Rispondere al suono

Sermone predicato il 4 febbraio 2016 nella chiesa Alfa Omega da Giuseppe Princiotta

Trascrizione integrale  –

Ma a chi assomiglierò io questa generazione? Ella è simile ai fanciulli seduti nelle piazze che gridano ai loro compagni e dicono: “Vi abbiamo sonato il flauto, e voi non avete ballato; abbiamo cantato dei lamenti, e voi non avete fatto cordoglio.”

Matteo 11:15-17

Il paragone che fa il Maestro è immediato, chiaro e non lascia spazio al minimo dubbio sulla sua interpretazione. Gesù paragona la sua generazione a dei bambini che giocano, ma nel gioco molti non partecipano come dovrebbero: infatti, mentre alcuni di loro suonano il flauto quelli che dovrebbero ballare in risposta al suono rimangono fermi e mentre i primi cantano, questa volta dei lamenti, quelli che dovrebbero fingere di piangere nel loro gioco, rimangono impassibili. La denuncia è palese, è chiara: Dio ha mandato prima il Battista a preparare la via e poi il Figlio stesso, ma il suono delle nostre parole non ha portato il popolo ad agire conformemente alla volontà di Dio. Gesù sta dicendo queste parole per mostrare ai farisei quanto siano ipocriti ed insensibili.

Come quei bambini anche noi molto spesso non abbiamo reagito come avremmo dovuto al suono che abbiamo sentito. Se quel suono era un richiamo, un invito o un allarme poco importa, fatto sta che la reazione mancante o sbagliata non porta mai a delle buone conseguenze.

  • In Esodo il suono di tromba invitava il popolo a mettersi in marcia: spesso Dio ci ha indicato il cammino da percorrere e siamo rimasti fermi
  • in Levitico ricorda alcune feste, e abbiamo mancato di onorare il Signore perché troppo presi dalle vicissitudini della vita
  • in Giosuè rappresenta il tempo della conquista di Gerico, e noi siamo rimasti al palo senza ottenere la vittoria già conquistata per noi dal Signore Gesù
  • per Elia si trattò di un suono dolce e sommesso che manifestava la presenza di Dio, ma noi lo abbiamo cercato nel terremoto e nel fuoco
  • al tempo di Salomone il suono delle trombe indicò la discesa della Gloria nel Tempio, ma noi eravamo troppo distratti per lodare Dio con il Suo popolo e vederlo scendere e dimorare in mezzo alle lodi dei Suoi figli
  • sulle mura in ricostruzione, al tempo di Neemia era una convocazione alle armi, ma noi non abbiamo visto il nemico arrivare per colpirci
  • in Atti per i 120 significò la discesa dello Spirito Santo, e noi siamo forse rimasti a parlare di battesimo e pienezza senza averne la potenza.

Non riconoscere questi suoni, non rispondere in modo adeguato a questi suoni significava mancare il bersaglio, non centrare l’obiettivo, in una parola peccare ed andare incontro a situazioni spiacevoli. Significava perdere la direzione, mancare ad appuntamenti importanti, perdere battaglie, disonorare Dio, non accorgersi dell’attacco del nemico, poteva pure significare non ricevere lo Spirito Santo promesso.

La prima cosa che dobbiamo imparare allora è questa: non dobbiamo lasciare cadere a terra neppure una Parola di Dio.

Eppure come vedremo c’era un pericolo ancora più grande cioè non sentire più il suono di Dio: perdere la visione, perdere la guida, perdere la comunione in modo permanente. Esatto: se impariamo metodicamente a non ascoltare la Parola di Dio allora arriverà il tempo in cui Egli non ci parlerà più.

  • Basta ricordare i tempi di Noè: mancava la Parola di Dio perché nessuno la ascoltava e l’effetto fu il diluvio che venne dopo che Dio dichiarò che il Suo Spirito non avrebbe più cercato di arrivare a quello dell’uomo.
  • Oppure i tempi di Samuele, quando la Parola di Dio era rara: c’era confusione non solo spirituale, ma anche morale e culminò con la dipartita della Gloria dal Tempio.
  • Oppure i 400 anni di silenzio fra Malachia ed il Battista: fu in quel periodo che nacquero le sette religiose (esseni, zeloti, sadducei, erodiani, farisei).

Quando la Parola di Dio manca aumenta la malvagità, c’è solo forma senza sostanza e ci sono divisioni sopra divisioni. Ogni movimento quando non ha più ascoltato la voce di Dio ed ha perso la comunione con Lui ha vissuto questo decadimento: morale, di contenuto e poi si è formalizzato su dispute inutili di parole.

Che cosa drammatica ritrovarsi nella condizione di non sentire più la voce di Dio! Il profeta Amos descrive un tempo in cui il popolo avrebbe avuto fame e sete di udire la Parola di Dio, ma nessuno spostamento e nessuna ricerca avrebbe prodotto il risultato sperato di riascoltare un suono prima tanto comune ed ora divenuto solo un ricordo.

Io, questa sera, davanti al Signore tremo: perché osservo sempre di più un popolo, il popolo di Dio che vaga senza una guida precisa da parte dello Spirito Santo:

  • da un lato la Parola predicata in molte chiese è divenuta annacquata e priva di autorevolezza,
  • dall’altro, dove ancora i messaggi si preparano sulle ginocchia, il popolo non risponde più come dovrebbe!

