“METTETEMI ALLA PROVA!”

Sermone predicato nella Chiesa Evangelica di Via Anacapri, 26  – Roma –   Trascritto in forma integrale.

…Leggiamo nel capitolo 3 del profeta Malachia cominciando dal verso 7:

Fin dai giorni dei vostri padri vi siete allontanati dai miei statuti e non li avete osservati. Tornate a me e io tornerò a voi”, dice l’Eterno degli eserciti. “Ma voi dite: “In che cosa dobbiamo tornare?”.  Un uomo deruberà DIO? Eppure voi mi derubate e poi dite: “In che cosa ti abbiamo derubato?” Nelle decime e nelle offerte.  Voi siete colpiti di maledizione perché mi derubate, sì, tutta quanta la nazione.  Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché vi sia cibo nella mia casa, e poi mettetemi alla prova in questo”. dice l’Eterno degli eserciti, “se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione che non avrete spazio sufficiente ove riporla. Inoltre sgriderò per voi il divoratore, perché non distrugga più il frutto del vostro suolo, e la vostra vite non mancherà di portar frutto per voi nella campagna”, dice l’Eterno degli eserciti.

“Mettetemi alla prova in questo”: Iddio si rivolge al Suo popolo per chiedere un atto di fiducia verso di Lui. Ma un atto di fiducia che offre loro la possibilità di verificare la fedeltà del Signore.

“Mettetemi alla prova e voi vedrete se io non vi apro le cateratte del cielo e non verso sopra di voi tante benedizioni che non saprete dove riporle”. La Parola indirizzata al popolo d’Israele ai giorni di Malachia è una parola valida per tutti e valida sempre, perché è una parola che ci dice che Dio chiede una fedeltà al Suo popolo, ad ognuno dei Suoi figlioli, che sia dimostrazione di fede verso di Lui. Se vogliamo tradurre questo concetto in termini ancora più semplici, possiamo dire che Dio chiede che Egli sia preso in parola, che le Sue promesse siano accettate incondizionatamente, che fondiamo continuamente la nostra vita sulle assicurazioni di Dio. Questa è la fedeltà che il Signore chiede al Suo popolo, che chiede anche a noi in questi giorni. Non importa le circostanze nelle quali ci troviamo, quali sono le situazioni che si determinano per la nostra vita, non importa attraverso quali cose siamo chiamati a manifestare la nostra fedeltà: sempre dobbiamo prendere Dio in parola e manifestare la nostra fede in Lui in un modo eloquente, in una maniera concreta, attenendoci ai Suoi ordini e confidando nelle Sue promesse.

Consideriamo per un momento la storia di questo popolo proprio in relazione a questa pagina del profeta Malachia. Israele stava attraversando un periodo di crisi e di distretta. Crisi e distretta erano collegate assieme. La crisi era venuta dalla distretta o la distretta dalla crisi? E’ un po’ difficile stabilirlo, ma un fatto era certo: che il popolo d’Israele stava attraversando un periodo difficile, duro, anche dal punto di vista finanziario ed economico, avevano conosciuto molti flagelli, non avevano raccolto quello che avevano sperato di raccoglier, non avevano potuto mettere da parte quello che avevano sperato di mettere da parte. Ma ai tanti flagelli che si erano manifestati in quei giorni se n’era addizionato uno particolarissimo, quello delle locuste. Abbiamo ricordato molte volte la capacità distruttiva delle locuste, è scritto di loro nel profeta Gioele che davanti a questo esercito c’è il giardino di Eden, ma quando quest’esercito è passato c’è solo un deserto di desolazione, perché distruggono tutto, rovinano tutto, e avevano distrutto anche ai giorni del profeta Malachia.

