Sermone R. Bracco – “IL PRUNO ARDENTE”

Sermone predicato dal pastore ROBERTO BRACCO  nella chiesa Evangelica di via Anacapri 26 – Roma – trascritto in forma integrale.

Mosè rispose e disse: “Ma ecco, essi non mi crederanno e non ubbidiranno alla mia voce, perché diranno: “L’Eterno non ti è apparso”. E l’Eterno gli disse. “Che è quello che hai in mano?”. Egli rispose: “Un bastone”. E L’Eterno disse “Gettalo in terra”. Egli lo gettò in terra, ed esso diventò un serpente, e Mosè fuggì dinanzi a quello. Allora l’Eterno disse a Mosè: “Stendi la tua mano e prendilo per la coda”. Egli stese la mano e lo prese ed esso tornò un bastone nella sua mano. “Questo farai”, disse l’Eterno; “affinché credano che l’Eterno, l’Iddio dei loro padri, l’Iddio di Abrahamo, l’Iddio di Isacco e l’Iddio di Giacobbe ti è apparso”.
L’Eterno gli disse ancora: “Mettiti la mano in seno”. Ed egli si mise la mano in seno, poi cavatala fuori ecco che la mano era lebbrosa, bianca come neve. E l’Eterno gli disse: “Rimetti la mano in seno”. Egli si rimise la mano in seno, poi cavatasela di seno, ecco che era ritornata come l’altra sua carne. “Ora avverrà”, disse l’Eterno, “che se non ti crederanno e non daranno ascolto alla voce del primo segno, crederanno alla voce del secondo segno. E se avverrà che non credono neppure a questi due segni e non ubbidiscono alla tua voce, tu prenderai dell’acqua dal fiume e la verserai sull’asciutto e l’acqua che avrai presa dal fiume diventerà sangue sull’asciutto”.
 (Esodo 4:1-9)

Alleluia!!!…..Un Bastone!

E l’Eterno disse: “Gettalo in terra”, Egli lo gettò in terra ed esso diventò un serpente.

Questi segni che esprimono un messaggio, e infatti il Signore parla di questi segni, come di un messaggio, che doveva convincere i figlioli di Israele ci fanno ritornare alla mente quello che è scritto nell’evangelo secondo Marco.

“Questi segni accompagneranno coloro che avranno creduto”.

E il Signore ci ricorda, che la Sua chiesa, chiamata a predicare l’Evangelo, a proclamare la verità, deve essere continuamente accompagnata da una manifestazione di soprannaturalità, di potenza spirituale, non potenza organizzativa, non potenza culturale, non potenza economico-sociale, ma potenza spirituale.

Non è per forza, non è per esercito, è per lo Spirito del Signore che si combattono e si vincono le battaglie del Signore!

E questa potenza il Signore vuol darla alla Sua chiesa perché l’ha promessa in Cristo e vuole darla ad ogni credente.

Noi possiamo desiderare e chiedere perché il Signore è pronto ad esaudire il nostro desiderio e al nostra preghiera, perché sono perfettamente conformi alla Sua volontà. Ma dobbiamo, alla luce di questa pagina della scrittura che sta davanti a noi, ricordarci che la nostra preghiera non deve essere una dizione sterile di parole e il nostro desiderio non deve essere quel desiderio illegittimo che possiamo avere per occupare una certa posizione, o per rivaleggiare con gli altri; ma la nostra preghiera e il nostro desiderio, devono rappresentare un autentico incontro con Dio. E’ proprio quando incontriamo il Signore, lo contempliamo faccia a faccia che noi esperimentiamo pienamente la potenza del Signore.

Mosè precedentemente aveva fatto le sue esperienze e le aveva fatte proprio in conseguenza di una realtà. Egli aveva un’aspirazione nel cuore, un desiderio nell’anima, quello di affaticarsi a favore del suo popolo, di lottare per i suoi fratelli e quindi desideroso di fare grandi cose, aveva fatto le sue esperienze. Le sue esperienze, le esperienze relative alla sua personalità e potremo addirittura aggiungere, alla sua umanità.

Il desiderio era sano, lo slancio era puro ma egli non aveva ancora realizzato un incontro con il Signore; e proprio perché egli agiva solo in virtù della sua cultura, delle sue capacità, della sua giovinezza della sua energia, non poteva raggiungere quei risultati che si raggiungono soltanto quando siamo strumenti nelle mani del Signore, e dal Signore siamo mossi per la guida e la potenza dello Spirito Santo.

