Calvario

di John Charles Ryle  –  Probabilmente saprete che il Calvario era un posto poco fuori Gerusalemme, dove il Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio, fu crocifisso. Sul Calvario non sappiamo altro che questo. Ho intitolato questo sermone “Calvario” perché voglio parlarvi delle sofferenze e della crocifissione di Cristo.

Temo infatti che ci sia molta ignoranza, nel seno del popolo di Dio, sul soggetto delle sofferenze di Gesù Cristo. Dubito che i più riescano a vedere qualche gloria o qualche bellezza di rilievo nella storia della crocifissione; al contrario, la ritengono angosciosa, umiliante e ignobile. Non vedono alcun profitto nella storia della morte e delle sofferenze di Cristo, anzi rifuggono da essa, quasi fosse una cosa fastidiosa.

Ora io credo che tali persone siano del tutto in errore. Non riesco a essere d’accordo con loro. Ritengo infatti una cosa lodevole per tutti meditare continuamente sulla crocifissione di Cristo. È buona cosa rammentare spesso come Gesù fu consegnato nelle mani di uomini malvagi, come lo condannarono col più ingiusto dei processi, come gli sputarono addosso, lo percossero e lo coronarono con delle spine, come lo condussero come un agnello allo scannatoio senza che Egli proferisse un lamento o opponesse resistenza, come gli inchiodarono le mani e i piedi e lo misero sul Calvario tra due malfattori, come gli trafissero il costato con una lancia, come lo offesero nella sua sofferenza e lo lasciarono lì appeso, nudo e sanguinante, finché morì.

Io dico che è buono ricordarsi di tutte queste cose. Non è a caso che la crocifissione viene descritta quattro volte nel Nuovo Testamento. Sono poche le cose narrate da tutti e quattro scrittori dei Vangeli: in genere, quando Matteo, Marco e Luca riferiscono un particolare della storia del nostro Signore, Giovanni non lo riporta; ma c’è un racconto che danno tutti e quattro per intero, ed è quello della crocifissione. Questo è un fatto significativo, che non va trascurato.

A me sembra che la gente dimentichi che tutte le sofferenze di Cristo al Calvario erano state preordinate. Lui non le sopportò per caso o per errore: erano state tutte pianificate, ordinate e predeterminate sin dall’eternità; la croce era stata annunciata, facendo parte di tutti gli ordinamenti della Trinità eterna per la salvezza dei peccatori. Nei propositi di Dio, la croce era stata stabilita sin dall’eternità. Non ci fu un fremito di dolore provato da Gesù, né una sola preziosa goccia di sangue fu da Lui versata, che tutto non fosse stato già previsto in anticipo. L’infinita sapienza aveva pianificato che la redenzione si realizzasse mediante la croce: l’infinita sapienza portò, al tempo prestabilito, Gesù sulla croce. Egli fu crocifisso secondo il determinato consiglio e la prescienza di Dio.

A me sembra inoltre che la gente dimentichi che tutte le sofferenze patite da Cristo al Calvario erano necessarie per la salvezza dell’uomo. Se mai qualcuno avesse potuto sostenere il peso dei nostri peccati, doveva essere Cristo e solo grazie alle sue lividure potevamo essere guariti. Questo era l’unico pagamento dei nostri debiti che Dio avrebbe accettato; questo fu il grande sacrificio dal quale dipendeva la nostra vita eterna.

Se Cristo non fosse andato alla croce e non avesse sofferto al nostro posto, giusto per gli ingiusti, non ci sarebbe stato un solo briciolo di speranza per noi; tra noi e Dio si sarebbe frapposto un enorme abisso, che nessun uomo avrebbe mai potuto attraversare. La croce era necessaria, perché potesse esserci un’espiazione per il peccato.

A me sembra anche che la gente dimentichi che tutte le sofferenze di Cristo furono sopportate volontariamente e di sua spontanea volontà.  Egli non vi fu costretto: dette la propria vita di sua scelta e di sua scelta salì al Calvario per portare a termine l’opera che era venuto a fare. Avrebbe potuto comodamente convocare legioni di angeli con una sola parola, disperdendo come pula al vento Pilato, Erode e tutti i suoi nemici; ma scelse di soffrire volontariamente, giacché il suo cuore aveva come obiettivo la salvezza dei peccatori. Egli era deciso ad aprire una fonte per ogni peccato ed impurità, versando il suo proprio sangue.

