IL GRANELLO DI FRUMENTO

Se il granel di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto.  (Giovanni 12: 24) Gesù stesso era quel «granello di frumento». Egli è caduto nel terreno; è morto; come risultato della Sua morte sacrificale sul Calvario, il Suo seppellimento nella tomba, la Sua resurrezione la mattina di Pasqua; è stata compiuta la promessa della redenzione del mondo e questo era il piano e lo scopo di Dio per il Suo figliuolo (Atti 2:23). Ora, è il piano e lo scopo di Dio che tutti i Suoi figliuoli per fede in Cristo muoiano, non per il peccato del mondo, per la liberazione dall’egoismo, che è sempre in opposizione a Dio. 

Dobbiamo essere liberati dal legame dell’« io », ma possiamo esserlo solo se ci facciamo crocifiggere con il Cristo, moriamo della Sua stessa morte, siamo con Lui sepolti e con Lui risuscitiamo per «camminare in novità di vita».

«Noi siamo dunque stati con Lui seppelliti mediante il battesimo della Sua morte, affinché come Cristo è risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, anche noi camminassimo in novità di vita» Romani 6:4.

Il Cristiano che non è stato « Crocifisso » è facilmente riconoscibile dalla sua maniera di fare, dal suo carattere, che dichiarano, malgrado la sua « buona apparenza », che non è il Cristo ma l’« io » che domina la sua vita.

« Se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo, ma se muore porta molto frutto » Giovanni 12:24.

L’« Io », dice William Law, « non è soltanto l’abitazione e la sede del peccato, ma ne è la vita stessa. L’opera del diavolo è compiuta sull` io ” che è la sua particolare officina ». Perciò l’io deve morire, ma come? In Romani 6:6 Paolo de-scrive l’io «come l’uomo vecchio». Cosa vuole egli significare con ciò? « semplicemente il nostro io naturale » con tutti i suoi moventi e principi, azioni, corruzioni, e possessioni; questo io naturale che è un peso così immenso per noi; il corpo stesso del peccato e della morte che ci portiamo appresso, e che continuamente ci è d’inciampo, e ci tenta ad ascoltare le sue indulgenze.

La Parola di Dio ci afferma che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con Cristo. Il nostro io naturale, non come Dio lo ha fatto, perché Dio lo ha creato alla Sua immagine perfetto, puro, senza macchia, ma il nostro io naturale, che il peccato e Satana hanno sciupato, è stato crocifisso con Cristo.

In Isaia 1:5-6 leggiamo dell’io naturale: « Tutto il capo è malato, tutto il cuore è languente. Dalla pianta del piè fino alla testa non v’è nulla di sano in esso: non vi sono che ferite, contusioni, piaghe aperte, che non sono state nettate, ne fasciate, ne lenite con l’olio ».

Alcuni fra noi hanno compreso, con la grazia di Dio, che questa è una descrizione reale dell’io, ma altri non l’hanno ancora imparato. Il vecchio Adamo non cambia mai; nessuna medicina può guarire la sua malattia, nessun unguento può nettare la sua corruzione; ci si può liberare di lui solo con la morte.

“Sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, perché il corpo del peccato possa essere annullato e affinché noi non serviamo più al peccato.” Romani 6:6

Di quale libertà l’anima gode quando realizza – ed abbiamo l’autorità di Dio per dirlo – che l’io è stato ucciso sulla croce; questo è il grande trionfo della fede; ed è un fatto che può essere realizzato soltanto mediante la fede, poiché è contrario ai nostri sensi e alle nostre esperienze personali.

Poiché camminiamo per fede  2 Corinzi 5: 7

E noi abbiamo la parola di Dio che ce lo conferma. Il leggere nella parola di Dio che il nostro vecchio uomo è crocifisso – il sapere che è vero perché Dio lo dice – significa possedere la libertà la pace; e questa è la vita e la gioia.

Seguendo Cristo nella rigenerazione.

Per poter godere appieno della nostra salvezza e l’adempimento dello scopo della nostra vita come Dio la vuole non è sufficiente riconoscere ed accettare il fatto che Cristo è morto come nostro sostituto sulla Croce, ed ha così subito la pena dei nostri peccati.

Questo è soltanto il primo passo verso la nostra salvezza: è necessario, se noi vogliamo essere « vivi in Dio » e glorificarLo con vite che portano del frutto prendere altre decisioni.

Dobbiamo essere liberati dalla schiavitù dell’io, « per poterLo servire senza paura, in santità e giustizia, nel Suo cospetto tutti i giorni della nostra vita » Luca 1:74-75.

