popolo è composto da uomini e donne di tutte le nazioni, senza distinzione di razza, di etnia, di lingua, o di condizione sociale. E quel popolo di cui la …
Leggi Tutto

SANSONE: FORZA E DEBOLEZZA

di H. CARTER  –  La storia di Sansone, l’uomo forte consacrato a Dio, contiene un insegnamento utile a tutti. È il racconto di un israelita così forte che poteva portare sulle spalle le porte della città di Gaza, ed anche così debole che fu vinto dalle astuzie di una donna.  Leggendo la sua storia, ci si meraviglia ad un tempo sia della sua forza che della sua debolezza. Quando …
Leggi Tutto

NON AMATE IL MONDO

“Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo; e io, quando sarò innalzato dalla terra, trarrò tutti a me” (Giovanni 12:31-32). Il nostro Signore Gesù pronuncia queste parole ad un punto chiave del Suo ministero. Egli è entrato a Gerusalemme festeggiato da folle entusiaste; ma quasi subito ha parlato in termini velati del deporre la Sua vita, e a questo …
Leggi Tutto

Dai nostri Culti