Naturalmente va ricordato che il popolo si era allontanato dal Signore, si era sviato dalle sue vie e dai Suoi comandamenti, ecco perché ritorna la domanda: “la crisi e la distretta collegate insieme avevano un principio cronologico; ma veniva prima la distretta o la crisi? Prima la crisi o la distretta? Se lo domandavano gli israeliti e continuavano a domandarsi. Ma intanto mentre si domandavano questo, anziché pensare di ritornare al Signore, di umiliarsi davanti al Signore, di cercare la faccia del Signore, tentavano in tutte le maniere di risolvere il loro problema servendosi delle loro capacità razionali, dei loro calcoli, della loro prudenza, della loro considerazione. E tra le tante considerazioni che avevano fatto c’era entrata anche questo: che in questo periodo di distretta, di miseria, di mancamento, era necessario risparmiare al massimo, risparmiare in ogni cosa, quindi risparmiare anche per quanto riguardava i loro impegni verso il Signore, verso il tempio del Signore, verso il ministerio che veniva svolto in mezzo al popolo del Signore. Non portavano più le decime, le offerte, e coloro che volevano formalmente stare apposto portavano delle offerte che rappresentava lo scarto del loro gregge.

Abbiamo anche recentemente ricordato il severo verso contenuto nel profeta Malachia: “maledetto sia il fraudolente, il quale avendo nella sua mandria un maschio, vota e sacrifica all’Eterno un animale difettoso”, perché in realtà sceglievano quegli animali che sul mercato avevano perduto valore, che non potevano essere facilmente venduti. E il Signore che vedeva chiaramente questo loro procedere, nel riprendere fece conoscere e mise bene in evidenza anche quanto c’era di illogico in questo loro modo di fare: “presentandovi al vostro governatore avreste coraggio di portare un regalo di questo genere? Eppure lo portate a me” dice il Signore, “ma oltre a questo voi mi rubate, eppure continuate a dire “in che cosa noi ti rubiamo”? Voi mi rubate nelle offerte e nelle decime. Infedeli verso di me e verso i miei comandamenti, infedeli perché l’infedeltà è penetrata nel vostro cuore, e perché questa infedeltà è alimentata, è fortificata dalle vostre considerazioni, dai vostri calcoli. Voi pensate che risparmiando, che sottraendo riuscite a risolvere il vostro problema familiare, il vostro problema economico, e non vi accorgete che diventate sempre più miseri, non vi accorgete che diventate sempre più poveri, perché coloro che rubano, e specialmente che rubano all’Eterno, non fanno altro che rubare a loro stessi”. Quante volte è affermata questa verità nella Parola di Dio! Noi leggiamo che “la persona liberale sarà ingrassata”, e infatti proprio in quel medesimo libro dei Proverbi è scritto: “io ho veduto un uomo che dona con liberalità, eppure diventa sempre più ricco; ma ne ho visto uno che risparmia oltre il diritto e diventa sempre più povero”. E quando questo atto di infedeltà è consumato nei confronti di Dio, questa legge si accentua, appare in maniera ancora più evidente, e infatti Israele non si accorgeva che quella distretta si aggravava in mezzo al popolo, entrava nelle case e non faceva che opprimere sempre di più le famiglie.