Questo fenomeno iniziato da molto oramai sta rendendo la Parola del Signore sempre più rara: come quei bambini che vedono gli altri non giocare nel modo corretto ad un certo punto possono decidere di cambiare i compagni di gioco, allo stesso modo il Signore può cessare di parlare al suo popolo, di privarlo della Sua voce per richiamarlo alla attenzione. Ecco perché dobbiamo imparare a dare tutta la attenzione alla Parola di Dio! Quando ci viene rivolta essa non è mai mandata a vuoto, deve produrre un cambiamento nella nostra vita e se questo non accade allora produce un giudizio, perché appunto non tornerà mai indietro senza aver compiuto qualcosa di spirituale.

Se manca la direzione è perché non rispondiamo in modo adeguato al suono che udiamo, perché siamo distratti da altri suoni o perché si avvicina il momento in cui la Parola di Dio sarà più che rara.  Viene il tempo in cui ci sarà fame e sete di udire la Parola, ma la Parola non sarà disponibile per tutti, oggi, mentre è disponibile non viviamo come se ne fossimo sazi! Ed il punto è proprio questo: stiamo dando per scontata la Parola di Dio? In verità forse ascoltiamo altro perché quello che sentiamo non ci piace e non abbiamo il coraggio, anzi la fede, di fare quanto la Parola ci richiede, a volte di agire e prendere una direzione precisa, altre di lasciare peccati che non vogliamo abbandonare.

Quando dalla Russia e dalla Cina comunista alcune persone riuscivano a fuggire per arrivare in paesi dove vivere la fede era una libertà garantita si meravigliavano di quante poche persone pur essendo convertite accorressero alle riunioni. Per loro era normale farlo in regimi di persecuzione e non vedere uno zelo ed un giubilo continuo per quella libertà era assurdo. Se Dio chiedeva loro di sacrificarsi per amore del Vangelo lo facevano e non capivano come lo stesso Dio potesse non chiedere agli occidentali di dedicarsi con maggior impegno alla Sua opera!

Ma voglio essere ancora più chiaro ed esplicito: in molti posti si illudono che qualche messaggio in lingue sia la Parola del Signore, per cui fintanto che qualcuno parla in lingue e qualcun altro interpreta, allora siamo al sicuro… Non è così affatto: Spesso è la carne che fa aprire la bocca e badate che non è un peccato, ma una reazione umana alla benedizione di Dio o anche per contrasto alla assenza della benedizione di Dio che porta a cercarla in qualcosa di “spirituale”. Noi dovremmo in merito solo esercitare il discernimento. Ma quando una Parola è profetica? Quando rivela qualcosa, quando indica una direzione. Ricordate il giorno degli attentati di Parigi? Il giovedì precedente, il giorno prima, una sorella della comunità ha profetizzato dicendo che ci sarebbe stato l’inizio di una tempesta grande. Qualche giorno dopo gli attentati, coloro che ne hanno rivendicato la paternità hanno dichiarato “questo è solo l’inizio della tempesta”. Vedete? Non c’è dubbio che se la tempesta è legata nella profezia della sorella agli ultimi giorni, il fatto che questi uomini abbiano usato la stessa terminologia ci fa capire che davvero stiamo vivendo gli ultimi tempi della pazienza di Dio. Quanto durerà non lo sappiamo, ma siamo davvero agli sgoccioli! Profezie che invece dichiarano cose ben note: “io ti ho amato, ho dato mio Figlio per te…” non sono sbagliate, ma non sono profezie! Le stesse cose potevano essere espresse sotto forma di preghiera.  Quando Dio parla in modo speciale, la chiesa lo avverte. Ecco: io voglio che Dio parli in modo speciale e particolare, anzi tutti lo vogliono, ma poi siamo disposti ad obbedire? E se Dio mi parla durante i culti con l’ammaestramento della Parola, perché non obbedisco allora? Perché continuo a vivere come se non avessi udito quella Parola? Quante battaglie di Gerico ho perso, quante volte non ho onorato il Signore, quante volte non ho visto il nemico arrivare e colpirmi, quante volte lo Spirito Santo si è manifestato ed io ero altrove…Quanto tempo ho perduto per non fare quello che Dio mi chiedeva di fare al momento opportuno. Dio questa sera ci sfida: la tua vita ha una direzione precisa? Sai cosa Dio vuole da te? Sappiamo cosa Dio vuole dalla nostra comunità? Come esiste una chiamata personale, deve esistere anche una vocazione comunitaria: ci sono chiese con un cuore missionario, altre con un cuore per l’evangelizzazione, altre per l’ammaestramento, altre hanno a cuore la cura dei bisognosi, altre intercedono instancabilmente. Qual è la nostra missione? Come chiesa in questo quartiere, città e nazione? E come singolo credente? Cosa vuole Dio da te? Questa sera è il momento di iniziare a chiederlo a Lui e attendere la Sua risposta.

È vero: siamo negli ultimi tempi ed è vero pure che la Parola di Dio è divenuta rara, ma al tempo di Noè, c’era Noè, ai tempi di Samuele, c’era Samuele, Zaccaria, Anna figlia di Fanuel e Simeone, contemporanei di Giuseppe e Maria, ci dicono che anche nei 400 anni di silenzio qualcuno che poteva udire la voce di Dio c’era… Che questa comunità, in questo tempo così difficile sia piena di quei “qualcuno” che come loro, come Noè, Anna, Samuele e Simeone, sanno ascoltare la voce del Signore e sanno rispondere in modo adeguato. Questo richiederà coraggio, fede e responsabilità, ma se dopo tutto quello che abbiamo visto e sentito non siamo disposti a dare noi stessi per il Signore allora non ci resta che una terribile attesa di giudizio. La scelta è questa: noncuranza o fede? Io scelgo di agire per fede e di obbedire alla Parola di Dio con tutto il mio cuore. Se è così anche per te alzati in piedi ora e prendi una posizione davanti al Signore.

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