Questo può avvenire solamente se noi ci reputiamo definitivamente, volenterosamente, praticamente morti con Cristo sulla Croce.

La liberazione dall’io avviene solamente quando ci diamo a Lui per subire la medesima sorte sia nella morte, che nella sepoltura e resurrezione per potere con Lui «camminare in novità di vita ».

L’ultimo a morire è l’amore per se stessi.

« Chi ama la sua vita la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà in vita eterna » Giovanni 12:2

Per quanto noi possiamo essere riluttanti nell’affrontare il problema, e per quanto noi facciamo per trattarlo con noncuranza, il fatto rimane inalterabile; se la vita di completa vittoria sull’io, il mondo, il diavolo, deve diventare una esperienza pratica e reale, l’io deve morire. Questa è, naturalmente, una questione puramente personale ed individuale; nessun altro può farlo per noi; è una transizione che deve aver luogo fra noi e Dio.

Ripetiamo con enfasi le Parole di Gesù « Se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo, ma se muore produce molto frutto ».

La fede si basa sulla Parola di Dio  Romani 6:6-11

Facciamo una pausa e consideriamo per un momento Ia straordinaria importanza del fatto che Dio ci ha messo morte nella persona del Suo Figliuolo, e che secondo Lui noi «siamo morti» (Colossesi 3:3); per noi e semplicemente e sinceramente troppo il prendere Dio in Parola, di credere quello che Lui dice, e applicarlo in maniera pratica alla nostra vita; di identificarci a Cristo sulla Croce, reputandoci  morti con Lui, per « camminare in novità di vita (Romani 6:4).

Vi è una grande differenza tra “Egli è morto per me sulla croce” e “su quella croce io sono morto con Lui”. L’uno ci libera dalla condanna del peccato e l’altro dalla potenza del peccato.

Ingannare se stessi.

Se la differenza tra « Cristo morto per noi » e « noi morti con Lui » non è stata riconosciuta, accettata, applicata, si può affermare che l’io è ancora il fattore dominante della vita.

Per prevenire una dolorosa perdita di privilegi, ed una uguale perdita di buone opportunità, è necessaria una parola di avviso: « Non fatevi ingannare ».

Qualsiasi siano i nostri pensieri, o i nostri sentimenti, per quanto religiosi noi possiamo essere, l’io non è ancora stato « Crocifisso con Cristo » e neanche siamo « caduti nel terreno e morti » perciò siamo « rimasti soli »; non vi possono allora essere nella vita quei frutti che glorificano Dio, e neanche una collaborazione che dimostra che siamo « veri discepoli » di Gesù Cristo.

« In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli » Giovanni 15:8.

Spesso cantiamo « Quando contemplo la meravigliosa Croce sulla quale il principe di Gloria è morto, i miei maggiori guadagni non sono più nulla e cospargo di disprezzo tutto il mio orgoglio » che significato profondo hanno queste parole e intendiamo veramente che su « tutto il mio orgoglio » cospargo il disprezzo? Sull’orgoglio dell’io, della persona, dei beni, della carriera, della predicazione, della preghiera, tutto, tutto « il mio orgoglio ».

Fate tutto alla gloria di Dio 1 Corinzi 10:31

« Ma quanto a me non sia mai che io mi glori d’altro che della croce del Signore nostro Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso, e io sono stato crocifisso per il mondo » Galati 6:14.

Qual è il risultato del morire? « Se muore produce molto frutto »; non vi è alcun dubbio sul risultato della morte dell’io; i frutti sono assicurati, ma sia chiaro che i frutti, e non le opere, sono il risultato. Opere ve ne saranno, ma Colui che le farà « non sarò io, ma Cristo » Galati 2:20.

Siccome i frutti sono « i frutti dello Spirito » così anche le opere saranno « dello Spirito » poichè « Dio è quel che opera in voi il volere e l’operare, per la sua benevolenza » Filippesi 2:13.

Lo Spirito Santo avrà allora infinite opportunità per produrre i suoi frutti in noi e per noi; ma fino a quando l’io non è stato crocifisso ed ha trovato la sua tomba in Gesù, le nostre opere possono essere fatte solo « con l’energia della carne »; queste opere possono essere abbondanti, meravigliose, belle; possono dare l’impressione del sacrificio, possono essere fatte nel nome del Signore ed in un certo qual senso portare del benessere ad altri; ma ancora una volta lasciamo che la Parola di Dio ci ammonisca « provate gli spiriti » I Giovanni 4:1 per controllare che tutte le nostre opere provengano da Dio; non ci lasciamo ingannare dalla sottigliezza delle trappole di Satana.