E il Signore parla con misericordia e con amore, ed esorta un’altra volta i Suoi figlioli alla fedeltà, ad un ritorno sincero ai Suoi comandamenti e alle Sue vie: “Ritornate a me e io ritornerò a voi” dice l’Eterno “E in quanto a questo portate tutte le decime nella mia casa, ci sia cibo nelle mie conserve, e poi provatemi, e poi provatemi! Mettetemi alla prova, io ho fatto delle promesse, la mia parola si è espressa in maniera chiara! Io non sono un Dio che mentisco, non ho mai tradito la mia parola, non sono mai venuto meno alle mie promesse. Voglio la vostra fiducia, la fedeltà che io vi chiedo in questo momento è un atto di fiducia compiuto con eroismo, e se necessario con sacrificio. Provatemi, provatemi in questo!”. Cari nel Signore, è una parola meravigliosa per noi ho detto poco fa, ma per tutti i figlioli di Dio e per ogni tempo, perché il Signore continua a ripetere la medesima parola anche in questi giorni. Egli vuole che noi prestiamo fiducia alle Sue promesse, vuole che lo prendiamo realmente in parola in tutte le dichiarazioni delle Sue labbra. Quindi anche in questo, perché dobbiamo essere profondamente convinti che quel tale che spande con liberalità diventa sempre più ricco, ma colui che risparmia oltre il diritto diventa sempre più povero. In fondo abbiamo un’illustrazione di questo anche nella parabola dei talenti, nonostante che la parabola dei talenti noi la applichiamo particolarmente al servizio, al ministero, ma possiamo applicarla ad ogni sfera della vita spirituale, della vita cristiana, e quindi possiamo anche non escludere questa sfera. Colui che aveva restituito al Suo Signore il capitale e il frutto, cioè che sui cinque talenti ne aveva portati altri cinque, alla fine ebbe anche quell’unico talento che era stato tolto al servitore infedele. Quindi possiamo dire che a maggior lavoro c’era di fronte maggiore retribuzione, maggiore impegno, maggiore benedizione! E su questo argomento noi conosciamo tante e tante testimonianze che dovrebbero essere sufficienti per incoraggiarci a credere alla Parola di Dio e a metterla in effetto con tutto il cuore e con tutta l’anima!

Non dobbiamo dimenticare che “al Signore appartiene la terra e tutto quello che è in essa, il mondo e i suoi abitanti”, e dico questo non soltanto in riferimento al fatto che questa visione ci deve impegnare a dare al Signore e per l’opera del Signore quello che il Signore ci chiama dare, perché in fondo tutto è Suo e tutto appartiene a Lui, ma ci deve anche incoraggiare nel senso che se tutto è del Signore e sta nelle mani del Signore, Egli è sufficientemente ricco per restituire, per retribuire e benedire tutti coloro che con sincerità e con fedeltà compiono la Sua volontà. Il Signore parla della decima in questo passo della Scrittura, e io non mi voglio fermare su questo particolare aspetto della dottrina biblica, molti hanno detto e ripetuto che la nostra giustizia deve abbondare più di quella dei farisei, quindi il cristiano deve sentirsi impegnato anche in una misura maggiore per l’impegno che gli israeliti avevano nel cospetto del Signore, e se loro davano la decima dei loro guadagni, della loro produzione, il cristiano dovrebbe essere disposto a dare aldilà di questo limite per onorare e glorificare il nome del Signore. Ma purtroppo anche i cristiani in questi giorni, figlioli di Dio che hanno sperimentato la potenza della grazia, la virtù dello Spirito Santo, fanno delle considerazioni che assomigliano da vicino alle considerazioni che facevano gli israeliti ai giorni di Malachia: “Ma come possiamo dare, come possiamo impegnarci? Rappresenterebbe per noi un sacrificio economico molto aldilà delle nostre capacità e delle nostre possibilità!” – “Mettetemi alla prova!” dice il Signore…Quante volte ho potuto constatare da vicino anche questa esperienza illuminante e salutare, che ci sono stati dei cristiani che hanno pensato di non poter dare, hanno deciso di non dare, anche quando si sono trovati in possesso di facoltà copiose aldilà delle loro necessità, loro stessi hanno concluso che non potevano dare, e poi improvvisamente si è presentato qualche cosa nella loro vita e nella loro famiglia per la quale hanno dovuto dare molto aldilà di quello che il Signore aveva chiesto da loro. Allora sono stati capaci di dare per l’ospedale, per il medico, per le medicine o per un’altra circostanza qualsiasi, stretti dal bisogno, pungolati da necessità ed esigenze della vita sono stati costretti…il Signore vuole un atto di fedeltà verso di Lui, e continua a dire e a dire a tutti: “Mettetemi alla prova, mettetemi alla prova!”.

