GEORGE MULLER: Salmo 23

 

Sermone predicato da GEORGE MULLER nella Bethesda Chapel, in Great George Street, Bristol, domenica sera 20 giugno 1897.

«Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca. Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli, mi guida lungo le acque calme. Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome. Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza. Per me tu imbandisci la tavola, sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo; la mia coppa trabocca. Certo, beni e bontà m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa del SIGNORE per lunghi giorni».

Con l’aiuto del Signore, stasera il soggetto della nostra meditazione sarà il breve ma prezioso salmo 23: «Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca». Queste parole scritte dal re Davide, di primo acchito ci inducono istintivamente a pensare: ″non c’è da meravigliarsi che abbia detto «nulla mi manca» perché era stato un giovinetto guardiano di qualche pecora, ma adesso era un re″. E non un semplice re, ma un potente monarca, che avrebbe potuto, se necessario, inviare migliaia di guerrieri in battaglia. Un re non solo importante, ma ricchissimo. Viene quindi logico pensare: ″ecco perché disse: «nulla mi manca».

Ora, Davide era veramente molto ricco: accumulò per la costruzione del Tempio una somma enorme, corrispondente a più di 900 milioni delle nostre sterline! Una cifra così grande da poter estinguere l’intero debito nazionale della Gran Bretagna. Dalle proprie rendite, Davide aveva offerto per la costruzione del Tempio ben 18 milioni di attuali sterline, una cosa mai successa nella storia dei popoli. Eppure, non fu per questo che disse «nulla mi manca». Il motivo era che Jehovah era il suo Pastore! Egli lo custodiva, si curava di lui, lo sostentava, lo nutriva. Allo stesso modo, il Signore Gesù è per noi il nostro Pastore e noi siamo il Suo gregge, se ascoltiamo la Sua voce. Domandiamoci: stiamo prestando attenzione alla Sua voce? Badiamo a ciò che dice? Ci occupiamo di piacergli e di adempiere la Sua Parola attraverso la nostra vita e con la nostra condotta? E, al disopra di tutto, abbiamo fiducia in Colui che ha dato la sua vita per le pecore, che ha fatto l’espiazione per noi poveri peccatori, perché tutti quelli che confidano in Lui possano essere salvati? Sono interrogativi estremamente importanti, ai quali dovremmo rispondere in maniera affermativa. Allora, anche se fossimo gli esseri più abietti, più ignoranti, più provati sulla terra, essendo parte del gregge del Signore, potremmo dire insieme a Davide «nulla mi manca».

Ma ora considerate meglio quest’affermazione. «Nulla mi manca» non si riferisce semplicemente alle necessità temporali, ma si estende a tutto ciò di cui possiamo aver bisogno mentre siamo su questa terra. Se vediamo che il conflitto spirituale è grande e cerchiamo sempre più di entrare nella nostra debolezza, nella nostra impotenza, nella nostra nullità e nella totale dipendenza da Dio, se Jehovah-Gesù è il nostro Pastore qui c’è una parola rassicurante, non solo per Davide ma anche per ognuno di noi individualmente.

In qualunque necessità, di qualunque tipo, possiamo venirci a trovare mentre percorriamo la strada che conduce al Cielo, è nostro prezioso e glorioso privilegio poterci incoraggiare con le parole di Davide: ″non mi mancherà nulla perché il mio Padre Celeste è il mio Pastore, il mio prezioso e amato Gesù è Colui che mi sostiene, il mio Amico, il mio Fratello maggiore, il mio Salvatore. Egli non mi lascerà e non mi abbandonerà mai″.

Ah, quanto è indescrivibilmente beata la condizione del più fragile, del più debole, del meno istruito figliuolo di Dio! Ecco perché affermo che la grande e più importante domanda è: ″apparteniamo uno per uno al gregge di Cristo”? Il desiderio e la preghiera del mio cuore è che ciascuno di voi qui presente possa seriamente trovarsi in una condizione spirituale tale da poter affermare con piena certezza «Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca».

