Il vaglio di satana

Sermone predicato nella Chiesa Evangelica di Via Anacapri, 26  – Roma – 

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Trascritto in forma integrale.

“…Il Signore disse ancora: Simone, Simone, ecco satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano. Ma io ho pregato per te, acciocché la tua fede non venga meno. E tu, quando un giorno sarai convertito, conferma i tuoi fratelli”. Ma egli disse: “Signore, io sono presto ad andare teco in prigione e alla morte”. Ma Gesù disse: Pietro, io ti dico che il gallo non canterà oggi prima che tu non abbia negato tre volte di conoscermi”.  (Luca 22:31-34)

Le prime parole di questo breve passo che abbiamo letto dicono: “…Il Signore disse ancora: Simone, Simone, ecco satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano…”. Questa sera vogliamo fermarci a considerare questa particolare esperienza preannunziata da Gesù a Pietro, ma non soltanto per Pietro, e infatti sappiamo che l’esperienza di Pietro è stata l’esperienza degli apostoli, degli altri discepoli del Signore, della Chiesa tutta e nel corso dei secoli è stata sempre l’esperienza dei cristiani. Possiamo quindi concludere che è anche la nostra esperienza, e se è anche la nostra esperienza è necessario che siamo pienamente illuminati, a mezzo della Parola di Dio, non soltanto per conoscere le caratteristiche di questa esperienza, ma anche e soprattutto per conoscere i metodi che il Signore ci vuole insegnare per affrontare vittoriosamente quest’esperienza e rimanere fermi nella volontà e nella grazia del Signore.

Forse è necessaria un’introduzione. “Simone, Simone, ecco satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano”. A chi ha fatto questa richiesta satana? Credo che noi tutti abbiamo la risposta, perché conosciamo la prima pagina del libro di Giobbe, che illustra in maniera luminosa una circostanza del mondo spirituale. “…I figlioli di Dio si presentarono davanti alla faccia dell’Eterno, e satana si presentò in mezzo di loro…”. Satana è impudente, è temerario, è sfrontato, e si presentò in mezzo di loro per avere proprio un incontro con Dio, possiamo (dobbiamo per forza usare questo termine) dire per avere un dialogo, un colloquio con Dio, e Dio sapeva qual’era il soggetto di quel colloquio desiderato da satana, conosceva bene l’argomento, e infatti lo interpellò: “Da dove vieni?”- “Dal girare la terra”. E’ il compito del tentatore, dell’avversario. Pietro dirà molti secoli dopo che “egli va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare”, e il Signore proseguì: “Hai posto tu mente al mio servo Giobbe? Nella terra non c’è un altro uomo integro come lui e che tema il mio nome”. E satana pronto, gli conviene: “Tu lo hai fatto prosperare in tutte le sue vie, gli hai assicurato benessere nella sua casa, ha una grande famiglia e gode la sua famiglia, ha grandi risorse economiche e gode le sue risorse economiche, è circondato da stima e gode anche l’effetto di questa stima. E’ la prosperità che lo sospinge a temere il Tuo nome e a fare la Tua volontà. Ma toccalo nel suoi beni, togligli le cose che Tu gli hai dato e vedrai il risultato, egli ti maledirà in faccia”. E il Signore rispose: “Ebbene, te lo do nelle mani; puoi fargli quello che vuoi per quanto riguarda la sua prosperità, i suoi beni, ma non ti permetto di toccare la sua vita”. E noi sappiamo quello che avvenne: in un brevissimo spazio di tempo Giobbe, il patriarca, perse tutte le sue possessioni, e in una volta sola perse anche tutti i suoi figli. E noi sappiamo anche il resto della storia.