Possiamo proprio affermare che nessuno si è mai pentito di aver preso Dio in parola, di aver creduto alle Sue promesse, di aver fatto la Sua volontà per ricevere la benedizione che il Signore assicura a tutti quelli che fanno la Sua volontà. E’ ovvio, noi dobbiamo fare la volontà del Signore non in base ad un calcolo che potremmo chiamare addirittura contingente, temporaneo, noi dobbiamo fare la volontà del Signore per essere fedeli alle Sue vie, ai Suoi comandamenti, ma il Signore ci incoraggia, ci illumina, ci conforta appunto ricordandoci che Egli conosce, sa, vede ed è pronto a benedire tutti coloro che fanno la Sua volontà in qualunque cosa e in qualunque momento. E infatti quando noi leggiamo “provatemi in questo” non dobbiamo applicare questa parola soltanto alla liberalità cristiana, alla generosità, al ministero del dare, che è il ministero della chiesa e quindi il ministero di ogni credente nessuno escluso, ma dobbiamo applicarlo ad ogni settore della vita cristiana: “Mettetemi alla prova per ottenere le mie benedizioni, per ricevere l’adempimento delle promesse spirituali, mettetemi alla prova!”.

Ci furono circa 120 che misero alla prova il Signore, circa 120 tra gli apostoli e i discepoli che Lo misero alla prova. Il Signore aveva detto: “Andate in Gerusalemme e non dipartitevi di là fino a tanto che non siate rivestiti da una potenza dall’Alto”. Andarono a Gerusalemme in attesa, in aspettativa, in preghiera, perché avevano preso il Signore in parola, avevano creduto a quella promessa divina! Non tutti avevano creduto o non tutti avevano preso il Signore in parola, non tutti avevano fatto di quella promessa l’oggetto del loro desiderio e della loro richiesta, ma quei circa 120 avevano messo il Signore alla prova. Ecco perché li vediamo nell’Alto Solaio trascorrere le ore in comunione cristiana, una meravigliosa riunione di preghiera, senza soluzione di continuità, una riunione di preghiera che durò dieci giorni ma poteva durare venti, trenta ore, non avevano stabilito un orario, non avevano determinato di porre fine a quella riunione di preghiera dopo un certo numero di giorni, stavano lì, mettendo alla prova il Signore, per esperimentare la fedeltà del Signore, e noi sappiamo che il Signore è sempre fedele nella Sua parola e nelle Sue promesse, giunse puntualmente! Perché dico “puntualmente”? Perché personalmente sono convinto, e credo siate convinti anche voi, che il Signore già in anticipo aveva stabilito quel giorno e quell’ora per il compimento del miracolo. Il Signore poteva arrivare al nono giorno, all’ottavo, al settimo, al sesto, ma il Signore giunse proprio al decimo giorno perché era il giorno della Pentecoste, il giorno che trovava presenti in Gerusalemme una gran folla di pellegrini, un giorno della festività giudaica, il più adatto per evangelizzare in una volta sola ebrei provenienti da tutte le parti del mondo, che ricevendo quel seme, quella parola, avrebbero avuto la possibilità di recarla ai loro paesi di residenza…Gli apostoli non sapevano, il Signore Gesù non si era espresso in maniera definita circa il numero dei giorni e circa la data, aveva semplicemente detto: “Voi sarete battezzati da qui a non molto giorni”. Ed essi stavano lì, mettendo alla prova il Signore, e proprio perché avevano preso il Signore in parola il giorno della Pentecoste furono tutti riempiti di Spirito Santo, della gloria di Dio, della benedizione di Dio!

