REALIZZARE LA POTENZA DI DIO

Il testo di un sermone predicato da ROBERTO BRACCO nella Chiesa Evangelica di Via Anacapri, 26  – Roma –   Trascritto in forma integrale.

Quando Israele uscì dall’Egitto e la casa di Giacobbe da un popolo di lingua straniera, Giuda divenne il suo santuario e Israele il suo dominio. Il mare lo vide e fuggì, il Giordano tornò indietro… (Salmo 114:1-3)

Queste parole ci parlano della potenza di Dio e chiariscono anche quali sono le condizioni indispensabili per realizzarla pienamente. La prima cosa che mi colpisce in questo salmo e che l’assistenza di Dio non viene mai meno. Gesù nell’accomiatarsi dai suoi disse: ” io sono con voi in ogni tempo…”, e nel promettere lo Spirito Santo parlò di un altro Consolatore che sarebbe stato con loro in perpetuo. E l’apostolo Paolo scrive ai suoi giorni: “Colui che ha cominciato un’opera buona in voi la porterà a compimento”. Iddio non si stanca; Egli non tradisce la Sua parola, non è incostante nelle sue vie. Egli è fedele verso il suo popolo; è fedele nel mantenere le sue promesse, fedele nel portare a compimento i Suoi piani e i Suoi programmi. E il salmista ce lo ricorda: “Il mare lo vide e fuggì, il Giordano tornò indietro..”. Sono due episodi storici, ma particolarmente significativi per illustrare la fedeltà di Dio.

Quando noi ci riferiamo al mare, al Mar Rosso in questo caso, ci riferiamo alla manifestazione della potenza di Dio al principio dell’itinerario del popolo d’Israele. Stavano iniziando la loro marcia nel deserto muovendo i primi passi in quella strada preparata da Dio per loro, e Dio intervenne potentemente in loro favore aprendo le acque del Mar Rosso. La manifestazione della potenza di Dio! La fedeltà di Dio! Perché Dio li aveva liberati dalla schiavitù di Egitto per condurli alla terra promessa. Ed Egli sin dal principio nella manifestazione della Sua potenza diede una chiara dimostrazione al Suo popolo che Egli era capace di portare a termine i Suoi piani. Anche quando le difficoltà che potevano sembrare insormontabili si ponevano davanti ai passi dei figliuoli di Israele. Quando poi leggiamo ” il Giordano tornò indietro” non ci riferiamo più ad una manifestazione della potenza di Dio espressa all’inizio di quel pellegrinaggio, ma ci riferiamo alla manifestazione della potenza di Dio quando il pellegrinaggio sta per concludersi definitivamente. Il Giordano è il fiume che separa la Palestina e che per gli israeliti era la separazione dal deserto alla terra promessa. Il Signore li aveva accompagnati attraverso 40 anni. Era trascorso un lungo periodo di tempo da quando si erano aperte le acque del Mar Rosso. Ma Colui che aveva avuto potenza per aprire una strada in mezzo al mare, aveva ed ebbe potenza per fermare le acque del Giordano, ed aprire una strada sul letto del fiume per i figliuoli di Israele. E’ una lezione meravigliosa, che ci incoraggia e che ci conforta, perché ci ricorda che come diceva Paolo nelle parole già citate: “Colui che ha cominciato un’opera buona in voi la porterà a compimento”.