Ma ho ricordato Giobbe semplicemente per avere la risposta alla domanda: chi ha dato a satana il permesso di vagliare? Iddio, proprio Iddio! E naturalmente una volta che abbiamo avuta questa risposta sorgono tante altre domande, e la più scontata la sentiamo frequentemente sulle labbra di coloro che non conoscono Iddio e non conoscono la Parola di Dio: ma non sarebbe molto più semplice impedire la tentazione, il conflitto, la prova? Se Iddio non concedesse all’avversario la libertà di tentarci, noi non avremmo difficoltà nella nostra vita, nel nostro cammino…Sicuri, tranquilli, sereni potremmo continuare il nostro pellegrinaggio di vittoria in vittoria senza neanche combattere. Naturalmente coloro che non conoscono Iddio, non hanno luce della Parola di Dio, possono anche formulare questa domanda. Per loro è la più logica, la più naturale. Non possiamo formularla noi, perché abbiamo conoscenza della Scrittura, e la conoscenza della Scrittura ci illumina intorno ad una grande realtà, e ci sarebbe tanto da parlare intorno a questa realtà, ma io l’accenno solo di sfuggita: Iddio è in lotta con satana, satana è in lotta con Dio, e sappiamo che Iddio già ha anticipato la conclusione di questa lotta, ce ne ha dato notizia a mezzo della Sua Parola…satana sarà sconfitto, sconfitto per sempre, sconfitto definitivamente! Ma l’avversario non può essere sconfitto se prima non viene combattuto, e Iddio ha accettato la lotta, e in questa lotta partecipiamo anche noi, siamo, possiamo dire con un’espressione moderna, una componente di questo grande conflitto, per la ragione che siamo il popolo del Signore, i figli del Signore, gli strumenti del Signore, anzi la Parola di Dio dice “l’esercito del Signore”. E noi ci troviamo coinvolti in questa battaglia, in questa grande battaglia che è la battaglia del nostro Dio, è la battaglia del nostro Signore. E’ incominciata molto tempo fa. Non possiamo stabilire una data perché è incominciata nel seno dell’eternità, quando l’angelo della luce si è ribellato a Dio e ha trascinato con sé gli angeli ribelli. E’ incominciata la battaglia, e la battaglia sta ancora continuando. E’ vinta per il Signore!

La croce del Golgota, oh cari, rappresenta la vittoria, ma sappiamo anche dalla Parola di Dio che ci illumina, che ci istruisce a questo riguardo, che se la vittoria è stata già conquistata, la battaglia ancora continua, e continuerà fino alla conclusione, quando il diavolo e i suoi angeli saranno precipitati nello stagno di fuoco ardente. Ma intanto noi ci troviamo nel combattimento, impegnati in questo conflitto. L’Iddio che ha accettato la battaglia, cari nel Signore, l’Iddio che ha accettato il combattimento ci rende partecipi con Lui della battaglia e del combattimento. Ma dobbiamo ricordare che, se questa spiegazione, questa risposta è relativa a Dio, noi possiamo dare anche altre spiegazioni ed altre risposte relative a noi stessi, in quanto che la battaglia è soltanto la battaglia che offre la possibilità al Signore di identificare coloro che sono fedeli, che fanno la Sua volontà, che amano il Suo nome! E’ stato detto molte volte che in un sentiero piano, in una strada senza ostacoli, tutti sono cristiani, o almeno possono dichiarare di essere cristiani, proclamare di essere cristiani. Proprio nella stessa maniera in cui in un esercito in pace tutti sono degli eroi, quando ci sono delle grandi parate noi possiamo ammirare un numero di eroi, eroi in miniatura, in quanto che l’eroismo appare e si manifesta soltanto nel cimento, nella prova e nel combattimento! Quanti, quanti fra quei soldati, che con un aspetto marziale in occasione delle parate, con il petto in fuori hanno cercato di dare spettacolo di virilità, trovandosi poi sul campo di battaglia hanno voltato le spalle e si sono dati alla fuga! E’ soltanto il conflitto, il combattimento, la prova che dà la possibilità di identificare quelli che sono fedeli, quelli che amano veramente il Signore, quelli che sono decisi di rimanere fermi e fermi fino alla morte, proseguendo il cammino anche in mezzo alle battaglie più dure, ai conflitti più pesanti. E d’altronde, se Iddio permette che la Chiesa ed ogni singolo credente siano vagliati, lo permette perché l’operazione del vaglio, voi sapete bene per esperienza umana, è un’operazione utilissima! Che cosa avviene quando si vaglia il grano? Cari nel Signore, non ho bisogno di insegnarvelo, vero? Ci sono dei granelli minuti, dei granelli non buoni, e cadono dal vaglio. Perché? Perché sono così piccoli da non essere trattenuti, e mentre il grano viene vagliato, la pula, la paglia vola via e rimane nel vaglio soltanto il grano, e mi sembra che attraverso quest’esperienza umana abbiamo davanti agli occhi delle illustrazioni preziosissime per la nostra vita spirituale. E’ proprio vero: quando la chiesa viene vagliata quanti e quanti cadono, quanti vengono eliminati, quanti attraverso il cimento e la prova dimostrano chiaramente di non aver creduto con fede autentica, di non aver accettato il Signore con sincerità profonda, di non essersi incamminati nelle vie di Dio con determinazione e propositi sani!

