CAMMINO’ CON DIO

di DONALD GEE – La storia di Enoc, descritta per sommi capi in poche righe, ha sempre racchiuso un certo fascino; la storia dell’uomo che camminò con Dio e poi disparve, perché Dio lo prese.

Una silente bellezza è contenuta in questo morso di storia, descrittaci con sorprendente brevità nelle prime pagine condensate della Genesi. Penso che l’interesse primo stia nel fatto unico che Enoc non conobbe la morte, perché fu rapito. Una tale conclusione della vita terrena non può non allettare ciascuno di noi, perché è istintivo in tutti il desiderio di poter sfuggire alla morte.

Il compimento di una vita devota

Gradualmente per si fa strada in noi il concetto che ci che più profondamente colpisce della storia di Enoc sta nell’affermazione: egli camminò con Dio. Il suo rapimento riveste una bellezza reale ed un significato spirituale in quanto fu il compimento di anni di intimità con l’Onnipotente. Come un bambino lo ha descritto: essi fecero tante lunghe passeggiate, conversando assieme, finché un giorno Enoc camminò diritto dentro la casa di Dio! Ad ogni modo, la morte avrebbe avuto un’importanza insignificante al termine di una tale vita. Prova ne è la testimonianza di Paolo, il quale, poiché poteva dire per me vivere è Cristo, poteva altresì dire che la morte era una dipartita per essere con Cristo, il che è di gran lunga migliore. E perciò giusto che l’interesse sia centrato sulla vita di Enoc spesa in comunione con Dio.

Sfortunatamente questa specie di vita, questa intima comunione con Dio ci è sempre sembrata molto al di sopra delle capacità degli uomini e delle donne comuni. Nonostante la profonda attrattiva che ha esercitato in tutte le età, è stata sempre considerata come al di fuori della portata della maggioranza comune.  Per degli eletti particolari, usiamo dire, ma non per me, aggravato dei pesi del lavoro e della famiglia, costretto nel giro dei comuni doveri giornalieri. Perciò gli uomini o hanno accantonato l’Ideale considerandolo irraggiungibile, fatta eccezione per i pochi eletti; oppure hanno erroneamente cercato la forma più elevata di vita spirituale, sottraendosi a tutte le faccende della vita che interessano l’intera umanità. Essi hanno preso la via dei monasteri e degli eremi; oppure hanno accettate le severe dottrine di sette che, avendo un concetto errato della separazione e della santità, cercano di reprimere ogni tenero desiderio naturalmente ingenito in ciascuno di noi. La storia di Enoc smentisce queste false credenze.

La vera santità

Enoc era un uomo sposato ed aveva una famiglia propria! La Bibbia allude al fatto in maniera così casuale che è facile non afferrarne il pieno significato. Quest’uomo che raggiunse una così rara distinzione nella vera santità non era un recluso, non era un asceta, non era un personaggio anormale che viveva una vita eccentrica di repressione di tutti gli istinti umani. Egli era vittoriosamente naturale.

È importante considerare l’ordine delle cose, così come ci viene presentato in Genesi 5:22, affinché non siamo tentati a inferire che egli camminò con Dio soltanto dono essersi deliberatamente separato dalla sua famiglia, dopo aver generato figliuoli e figliuole. È vero che è detto che Enoc camminò con Dio dopo che egli ebbe generato Methushelah, il suo primogenito, ma sembra piuttosto che quell’evento familiare fosse accompagnato da una tale benedizione spirituale che segnò l’inizio di una ancor più intima comunione con Dio. Lo stesso ovvio significato profetico del nome di Methushelah: “quando morirà sarà inviato” (Methushelah morì alla vigilia del diluvio) sta ad indicare un particolare interesse, dello Spirito di Dio sulla casa di Enoc a quel tempo. Ma è da notare che, dopo la nascita di Methushelah, Enoc continuò a generare altri figliuoli e figliuole, talché quella di Enoc divenne una famiglia considerevole. E durante tutto questo tempo egli continuò sempre a camminare con Dio.

Perché dovrebbe essere altrimenti E vero che alcuni uomini spontaneamente decidono di diventare eunuchi per la causa del regno dei cieli, ma per nessun motivo dobbiamo dar adito all’errore grave di considerare il celibato la via per raggiungere i più alti livelli della comunione con Dio; oppure di considerare la vita familiare un impedimento alla perfetta santità nel timore del Signore. Tutte queste perversioni della verità debbono essere spazzate via dalle nostre menti tramite la verità della Parola di Dio.