Ma quei medesimi apostoli, quei medesimi discepoli che avevano preso il Signore in parola, relativamente al battesimo nello Spirito Santo, lo avevano preso in parola anche in relazione alla Sua dichiarazione: “Io sono voi in ogni tempo,fino alla fine dei secoli”, e noi leggiamo infatti che, poco tempo dopo, principiando la persecuzione contro la Chiesa, essi avvertirono la necessità di raccogliersi di nuovo in preghiera, nel medesimo posto, in quell’Alto Solaio che era diventato il quartiere generale della chiesa nascente, per pregare con la stessa insistenza, e parlare con il Signore, con un Signore vivente e presente, un Signore potente per assistere la loro vita! Lo avevano preso in parola, tanto in parola che parlarono proprio in semplicità con Lui, e il Signore ancora una volta manifestò la Sua fedeltà, e tutti coloro che Lo mettono alla prova Lo trovano puntualmente fedele! “Signore Tu lo vedi, Tu lo vedi che siamo perseguitati, come è stato perseguitato il Tuo Figliolo, come gentili e giudei si sono uniti per andare contro il Tuo Figliolo, così adesso la persecuzione si sta scatenando contro di noi per impedirci di parlare del Tuo Figliolo. Noi non siamo qui per chiederti di essere liberati dalla persecuzione, vogliamo soltanto forza, franchezza per predicare la tua Parola!”. E il luogo dove erano riuniti tremò per la presenza del Signore, per la gloria del Signore, la manifestazione evidente di quel Signore che manteneva e mantiene sempre la sua parola! “E tutti furono ripieni di Spirito Santo”, gloria al nome del Signore!

Ma noi, se studiamo il soggetto della preghiera, possiamo scoprire con grande facilità che tutti i servi del Signore, Paolo, Pietro, Giovanni, Andrea, tutti i servi del Signore hanno preso il Signore in parola, si sono forse ricordati di quel sermone sulla montagna che li aveva intrattenuti anche sull’argomento della preghiera, aveva detto loro: “Entrate nella vostra cameretta, pregate il Padre vostro che riguarda il segreto, e voi riceverete la retribuzione in palese”, e tutti questi hanno scoperta ogni giorni di più la strada della preghiera, della cameretta segreta, per un incontro con il Signore, per realizzare la benedizione del Signore, Lo hanno messo alla prova e Lo hanno trovato fedele, e tutti coloro che anche oggi mettono alla prova il Signore Lo trovano puntualmente fedele! Sapete chi sono quelli che non trovano il Signore? Quelli che non Lo cercano! Sapete chi sono quelli che non sono benedetti dal Signore? Quelli che non pregano! Sapete chi sono quelli che non realizzano le promesse del Signore? Quelli che ignorano l’Alto Solaio o la cameretta segreta! Non sono disposti a mettere il Signore alla prova! Ma la parola risuona: “Provatemi in questo, provatemi in questo!”. E in ogni altra cosa!