Non siamo soverchiati da Satana 2 Corinzi 5:7

Quando il diavolo non riesce a neutralizzare la verità di Dio, cerca di contraffarla o camuffarla; ed è così che egli permette a coloro che portano il nome di Cristo di predicare liberamente dalla Croce; di pregare presso la Croce, di cantare della Croce, di portare la Croce; si, e di adorare la Croce. Per lui va bene che noi facciamo qualsiasi cosa concernente la Croce, basta che ci impedisca di « essere crocifissi con Cristo » sulla Croce; « Ma l’uomo spirituale giudica di ogni cosa » I Corinzi 2:15 le condizioni del « Cristiano carnale » sono facilmente riconoscibili, dal tono, dal carattere, che dichiarano che malgrado la sua « Alta professione » non è Cristo, ma l’io che domina la vita.

Rivelazione di se stessi.

Nulla ha così danneggiato l’insegnamento di santità, quanto la mancanza di amore, lo Spirito di censura ed asserzione, così spesso sfoggiato da coloro che professano di avere un’esperienza. Nulla è più facile che ingannare noi stessi, poche cose sono più difficili della giusta rivelazione di noi stessi.

Non confondiamo la fraseologia per l’esperienza, l’invalidità del nemico per la sua morte, la bigotteria per la santità, l’untuosità per l’unzione, o la conoscenza della verità con lo spirito della verità.

E’ William Law che dice: « Fino a quando non siete rinnovati nello spirito delle vostre menti, (Efesini 4:23) le vostre virtù sono solo delle abitudini imparate e innestate su un fondo corrotto. Tutto quello che farete sarà un misto di buono e cattivo; la vostra umiltà aiuterà il vostro orgoglio; la carità che farete agli altri sazierà il vostro amor proprio, e man mano che le vostre preghiere aumenteranno, aumenterà anche l’opinione della vostra santità. Perché fino a quando il cuore non è profondamente purificato, e le radici del male sono state estirpate, (cosa che non può essere fatta dall’esterno) qualsiasi cosa che proviene da esso ha in sè il suo sigillo e la sua corruzione ».

I miei peccati hanno ucciso il mio Salvatore. Ora io devo uccidere i miei peccati.

Altri « sintomi della vita dell’io » come elencati da G. D. Watson, possono essere notati con profitto.

1) Il guardare ad ogni cosa cercando il beneficio che noi ne possiamo trarre, è un istintivo, sveglio senso di protezione per noi stessi.

2) La vita dell’io è generalmente involontariamente esagerata.

3) Un altro sintomo dell’io specialmente menzionato da John Wesley è quello della permalosità. Essa è come avere tutti i nervi a fior di pelle, ed è sempre pronta ad offendersi alla minima occasione. Se non è invitata in ogni luogo dove pensa che dovrebbe andare, se non è riverita e notata ad ogni occasione; se non è onorata quando pensa che dovrebbe esserlo, fa il broncio e parla con irritazione. E’ strano co-me vi siano molti che professano di essere morti a se stessi, eppure manifestano una terribile sensibilità alla minima mancanza di riguardo che si ha verso di loro.

Se non sono invitati a pregare, a predicare, a dirigere le preghiere o cantare, o fare qualcosa nel lavoro della Chiesa o nei raduni religiosi; se i loro talenti non sono riconosciuti; diventa per loro un problema il nascondere i loro brutti sentimenti e pensieri ed insisteranno che la loro permalosità fa parte della santità.

Un’altra terribile caratteristica della permalosità è che non sopporta di essere ripresa o corretta. Il vero segno dell’umiltà è la capacità di essere ripresi e corretti, anche severamente, con uno spirito di dolcezza e gratitudine. Ma dove l’io è vivo, al minimo rimprovero vi è l’autodifesa. Come si può assomigliare a Gesù se si è così permalosi? Sentendosi feriti per ogni minima cosa? Offendendosi per fatti immaginari, ed essendo sempre sul chi va là, per proteggere se stessi? Nulla può curare un così miserabile spirito, se non la pienezza dell’umile e gentile amore di Dio.

4) Un altro segno dell’io è quello di imporsi sugli altri, monopolizzando il loro tempo, i loro interessi e la loro simpatia, l’io impone sugli altri i suoi diritti, le sue sciocche nozioni e i suoi desideri.

