«PARLERANNO IN ALTRE LINGUE»

di  A. THOMAS BRES   –   Questo segno è incompreso, criticato e combattuto da molti e anche da alcuni cristiani. Gli uni lo con­siderano una pazzia, il risultato di un disturbo mentale; gli altri un fenomeno spiritista, diabolico. Sono rari quelli che ne parlano con serenità e che si dimostrano scevri da pre­giudizi.

Tra le obiezioni che spesso si fanno in mezzo ai cristiani, c’è questa: — Il Signore Gesù, il nostro divino modello, non ha mai parlato in lingue e non ha mai insegnato nulla intorno a questo soggetto.

Si dimentica il passo di Marco (Cap. 16, 15-18), in cui il Signore, dopo aver dichiarato: «Questi sono i segni che ac­compagneranno coloro che avranno creduto…», aggiunge una lista di miracoli: cacciare i demoni, bere senza danno delle bevande velenose, toccare dei serpenti, guarire dei malati. Nessuno può negare che in questa lista, evidentemente miracolosa, si trova scritta in uno dei primi posti questa, afferma­zione: PARLERANNO IN LINGUE NUOVE. Il pensiero che viene immediatamente allo spirito è che effettivamente i di­scepoli di Gesù, per evangelizzare il mondo, si sarebbero do­vuti mettere a studiare e a parlare molte lingue da essi igno­rate. Anche oggi coloro che negli istituti missionari si pre­parano a partire per l’evangelizzazione delle nazioni pagane devono apprendere delle lingue nuove. Bisogna intendere così le parole di Gesù? Questa spiegazione, di cui molti si conten­tano, a rifletterci bene, si rivela insufficiente.
La frase «Parleranno in lingue nuove» non può essere isolata dal suo contesto. Essa figura in una lista di miracoli o di segni straordinari: è forse un miracolo imparare una nuova lingua? non è al contrario una delle cose più naturali e più frequenti? Ogni giorno si vedono migliaia di persone che stu­diano e che parlano delle lingue nuove: a nessuno viene in mente di considerare questo fatto come una cosa straordi­naria, pari, ad esempio, a quella di cacciare i demoni o di guarire con l’imposizione delle mani.

Noi crediamo di essere nella verità stimando che le citate parole di Marco (16, 17) non possono avere il senso di cui sopra si è detto: la nostra Bibbia infatti non contiene ine­sattezze e perciò non può porre in una lista di miracoli una cosa che non lo è affatto.

Studiando il significato della dichiarazione del Maestro:

«Parleranno in lingue nuove», noi non troviamo che una sola spiegazione: la manifestazione del giorno di Pentecoste, che fu veramente un segno straordinario, ripetutosi, malgrado le eclissi, attraverso i secoli. Oggi è esperimentato da milioni di anime. Esso risponde perfettamente alle parole: «Or questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto».

Questo fatto ci appare non come un fenomeno di origine dubbia, ma come un segno annunziato dal Signore stesso e che, per conseguenza, ha diritto alla nostra più rispettosa attenzione. Esso poggia sull’autorità della stessa parola di Dio.

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