Qualche volta le circostanze, il tempo, le difficoltà cercano di insidiare la nostra fede; si trasformano in un’autentica tentazione che ci vuol far venire meno nella fiducia verso Dio, che vuole oscurare la visione dell’Iddio onnipotente e fedele. E dobbiamo sinceramente ed umilmente confessare che non sono pochi i cristiani che al principio del loro cammino sono traboccanti di fede, fiduciosi nella parola e nelle promesse del Signore, ma che poi nel corso del loro pellegrinaggio vengono meno in questa confidanza. La visione di Dio si oscura davanti agli occhi loro, non sanno più credere nella Sua Parola e nelle Sue promesse. E quando davanti ai loro passi si presenta un fiume in piena si avviliscono nel cuore, vengono meno nell’animo. Abbiamo visto dei credenti fare naufragio nella fede; ricordiamoci: colui che ha aperto le acque del Mar Rosso ferma anche le acque del Giordano! Egli ha potenza sopra il mare e sopra il fiume; e ricordando queste circostanze storiche dobbiamo aggiungere: Egli ha potenza sopra un esercito armato che ci insegue, che ci vuole a riportare di nuovo in schiavitù. Infatti il miracolo del Mar Rosso non è fine a se stesso, e non ha come obiettivo solamente il passaggio del popolo d’Israele, perché quel miracolo determina anche l’annientamento dell’esercito egiziano. Quell’esercito che ormai era sicuro di portare di nuovo in cattività il popolo di Israele che era fermo sulle sponde del mare, e quindi nell’impossibilità di tentare la fuga; un esercito armato con carri di guerra. Gli israeliti non avrebbero avuto nessuna capacità e nessuna possibilità di resistere e d’altronde lì non c’era solo un esercito, c’erano dei vecchi, delle donne, dei bambini, degli animali. Sarebbe stato facile per l’esercito egiziano, armato da faraone, conquistare e ricondurre in cattività quel popolo e appesantire ulteriormente la mano per farlo soffrire. Ma l’Iddio che aveva aperto il mare, l’Iddio che aveva fermato il fiume è stato l’Iddio che ha annientato quell’esercito. E qui abbiamo un altro quadro dinanzi agli occhi che ci incoraggia e ci aiuta a sperare, a confidare nel Signore. Non esistono potenze capaci di fermare la mano di Dio! E se non esistono potenze capaci di fermare la mano di Dio, non esistono potenze capaci di fermare il popolo di Dio, quand’è condotto da Dio, quando è assistito da Dio.

Il mare! L’esercito! E poi attraverso il deserto, questo lungo cammino, questo itinerario che sembra interminabile! In quei luoghi che non forniscono mezzi di sussistenza, in quei sentieri che non offrono nessun rifugio. Ma il Signore è il rifugio del Suo popolo; è ombra di giorno e luce di notte. Quella nuvola li accompagna, quella colonna di fuoco è costantemente nel mezzo di loro. E il Signore, in un luogo deserto, provvede puntualmente, quotidianamente, fedelmente il nutrimento per il suo popolo. Alleluia! E non è anche questa una parola d’incoraggiamento a noi che molto spesso ci sentiamo come in un deserto, e che in un deserto siamo? A noi che spesso ci sentiamo dardeggiati dai raggi del sole, sembra che non ci sia riparo, che non ci sia rifugio. Ma “Egli è come l’ombra di una grande Roccia in un luogo asciutto” è scritto nel profeta Isaia, ed è un riparo per noi. E quando la notte cala e veniamo colti forse dal freddo della notte, la nostra oscurità è illuminata da quella colonna di fuoco, è il tepore che viene direttamente dal Signore che riscalda non le nostre membra, ma il nostro cuore, la nostra anima e il nostro spirito. Egli è tutto per noi, Egli è sempre per noi! L’Emmanuele è fedele nel compiere tutto quello che ci ha promesso, e lo compirà!

Ma torniamo per un momento alle meraviglie di Dio. Il popolo d’Israele è di fronte alle acque del Mar Rosso. Il rumore dei carri e dei cavalli già risuona distintamente e il panico si sta manifestando in mezzo al popolo. Dio ordina a Mosè di tendere la Sua mano con quella bacchetta che sembra miracolosa, ma non è la bacchetta, è la potenza di Dio che opera mentre Mosè la distende verso il mare…, e le acque si aprono. Dio offre una strada al suo popolo. Quante volte abbiamo fermato la nostra attenzione su quella strada preparata da Dio. E’ una strada meravigliosa, è una strada solida, dove i figliuoli di Israele possono muovere agevolmente i loro passi assieme a tutto quello che possiedono. I loro animali possono camminare con loro, fanciulli vecchi, tutti, tutti possono camminare agevolmente e percorrere quel sentiero che è il fondo del mare. Come immaginiamo il fondo del mare? Indipendentemente dalla nostra immaginazione, sicuramente possiamo dire che il fondo del mare è molle, non permette assolutamente di camminare su quel sentiero dove si affonda e si affonda con facilità. Ma non è così per i figliuoli di Israele. Muovono i passi agevolmente; è una strada lastricata, diremmo oggi nel nostro linguaggio umano, è una strada preparata dal Signore, e non ci sono difficoltà per loro; possono agevolmente vedere gli ostacoli e superarli perché la luce di Dio illumina quel sentiero. E’ una luce perfetta! La colonna di fuoco si è spostata; non cammina più avanti a loro, ma adesso si trova in mezzo tra l’esercito egiziano che è in arrivo e tutta la carovana, quella grande processione che cammina; un fascio di luce è proiettato su quella strada e i figli di Israele possono agevolmente muovere i passi nel sentiero di Dio. Io credo che quando il Signore apre le acque del mare davanti a noi, ci troviamo dinanzi un sentiero solido e un sentiero illuminato. Illuminato dalla Parola e dalla presenza di Dio. L’inferno tenta in tutte le maniere di creare gli ostacoli davanti ai nostri passi e di determinare impedimenti alla nostra marcia, ma Dio che è la nostra sufficienza ci consente di andare avanti, agevolmente e vittoriosamente, dimostrando anche a noi stessi che forse siamo i primi ad essere sorpresi, che l’Iddio nostro può ogni cosa. Nessuna cosa programmata da Dio, determinata da Dio può essere impedita.