Gli ci vuole un’ora per dire quello che potrebbe esprimere in una frase; disturba gli ammalati, elemosina l’amicizia, scherza malamente, stanca la pazienza degli amici.

Rimprovera gli altri per le sue perdite e mancanze: chiede continuamente consiglio e poi fa come vuole; è irrequieto, meticoloso, ed intrigante; spia gli affari altrui ed insiste nell’asserire che i suoi interessi sono migliori degli altri. Se quest’anima sapesse come comportarsi con Dio ed andasse in un luogo isolato con lo Spirito Santo, per pregare, e parlando poco con gli uomini ma molto con Dio, scoprirebbe che ben presto avverrebbero dei miracoli nella sua vita; ed invece di cercare di attraversare il deserto della vita con grande difficoltà, avrebbe gli angeli che gli appianerebbero la via coprendolo di benedizioni.

Ah! Se quella lingua tambureggiante potesse parlare dieci volte di meno e pregare nel segreto dieci volte di più! La vita porterebbe dieci volte più frutto.

Se muore porta molto frutto! A. B. Simpson, a proposito di come il « granello di frumento » è caduto nel terreno ed è morto, scrivendo della sua esperienza egli dice: « E’ un segreto che oggi vi voglio raccontare, anzi, che vi voglio dare, se lo accettate come da parte di Dio e non da parte mia, in segreto che per me è stato meraviglioso! Molti anni fa sono andato al Cristo appesantito dalla colpa e dalla paura; ho accettato il semplice segreto e la paura ed il peccato sono spariti. Gli anni sono passati e sono stato nuovamente assalito dal peccato, le tentazioni erano troppo forti per me; sono tornato a Lui per la seconda volta ed Egli mi ha sussurrato « Cristo in te » Colossesi 1:27 ed ho avuto la vittoria, il riposo, le benedizioni celesti fino ad ora.

Guardo indietro con gratitudine alla dolorosa e solitaria notte, quando, avendo sbagliato in molte cose, e sapendo di essere imperfetto in tutto, e non sapendo se sarei letteralmente sopravvissuto alla notte, la prima completa consacrazione del mio cuore è stata fatta e, senza alcuna riserva, ho potuto dire: « Gesù ho preso la mia croce, per lasciare tutto e seguirti, nell’indigenza, nel disprezzo, nell’abbandono; da ora in poi Tu sarai il mio tutto. Mai più il mio cuore ha provato una gioia così profonda come quando la Domenica dopo ho letto queste parole e poi le ho cantate con tutto il mio cuore. E se è piaciuto a Dio di usarmi in una maniera più completa è stato il risultato di quell’ora. E lo sarà ancora, nella misura nella quale quell’ora sarà la nota centrale di una vita consacrata crocifissa e devota a Cristo ».

Questa esperienza dà una crisi distinta e definitiva nella storia dell’anima; noi non cresciamo in essa, ma attraversiamo una definitiva linea di demarcazione, chiara come quando gli eserciti di Giosuè hanno attraversato il Giordano, e sono entrati nella terra promessa ed hanno eretto un mucchio di pietre come memoria di quella crisi.

La Signora Penn Lewis, la cui fruttuosa vita è conosciuta in- tutto il mondo per la -sua testimonianza alla potenza vincitrice della vita che è « non io, ma Cristo », ha lasciato scritta l’esperienza della sua trasformazione. Dopo alcuni anni di servizio per il Signore lo Spirito di Dio le ha rivelato la futilità del lavoro che è « fatto nell’energia della carne » e così ha scritto « Il culmine è arrivato una mattina; mi sono svegliata ed ho visto una mano davanti a me che teneva alzata in una luce paurosa una manciata di « panni sporchi » Isaia 64:6 mentre una voce gentile diceva: « Questo è il risultato di tutto il tuo servizio per Dio », ma Signore, ho risposto, « io mi sono arresa e consacrata a te per tutti questi anni; era lavoro consacrato! » « Si figliuola, mi ha risposto, ma tutto il tuo servizio era consacrato a te stessa, il risultato della tua energia i tuoi piani per salvare le anime, la tua devozione; è vero che era per me, ma anche per te stessa! »

Questa rivelazione era piena di orrore per me, e mi ha portato alla vera umiliazione richiedendo al sangue di Gesù di purificarmi; ed ecco che ho sentito di nuovo la voce che mi diceva soltanto una parola « crocifiggere ». Che cosa voleva dire? Non avevo chiesto di essere crocifissa ma riempita.