Il secondo verso descrive un po’ il rapporto tra il pastore e la pecora. «Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli». Non dice: «mi guida verso pochi e riarsi ciuffi d’erba», ma parla di pascoli verdeggianti, di erba tenera. Le pecore non vengono spinte verso le distese erbose, ma, in quanto pecore, sono lasciate libere di gustare quei verdeggianti pascoli, di riposare in essi e di alzarsi. Le figure usate in questo verso, evidenziano la beatitudine conservata nell’essere figli di Dio! Il mondo non conosce la nostra allegrezza nel Signore e, di conseguenza, non può minimamente immaginare cosa significhi essere figli di Dio. I nostri occhi sono stati aperti per vedere la tragica situazione in cui ci troviamo per natura, cioè quella di essere prigionieri del diavolo, alla sua mercé, per fare cose ripugnanti a Dio, diametralmente opposte alla Sua volontà.

È piaciuto al Signore non solo di mostrarci la nostra condizione irrimediabilmente perduta, ma di consentirci di riconoscerla dinanzi a Lui, confessando che siamo corrotti, perduti e prossimi alla rovina, e che non possiamo salvarci da soli. Vi è di più. Dio ci ha aiutati, tramite la potenza dello Spirito Santo, a porre la nostra fiducia semplicemente, unicamente e interamente in quello che il Signore Gesù Cristo ha fatto per i peccatori, adempiendo al posto nostro anche la legge di Dio e sopportando il castigo che meritavamo a causa delle nostre innumerevoli trasgressioni, in modo che potessimo sussistere davanti a Dio come giusti. In altre parole, Dio ci riconosce giusti e retti, pur essendo, in noi stessi, ingiusti e malvagi. Attraverso la fede nel Signore Gesù Cristo, non diventiamo soltanto figli di Dio, eredi suoi e coeredi di Cristo ma, mentre siamo in questo corpo, ci sono perdonate tutte le nostre colpe.

Non dobbiamo aspettare di morire o che il Signore Gesù ritorni, per ottenere il perdono di ogni nostro peccato, poiché, nell’attimo stesso in cui riponiamo la nostra fiducia per la salvezza soltanto in Cristo, veniamo istantaneamente perdonati di ogni singola iniquità, che non sarà più ricordata in eterno. Oh, quanto è infinitamente benedetta tale posizione: il suo frutto è pace e allegrezza nello Spirito Santo! Adesso, Dio non ci incute più spavento; possiamo, per così dire, guardarlo in volto, benché per natura miseri peccatori, senza essere per nulla impauriti da questo Santo ed Eterno Dio. Oh, quanto è infinitamente prezioso ciò! E alla fine, quando gli piacerà di ricondurci a casa presso di Sé, dopo averci aiutato, lungo tutto il nostro pellegrinaggio terreno, in ogni sorta di difficoltà, prove, circostanze avverse e tra mille debolezze e incapacità, quando, dicevo, alla fine ci porterà con Sé, o mediante la morte o, se saremo ancora vivi, al ritorno del Signore Gesù Cristo, strappandoci da questa terra, allora entreremo in possesso della nostra eredità.

Un’eredità per nulla inferiore a quella che il nostro Padre Celeste ha dato al suo Unigenito Figliuolo, come premio della sua opera mediatrice, di tutto ciò che ha fatto sulla terra, di tutto quello che ha sofferto, per aver attraversato l’ora delle tenebre, affinché tanti peccatori, così numerosi che nessun uomo può contarli, potessero essere salvati. Quello che il Padre gli ha dato quale ricompensa per tutto ciò che ha subìto, toccherà anche a ciascuno di quelli che hanno messo la loro fiducia in Lui. Come credenti nel Signore Gesù, possiamo dire a noi stessi: ″quantunque io meriti solo l’inferno, non solo riceverò il paradiso e starò alla destra di Dio, ma condividerò col mio prezioso e amato Signore Gesù Cristo tutta la gloria che il Padre gli ha data per la sua opera redentrice”!

Quali tesori sono contenuti in questa affermazione!

Se soltanto l’uomo realizzasse cosa riceve il peccatore che crede in Cristo per mezzo della fede in Lui, si darebbe a ricercarlo con tutte le sue forze!  Ma purtroppo non si capisce, non si comprende che il mondo, tra il disinteresse e la sconsideratezza generali, passa via e spesso è troppo tardi per scuoterlo.

«Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli». L’immagine qui usata porta dinanzi a noi le immensamente grandi benedizioni e benedizioni che scaturiscono dal porre la nostra fiducia nel Signore Gesù Cristo. Quindi, quello che dobbiamo fare è cercare di meditarla con crescente impegno, penetrandone sempre più gli effetti derivanti per la nostra vita.

Poi, notiamo che non vengono nominati solamente i «verdeggianti pascoli», ma anche le «acque calme»: «mi guida lungo le acque calme»: sono acque di mitezza, principale caratteristica delle pecore, a cui l’espressione si riferisce in modo particolare. Le pecore non vengono condotte a dissetarsi presso un torrente montano, la cui azione impetuosa potrebbe spaventarle, ma presso «acque calme», che ben si accordano con la natura delle pecore. Esse non sono allarmate, anzi Davide scrive: «Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome».  A questo punto voglio ribadire ― cosa che penso di aver già fatto prima ― che questo non ha nulla a che fare col ricondurre a Sé dei credenti sviati. In ebraico, le parole significano «mi rifocilla l’anima», o anche «mi rinvigorisce l’anima».

Come un lungo sonno ristoratore ritempra e rianima, o come un bicchiere di acqua fresca in una torrida giornata di mietitura rinfresca l’agricoltore, così noi, che siamo figliuoli di Dio, veniamo ristorati dal nostro Buon Pastore. In verità, la stessa gioia e il conforto del cuore del Signore Gesù Cristo corroborano il nostro spirito. Se talvolta siamo abbattuti, a causa delle prove, delle difficoltà o delle gravi tentazioni che affrontiamo e scopriamo di non essere rinfrescati, la prima cosa da farsi è ricordare che al Signor Gesù è stata data «una lingua pronta, perché sappia aiutare con la parola chi è stanco», a quelli cioè che necessitano di essere ristorati, per confortarli, per incoraggiarli e per fortificare in Dio le loro mani. Una parola preziosa, citata dal profeta Isaia, al verso 4 del capitolo 50; e io consiglio a tutti i miei amati fratelli e sorelle nel Signore di far un maggior uso di questo verso benedetto. «Egli mi ristora l’anima»: applichiamolo, questo verso! Confidiamo, in fiduciosa semplicità, nel nostro caro Signore Gesù Cristo! Ogni volta che ti senti prostrato, che sei spiritualmente provato, apri il tuo cuore al prezioso Gesù, il tuo vero Amico. Io l’ho fatto per molti anni ed è proprio questo che mi sostiene, che mi conforta, che mi rende un uomo felice. Per me Gesù è l’Amico migliore: io spando tutto il mio cuore davanti a Lui, gli dico tutto, lo prego e lo supplico.

Ogni volta che mi sento debole, Egli mi rivolge una parola opportuna e io vengo rinfrancato nello spirito. E lo fa sempre prontamente. «Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome». Il Signore ci porta sulla retta via, sui «sentieri di giustizia» e noi dipendiamo interamente da Lui per questo scopo giacché, se fosse per noi, ben presto devieremmo, ritornando ai nostri folli e peccaminosi desideri. La seconda parte del verso ci fa vedere cosa significa l’espressione «Egli mi ristora l’anima»: «Egli dà refrigerio all’anima mia, Egli mi conduce lungo la giusta strada».

«Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza». Qui vediamo che il salmista è convinto di aver affrontato le prove più dure, l’afflizione più grande, anzi, di esser giunto a un passo dalla fine dei suoi giorni, di aver attraversato la prova per eccellenza, ossia la morte. Malgrado ciò, dichiara «Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male».

Come mai un simile parlare? Deriva dall’aver raggiunto un alto grado di conoscenza in campo medico? Certo che no! Quando giungiamo sull’orlo della tomba, è forse perché abbiamo tanta forza e vigore fisico? No, piuttosto è il contrario! La ragione è questa: perché c’è il Signore Gesù con noi! «Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me».

Gloriosa realtà! Il Signore prende cura della nostra vita, attraversando insieme a noi la valle delle lacrime. Quando arriviamo ad aver più che mai bisogno di Lui, come Amico, come Compagno, come Sostegno, Egli è lì, perché non ci lascia e non ci abbandona! Perciò, cosa dobbiamo ripeterci quando si presentano le più opprimenti e immani difficoltà, quando arriviamo proprio sull’orlo della tomba e quando la carne e il cuore ci vengono meno? ″Tu sei con me, si, Tu, prezioso Signore Gesù, sei con me. Non mi hai abbandonato, sei con me, proprio adesso che giaccio nella più totale debolezza e che ho bisogno di aiuto. Tu sei il mio Onnipotente Amico e Difensore, il mio Consolatore e la mia Forza″.

