Youcef Nadarkhani: storia di un pastore in Iran.

Youcef  ha 35 anni ed è originario di Rasht, una città in provincia di Gilan, Iran. Negli ultimi dieci anni è stato pastore di una rete di chiese nelle case. In passato era stato imprigionato nel dicembre del 2006, con l’accusa di apostasia (cioè di aver lasciato l’Islam per il cristianesimo) e di evangelizzazione (diffondere il messaggio del Vangelo di Gesù Cristo), ma è stato rilasciato due settimane dopo.
E’ sposato e ha due figli, Daniel 10 anni e Yoel 7. Frequentavano la scuola locale, quando il governo iraniano decise che a tutti i bambini doveva essere insegnato l’Islam, anche a quelli provenienti da famiglie cristiane. Youcef è andato a scuola e ha protestato contro questo, basandosi sulla costituzione iraniana, che permette la libertà di praticare la religione. Come risultato, la polizia segreta lo ha chiamato davanti al tribunale politico in Rasht, in Iran il 12 ottobre 2009. Fu arrestato, accusato di protesta, e da allora è rimasto in carcere in Lakan (sette miglia a sud di Rasht). In seguito l’ accusa fu cambiata in apostasia ed evangelizzazione dei musulmani.
Nel corso di questo tempo di prigionia, ha potuto avere visite da un avvocato, e dalla moglie, figli ed amici. Tuttavia, per il primo mese in carcere e per diversi mesi in prossimità del suo processo è stato tenuto in isolamento. Hanno tentato diversi metodi per cercare di convertirlo a ritornare all’Islam, anche somminastrandogli delle pasticche, apparentemente nel tentativo di affermare che era pazzo.
Visto che la fede di Youcef non è venuta meno, hanno deciso di arrestare sua moglie per aumentare la pressione su di lui. Il 18 giugno 2010 Fatemah Pasindedih è stata arrestata, accusata di apostasia e imprigionata a Lakan. Durante questo periodo i figli andarono a vivere con un parente. Sia Youcef che sua moglie sono stati minacciati dalle autorità che gli avrebbero tolto i figli e sarebbero affidati a una famiglia musulmana. Visto il fallimento di questi tentativi, la moglie è stata processata senza un avvocato, e condannata al carcere a vita.
Un avvocato fu successivamente assunto per il processo di appello. La sentenza è stata rovesciata e Fatemah  liberata.
Il 21 e il 22 settembre 2010, Youcef è stato messo sotto processo, e verbalmente condannato a morte. Il verdetto scritto arrivò più tardi e fu notificato il 13 novembre 2010, da parte della 1° Corte del Tribunale della Rivoluzione. L’esecuzione doveva essere eseguita per impiccagione per il reato di apostasia. In Iran ci sono solo 20 giorni per poeter impugnare la sentenza con la Corte Suprema.
Il 5 dicembre 2010 è stato presentato alla Corte Suprema ricorso contro il verdetto, ma solo il 28 giugno 2011 la Corte Suprema ha preso una decisione. La Terza Sezione della Corte Suprema di Qom ha confermato l’accusa di apostasia e la condanna a morte. Hanno ordinato al tribunale locale di riesaminare e accertare se Youcef fosse un musulmano praticante dai 15 ai 19 anni. Se si fosse accertato che era un musulmano praticante gli sarebbe stata data un’altra possibilità di ritrattare prima dell’esecuzione.
Il riesame di questo caso si è svolto dal 25 al 28 settembre. Fin dall’inizio gli è stato chiesto di ritrattare. Ancora prima che il caso fosse ascoltato o la prova dimostrata. Durante un’udienza, quando gli è stato chiesto di ritrattare egli ha risposto: “Voi mi chiedeva di ritrattare. Abiurare e fare un passo indietro. Per ritornare dove? Alla bestemmia che io ero prima di Cristo?”
I giudici hanno risposto: “Alla religione dei tuoi antenati, l’Islam!” Youcef rispose: “Non posso farlo!” L’avvocato musulmano che sta lavorando per aiutarlo ha detto del suo cliente: “Fisicamente sembra debole ma emotivamente la sua fede in Cristo mantiene il suo spirito elevato.”
Basandosi sulla legge islamica della Sharia, ad un apostata devono essere dati tre giorni di tempo per ritrattare. Esiste la reale preoccupazione che l’esecuzione potrebbe essere eseguita in qualsiasi momento. Gli avvocati suggeriscono che prima il verdetto scritto sia consegnato, per legge entro una settimana, e poi ci sarà la possibilità di ulteriore appello contro il verdetto.
Tuttavia, non ci sono garanzie che non ci sarà l’esecuzione. Potrebbe accadere in qualsiasi momento. Questo è il modo in cui il governo iraniano agisce con esecuzioni. Non c’è mai un preavviso ed è eseguita in segreto. E’ circolata la notizia che l’esecuzione è già stata eseguita, ma pare sia una notizia falsa. Youcef è ancora vivo.
Non possiamo aspettare un altro momento, dobbiamo contattare i media internazionali, le organizzazioni dei diritti umani e del governo. Dobbiamo digiunare e pregare per la sua liberazione. Vai a http://presenttruthmn.com/persecuted-christians/ per avere maggiori dettagli su come contattare qualcuno.

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