Ora Romani 6:6-11 è diventata una potenza per me ed ho capito il significato del « il nostro uomo è crocifisso con Lui » e questo voleva dire Paolo nelle sue parole « Crocifisso con Cristo » Galati 2:20.

Da piccola avevo accettata la Parola così come era, e poi è piaciuto al Signore « di rivelare il Suo Figliuolo in me, perché io Lo predicassi, poiché conoscevo il Signore risuscitato ».

Più tardi questa rivelazione le risultò chiarificata mediante la lettura di un libro; essa dice: « Mentre leggevo il libro, ho visto chiaramente la via della Croce dove mi avrebbe condotto ed il suo significato completo; ho allora buttato via il libro dicendo: « No non voglio seguire quel sentiero, io perderò tutta la mia esperienza di gloria ». Ma il giorno dopo l’ho preso per il Signore mi ha bisbigliato: “se vuoi la vita profonda, e la continua comunione con Dio, questa è la vita”. Ho pensato, “lo faccio?” No, e ho rimesso via il libro. Il terzo giorno lo ripreso in mano è una volta ancora il Signore mi ha parlato “Se vuoi dei frutti questa è la via e devi scegliere; o la tua gioia cosciente o il frutto quale vuoi avere? » E poi per la Sua grazia ho detto: « Scelgo la via dei frutti ». Per un pò ho camminato nelle tenebra le tenebre della fede, e mi sembrava quasi che Dio non esistesse. E per la Sua grazia ho detto: « Si, io ho ciò che ho richiesto ». Ed ho proseguito nel cammino.

Non sapevo quale sarebbe stato il risultato di tutto questo, ma l’ho scoperto quando sono andata a tenere un culto ed ho visto i frutti; da quel momento ho compreso ed ho intelligentemente conosciuto che era morire e non fare che produceva i frutti spirituali. Il segreto della vita feconda in breve, darsi per gli altri senza richiedere nulla in cambio, lasciarsi completamente nelle mani di Dio senza curarsi d ciò che può succedere ».

La vita ed il lavoro di George Muller il fondatore degli orfanotrofi di Bristol, resterà sempre una testimonianza convincente della fedeltà del nostro vivente e benevolo Signore, ed è la fecondità della vita che è « crocifissa coi Cristo ». Quando gli è stato chiesto di far conoscere il risultato della sua vita ha risposto: « Vi è stato un giorno quando sono morto »; e mentre parlava si è piegato quasi a toccare il terreno poi ha continuato: « Morto a George Muller, le sue opinioni, preferenze, gusti e volontà, morto al mondo alla sua approvazione, o censura, morto all’approvazione o biasimo dei miei fratelli e amici, e da allora mi sono preoccupato soltanto di essere «approvato da Dio» 2 Timoteo 2:15.

Un contadino ha detto di lui: « Una mattina stavo andando ad Ashley Hill quando ho incontrato George Muller che andava in città, se non lo avessi conosciuto avrei pensato che fosse un signore benestante, senza alcuna preoccupazione nel mondo; egli camminava così tranquillo ed il suo portamento era così sereno e signorile che aveva impresso sul volto il Salmo 23 ».

Morte all’io e vita in Dio.

Ma Muller ha continuato: « Ho chiesto al Signore di crescere in fede e amore, ed ogni grazia; conoscere la Sua salvezza e ricercare con più onestà il Suo volto. E’ stato Lui ad insegnarmi come pregare; ed è stato Lui, io credo, che ha esaudito le mie preghiere. Speravo che nell’ora giungano dopo averci che a Lui Fosse piaciuto avrebbe risposto alle mie richieste e con i Suo amore avrebbe soggiogato tutti i miei peccati dandomi il riposo. Invece Egli mi ha fatto constatare tutti i mali nascosti del mio cuore, ed ha permesso alle affamate potenze dell’inferno di assalirmi; sembrava che aggravasse le mie disgrazie; con la sua stessa mano ha cancellato tutti i mie disegni, spaccato ogni cosa, come con Giona (Giona 4:7) mi ha umiliato.

Signore perchè questo?” Ho gridato tremando, vuoi schiacciare il tuo verme nel terreno”? « E’ così » ha detto i Signore, « che rispondo alla preghiera, per grazia e fede, queste prove interne le uso per liberarti dall’orgoglio e dall’io, e rompere così i tuoi disegni di gioie terrene, affinché  tu sarai sempre disposto a trovare tutto te stesso in Me ».

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