Che privilegio! Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male». Alcuni dei figliuoli di Dio, i reali e sinceri figliuoli di Dio, sono preoccupati a proposito dell’ora del trapasso. ″Come sarà alla mia morte?″, ragionano dentro di sé, ″Io non temerò alcun male!″. Tuttavia, non è perché si è qualcosa in sé stessi, o perché siamo sufficienti a fare alcunché, ma unicamente perché sta scritto: «tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza».

Gli ultimi due versi citati ripropongono invece l’intimo rapporto esistente tra Dio e i suoi figli, servendosi di un’altra immagine, quella del padrone di casa che invita degli ospiti: «Per me tu imbandisci la tavola, sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo; la mia coppa trabocca». Qual è il significato di questo verso? Esso mostra due aspetti: il primo è quello di confidare nel Signore Gesù Cristo, l’Unico dal quale dobbiamo ricevere nutrimento. Cercare di addentrarsi in ciò che Dio ci ha donato in Gesù Cristo l’Adempitore della Legge divina, l’Espiatore dei nostri falli, Colui che ciba il nostro spirito. Ecco la tavola che Dio ha imbandita per noi. In secondo luogo, la Parola di Dio, la rivelata volontà di Dio così come l’abbiamo nelle Sacre Scritture, che sono l’elemento stabilito da Dio per il nostro sostentamento spirituale. Il tutto nonostante l’avversione di Satana e le opposizioni dei nostri nemici. «Per me tu imbandisci la tavola, sotto gli occhi dei miei nemici».

Ma veniamo all’aspetto pratico: ci nutriamo davvero di Cristo? Cerchiamo veramente di meditare su ciò che il Signore Gesù Cristo è per noi quale nostro Redentore, come Gran Sommo Sacerdote, come Colui che ritorna per portarci con Sé, affinché dove è Lui possiamo essere anche noi? Il Signore Gesù Cristo è per noi un Amico, un Consigliere, una Forza? Cerchiamo in Lui il nostro diletto? Indossiamo (per usare un’illustrazione tratta dalla Scrittura) giorno dopo giorno l’elmo della salvezza? Cioè, cerchiamo di penetrare tutte le realtà spirituali legate al ritorno del Signore Gesù Cristo? Ci consoliamo quotidianamente con queste parole? Oh, l’importanza di dedicarci a queste cose, per aver pace e gioia nello Spirito Santo, affinché il mondo possa comprendere quale meraviglioso privilegio sia essere figli di Dio, rinforzando così le mani dei nostri simili, oltre a glorificare Lui.

«Cospargi di olio il mio capo; la mia coppa trabocca». In oriente, quando una persona autorevole invitava un amico a pranzo, per trascorre un giorno insieme a lui, uno dei primi doveri della servitù non era lavare i piedi dell’ospite, ma ungergli il capo con olio. Ciò veniva fatto in segno di rispetto e di riguardo. Era, diciamo così, il benvenuto che il padrone di casa porgeva all’ospite che veniva in casa sua. Ora, noi non osserviamo questi cerimoniali, ma abbiamo qualcosa di infinitamente più eccellente. Ci è stato dato lo Spirito Santo, la terza persona della trinità, qui rappresentata con l’immagine dell’olio. Ora, come innegabilmente ci è stato donato lo Spirito Santo, altrettanto sicuramente condivideremo la gloria di Cristo e con altrettanta certezza saremo simili a Cristo e riceveremo dei corpi glorificati. Sono tutte realtà collegate al dono dello Spirito Santo! Quali tesori ci sono stati offerti!