Abbiamo parlato poche sere fa della semenza sui luoghi pietrosi, abbiamo ricordata anche quella sparsa in mezzo alle spine e quella caduta lungo la strada. In certi momenti, specialmente quando ci sono delle campagne d’evangelizzazione, in momenti particolari di libertà sembra che le folle corrono e le chiese si riempiono…ma il Signore conosce quelli che sono Suoi, ed Egli li mostra e li dimostra, e quando la chiesa è vagliata, quanti di quelli che stavano con gli altri mescolati con il grano vengono eliminati, totalmente eliminati, ma non soltanto avviene quest’eliminazione in quanto agli individui, ma avviene un’eliminazione in quanto alle cose: la paglia, la pula, ciò che è leggero vola via, si allontana, viene separata dal grano, e nel vaglio rimane il grano, e soltanto il grano puro. E naturalmente cari possiamo comprendere che questa seconda figura si riferisce in una maniera speciale a tutte le cose, anche nella nostra vita o nel seno della chiesa, che devono scomparire e che possono scomparire soltanto attraverso la strada del cimento e della sofferenza, attraverso il sentiero del dolore e della prova. E’ vero, è assolutamente vero che la vita è lotta, e senza lotta non c’è vita, e se questo è vero per la vita intesa nel senso più logico della parola, è ancora più vero per la vita intesa nel senso spirituale della parola, nel senso cristiano di questo termine. La pula, la paglia, tutto ciò che non appartiene al grano viene eliminato e vola via. Ma naturalmente non è piacevole trovarsi nel vaglio, vero? Non è affatto piacevole essere vagliati. La prova è dura, è pesante. Nessuno, oh cari, cerca la prova, nessuno desidera il dolore, nessuno va incontro volontariamente alla battaglia procacciandola secondo il suo senno. Ma la prova viene indipendentemente dalla nostra volontà. Ripeto un’altra volta: è un’esigenza di vita. La prova viene perché ci troviamo impegnati in questa grande guerra che è la guerra del Signore, e la prima caratteristica di questa prova (ritorno proprio alla figura che sta davanti a noi) è rappresentata dal fatto che quando siamo vagliati siamo sballottati di qua e di là. E quante volte si verifica questo, che nella nostra esperienza cristiana viviamo dei periodi che non abbiamo più terra ferma, ci troviamo in una navicella avvolta dalla tempesta, non sappiamo dirigere la nostra navigazione, non siamo più padroni, possiamo dire, dei nostri movimenti, siamo sballottati qua e là, qua e là…Avete mai provato queste sensazioni spirituali? Avete mai attraversato momenti duri, momenti difficili che vi davano proprio l’impressione che stavate vivendo un terremoto, un movimento sismico nella vostra vita spirituale. Non so se vi siete trovati mai in un terremoto di una certa intensità, quando le persone non sanno più dove andare, che cosa fare, quale decisione prendere. Perché? Perché si rendono conto di non essere più padroni del terreno, delle cose. C’è una forza che li trascina qua e là. E nel vaglio avviene proprio questo, sapete? Cari nel Signore, è il movimento di Colui che muove il vaglio che muove tutto il grano, e lo muove lì proprio per purificarlo e lo muove lì proprio perché dal grano venga eliminata ogni scoria, gloria al nome del Signore!