Amico, quando penso a tutto questo, non vedo nulla di affliggente o di spiacevole nel soggetto della crocifissione di Cristo; vedo, al contrario, sapienza e potenza, pace e speranza, gioia ed allegrezza, conforto e consolazione. Più fisso la mia mente sulla croce, maggior pienezza mi pare di ravvisare in essa; più mi soffermo, nei miei pensieri, sulla crocifissione, più sono contento che c’è più da imparare al Calvario che in qualunque altra parte del mondo.

Desidero conoscere la lunghezza e l’ampiezza dell’amore del Padre verso un mondo peccaminoso? Dove posso vederlo maggiormente dispiegato? Lo cercherò nel glorioso sole, che splende quotidianamente sull’ingrato e sul malvagio? Lo cercherò al tempo della semina e del raccolto, che si susseguono in ritmica successione anno dopo anno? Oh, no! Io sono in grado di trovare una prova più potente dell’amore di Dio di qualunque altra di questo genere. Io guardo alla croce di Cristo: in essa non vedo la causa dell’amore del Padre, ma il suo effetto. Lì vedo che Dio ha tanto amato questo mondo malvagio, che ha dato il suo unigenito Figlio – a soffrire e a morire –, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia vita eterna. Io so che il Padre ci ama, perché non ci ha negato il proprio Figlio, il suo unico Figlio.

Ah, amico, a volte potrebbe nascere in me il pensiero che Dio Padre è troppo alto e santo per prendersi cura di queste miserabili corrotte creature quali siamo noi; ma non posso, non devo e non ho il coraggio di pensarlo, quando guardo alle sofferenze di Cristo al Calvario.

Riesco a comprendere quanto estremamente peccaminoso e abietto sia il peccato davanti a Dio? E dove potrò vederlo in maggior misura manifestato? Forse nella storia del diluvio, in cui si legge come il peccato abbia fatto perire il mondo nell’acqua? O forse presso il mar Morto, considerando come il peccato abbia ridotto Sodoma e Gomorra? Oppure nei giudei errabondi, osservando come esso li abbia disseminati sulla faccia della terra? Niente di tutto questo: ne troverò una prova ancor più lampante guardando a ciò che accadde al Calvario. Lì vedo che il peccato è così nero ed esecrabile che solo il sangue del Figlio di Dio può cancellarlo; lì vedo che il peccato mi ha talmente allontanato dal mio santo Fattore che tutti gli angeli in cielo non sarebbero riusciti a metter pace tra noi: niente poteva riconciliarci tranne la morte di Cristo.

Ah, se avessi ascoltato il meschino parlare dei superbi, qualche volta avrei potuto credere che il peccato non è poi così ripugnante; ma non riesco a minimizzarlo, quando guardo al Calvario.

Voglio comprendere la pienezza e la perfezione della salvezza che Dio ha provveduto per i peccatori? Dove potrò vederle più distintamente? Mi concentrerò forse sulle generiche dichiarazioni della Bibbia a proposito della misericordia di Dio? Riposerò sulla sommaria verità secondo la quale Dio è un Dio d’amore?

Oh, no! Guarderò invece la crocifissione al Calvario. Non c’è prova maggiore di quella: per una coscienza dolente e un cuore turbato, non trovo miglior balsamo del contemplare Gesù morente per me su quel legno maledetto. Lì scopro che è stato effettuato il completo pagamento per tutti i miei enormi debiti. La maledizione di quella legge che ho infranto, si è abbattuta su Colui che ha sofferto al mio posto; le istanze di tale legge sono state tutte soddisfatte: il pagamento per me è stato eseguito fino all’ultimo centesimo e non lo si potrà esigere due volte.

Ah, a volte potrei credere che ero troppo sgraziato per essere perdonato; il mio cuore talora mi sussurra che sono troppo cattivo per essere salvato.

Ma nei miei momenti migliori, mi rendo conto che a parlare è solo la mia sciocca incredulità; leggo una risposta ai miei dubbi nel sangue versato sul Calvario. Quando guardo la croce sono rassicurato che c’è una via che porta al cielo anche per il più spregevole degli uomini.

