IL SEMINATORE

(Sermone radiofonico)

 Vangelo di Luca, 8:13 :   “Quelli sulla roccia sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la parola con gioia; costoro però non hanno radice, credono per un certo tempo, ma al momento della prova, si tirano indietro”… Non hanno radice, credono per un tempo, forse mai, nella storia dell’umanità, è stata sparsa tanta semenza spirituale mediante la predicazione della Parola di Dio, eppure mai nel seno della società si è manifestato tanto materialismo, tanta indifferenza per le realtà spirituali, per le cose che riguardano Dio e il Regno di Dio.

Probabilmente questo lavoro accresciuto fino a limiti insperati negli anni che abbiamo lasciato alle spalle, ha avuto una spinta vigorosa dal perfezionamento e dallo sviluppo di tutti i mezzi di comunicazione messi a disposizione dell’uomo: radio, televisione, telefono, stampa. A questi si è aggiunto il contributo di una cultura generalizzata che ha offerto la possibilità di superare le barriere costituite ieri dall’analfabetismo, dall’ignoranza. Comunque oggi a mezzo trasmissioni, trattati, letteratura, campagne evangelistiche tempestivamente reclamizzate, la semenza viene sparsa a larghe manate, e molti, moltissimi sono quelli che la odono, che la ricevono.
Semenza che cade lungo la strada, semenza che cade tra le spine, semenza che qualche volta, grazie a Dio, scende in quei cuori aperti che rappresentano la buona terra. In questo lavoro copioso, abbondante, il fenomeno appare in dimensioni così vaste da non richiedere strumenti speciali per essere individuato ed analizzato. Si vede facilmente l’indifferente che ode la Parola di Dio ma se la fa quasi subito rubare dal diavolo; o l’uomo assorbito dalle sollecitudini, prototipo di folle immense che sembrano interessate alle parole come a mille altre cose, e che proprio perché uniscono questo interesse a troppi altri interessi permettono alle spine di soffocare la semenza del Regno.
Vediamo con gioia, in mezzo a tanta sterilità, il peccatore che si commuove, si umilia, e non soltanto accetta il messaggio divino, ma lo conserva, lo lascia operare e realizza l’abbondante fecondità della salvezza. E naturalmente non possiamo non vedere l’uomo che non ha sollecitudini, non rappresenta una striscia di terra fuori dal campo, ma non è neanche un solco aperto e profondo per accogliere sinceramente e con fede la predicazione della Parola di Dio.

Non possiamo non vedere coloro che l’evangelista Luca definisce “una roccia” e S. Matteo “luoghi pietrosi”. Sopra la roccia. Sopra la roccia c’è una sottile striscia di terra, possiamo dire un sottile tappeto, tanto quanto basta per coprire la nudità della pietra, ed anche per accogliere con compiacenza il seme che cade. Il seme è rimasto quasi in superficie, quindi fra le tante piante, la prima ad uscire fuori è proprio quella che si trova in quel particolare cantuccio del campo, è spuntata senza eccessiva fatica, non ha dovuto lavorare molto per venire alla luce. Ma tutte le piante hanno bisogno degli elementi naturali per aver vita, svilupparsi, giungere a maturazione. Dopo la neve, dopo la pioggia, anche il sole, con i suoi raggi infuocati, deve accarezzare le spighe nel campo per regalare ad ognuna assieme alla vita, alla vita interiore, il loro bel colore d’oro. E il sole viene, viene per tutte le spighe, ma ci sono anche quelle che sono venute fuori da quella sottile striscia di terra che copre le pietre: queste sono venute fuori subito, prima delle altre, la loro nascita non è stata sofferta, ma non hanno radice, cioè sono prive di quel elemento vitale che è indispensabile per equilibrare e quindi armonizzare l’azione del sole con quello offerto dall’umidità della terra. Il sole, datore di vita, diventa per queste pianticelle termine di giudizio, le brucia, le secca. Se vogliamo tradurre in termini reali quanto ci viene proposto in parabola, possiamo dire che l’uomo che non ha una vita spirituale reale, profonda, radicata in Dio, quando viene raggiunto da quei raggi che sono luce e calore, che accecano, che bruciano, e che pure sono salutari per la maturazione della pianta, cioè quando viene investito dalla lotta, dalla prova, non resiste, non può resistere e si secca nella propria fugace esperienza spirituale.

Non hanno radice. Non basta udire, anche con piacere, l’annuncio della verità. Non basta entusiasmarsi nella conoscenza delle promesse del Signore. L’allegrezza che nasce dalla superficialità dei propri sentimenti è destinata a seccarsi assieme alle decisioni e alle promesse espresse. E’ preziosa l’esortazione del profeta: “Aratevi un capo novale, non seminate fra le spine”. La vita del credente deve schiudersi totalmente di fronte al messaggio della verità, dobbiamo essere certi di ricevere la Parola di Dio in un cuore onesto, buono, che si offre intiero ad essa e soltanto ad essa, perché la Parola di Dio possa usarlo come campo di benedizione e di vita.
Ma oggi, che tante e sempre crescenti sono le cose offerte dalla vita, dal mondo, il bisogno di realizzarsi come “una roccia” si fa sempre più imperioso nell’uomo. Egli cerca di non impegnarsi mai a fondo, cerca di non assumere impegni e responsabilità permanenti. Ci sono giovani che giungono addirittura al matrimonio dichiarando reciprocamente di considerarlo soltanto un esperimento, politici che aderiscono ad un partito con le più ampie riserve mentali, lavoratori che assumono responsabilità ma in maniera assolutamente irresponsabile. Gli uomini temono gli impegni, i vincoli, le decisioni e molti vorrebbero conservare questa posizione anche davanti a Dio.
Noi pensiamo che questo comportamento sia profondamente errato anche nelle esperienze umane, perché se l’individuo giunge a sentirsi dispensato dall’assumere autentici impegni, giunge di conseguenza ad evadere anche l’indagine e l’approfondimento delle realtà della vita, ma pensiamo soprattutto che sia catastrofico nella relazione con Dio. Le cose del Regno di Dio sono profondamente serie, e possono trovare un posto in noi soltanto se le accettiamo con profondità di sentimenti, non su un cuore di pietra, non nella sottile superficie di un tappeto terroso, non con l’entusiasmo passeggero di un’ora, ma con un cuore aperto, con un proposito onesto e serio.

Caro amico, questo vale anche per te. Ti ringraziamo per la stima che manifesti verso questa trasmissione nel seguirla, ma questo non basta. Attraverso le onde della radio il Seminatore dei secoli, Gesù Cristo, continua a far giungere il seme della Sua Parola…Dove lo lascerai cadere? Iddio ci aiuti a presentare la nostra vita come un campo pronto per fecondare il seme della vita eterna. Iddio ci benedica!

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