Ma c’è qualche altra cosa, qualche altra cosa che sembra anche più dura, più pesante, mentre il grano viene continuamente mosso sbatte da una parete all’altra, non solo viene mosso, ma va a sbattere da una parete all’altra del vaglio, e anche questo noi lo esperimentiamo continuamente nella nostra vita cristiana, nel nostro sentiero spirituale. Quante volte sentiamo questi urti, quante volte ci accorgiamo che noi siamo violentemente lanciati contro una parete, ci fermiamo, ci addoloriamo per le cose che incontriamo nel nostro cammino di figlioli di Dio o di servi di Dio. Cari nel Signore! Andiamo proprio a sbattere contro il muro con una violenza inaudita che ci fa soffrire, e anche questa è una prova che si incontra, vero? E specialmente quando avviene questo movimento, noi proviamo anche una sensazione: quella di essere addirittura espulsi dal vaglio, di esserne lanciati fuori. Perché? Perché questo movimento veloce, questo movimento violento che ci fa sbattere, oh cari, intorno al vaglio, ci dà anche questa sensazione che stiamo per essere addirittura eliminati. Io non so anche a questo riguardo se avete fatto esperienze di questo genere, non so se anche voi qualche volta nel cammino cristiano, nella vita spirituale, avete avuto una sensazione che quasi quasi stavate per perdere la grazia del Signore, quasi stavate per perdere la comunione con Cristo, il bene della vita eterna, sembrava che una violenza, una forza straordinaria cercasse proprio di spingervi fuori dalla Chiesa di Gesù Cristo, dal popolo di Dio. “Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano”…E in questo movimento c’è un altro fenomeno che si determina, è un fenomeno di attrito. Quando il grano è immobile nel vaglio, sappiamo che non subisce nessun fenomeno di attrito; ma quando il vaglio è messo in movimento, i chicchi del grano, proprio per un fenomeno d’attrito, non fanno altro che strofinarsi l’uno all’altro, permettetemi di usare questi termini semplici, queste parole comprensibili, e anche questa è una prova, vero? Oh cari nel Signore! Quanti cristiani sono cristiani, anzi cristiani brillanti, cristiani valorosi quando tutto è calmo, quando tutto è fermo, è immobile…Quando poi cominciano questi attriti, quando avvengono questi urti chicco contro chicco, quando cari attraverso questi movimenti addirittura la vita viene coperta dagli altri chicchi, allora il cristianesimo sembra che diventi qualcosa di impossibile, qualcosa di inattuabile, un’esperienza che non si può vivere. “Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano”. Anche questo movimento è indispensabile. Abbiamo nella Parola di Dio insegnamenti e insegnamenti e insegnamenti che ci esortano a controllare noi stessi e a vivere la nostra vita cristiana in uno spirito d’amore, in uno spirito di tolleranza, di umiltà, di sottomissione. Perché? Perché stando insieme quando siamo mossi possiamo veramente sfregarci gli uni con gli altri, urtarci, offenderci, colpirci gli uni con gli altri: è il diavolo che compie quest’opera, ma noi dobbiamo essere disposti a vivere insieme quando tutto è fermo e anche quando avviene questo fenomeno, e io lo so che è difficile, e specialmente in questi giorni ho fatto un’amara constatazione: che la suscettibilità dei cristiani in questi giorni ha raggiunto dei livelli che non esistevano nel passato. Ieri c’era la possibilità anche di urtarsi, benevolmente, cristianamente, di esortarsi, di riprendersi, di ammonirsi. In questi giorno bisogna usare un’accortezza, una prudenza, un accorgimento miei cari che qualche volta mettono a disagio in conseguenza del fatto che siamo fratelli, figli di Dio, e intanto dobbiamo stare attenti a non strusciarsi, di non sfregarci gli uni agli altri, perché se no provochiamo delle provocazioni che possono essere dannose agli altri e dannose a noi stessi.