Cerco dei forti motivi per essere un uomo santo? Dove mi volgerò per trovarne? Osserverò semplicemente i 10 comandamenti? Esaminerò gli esempi di cui mi parla la Bibbia su ciò che la grazia ha la forza di fare? Valuterò le ricompense celesti e le pene dell’inferno? Non esiste un motivo migliore? Certo: guarderò al Calvario e alla crocifissione. Lì vedo l’amore di Cristo che mi costringe a non vivere più per me stesso, ma per Lui: lì vedo che non appartengo a me stesso, perché fui comprato a caro prezzo; sono vincolato con la più solenne delle obbligazioni a glorificare Gesù col mio corpo e col mio spirito, che sono suoi. In quel luogo vedo Gesù che ha dato Sé stesso per me, non soltanto per redimermi dall’iniquità, ma altresì per purificarmi e rendermi un membro del suo popolo peculiare, zelante nelle buone opere.

Egli portò i miei peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché essendo morto al peccato, vivessi per la giustizia. Ah, caro amico, non c’è niente di altrettanto santificante quanto l’avere una chiara visione della croce di Cristo! Essa crocifigge il mondo a noi e noi al mondo.

Come possiamo amare il peccato, quando ci ricordiamo che Gesù morì a causa dei nostri peccati? Certo, nessuno dovrebbe essere così santo quanto i discepoli di un Signore crocifisso.

Voglio imparare come essere soddisfatto e allegro pur in tutte le preoccupazioni e le ansie della vita? E quale scuola dovrò frequentare? Come posso raggiungere più facilmente questo stato d’animo? Scruterò la sovranità di Dio, la sua sapienza, la sua provvidenza o anche il suo amore?

È bene farlo: ma io ho un motivo ancora più grande: guardare al Calvario e alla crocifissione. Lì mi rendo conto che Colui che non ha risparmiato il Suo unigenito Figlio, ma lo ha dato a morire per me, certamente insieme a Lui mi darà tutte le cose di cui ho davvero bisogno; Colui che ha sopportato quel dolore per la mia anima, sicuramente non si tratterrà dal darmi tutto ciò che è veramente buono: Colui che ha fatto le cose più grandi per me, farà di sicuro anche quelle più piccole. Colui che ha dato il suo sangue per procurarmi una dimora, senza dubbio mi provvederà tutto ciò che è effettivamente conveniente per me. Ah, amico, non c’è scuola per imparare la contentezza che possa essere confrontata con quella del Calvario, ai piedi della croce.

Accumulerò ragioni per sperare di non poter mai essere lasciato fuori? E dove potrò trovarne? Saranno forse le grazie e i doni ricevuti? Troverò conforto nella mia fede e nel mio amore, nel ravvedimento, nello zelo o nella preghiera? Mi rivolgerò al mio cuore e dirò: “Questo stesso cuore non sarà mai fraudolento e freddo?”

Oh no! Dio non lo voglia! Guarderò piuttosto al Calvario e alla crocifissione. Questo è il mio miglior motivo, il mio punto di forza. Non riesco a pensare che Colui che ha subito simili sofferenze per riscattare l’anima mia, permetterà poi che l’anima perisca dopo essersi una volta gettata su di Lui. Oh no! Ciò che Gesù ha acquistato, di certo lo custodirà. Egli lo pagò a caro prezzo e non lascerà facilmente che si perda.

Egli morì per me quando ero ancora un misero peccatore e non mi abbandonerà dopo che ho creduto.

Ah, fratello, quando Satana ti incita a dubitare del fatto che il popolo di Cristo sarà preservato dal cadere, digli che non puoi scoraggiarti se guardi alla croce.

E adesso, ancora ti meravigli quando dico che tutti i cristiani dovrebbero avere molta più stima della crocifissione? Non ti sorprende piuttosto che chi ode parlare delle sofferenze di Cristo al Calvario rimane impassibile?

Io dichiaro di non conoscere maggiore prova della dissolutezza dell’uomo del fatto che migliaia di cosiddetti cristiani non vedono alcunché di piacevole nella croce. È lecito definire i nostri cuoi duri, gli occhi della nostra mente ciechi, tutta la nostra natura malata, tutti possiamo essere ragionevolmente chiamati morti, se, sentendo parlare della croce di Cristo, ce ne disinteressiamo.

Sicuramente possiamo prendiamo in prestito le parole del profeta, e dire: “Udite, o cieli, e sii stupita, o terra: una cosa meravigliosa e terribile viene fatta”: Cristo è stato messo in croce per i peccatori, eppure molti cristiani vivono come se Lui non fosse mai stato crocifisso!

Caro amico, se finora non hai mai pensato profondamente al Calvario e alla crocifissione, ho fiducia che oggi avrai imparato qualcosa.

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