UNIONE GAY? NIENTE PANICO!

Articolo di Russell Moore apparso pubblicato sul Washington Post .

Perché la chiesa di Cristo non deve spaventarsi di fronte all’avanzata delle unioni omosessuali.

unioni-postPrima di tutto, la Chiesa non deve intimorirsi. Le istituzioni possono fare molte cose, ma di certo non possono rimettere Gesù dentro una tomba. Gesù di Nazareth è ancora vivo e continua a chiamare il mondo in vista del Suo regno.

Mentre queste decisioni indeboliscono la famiglia, la base stessa della società, l’Evangelo non ha bisogno dei “valori tradizionali” per fiorire. La chiesa, storicamente, spesso fiorisce quando è in forte contrasto con la cultura che la circonda. Come nel caso di Efeso, Filippi, Corinto e Roma, tutte società in cui la visione del matrimonio e della sessualità era in aperta opposizione a quella delle Scritture.

Più si andrà avanti e meno le persone comprenderanno e accetteranno la visione biblica del matrimonio. Non potremmo parlare semplicemente di matrimonio in termini di valori, di cultura o vantaggio per la società. Dovremo parlare del matrimonio nel modo in cui Gesù e gli apostoli hanno insegnato – legato a doppio filo con l’Evangelo stesso, l’immagine dell’unione di Cristo con la chiesa (Efesini 5:32).

Facendo questo, non potremmo semplicemente esporre la nostra visione del matrimonio, ma dovremo incarnare noi stessi una cultura del matrimonio evangelica. Troppo spesso si dà una cattiva testimonianza, troppo spesso la chiesa è stata la prima a infamare il matrimonio, troppo spesso non è stata applicata la disciplina nei casi in cui sono stati volontariamente distrutti matrimoni. Bisogna che la chiesa per prima dimostri cosa significhi il matrimonio, continuando a seguire i “sentieri antichi”.
Abbiamo una grandiosa opportunità di realizzare ciò che Gesù ci ha chiamato a fare con i nostri matrimoni: essere luce nell’oscurità. Dei matrimoni permanenti e stabili costituiti da famiglie con una madre e un padre ci potranno rendere unici nella cultura del 21° secolo.
Non dobbiamo avere paura di essere strani. Perché crediamo in cose ancora più “strane”: crediamo che un uomo morto sia risorto e che un giorno apparirà tra le nuvole su un cavallo; crediamo che l’Evangelo doni speranza e perdono a peccatori come noi e ci renda figli e figlie di Dio. Abbracciamo la “stranezza” dell’Evangelo.

Se abbiamo ragione sul matrimonio, e credo che abbiamo ragione, molte persone che abbracceranno queste nuove “forme” ne rimarranno deluse. Molte persone intorno a noi credono che una redefinizione del concetto di matrimonio semplicemente ne espanderà i confini (e, siamo onesti, molti vorranno continuare ad espanderlo in nuove forme). Naturalmente è un’illusione, perché la base del matrimonio è la complementarietà sessuale, e la chiesa si deve preparare a ricevere “profughi” di questa “rivoluzione sessuale”. Dobbiamo prepararci per quanti, come la donna emotivamente e sessualmente instabile al pozzo di Samaria, vagheranno assetati alla ricerca di un’acqua che neanche conoscono.
Ci sono due tipi di chiese che saranno incapaci di raggiungere queste persone. Da una parte una Chiesa che ha abbandonato la verità delle scritture, anche quella sul matrimonio e la sessualità, e che non ha nulla da dire ad un mondo caduto. Dall’altra una chiesa che urla con rabbia a chiunque non è d’accordo non avrà niente da dire a chi ha bisogno della grazia di Dio.

Dobbiamo schierarci con convinzione e bontà, con verità e con grazia. Dobbiamo reggere sull’insegnamento biblico e mostrare amore a chi ci odia per questo. Non dobbiamo soltanto parlare di verità cristiane, ma con modi cristiani. Abbiamo il compito di annunciare ciò che Gesù ci ha rivelato, e dirlo come avrebbe fatto Gesù: con grazia e con l’invito ad una nuova vita.

Molti credenti saranno tentati di arrabbiarsi con il mondo intorno a noi evocando una narrativa di declino, ma sbaglierebbero. Dio ha il controllo di ogni cosa, abbiamo lo Spirito Santo e l’Evangelo. Pensare di dover per forza vivere in tempi diversi e in una società diversa significa dire a Dio che non ci piace il luogo e il tempo in cui Lui ci ha posto. Marciamo gioiosi verso Sion.

Cerchiamo il regno e la giustizia di Dio. Testimoniamo dell’Evangelo. Temiamo Dio. Ma non temiamo la missione che ci ha affidato.

Fonte: http://www.evangelo.it/wp/unioni-gay-niente-panico/

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