“Simone, il diavolo ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano”…Lo ha chiesto per Simone, ma io so che lo ha chiesto anche per me, e anche per voi. La stessa richiesta sta davanti a Dio in questi giorni,e io so che quel Signore che ha concesso al tentatore, al nemico, di assalire Pietro, ha concesso e concede di assalire anche me ed anche voi, perché è il Suo piano, il Suo programma, e perché anche oggi tutto ciò che non è grano deve andar via attraverso i fori del vaglio, e perché anche oggi attraverso il movimento la paglia, la pula deve volare, si deve separare dal grano, il grano deve essere purificato. Ecco perché quel Signore che ha permesso continua a permettere. Gloria al nome del Signore!

Ma, come ho detto al principio, non vogliamo essere solo informati intorno al carattere della battaglia, alla fisionomia di questo conflitto che si è perpetuato nei secoli ed è giunto fino a noi. Vogliamo essere illuminati intorno ai metodi per sostenere la battaglia e riportare la vittoria. In che modo possiamo sostenere la battaglia e riportare la vittoria? Ah! Ma facendo affidamento sulla nostra forza, credo che noi ne abbiamo abbastanza, ormai abbiamo una maturità, anni di fede, conoscenza della Bibbia, e poi abbiamo un carattere, siamo decisi nelle nostre cose anche nella nostra vita umana, nella nostra vita sociale sappiamo programmare tutto quello che è necessario, affrontare le situazioni, siamo decisi per andare avanti, e forse questa decisione sarà sufficiente anche in questa battaglia! Ce l’aveva anche Pietro, anzi Pietro si era sentito quasi offeso dalle parole del Signore: “…E io ho pregato per te…” – “Non è necessario Signore, io ho abbastanza forza per sostenere ogni combattimento, anche se dovessi andare alla morte insieme a te, io rimarrei fedele!”- “Insieme con me fino alla morte, Pietro? Ma tu non incontrerai pericolo di morte, incontrerai solo delle difficoltà più lievi, eppure io ti dico Pietro che prima che il gallo canti, tu mi avrai rinnegato tre volte di conoscermi…Non soltanto giungerai a dire che non sei apostolo, che non sei discepolo, che non sei cristiano, ma tu arriverai a dire ‘non conosco quell’uomo’”.  Le nostre forze non bastano, non bastano neanche le forze di quelli che stanno vicino a noi, che ci circondano. Qualche volta noi facciamo troppo affidamento sulla chiesa in quanto associazione umana, in quanto organizzazione ecclesiastica. Dobbiamo ricordarci che quelli che stanno intorno a noi e vicino a noi si trovano nel vaglio insieme a noi, e non possono aiutare noi perché loro stessi hanno bisogno di aiuto. Tante volte ho portato questa illustrazione relativamente all’opera della salvezza: se un uomo è caduto nelle sabbie mobili non può uscire da solo, non solo non può uscire da solo, ma non può uscire neanche mediante l’aiuto di un altro uomo che come lui si trovi nelle sabbie mobili! Se insieme si sforzeranno di uscire non faranno altro che affrettare la loro morte, perché i loro movimenti, la loro agitazione accelererà quel processo, oh cari, quell’inesorabile processo di inghiottimento.

