IMPARATE

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di FILIPPO WILES – Il Cristiano è nato perché impari, è salvato ed arruolato per imparare, quindi non è motivo di meraviglia se al cenno dell’invito di Gesù, troviamo questa parola: imparate. Chi fallisce in questo ha perso lo scopo e il significato della sua chiamata in Cristo. Imparare significa apprendere con lo studio o con la pratica, mandare a memoria. Sembra naturale, è vero, che come cristiani lo stiamo facendo. Ognuno che cammina con Dio, sia egli un Paolo che imparava ad essere contento nello stato in cui si trovava, o un Davide che affermava: “E’ stato un bene l’essere afflitto ond’io imparassi i tuoi statuti”, ne sa qualcosa. Ma stiamo attenti a non illuderci! Il fatto che ci troviamo nella chiesa o in mezzo alle benedizioni non è in sé stesso una garanzia che stiamo imparando. L’alunno che assiste alle lezioni e che guarda alla lavagna, non impara se è distratto. Bisogna afferrare l’insegnamento e farlo nostro prima di vantarci di aver imparato, anzi, bisogna andare ancora un passo avanti: mettere in pratica.

La Bibbia infatti parla di coloro che pur imparando, “non possono mai pervenire alla conoscenza della verità”, perché manca loro la volontà d’ubbidire. Un esempio comune, scusate la banalità, illustra la impraticità del nostro imparare: “Uhmm! Quella peperonata! Non dovrei veramente mangiarla perché mi fa male, però…. E il piacevole sapore del cibo consumato, lascia una coscienza un po’ meno piacevole ! Abbiamo noi imparato dal dottore celeste ciò che fa bene e ciò che fa male? Fa male al nostro spirito il giudicare, “… perché col giudizio col quale giudicate, sarete giudicati…”. Eppure lo facciamo lo stesso, perché è piacevole al palato del vecchio uomo. Fa bene vegliare e pregare per non cadere in tentazione, (Matteo 26:41) eppure siamo lenti a capirlo e le ripetute cadute lo confermano.

Oh, quante benedizioni potremmo avere e quante delusioni potremmo evitare se veramente riuscissimo ad IMPARARE. Dovrebbero bastare il pianto di Esaù, il suicidio di Saul, il pentimento di Davide, il rimorso di Pietro e le esperienze di innumerevoli altri per farci apprezzare la grazia di Dio. Dovrebbe bastare il candelabro rimosso per non ripetere la follia di Efeso, anteponendo la dottrina e lo zelo all’amore per Dio. “Queste cose avvennero per servire d’esempio a noi” (1Corinzi 10.6). E non solo le esperienze negative, ma tutti gli ammaestramenti e gli esempi positivi.

Quali cose sei disposto ad imparare dal Signore e, avendole apprese ed afferrate, metterle in pratica? Hai mai imparato che le sollecitudini non portano ad alcun giovamento? Hai imparato che più volte le cose che temevi, in realtà non erano così insuperabili come sembravano? Il debito, quella famosa visita, l’esame, quella malattia… Lascia che le precedenti esperienze ti incoraggino ad avere più fiducia nel Signore. Tu puoi OGNI COSA in Cristo che ti fortifica. (Fil. 4.13). La parola “non temere”, sembra una delle più frequenti rivolte ai credenti nelle Sacre Scritture. Hai appreso che quando frequenti i culti fedelmente, anche quando il fisico è sfinito, esci dalla riunione rinnovato, liberato dal malessere e col cuore leggero? (Salmo 133.3). Hai imparato che non bisogna badare troppo ai sentimenti, ma porre la confidanza nella Parola di Dio? Proprio nei giorni in cui ti senti debole, il Signore ti dà maggiore grazia. Hai imparato che quando evangelizzi un’anima nuova e parli di Cristo, lo Spirito Santo riempie il tuo cuore di pace e di gioia? Hai appreso che dopo una vittoria o un successo conviene stare due volte più attenti per non cadere? (1 Corinzi 10:12).

Lo scopo per cui s’impara, è che un domani possiamo essere in grado di assumere una responsabilità, un incarico, o compiere un dato lavoro. Lo studente in medicina, l’apprendista, e la giovane casalinga sono tutti necessari nei loro ambienti. Dio ha un compito per te! È urgente che impari le lezioni che Egli ti sta insegnando. La conoscenza in se stessa gonfia, ma qui non stiamo parlando di semplice conoscenza accademica, ma di quella spirituale. Ad ogni credente è affidata la responsabilità di far conoscere Cristo al mondo e a questo fine deve studiarsi di assomigliare suo Signore. C’è una evidente connessione fra l’esortazione di Gesù ad imparare ed i versi riguardanti i fanciulli che la precedono. Sono i bambini con la loro ingenuità e schiettezza che non si vergognano di fare mille domande pur di imparare.

Fratello e sorella che leggete queste righe, dobbiamo essere desiderosi, anzi ambiziosi d’imparare le cose che edificano ed anche le cose che sono da schivare perché nocive. Certamente faremo degli errori, ma non importa: sbagliando si impara. L’importante è che si arrivi ad essere vincitori e a non ripetere gli sbagli e i peccati di una volta. Ti fa arrossire il solo ricordo dei peccati di una volta, che ora non tollereresti più? Sei meno pronto a giudicare dall’apparenza? Pensi meno a te stesso ora e più ai bisogni altrui? Sei più preciso nel mantenere le tue promesse, più generoso nel tuo donare? Cominci ad apprezzare i consigli di un genitore o di un fratello che anni fa non avresti accettato? Ebbene, stai imparando e ciò è di inestimabile valore agli occhi di Dio.

“Imparate da ME…”. Gesù ha il diritto di dirlo, ed Egli solo ha la facoltà di insegnare nel vero senso della parola, perché Egli solo si è laureato nella scuola delle sofferenze, avendo imparato ubbidienza dalle medesime. Gesù come Figliuolo, ha imparato, senza però peccare. Quanto più premurosi dovremmo noi essere per crescere nella santità e per apprendere tutte quelle lezioni e verità che ci vengono insegnate attraverso la vita pratica.

Potremmo mai trovare un maestro paziente come Lui, tenero e comprensivo? Uno che non si irrita e non si innervosisce malgrado la nostra lentezza a comprendere, uno che ci ama in ogni tempo? “Imparate da Me, perché io sono mansueto ed umile di cuore”. Oh che grazia! Oh profondità della benignità di Dio, che ci ha dato il Suo Figliuolo come tutore personale!

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