Ho parlato di benedizioni, di esperienza, dei doni del Signore, e naturalmente sono cose che noi raggiungiamo a mezzo della preghiera. Ma io so che molte volte la preghiera è ostacolata anche da altri elementi, e io non li posso chiamare elementi del mondo, quelle manifestazioni di leggerezza, di vanità, che oggi affiorano in un modo sempre più evidente, sempre più abbondante in mezzo al popolo del Signore. Quando si parla di queste cose ci stanno delle reazioni: alcuni si sentono addirittura turbati quando si ritorna sull’argomento della moda, della vanità, della letteratura, di certe compagnie, ma non sono questi i soggetti che devono essere trattati dal pulpito, noi dobbiamo pensare alle cose essenziali, dobbiamo interessarci di realtà ben più alte. Ma è strano che queste cose sono così piccole, così insignificanti, eppure sono tanto difficili da eliminarsi, mi sembra che vengano tenute così care, custodite con tanta tenacia da dimostrare per coloro che difendono queste cose esse non siano poi tanto piccole, non sono tanto insignificanti, rappresentano delle realtà capaci di avere un posto nella loro vita, nei loro pensieri, nel loro cuore. Ebbene, è proprio quel posto nei loro pensieri, nel loro cuore e nella loro vita che impedisce le benedizioni del Signore. Infatti eliminando queste cose, compiendo questi atti di rinuncia, di consacrazione davanti al Signore, non è che si acquistano dei meriti particolari, ma si creano dei vuoti che sono indispensabili al Signore, dei vuoti che il Signore vuole riempire con le Sue benedizioni, riempire con i Suoi doni, riempire facendo realizzare delle autentiche esperienze nella Sua grazia e nello Spirito! Ma è ovvio che ci stanno tanti cristiani che non conoscono esperienze spirituali, che sono aridi nella loro vita, che ignorano anche che cosa siano le benedizioni interiori e quelle manifestate per la presenza di Dio. Non c’è spazio in loro, non c’è spazio per il Signore, per le benedizioni del cielo, tutto è occupato dal pensiero delle cose del mondo, da questi elementi di vanità, ecco perché l’Apostolo Paolo diceva: “Tutto mi è lecito, ma non tutto mi è utile; tutto è lecito, ma non tutto edifica; non procaccerò e non cercherò quello che può sembrarmi lecito, ma io cercherò sempre quello che è utile e quello che edifica, e quando io dovrò fare una scelta tra una cosa e l’altra io metterò alla prova il Signore dicendo: Signore, io reputo queste cose una spazzatura, io mi allontano dal mondo e dalle cose del mondo sapendo che chi ama il mondo non ha l’amore del Padre in Lui, io mi allontano da tutti questi elementi che mi devono uniformare a un procedimento e a un modo di vivere che è comune nel presente secolo, e mi libero da tutti questi elementi per vedere che cosa Tu farai in me e che cosa farai di me!”. “Mettetemi alla prova” dice il Signore, e ce lo fa vedere in modo chiaro: ogni cosa che noi eliminiamo dalla nostra vita e che appartiene al mondo e al presente secolo, crea quel vuoto che il Signore aspetta, stabilisce quella posizione, determina quel comportamento corrispondente al piano e alla volontà del Signore, e il Signore è pronto a consolare, è pronto a battezzare nello Spirito Santo.

Una testimonianza, soltanto una testimonianza, che d’altronde, in un certo senso non si applica in un modo diretto a quello che sto dicendo, ma può illuminarlo, una testimonianza contenuta nel libro del fratello Wigglesworth, “Crescendo di fede in fede”, là dove ci parla di una riunione di preghiera. La presenza del Signore è evidente, gloriosa, si manifesta la presenza di Dio, molti vengono battezzati nello Spirito Santo,e lì c’è un fratello che non riesce a trovare il Signore e a ricevere la promessa del Signore. E il Signore parla al suo cuore, per lo Spirito Santo lo convince di peccato, gli ricorda che lui si trova in contrasto, in lotta con suo cognato, e quindi fin tanto che conserva quell’odio nel cuore, egli ha qualcosa dentro di sé che impedisce l’opera di Dio, ed egli si volge a sua moglie per manifestargli quello che sente: “Io mi devo mettere apposto con tuo fratello, devo regolarizzare la mia posizione”. Ma la moglie cerca di dissuaderlo, pensate, una cristiana invece di incoraggiarlo cerca di dissuaderlo, perché? “Perché in fondo tu hai ragione!”. Questo è il suo punto di vista. Ma il fratello non resiste. Si allontana dalla riunione, corre in casa per scrivere una lettera di scuse a suo cognato, egli chiude la lettera e la imposta. Adesso è sgombro, ha compiuto quello che doveva compiere e ritorna a quella riunione di preghiera dove poco dopo viene battezzato nello Spirito Santo! Gloria la nome del Signore!

