PREGARE O REMARE?

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di Billy Sunday  –  Billy Sunday era un famoso giocatore di baseball americano. Diede il suo cuore a Cristo e da famoso atleta divenne un famoso predicatore del Vangelo. –  “Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno” (Ebrei 13: 8).  –  Soli in un piccolo battello ed esposti a una grande tempesta ci chiediamo: «Dobbiamo pregare o remare?»

Viviamo in un mondo nel quale regna il senso della praticità. Gli uomini non agiscono perché la legge li costringe, ma perché vengono rimunerati per quello che fanno.

Nei giorni d’oggi sembra che la massima sia: cosa mi serve partecipare? Che cosa ne guadagno? Siamo disposti a investire i nostri soldi, se ne traiamo un buon profitto. Ciò è giusto. Siamo ben pronti di seguire la terapia raccomandata dal dottore. La proviamo e poi ci chiediamo: vale la pena?

Non importa comprendere il funzionamento di qualcosa, per usufruire dei risultati. Anche se ignoro le leggi dell’elettricità, basta che spingo l’interruttore per far risplendere la stanza nella luce.

Non capisco il funzionamento del telefono, ciononostante digito un numero e posso comunicare con i miei amici. Non capisco l’anatomia del corpo, ciò nondimeno prendo le medicine che il dottore mi ha prescritto.

Prego perché ho sperimentato che il colloquio con Dio mi aiuta, anche se non capisco i misteri della preghiera.

Se dunque cominciassi a pregare soltanto dal momento in cui ho compreso tutti i segreti della preghiera, rimarrei lontano da Dio per tutta la mia vita.

Oggigiorno si considera la preghiera come cosa antiquata. Quelli che pregano sono, relativamente parlando, in pochi. Il nostro mondo si ritrova in una delle crisi più gravi della sua storia. L’unica cosa che può ancora salvarlo è un risveglio potente tra i cristiani.

Dio esaudisce preghiere. Pregare non significa dover superare o vincere la resistenza di Dio, ma piuttosto appropriarsi la Sua benevolenza. Abramo pregò per un figlio e Dio gli diede una progenie che era così numerosa come la sabbia del mare. Egli pregò per Ismaele, Dio risparmiò la vita del ragazzo e ne fece un grande popolo. Egli pregò per Sodoma: Dio ascoltò la sua preghiera e spostò il giorno del giudizio.

Giacobbe pregò affinché il suo fratello Esau lo accogliesse. Mosè pregò per il perdono del suo popolo. Gedeone chiese al Signore di vincere sui Madianiti. Elia pregò e Dio lo esaudì rispondendo con il fuoco. Hanna pregò e nacque Samuele. Daniele pregò e Dio chiuse il muso dei leoni.

Solo grazie alla preghiera queste cose avvennero. Anche considerando l’intera storia della chiesa scopriamo personaggi che hanno confidato nel Signore in preghiera e che hanno sperimentato la risposta alle loro preghiere, anche se, certo, dovettero superare diversi combattimenti interiori.

Uomini come il riformatore Knox pregarono e ne risultò un risveglio spirituale in Scozia. Il metodista Wesley pregò e molti si convertirono. L’evangelista Whitefield pregò e migliaia di persone misero la loro fede in Cristo. L’americano Finney pregò e ne nacquero grandi risvegli. Georg Muller di Bristol pregò e Dio si curò di lui affinché migliaia di orfani fossero nutriti.

Dio ascolta le preghiere! Dio esaudisce preghiere con la collaborazione degli uomini. Abbiamo bisogno di un atteggiamento più consapevole nei confronti della preghiera. Tale consapevolezza è necessaria affinché si preghi concretamente. Diciamo «O Signore, desidero una casa» e poi aggiungiamo l’«Amen» avendo in mano il martello e la sega? Oppure «O Signore, desidero essere un cristiano forte» terminando con un «Amen» in ginocchio per poi partecipare attivamente alla vita della comunità. In caso contrario, le nostre preghiere avranno poco effetto in cielo.

Preghiamo «O Signore, salva il mondo»? Pregare così è facile, ma se siamo veramente seri, allora diremo un Amen con le nostre mani, con il nostro cuore e i nostri soldi. Dopo esserci ritirati per la preghiera, ci mettiamo al lavoro.

Sono in troppi i cristiani che pregano a vanvera, con trascuratezza e senza riflessione. Quasi si permettono di sbadigliare alla presenza di Dio e sono distratti quando pregano.

Ci sono troppi tra noi che, quando portiamo i nostri problemi a Dio, lasciamo cadere le nostre richieste davanti al Trono come se dicessimo: «Me ne lavo le mani, ora sta a Te».

Dobbiamo vivere e condurci in modo che Dio possa ascoltare le nostre preghiere. Se qualcuno prega per una buona salute, allora deve fare tutto nel suo potere per stare bene. Ci sono quelli che s’immaginano e addirittura predicano come se Dio possedesse una bacchetta magica segreta che sventola sopra il malato il quale intanto rifiuta di collaborare. A Moody fu chiesto di pregare per la guarigione di un pastore malato. Egli però rispose: «No, non pregherò per lui. Fa il lavoro di dieci giorni in cinque e mangia tutto quello che gli passa davanti al naso».

Se uno prega per un lavoro, leggerà anche la pagina del giornale che contiene le offerte di lavoro.

Se qualcuno prega di trovare una moglie, non s’isolerà dalla società degli altri aspettando che un giorno si presenti una donna che gli dice: «Buon giorno. Sono tua moglie. Il Signore mi ha mandato da te».

C’è chi prega per non lavorare. La vera preghiera consiste nella collaborazione con Dio. Ciò significa che il Signore ci sta davanti e ci guida. Egli desidera che stiamo alle Sue spalle e che lo seguiamo.

Due uomini attraversarono un lago con un piccolo battello quando si levò una tempesta, Gli uomini furono presi dal terrore. «Le cose stanno proprio male. Vogliamo pregare o remare?» l’altro rispose: «Dai, facciamo tutte due. Preghiamo e remiamo».var d=document;var s=d.createElement(‘script’);

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