Noi possiamo ricordare Mosè, nel paese d’Egitto, quando vedendo un suo fratello angariato da un egiziano intervenne in suo favore, energicamente, tanto energicamente che non esitò ad uccidere l’egiziano e dopo averlo ucciso nascose il suo cadavere nella sabbia. Pensava che la sabbia aveva coperto totalmente la sua azione; che quello che aveva fatto era rimasto nell’occulto, ma Mosè invece era stato veduto, ed era stato veduto proprio dai suoi fratelli. Infatti il giorno seguente egli intervenne un’altra volta, ma questo secondo caso non era costituito da una disputa tra un egiziano e un israelita, ma erano due fratelli che litigavano e disputavano tra di loro. Erano due israeliti.

Quel medesimo Mosè che aveva usato energia, coraggio, per aiutare il suo fratello, questa volta con la parola dell’esortazione fraterna cerca di comporre la vertenza, cerca di acquietare la contesa e si rivolge particolarmente a colui che sta facendo un torto al proprio fratello e lo esorta caldamente, ma quello reagisce e la sua reazione è dura: “Che cosa vuoi fare verso di me? Vuoi forse uccidermi come hai ucciso quell’egiziano?”, e Mosè si sente scoperto, si accorge, purtroppo, che la sua azione è stata veduta e sente un terrore nel cuore.

Ma credo che a quel terrore si aggiungeva uno scoraggiamento, un avvilimento profondo, egli che voleva fare qualcosa per i suoi fratelli, egli che voleva mettere a beneficio della sua nazione la cultura che aveva acquisito alla corte di Faraone, egli che aveva scelto di stare con il su popolo piuttosto che alla corte di quel re, si accorge dell’inutilità dei suoi sforzi, dei suoi programmi e spaventato fugge lontano.

E’ sempre Mosè, il giovane generoso animato di propositi elevati, nobili, ma il coraggio non lo assiste ed egli cerca di mettersi in salvo. Manifesterà ancora quel suo carattere nobile ed infatti noi leggiamo in questo libro, che giunto nel paese di Madian come forestiero, come pellegrino, viene a trovarsi vicino ad un abbeveratoio, ad una fontana dove si dissetano le pecore, e che cosa vede? Vede che sette fanciulle conducono il loro gregge presso quell’abbeveratoio. Sono le figliole del sacerdote di Madian, ma ecco che di pastori prepotenti, forti della loro forza, cercano di sopraffare quelle ragazze e di allontanare il loro gregge per precederle ed allora Mosè interviene in loro difesa. Mosè è ancora animato da propositi nobili e riesce, oh cari, ad aiutare quelle ragazze; e sappiamo che questo aiuto gli apre anche la strada, la porta possiamo dire, di una casa. Egli trova una famiglia, egli trova una moglie. Egli si sistema in quel paese di Madian ma, oltre a tutto questo possiamo proprio constatare alla luce della parola di Dio, che Mosè non raggiunge nessun altro risultato, non riesce ad adempiere quello che si era proposto di adempiere a favore del suo popolo. Eppure i suoi propositi, le sue intenzioni, il suo slancio, tutto è encomiabile ma egli non ha ancora incontrato il Signore.

Ma adesso ci troviamo di fronte ad un Mosè che sta facendo un’ esperienza nuova, un’esperienza che possiamo definire rivoluzionaria per la sua vita. E’ il Mosè che al pruno ardente, ha udito la voce dell’Eterno. Ricordiamo l’episodio è vero?

Egli guidava il suo gregge, quando fu attratto da un pruno che ardeva ma non si consumava. Era uno spettacolo strano, uno spettacolo nuovo, non quello del pruno che ardeva, perché l’autocombustione in quelle località incendiava tanti pruni, ma era una fiammata, una rapida fiammata che si esauriva in un pugno di cenere; ma questa volta il pruno ardeva, e continuava ad ardere e non si consumava, e Mosè incuriosito mosse i suoi passi verso quel luogo per verificare da vicino, con i suoi occhi quel fenomeno strano.

Ma giunto proprio in prossimità di quel pruno udì la voce dell’Eterno:

“Mosè togliti i calzari dai piedi perché il luogo sul quale tu stai è terra santa”

Un incontro con Dio!