Quando continuiamo a pensare alle acque del Mar Rosso, non possiamo fare a meno di dissociarlo dalla vittoria. Quella strepitosa vittoria ottenuta sopra l’esercito egiziano. Non c’è stata una battaglia, combattuta tra l’esercito egiziano e Israele. Le forze erano impari. Gli israeliti sarebbero stati sicuramente schiacciati dalla potenza di quell’esercito. Chi ha combattuto per Israele è stato il Signore. Chi combatte per noi è il Signore! Chi combatte per noi è Colui che non ha mai perso le Sue battaglie; è stato ed è sempre vincitore! Quando gli egiziani giunsero alle acque del Mar Rosso trovarono anche loro quella strada aperta; ma la strada aperta per i credenti non può essere percorsa dagli incirconcisi e dai peccatori. Bisogna prima essere circoncisi, e diventare figliuoli di Dio per calcare le strade di Dio. Le strade che sono agevoli per i credenti sono piene di difficoltà gli increduli, per i nemici di Dio, e per i nemici del popolo di Dio. Era una strada solida, per gli israeliti che l’avevano percossa agevolmente; ma gli egiziani la trovarono per quello che veramente era, una strada molle, dove i loro carri affondavano fino ai mozzi, e quando tentarono di tirarli fuori si accorsero che le ruote uscivano da quei carri e mentre cercavano di ripararne una si trovavano in difficoltà con un’altra. E la loro marcia diventò difficile e pesante, e a un certo punto diventò una specie di messaggio per loro; quella ripetuta difficoltà che si ergeva davanti ai loro passi a un certo momento espresse una parola che rimbalzò dall’uno all’altro: “L’Iddio d’Israele combatte contro di noi! Egiziani, mettiamoci in salvo! ” fu l’ordine perentorio, voltare le spalle e riguadagnare la riva. Ma era troppo tardi! Ormai Israele aveva raggiunto l’altra sponda, tutto il popolo si era posto in salvo, accompagnato dalla luce e dalla presenza di Dio. Non c’era più nessuna ragione che quella strada esistesse, e infatti le acque tornarono al loro corso e tutto l’esercito egiziano fu inabissato in quel giorno, o in quella notte, in mezzo all’oscurità. E quando sorse la luce del nuovo giorno, sorse per illuminare uno spettacolo drammatico, possiamo proprio esprimerci in questi termini, ma che nello stesso tempo era uno spettacolo che testimoniava della potenza di Dio e dell’aiuto di Dio. Sopra le acque del Mar Rosso galleggiavano i resti di quell’esercito, le carogne dei cavalli, i cadaveri degli uomini, i carri e i pezzi di quei carri. Una testimonianza che diceva che coloro che combattono contro Dio e contro il popolo di Dio non possono prevalere, non possono avere la vittoria quando Dio è in mezzo ad Israele e combatte per il suo popolo. Abbiamo esperimentato anche noi questo. Quante volte ci siamo serviti del passaggio del Mar Rosso per farne una figura del battesimo cristiano, pensando alle acque del battesimo come a quelle acque dove galleggiano tutti nemici che una volta ci signoreggiavano, tutte le potenze che un giorno schiacciavano la nostra vita. Quante cose affogate in quelle acque! La manifestazione della potenza e della grazia di Dio in Cristo Gesù il nostro Salvatore.