E’ la stessa cosa per quanto riguarda la nostra vita cristiana nelle prove e nelle contrarietà: dobbiamo ricordarci che i nostri fratelli e le nostre sorelle, in quanto alle loro proprie capacità e in quanto alle loro risorse umane, anche in quanto alle loro idoneità spirituali, come credenti, non possono fare nulla per voi. L’unica cosa che possono fare per noi (e io spero che questo lo facciamo tutti gli uni per gli altri) possono pregare per noi! Pregare per noi perché la preghiera giunga a Colui che sta alla destra del Padre per intercedere. L’aiuto non ci può venire dalla nostra conoscenza, dalle nostre esperienze e dalla nostra maturità, tanto meno dal nostro carattere, dalla nostra decisione e dalla nostra forza. Se noi ci appoggiamo su questi elementi, se noi facciamo affidamento su queste misere risorse, noi siamo anticipatamente condannati a fare naufragio, noi che giudichiamo Pietro, noi che condanniamo quel discepolo che ha rinnegato il suo Maestro, possiamo come lui non te volte, ma trenta volte rinnegare il nome del Signore! Dobbiamo fare affidamento sulla preghiera di Colui che disse a Simone: “…ma io ho pregato per te…”. Chi aveva pregato? Il Padre! Dobbiamo fare affidamento sull’intercessione del Figlio per ottenere l’aiuto del Padre. Quindi in ultima analisi la vittoria ci viene e ci può venire soltanto dalla mano del Signore, dall’aiuto, dalla forza del Signore! Egli può renderci idonei, può qualificarci, può irrobustire la nostra fede, rendere decisa la nostra testimonianza, robusta, oh cari, la nostra vita cristiana nel cammino che ci ha chiamati a percorrere. L’aiuto può venirci soltanto da Lui. Ebbene, se questo è vero, è necessario che noi comprendiamo due grandi verità: la prima è implicita, la seconda è esplicita in quello che sto per dire. La prima è implicita nel senso che noi non possiamo ottenere l’aiuto del Signore se non riconosciamo e non riconosciamo per intiero il bisogno dell’aiuto del Signore. E’ una posizione d’umiltà che dobbiamo conservare lungo il corso cristiano: non importa se passano gli anni, non importa se si moltiplicano le esperienze, non importa se abbondano le benedizioni…Hai creduto da cinquanta anni, sei stato battezzato nello Spirito Santo, hai realizzato doni meravigliosi, benedizioni gloriose? Hai ancora bisogno che Gesù preghi per te! Hai ancora bisogno dell’aiuto di Dio, vivere in umiltà davanti alla presenza di Dio, sentirti come il salmista, un fanciullo novellamente spoppato presso sua madre. Perché “un fanciullo novellamente spoppato presso sua madre”? La Parola di Dio, possiamo dire, è anche un testo di psicologia, ma nel senso autentico della parola: guardate il bambino che è allattato dalla mamma, viene il giorno in cui la mamma è obbligata a svezzarlo, decide di svezzarlo. Ebbene, osservate quel bambino, io ho avuto la possibilità di fare questa osservazione tante volte, ma credo che ci sono molte mamme e anche molti papà nel mezzo di noi che hanno fatto la medesima constatazione, che il bambino sembra mortificato, avvilito, si nasconde sul seno della madre, sente un bisogno così profondo da far apparire per intero, attraverso le manifestazioni della sua vita che si sente inerme, debole, ha perduto quello che ogni giorno rappresentava per lui ormai oltre che il nutrimento un mezzo di comunione con sua madre, ma ancora di più sente il bisogno di sua madre. E così dobbiamo sentirci presso il nostro Dio, in umiltà, in profonda umiltà.

Secondo elemento: schiuderci continuamente all’assistenza e alla benedizione del Signore. Egli ce la offre, ce la porge, e noi sappiamo, anche per esperienza, che le mani del Signore possono essere piene di doni e noi possiamo anche non ricevere un briciolo di quei doni se conserviamo il nostro cuore chiuso. Non basta soltanto l’umiltà sapete, ci vuole proprio l’esercizio della fede, quella disponibilità che si raggiunge attraverso una ricerca sincera di quello che il Signore ci ha promesso e ci offre nel Suo Figliolo, e questo vuol dire che la nostra vita cristiana deve essere vissuta costantemente in comunione con Lui, costantemente in uno spirito di preghiera, con uno spirito sensibile ed un cuore aperto per accettare i beni del Signore. E allora possiamo con dire con Paolo: “Nelle mie debolezze io sono forte, anzi quanto più son debole tanto più son forte perché la virtù di Cristo mi ripaga…”. Ed io posso osannare il nome di Dio e inneggiare davanti a Lui ripetendo “io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica”, anzi proseguo il mio canto e dico “sia benedetto Iddio il quale fa sì ch’io sempre trionfi e trionfiamo in Cristo Gesù il Salvatore benedetto in eterno!”.

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