Gioie e dolori

La stragrande maggioranza dei credenti ha bisogno di ricevere il messaggio che ci viene dalla storia di Enoc, il quale messaggio ci insegna ed incoraggia a considerare la vita della famiglia un aiuto e non un ostacolo per il raggiungimento dei livelli più alti della ininterrotta comunione con Dio. Quali padri e genitori cristiani siamo forse più degli altri facilitati nel raggiungimento dei requisiti spirituali compresi nella comunione col Padre che è nei cieli. Le gioie e i dolori, le speranze e le angosce, le ricompense e le delusioni proprie della vita della famiglia possono tutte servire da scuola per pervenire ad una più piena comprensione dei sentimenti che animano il grande cuore del Padre pieno di amore per il mondo. Probabilmente alcune delle errate presentazioni di Dio fatte agli uomini in nome della religione trovano le loro origini nella vita distorta delle famiglie di coloro che le hanno fatte.

Una delle lezioni principali che troviamo nei primi capitoli della Bibbia è che la vita della famiglia fu istituita dal Creatore fin dal principio. E il Signore Iddio stesso che ha raccolto gli uomini in famiglie; Egli ha istituito la famiglia umana, l’unità della civiltà e di tutta la vita sociale. I sistemi politici che ignorano questo lo fanno a rischio del proprio disfacimento. Le correnti profane di egoismo che deprezzano la vita della famiglia costituiscono un pericolo nazionale. La forza morale di ogni nazione ha le proprie radici nelle case e nelle famiglie.

L’Altare di Famiglia

Tramite la famiglia costituita e la susseguente lunga lista di generazioni, il Signore Dio fece alla razza umana la promessa del Redentore. La religione della famiglia e del patriarcato esisteva già da lungo tempo prima che la sua forma semplice cedesse il posto a forme più organizzate. L’Altare di famiglia fu la prima forma di religione. Enoc non fu il solo patriarca che camminò con Dio. L’identica frase viene anche usata per Noè, anche lui un uomo di famiglia. La testimonianza di tutta la sua vita fu un continuo glorioso progresso poiché divenne erede della giustizia che si ha per la fede. Egli non era perfetto, ma camminò con Dio.

La verità palese è che la vita della famiglia in tutta la sua compiutezza deve essere accettata quale ambito normale in cui si sviluppa la santificazione. Se la disciplina, le rinunce, le pie- cole irritazioni, l’andamento ordinario e gli occasionali attriti che sempre si verificano in tutte le famiglie sono considerati impedimenti per una vita di santificazione, ci sta a dimostrare che possediamo idee sbagliate di ci che veramente è la santificazione. La volontà di Dio non è sottrarsi alla vita ordinaria della famiglia, ma accettarla; non rifiutare le responsabilità della famiglia, ma assolverle nel modo giusto per un vivere vittorioso. Vi è bisogno di uomini come Enoc e di donne come la moglie di Enoc quali genitori della nuova generazione che sta nascendo.

Vita Vittoriosa

Due eminenti operai cristiani, entrambi di mia conoscenza, mi vengono innanzi quale fulgidi esempi della vita vittoriosa vissuta in seno alla famiglia. L’uno, il padre di una famiglia numerosa, imparò a preparare i suoi sermoni proprio in mezzo al frastuono di un incontenibile gruppo di bimbi sani e vivaci. L’altro, la madre di una ugualmente numerosa famiglia, ma anche poetessa di talento e cara cristiana amica di tutti i giovani che si rivolgono a lei per consigli inerenti ad ogni specie di problema. Di entrambi le famiglie, molti dei figliuoli sono entrati nel ministerio; entrambi le case sono particolarmente felici.

In quale splendida casa Methushelah ed i suoi fratelli e sorelle ebbero il privilegio di nascere! Un padre sul cui viso risplendeva spesso la luminosità della comunione divina ; un padre che aveva imparato a regolare il suo tempo, così da potere avere immancabilmente un periodo del giorno solo con Dio e ugualmente immancabilmente un periodo da dedicare ai piccoli che crescevano attorno alla sua tavola ; un padre il cui cammino e la cui conversazione debbono essere stati una continua ispirazione per coloro che gli vivevano accanto; una casa in cui la vera religione era vissuta in maniera tanto naturale quanto l’aria che si respirava. Niente di artificioso, niente di anormale nel senso più profondo della parola, poiché Enoc camminò soltanto con Dio, e  camminare  comporta un minimo di sforzo naturale per un massimo conseguimento. No fu il bisnipote e ci dimostra con quanta forza risplendesse l’esempio di Enoc in tutto il suo parentato: la sua vita fu un grande sermone.

Sì, Enoc fu rapito; ma prima ancora del suo rapimento questo padre esemplare ebbe questa testimonianza: che era piaciuto a Dio.

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