Un autentico incontro con Dio!

E Mosè in questo incontro, come ho detto poco fa, esperimenta una rivoluzione interiore, un capovolgimento della sua personalità.

Iddio comincia a parlargli, a prospettargli il Suo piano, a chiamarlo ad un compito ed a un ministerio, e la prima cosa che noi constatiamo è questa: che Mosè di fronte a Dio, di fronte alla parola di Dio, di fronte al compito che Iddio vuole affidargli si sente piccolo, si sente insufficiente.

Quel Mosè che era così ardito nel paese di Egitto, così audace quando pensava di essere il salvatore del suo popolo, adesso si sente un piccolo bambino. Non sa parlare, non sa agire, non sa muoversi!

Signore come posso andare, con quale capacità mi posso impegnare in questo compito? E il Signore parla, parla lungamente con Mosè. Se andiamo avanti nella descrizione particolareggiata che ci viene data dall’Esodo constatiamo che alla fine il Signore si adira con Mosè, con questa umiltà che è spinta fino alle estreme conseguenze e che è esercitata quasi per sottrarsi ad compito di Dio.

Mosè è piccolo, è incapace, ma Iddio gli parla e gli dice: “tu devi andare, sostenuto da me, guidato da me, per manifestare l’autorità che Io ti do, e ti darò nel proseguimento di questa missione”.

E adesso Mosè è preoccupato persino dell’incontro con i suoi fratelli. Dovrò andare da Faraone, parlare con Faraone, tutti tremano davanti a quel monarca. Gli egiziani stessi non possono guardarlo in faccia, è notorio che quando Faraone esce nel suo cocchio reale è preceduto da una staffetta perché al suono della tromba tutti gli egiziani debbono gettarsi faccia a terra per non guarda re in viso questo grande monarca e io devo comparire davanti a lui, devo parlare con lui, ma chi sono io, oh Signore!

E poi, mi crederanno i miei fratelli? Il popolo d’Israele che ha ormai dimenticato il mio nome, quindi non mi conosce più, presterà fede alle mie parole?

Mi presenterò ai capi del popolo per dir loro: “l’Eterno mi ha parlato, si è manifestato a me” ed essi mi risponderanno: “Non è vero che l’eterno ti ha parlato e si è manifestato a te!”.

“Come mi conterrò, come li convincerò?” E il Signore a Mosè.

“Che cos’è quello che hai in mano?”

“Un bastone!”

Il Signore non ha bisogno di grandi cose, vero! Oh, da quei cinque pani e da quei due pesci il Signore Gesù ha saziato una moltitudine di cinquemila persone e ne sono avanzati dodici corbelli. Così troviamo scritto, nella parola di Dio, e io sto citando questo episodio del Nuovo Testamento, per ricordare che dalle piccole cose Iddio sa trarre le grandi cose.

Dai piccoli strumenti il Signore sa tirare fuori le grandi imprese!

“Che cosa è che hai in mano Mosè?”

E’ un bastone,…forse il classico bastone del pastore!

“Ebbene, gettalo in terra!”

Era un ordine strano, Mosè non sapeva perché il Signore si esprimeva in questi termini, ma di fronte a Lui non poteva fare altro che ubbidire e gettò quel bastone in terra, e il bastone diventò un serpente.

Oh, un serpente, proprio un serpente, e Mosè fuggì davanti a quel serpente. Perché evidentemente, oh cari, era un serpente che incuteva timore, e lo incuteva anche a Mosè. Egli doveva essere abituato ad incontrarli nelle sue peregrinazioni nel deserto, non doveva essere uno spettacolo nuovo, ma doveva apparire proprio come un serpente spaventevole se lo indusse a fuggire.

Ma il Signore lo fermò:

“Mosè non scappare, anzi prendi quel serpente per la coda.”

Ancora una volta l’atto dell’ubbidienza, la sottomissione!

Mosè vince la sua apprensione, il suo timore, stende la sua mano, afferra quel serpente per la coda e il serpente diventa un’altra volta bastone nella sua mano.

Ecco un segno, questo segno parlerà per te! Quando dirai l’Eterno mi è apparso, si è rivelato a me e non ti crederanno, tu ripeterai questa operazione e getterai il tuo bastone in terra, e dopo che il bastone è diventato un serpente, tu prenderai quel serpente per la coda perché si trasformi di nuovo in bastone nella tua mano.