Ma l’Iddio che ha aperto una via attraverso il Mar Rosso e lo stesso Dio che ha fermato le acque del Giordano. Il fiume che alza, alza, alza la sua corrente. Per comprendere quello che è la forza di un fiume, bisogna entrarci dentro. Io ho fatto questa esperienza quando ero ragazzo. Avevo visto sempre il fiume e la sensazione che avevo dall’esterno è che il movimento del fiume sia quello che si vede in superficie, ma quando si entra dentro allora si ha la consapevolezza che non è solamente la superficie che si muove ma una massa d’acqua enorme si muove e trascina, e una pressione che si avverte su tutto il corpo per la spinta del fiume. Alla luce di questa esperienza possiamo comprendere il significato delle parole di Isaia: “il nemico verrà come un fiume, ma lo Spirito del Signore alzerà lo stendardo contro di lui.” La mano del Signore che ferma le acque del Giordano. Il Signore aveva scelto una stagione particolare, cioè quando il Giordano era in piena, quando era al massimo del flusso delle sue acque. E io penso che il Signore scelse quel periodo per esprimere in una maniera completa la Sua potenza. Perché Gesù tardò nel recarsi a Betania? E pure l’invito era arrivato immediatamente, tempestivamente, quando Lazzaro era semplicemente ammalato. Ma Gesù aveva precisato: “questa infermità non è a morte ma è per la gloria di Dio.” Gesù giunse a Betania quando era stato già celebrato il funerale e la salma era stata già messa nel sepolcro da quattro giorni. Il Signore aspetta qualche volta che la potenza dell’inferno, che le insidie delle eserciti nemici arrivino al colmo, per manifestare pienamente la Sua potenza e darci una nuova visione di quello che Egli può, che Egli solo può.

Ormai tutto il popolo sta per passare dall’altra parte, sta per entrare in possesso dell’eredità. La prima città che si presenterà sarà quella meravigliosa città di Gerico che è chiamata la più grande oasi del mondo. E’ lì, deve essere conquistata, ma bisogna prima passare il Giordano e Dio ferma le acque del Giordano. Quante volte ho visto quella mano invisibile fermare quel fiume impetuoso, che incomincia a salire, salire sempre più in alto. E’ uno spettacolo… è uno spettacolo che può anche terrificare, può far anche tremare il cuore. Qualcuno può dire: “ma se quella mano sarà rimossa quale sarà il risultato?!? Noi verremo investiti dall’impeto di una cascata terribile che ci travolgerebbe…”. Ma il popolo passa con tranquillità e con serenità. Non appena i sacerdoti hanno posato la pianta dei loro piedi nelle acque di quel fiume, il fiume è scolato da una parte e dall’altra parte si è fermato… e si è fermato a distanza per permettere a Israele di passare quel letto e, ritrovarsi all’altra sponda per iniziare la conquista definitiva della terra promessa, della terra della benedizione.

Dobbiamo essere certi che Dio non è cambiato. E’ lo stesso Dio! Pronto ad operare nella stessa maniera. È vero, l’inferno vuol precludere ai figli di Dio le esperienze dello Spirito, e le benedizione della grazia di Dio. E non mi riferisco solo al cielo e al paradiso, ma mi riferisco anche a quelle che noi siamo chiamati a realizzare nel corso del nostro pellegrinaggio; una terra promessa è davanti a noi, e il Signore vuole che la godiamo per intiero, e per intiero ne entriamo in possesso. Ma c’è un fiume, un fiume impetuoso. Non lo possiamo fermare noi! Non abbiamo la capacità di guadarlo a nuoto, ma Dio interviene per noi, potentemente e fedelmente; ferma le acque e noi possiamo passare per l’asciutto verso nuove vittorie e nuove benedizioni.