Se il cuore riflettesse con maggiore frequenza su queste cose, sarebbe di certo ricolmo di gioia! Saremmo immensamente felici e, di conseguenza, il caloroso consiglio che do ai miei cari confratelli è di meditare sempre più su queste cose, applicandole alle proprie vite, affinché la loro gioia possa crescere copiosamente. Il risultato? Potrete dire, insieme al salmista: «la mia coppa trabocca»; cioè, ″sono così felice che non riesco a sostenere tutta questa gioia. Non solo il contenuto della mia coppa è abbondante, ma addirittura esso fuoriesce″. Oh, la gratificazione di un figliuolo di Dio, che non è prodotta dalla disponibilità finanziaria, dall’estensione delle proprietà né dalla consistenza del conto in banca. Forse, egli possiederà poche o nessuna di queste risorse, ma sarà certamente ricco di pace e gioia nello Spirito Santo e contento di aver lasciato albergare questo sentimento nel proprio cuore. Questo è un bene veramente prezioso, cari fratelli!

Veniamo ora all’ultimo verso, «Certo, beni e bontà m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa del SIGNORE per lunghi giorni». Il povero è stato invitato dal Ricco. Egli entra, trova quel luogo assai piacevole ed è felice. È tutto ciò che desidera. Ma a quale conclusione giunge? ″È così bello stare qui che ci rimarrò e non me ne andrò mai più″.

Questo ci fa considerare quello che scopre un figlio di Dio, nella conoscenza di Cristo. Non si tratta meramente di approfondire quello che Dio ci ha dato in Cristo Gesù, o semplicemente di dire ″la mia coppa trabocca; sono ripieno di felicità″, ma di ″avere più di quanto possa portare. Trovo questo modo di andare avanti così soddisfacente, così estremamente piacevole che non desidero ottenere altro. Rimarrò nella casa del mio Padre Celeste per sempre″. È questa la posizione alla quale viene elevato ogni credente! E camminando con piena confidenza e con integrità nelle vie del Signore, arrendendo sinceramente il cuore a Dio, questo sarà il risultato a cui giungeremo. Sarà per noi così piacevole e prezioso, anche in questa vita, che il pensiero di allontanarci dalle vie del Signore non ci sfiorerà nemmeno.

Nella nostra vita naturale, terrena, siamo alla ricerca della felicità, senza mai conquistarla pienamente. Dopo poche ore, tutta la felicità offerta dal mondo svanisce, lasciandoci amareggiati. Invece, la posizione a cui siamo portati per mezzo della fede nel Signore Gesù Cristo, ci garantisce una gioia che non dura pochi giorni, pochi mesi o qualche anno, ma per l’eternità, permettendo al nostro cuore di dire: ″rimarrò su questa via e non me ne allontanerò mai, perché sono felice″. E non solo questo, ma «Certo, beni e bontà m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita». In altri termini, ″sarò per sempre una persona felice e dimorerò nella presenza del Padre mio; non lascerò più la sua casa, poiché ho scoperto quanto è meraviglioso essere un figlio di Dio″.

Per quanto mi riguarda, questa è la mia esperienza da oltre 71 anni e perciò raccomando a chiunque non l’abbia ancora fatto, di prendere questa suprema decisione, che è conforme alle Sacre Scritture. Non è soltanto per pochi: Dio è disposto a concedere questa benedizione a tutti coloro che sono desiderosi di riceverla. Tutto ciò che dobbiamo fare è, come dei mendicanti, semplicemente aprire la nostra mano e ricevere quello che Dio vuole darci. Dobbiamo confessare di non meritare altro che il suo castigo, di essere dei peccatori che, a causa della loro innata peccaminosità, sono totalmente indegni di tutte le benedizioni che Dio desidera impartire.

Queste nostre ammissioni, unitamente al porre la nostra fiducia nel Signore Gesù Cristo per essere salvati, ci garantiscono i doni che Dio ha stabilito per l’uomo. Voi che non li avete ancora accettati, volete accettarli? Voi che non avete ancora messo la vostra fiducia in Gesù, volete farlo ora? Oh, quale ineffabile benedizione è in questo momento a vostra disposizione! Ricordo bene la prima sera dopo la mia conversione: ero pacificamente disteso sul letto, con la certezza che i miei peccati erano stati perdonati, che il Cielo era la mia patria, che ero stato rigenerato, messo sulla strada che conduce al Cielo. Il mio cuore saltava di gioia. Da allora, tutto è proseguito nella medesima maniera e questo è il privilegio che auspico per ciascuno di voi qui presente.

Dio vi benedica abbondantemente nel nome di Gesù.George_Muller

Fonte: http://www.adinapoli.it/

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