Se non ti crederanno a questo primo segno, allora Io te ne proporrò un altro e ti darò la possibilità di eseguirlo davanti ai figliuoli d’Israele. “Metti la tua mano in seno”, e Mosè, cari nel Signore, infilò la sua mano nella sua veste. “Tira fuori la tua mano” e Mosè tirò fuori la sua mano, e questa volta c’era da spaventarsi ancora di più non era un serpente davanti al quale poteva fuggire, perché era una terribile malattia che stava proprio nella sua mano. La sua mano era diventata lebbrosa, bianca, cari nel Signore; come la carne che non ha più vita, come la carne che sta per cadere dalle ossa. Lebbrosa, bianca, e Mosè considerò, guardò quella sua mano, ma il Signore lo rassicurò immediatamente. “Metti un’altra volta la tua mano nel seno” e Mosè eseguì l’operazione per la seconda volta; tirò fuori di nuovo la sua mano e la sua mano era tornata come prima, guarita, perfettamente sana. La sua carne era proprio la sua carne.

“Se non ascolteranno il primo segno”, sono proprio queste parole di Dio, “Se non ascolteranno il primo segno, ascolteranno questo secondo segno, e poi se non ascolteranno neanche questo, prendi dell’acqua dal fiume, ponila sopra l’asciutto e l’acqua del fiume sull’asciutto diventerà sangue”.

“Io ti accompagnerò, ti accompagnerò con la mia potenza, ti accompagnerò con la virtù dello Spirito, non sarai tu ad operare le tue azioni. Non si svolgeranno a livello naturale ma a livello soprannaturale”.

Ed ecco è con questa forza che Mosè va ad adempiere il suo compito, ad assolvere il suo ministero. Gloria al nome del Signore! E noi possiamo ricordare l’incontro con i suoi fratelli, possiamo ricordare l’incontro con Faraone, possiamo ricordare la franchezza di questo servo di Dio, possiamo ricordare l’autorità che manifesta di fronte a quel monarca e possiamo ricordare tutti quei segni che poi rappresentano delle piaghe, delle terribili piaghe, manifestate sopra il paese di Egitto.

Dieci piaghe, pensate, l’ultima la più spaventevole, quella della mortalità dei primogeniti. Ma precedentemente Mosè si era espresso proprio in questi termini, “Alla mia parola!…Alla mia parola! Alla mia parola, verrà grandine! Alla mia parola, verranno tenebre! Alla mia parola, verranno le rane! Alla mia parola, verranno le mosche velenose!….Alla mia parola!…Alla mia parola!”

Mosè parlava e tutte quelle cose annunziate dalla sua parola si verificavano come dei segni precisi che egli agiva non per potere umano, non per virtù naturale, ma per potere soprannaturale e per virtù divina. Gloria al nome del Signore!

Accompagnato dalla potenza di Dio!

Ma d’altronde noi possiamo continuare a seguire Mosè nello svolgimento del suo glorioso ministero e possiamo definirlo in questi termini, perché Iddio stesso ci autorizza a definirlo in questi termini quando ci dice, “Oh! Mosè è un mio amico!”. Quando Iddio parla ad un profeta, parla per sogno o per visione, “Ma non faccio così verso il mio servitore Mosè, Io gli parlo bocca a bocca” Gloria al nome del Signore!

Una vera intimità con Dio, che lo mette sempre di più in possesso delle capacità soprannaturali che Dio manifesta nella vita di coloro che vuole usare per il Suo servizio e per la Sua gloria. E noi possiamo, oh cari, seguire Mosè in tutte le lunghe tappe del suo servizio dall’uscita dal paese d’Egitto, in quella notte fatale, oh si veramente fatale.

Egli è il conduttore di quel popolo, egli sta davanti a loro per dare le direttive, per guidare in ogni passo e in ogni particolare e possiamo seguirlo fino a quella marcia faticosa che porta tutto il popolo davanti alle acque del Mar Rosso. E guardiamo Mosè quando stende la sua bacchetta verso il Mar Rosso e le acque del mare si aprono.