Ma ci sono delle condizioni: “Quando Israele uscì dall’Egitto e la casa di Giacobbe da un popolo di lingua straniera, Giuda divenne il suo santuario e Israele il suo dominio.” La domanda che dobbiamo porci in questo momento è: ci sentiamo il santuario dell’ Eterno? Ci sentiamo la posizione, il dominio dell’Eterno? È una domanda che possiamo rivolgerci anche collettivamente, ma forse è più utile che ce la rivolgiamo individualmente. Il santuario dell’Eterno, il tempio del Signore, il tempio dello Spirito Santo, la possessione del Signore… dominati dal Signore!…; Ci sentiamo in questa meravigliosa condizione spirituale? Il salmista ci illumina, ci dice o ci ricorda che noi possiamo sentirci in questa meravigliosa condizione spirituale solo se abbiamo esperimentato pienamente la prima parte di questo verso: “Quando Israele uscì dall’Egitto…. allora ognuno di noi può veramente rendere testimonianza di essere il tempio di Dio e la possessione del Signore. “Ma noi siamo usciti dal paese di Egitto!” “Siamo usciti dal mondo, abbiamo lasciato alle spalle il presente secolo!” Dirlo così è estremamente facile, le parole non costano nulla, assolutamente nulla. Ma quanti cristiani, che pure sono stati raggiunti dalla luce dell’Evangelo, hanno avuto una convinzione intellettuale, ma non hanno avuto una autentica conversione. Cercano la via del compromesso per conciliare il cielo con la terra. Nello stesso tempo vogliono stare con un piede nel Regno di Dio e con un piede nella regno del presente secolo. Noi sappiamo che questo non è possibile, vero? È un compromesso che serve solo per illudere noi stessi e per ingannare noi stessi. il signor Gesù esplicitamente ha dichiarato, parlando con Nicodemo, che per entrare nel Regno dei cieli bisogna nascere di nuovo. Ma quando si entra nel Regno dei cieli, vuol dire che si esce dalla regno della terra. E noi dobbiamo accertare noi stessi di essere entrati nel Regno dei cieli che è il Regno dello Spirito, il Regno luminoso della volontà di Dio, il Regno meraviglioso delle realtà che appartengono alle cose invisibili che durano in eterno.

“Il mondo non è più per me ” quante volte abbiamo cantato questo vecchio cantico con gioia e con letizia. Ma tante volte coloro che cantano questo cantico cantano proprio mentre stanno nel mondo, in mezzo al mondo, cercando il mondo, e lasciandosi attirare dal mondo. Cioè vivendo nel paese di Egitto. Gli israeliti ci vivevano solo con il loro desiderio: “fossimo rimasti lì… oh le cipolle, gli agli, i porri… quelle buone cose che godevamo allora non le possiamo godere oggi… e in realtà stavano nel paese di Egitto; ci stavano con il pensiero e con il desiderio. Ci sono credenti che oltre a starci col pensiero e col desiderio ci stanno con tutta la loro vita, con tutti i loro costumi; non sono ancora usciti da un popolo dalla lingua straniera. C’è dell’ibridismo, delle mescolanze. Quando noi leggiamo nell’epistola ai Corinzi “non vi accoppiate con gli infedeli…” noi subito interpretiamo che quel verso condanna i matrimoni misti, e certamente condanna i matrimoni misti, ma non sono solo questi che determinano l’ibridismo. Quando le nostre amicizie, il nostro tempo, le nostre energie conoscono più rapporti con il mondo e per le cose del mondo; conoscono più relazioni con quanti camminano in un sentiero che è un sentiero di tenebre piuttosto che con coloro che amano e servono il Signore, noi ci troviamo in uno stato che ci impedisce di essere il tempio del Signore, un’offerta sull’altare di Dio. Non possiamo dire di appartenere a Lui perché in realtà apparteniamo al presente secolo; apparteniamo a quelle correnti di moda, di vanità, di frivolezza che si manifestano nel mondo, in mezzo al mondo; e quindi non siamo del Signore che ci vuole o tutti intieri o per niente, consacrati totalmente per fare la Sua volontà.

Io credo alla promessa di Gesù: “voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi…” ma credo che questa potenza viene depositata in noi e si manifesta attraverso noi, quando noi siamo il santuario di Dio; quando noi apparteniamo totalmente a Dio. Quando cioè siamo nelle sue mani in una maniera che Egli possa fare di noi degli strumenti da usare per la Sua gloria. In ogni circostanza e in ogni ora per adempiere tutte le sue promesse. Fratelli, sorelle, l’Iddio che ha aperto il Mar Rosso è il nostro Dio… l’Iddio che ha fermato il Giordano è il nostro Dio. Vogliamo vedere ancora una strada aperta in mezzo al mare?!?…. Vogliamo vedere l’onnipotente mano di Dio che ferma le acque impetuose di un fiume?!? Consacriamoci a Lui, arrendiamoci completamente alla Sua volontà, ed Egli adempirà le Sue promesse per la gloria del Suo nome, benedetto in eterno. Amen

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