Ma non è sempre questo l’ostacolo, non è sempre questo l’impedimento. Quante, quante cose che parlano di frivolezza e di mondanità, e voi lo sapete bene al pari di me, alcune di queste cose sono state affrontate in maniera diretta attraverso l’esortazione, attraverso anche la Parola di Dio predicata, ma la tenacia di tanti che vogliono camminare secondo il mondo, vogliono mantenere un comportamento che secondo loro è il più elegante da un punto di vista che è il punto di vista del presente secolo! La rinuncia, il sacrificio, oh quant’è grande! Ma vale la pena questa rinuncia? Vale la pena questo sacrificio? “Provatemi!”, dice il Signore! Il Signore è pronto a mantenere la Sua Parola, come è pronto a farlo quando noi lo mettiamo alla prova in una fiducia completa nelle nostre distrette, nelle nostre sofferenze, nei nostri dolori. Sì, io credo con tutto il cuore che se c’è una grande differenza tra l’esperienza di questi giorni e l’esperienza di quelli che noi chiamiamo “i pionieri del movimento pentecostale” essa sia costituita dalla differenza di posizione da parte dei credenti verso il Signore. Io so che anni addietro, e naturalmente mi riferisco ad alcune decine di anni addietro, la presenza del Signore in guarigione, in liberazione si muoveva continuamente in mezzo al popolo di Dio. Anche allora c’erano malattie terribili, quanti fratelli guariti da tubercolosi e da cancro io ho incontrato lungo gli anni, quanti fratelli che erano afflitti anche da molteplici malattie hanno accettato il Signore e sono stati liberati da tutte le malattie in una volta sola! Ma io credo che la chiesa del Signore in quei giorni mettesse veramente alla prova il Signore, Lo metteva alla prova confidando in Lui incondizionatamente.

“Invocami nel giorno della distretta e Io te ne trarrò fuori e tu mi glorificherai”, dice il Signore. Ma c’è questa invocazione? Sale questo grido ai nostri giorni dal popolo del Signore e dai Suoi figli? Oppure nella distrette e nelle sofferenze noi volgiamo gli occhi in ogni direzione meno che verso il Signore, o qualche volta scendiamo a compromesso, vero? Aggiungiamo il Signore ai tanti altri rimedi che abbiamo e che stiamo escogitando. Io leggo nell’epistola di Giacomo: “Se alcuno di voi è infermo, chiami gli anziani della chiesa e lo ungano d’olio nel nome del Signore, e la preghiera della fede salverà il malato”. E se io comprendo bene questo passo della parola di Dio, io devo concludere che colui che chiede l’unzione dell’olio dovrebbe chiedere solo l’unzione dell’olio, dovrebbe chiederla per mettersi nelle mani del Signore, non dovrebbe riguardare all’unzione dell’olio come a qualche cosa che si debba aggiungere a tutte le altre medicine e a tutte le altre prescrizioni, una nuova medicina da aggiungere alle altre medicine. Voi non avete fede sufficiente? Ebbene, seguite pure tutte le prescrizioni, nessuna condanna è espressa per chi chiede il medico, il chirurgo o le medicine, ma in questo caso non vogliamo riguardare all’unzione dell’olio come a qualcosa di aggiuntivo. Quando vogliamo mettere alla prova il Signore dobbiamo metterci nelle mani del Signore, completamente nelle mani del Signore! Perché lo stesso Giacomo dice: “Se qualcuno di voi è afflitto, preghi”? Egli non parla più di malattia o di malattia soltanto, parla di qualunque pena, di qualunque afflizione possa esperimentare la nostra vita. E proprio in questa situazione che noi sentiamo risuonare la parola di Dio: “Mettetemi alla prova! Non è scritto nella mia parola: Se alcuno è afflitto preghi? Ebbene, invece di andare a cercare la consolazione o tentare la via della consolazione con le proprie forze venga davanti a me in preghiera, venga davanti a me con la sua richiesta, mettetemi alla prova, e voi vedrete se io non apro le cateratte del cielo!”. Il Signore è sempre pronto non solo per manifestare la provvidenza, darci l’aiuto materiale indispensabile per noi, per le nostre case, per le nostre famiglie, ma Egli è pronto ad operare in tutte le situazioni e per tutte le cose, Egli è pronto ad osservare fedelmente tutte le parole che sono uscite dalle Sue labbra, perciò non c’è una promessa sola pronunciata da Dio che sia venuta meno, che sia tramontata…Il Signore è fedele, ed Egli continua a chiedere a tutti noi ed ad ognuno di noi una fedeltà espressa in questi termini, prendiamolo in parola, mettiamolo alla prova e il Signore ci benedirà! Al Signore sia la gloria in eterno! Amen!

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