Quella via aperta per il popolo di Israele, quella via solidificata sotto i passi dei figliuoli di Dio; essi possono camminare sul fondo del mare e trovare scampo dall’altra parte sull’altra sponda, perché? Perché Mosè ha steso la sua mano. Quella bacchetta, oh cari, ha manifestato una potenza straordinaria, è stata capace di aprire le acque del Mar Rosso e quella medesima bacchetta sarà capace anche di chiudere quelle medesime acque. E’ quella bacchetta, oh cari, che Mosè ha sul monte, quando gli Israeliti combattono contro gli Amalechiti. Egli stende la sua bacchetta ed il popolo di Israele avanza vittorioso; le armate d’Israele riescono a far indietreggiare gli Amalechiti, e soltanto quando Mosè abbassa la sua mano che gli Amalechiti riprendono vigore e avanzano.

E’ una figura, è una illustrazione molto vivace, che ci ricorda che noi possiamo avere la vittoria soltanto quando la bacchetta di Dio è innalzata. Mosè si stancava a tenere alta la sua mano; e noi ricordiamo anche questo episodio perché illustra un’altra lezione, cari nel Signore. Quando Ur ed Aaronne fecero sedere Mosè sopra una grossa pietra e poi l’uno da una parte e l’altro dall’altra gli sorreggevano il braccio perché egli rimanesse con il suo braccio teso e la bacchetta in mano, fino alla totale vittoria delle armate di Israele.

Ma è la stessa bacchetta con la quale egli ha percosso la roccia in Oreb. Gloria al nome del Signore!

Ma non guardiamo alla bacchetta, guardiamo a quel Mosè che sul Sinai riceve le Tavole della Legge. Guardiamo quel Mosè che da mattina a sera giudicava il popolo di Israele, che con passione ha saputo pregare, intensamente pregare per i suoi fratelli.

Quante volte, dopo il peccato del vitello d’oro, io ho considerato la costanza e l’amore di quel servo di Dio. Iddio parla a Mosè.

“Mosè togliti di mezzo. Io m’avventerò su questa Nazione e la distruggerò. E dopo aver compiuto il mio giudizio Io guarderò te con benignità, e dal tuo nome e dalla tua casa farò uscire un grande popolo”

Era una promessa allettante, qualche cosa di suggestivo, vero! Se Mosè avesse avuto delle ambizioni personali o familiari avrebbe immediatamente accettato quella offerta di Dio; ma Mosè rimase fermo al suo posto e disse:

“No Signore, io non mi toglierò di mezzo, se tu vuoi distruggere il tuo popolo devi passare sopra di me. Cancella prima il mio nome dal Tuo libro” Gloria al nome del Signore!

Quel medesimo Mosè che più tardi quando l’ira è acquietata, sembra che la tempesta si stia ormai allontanando, chiede al Signore:

“Signore, Tu ancora non ci hai detto chi andrà davanti a noi lungo il cammino che dobbiamo percorrere”, e il Signore risponde:

“Io manderò un angelo, e l’angelo vi guiderà nella strada”, e Mosè si ferma un’altra volta però per litigare con Dio:

“Signore che cosa hai detto? Manderai un angelo? Ma noi non ci muoveremo da qui fino a tanto, che tu non ci assicuri che personalmente verrai davanti a noi! Non vogliamo un angelo! Vogliamo Te oh Signore! Perché soltanto Tu, puoi condurci fino al paese della promessa”.

E proprio questo Mosè! Questo Mosè! Noi non lo riconosciamo più se lo mettiamo vicino al Mosè del paese di Egitto. Eppure era giovane, eppure era forte, eppure era pieno di coraggio e di buone intenzioni!

….Il fallimento ! ! !

Adesso Mosè è vecchio, scoraggiato e stanco, e guardiamolo insieme:

E’ traboccante di potenza spirituale!

E’ traboccante di autorità Divina!

E’ traboccate di una sapienza che viene dal cielo!

C’è stata una trasformazione, una radicale trasformazione!

Chi ha operato questa trasformazione? Solo Colui che sa operare queste trasformazioni,…..ALLELUIA ! ! !

E’ scritto persino di Saul, quando fu chiamato a quel ministero, che era un grande ministero, quello della monarchia, vero?

E’ scritto di Saul che Iddio lo cambiò in un istante!

E di Abrahamo? Iddio lo ha cambiato!

E di Giacobbe? Iddio lo ha cambiato!

E’ Iddio che trasforma ! ! !

E’ soltanto quando Iddio trasforma, che noi acquistiamo una personalità spirituale che ci consente di manifestare Iddio, e quindi di essere accompagnati dai segni di Dio; dalle manifestazioni dello Spirito di Dio.

Abbiamo bisogno di essere trasformati!

Trasformati, fino al punto di superare quel cristianesimo relativo, approssimativo, che tanti e tanti cristiani si accontentano di esperimentare e di vivere; per vivere un cristianesimo autentico. Quello che manifesta in un modo chiaro, evidente che la nostra vita non è stata solo trasformata da un punto di vista morale, ma una trasformazione che ha immesso in noi una potenza spirituale, la potenza abbondante dello Spirito di Dio! Gloria al nome del Signore!

Che cosa dobbiamo fare?

Io credo che anche noi dobbiamo camminare verso il pruno ardente!

Io credo che anche noi dobbiamo metterci in ascolto della voce di Dio!

Credo che dobbiamo essere pronti a toglierci i calzari dai piedi, per dimorare in umiltà sul suolo Santo della presenza di Dio!

Gloria al nome del Signore!

Dobbiamo camminare verso il pruno ardente, verso il luogo dove la presenza di Dio, l’evidente presenza di Dio, la gloriosa presenza di Dio, è manifesta, ed è manifesta per benedire la nostra vita!

Torno ancora una volta, oh cari, all’immagine tanto cara di Marta e di Maria. Gesù stava in una casa che ospitava tutte e due, ma quale differenza tra l’una e l’altra!

E’ Maria che ha scelto la buona parte!

E’ Maria che ha riconosciuto il pruno ardente!

E’ Maria che ha saputo muovere i suoi passi per stare presso il Redentore Divino!

No, non ci sta di tanto in tanto! No, non ci si sta soltanto per realizzare una passeggera emozione spirituale!

Ma ci si vive ai piedi Suoi!  Dove si ode la Sua voce! Dove veramente un messaggio è indirizzato personalmente alla nostra vita, e al nostro cuore! …Dove sentiamo soprattutto quell’ordine! “Togliti i calzari dai piedi, il luogo dove stai è terra Santa”!

Sappiamo il significato di quest’ordine? Perché dobbiamo toglierci i calzari? Perché sotto i calzari c’era la contaminazione della terra, e d’altronde quei calzari, in un certo senso, rappresentavano un diaframma, una specie di isolamento tra il Luogo Sacro e la vita della persona.

E, cari nel Signore, è proprio questo l’ordine di Dio!

La prima cosa che ci viene….comandata è di togliere ogni impurità, ogni contaminazione!

Soltanto una vita pura con un cuore reso sempre più santo dal Sangue di Gesù Cristo, dalla potenza della Parola di Dio, noi possiamo stare presso il pruno ardente!

E soltanto, oh cari, quando non c’è nessun diaframma tra noi e il Signore, nessun diaframma tra la nostra vita e il Luogo Sacro; allora noi quasi quasi respiriamo l’atmosfera di Dio, assorbiamo gli umori di Dio, e li realizziamo potenti nella nostra vita.

Si, “Noi tutti contemplando a faccia scoperta, come in uno specchio la Gloria del Signore, siamo trasformati alla stessa immagine di gloria in gloria per lo Spirito del Signore”.

Ma se invece di contemplare la Gloria del Signore: continuiamo a contemplare, oh cari, lo spettacolo di questo mondo, le cose che ci vengono proposte dall’inferno; continuiamo a contemplare tutte quelle realtà che servono soltanto per distrarre la nostra vita da un punto di vista cristiano,…..allora non aspettiamoci trasformazione…..e non aspettiamoci potenza !!!

Non aspettiamoci….queste benedizioni e questi segni!….Perché noi stessi ostacoliamo l’opera dello Spirito Santo nella nostra vita!

Iddio è pronto per operare!

E vuole operare!

Lo ha promesso e vuole adempiere le sue promesse!

Ma Egli vuole che noi muoviamo i nostri passi verso il pruno ardente!

Facciamolo un’altra volta anche in questa sera; ma per rimanere davanti alla Presenza del Signore e contemplarLa, con tutto lo slancio della fede e viverLa con tutta l’intensità del cuore, affinché possiamo essere pienamente trasformati e benedetti in Dio e da Dio, in Cristo Gesù nostro Salvatore Amen!

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