LA FEDE

 

«Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono».

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di  William Macdonald  –  Non si può essere veri discepoli senza una fede nell’Iddio vivente che sia profonda e assoluta. Chi desidera compiere grandi imprese per il Signore deve prima avere implicita fiducia in Lui. «Tutti i giganti di Dio sono stati degli uomini deboli che hanno fatte grandi cose per Dio perchè contavano sul fatto che Dio era con loro». (Hudson Taylor).

Ora la vera fede si basa sempre su qualche promessa di Dio, su qualche brano della Sua Parola. Questo è molto importante. Il credente dapprima legge o ascolta qualche promessa del Signore, quindi lo Spirito Santo prende quella promessa e la applica al suo cuore e alla sua coscienza in maniera personale. Il cristiano diviene cosciente che Dio ha parlato direttamente a lui. Con assoluta fiducia nella fedeltà di Colui che ha fatta la promessa, egli la reputa certa come se fosse già adempiuta, anche se, umanamente parlando, essa è impossibile.

O potrà trattarsi di un ordine piuttosto che di una promessa. Per la fede non v’è differenza. Se Dio dà un ordine, Egli lo rende possibile. Se egli ordina a Pietro di camminare sull’acqua, Pietro può essere certo che riceverà il potere necessario (Matteo 14:28). Se Egli ci ordina di predicare l’Evangelo ad ogni creatura, possiamo esser certi di ricevere la grazia di cui abbiamo bisogno  (Marco 16:15).

La fede non opera nel campo del possibile. Non vi è gloria per Dio in quello che è umanamente possibile. La fede comincia dove ha termine il potere dell’uomo. «Il campo della fede comincia dove cessano le probabilità e dove la vista e il tatto vengono meno» (G. Muller).

La fede dice: «Se l’unica obbiezione è ‘impossibile’, allora può essere fatto!»
«La fede porta Iddio sulla scena e perciò non conosce difficoltà, anzi ride delle impossibilità. Dal punto di vista della fede, Iddio è la grande risposta ad ogni domanda, la grande soluzione di ogni difficoltà. Essa fa risalire tutto a Lui, e quindi alla fede non importa affatto se sia un milione o cento milioni di lire; essa sa che Dio provvede a tutto e trova tutte le risorse in Lui. L’incredulità dice: ‘Come può essere una cosa simile?’. È piena di «come», ma la fede ha una grande risposta a diecimila «come», e quella risposta è «Iddio» (C. H. Mackintosh).

Umanamente parlando, era impossibile che Abramo e Sara avessero un figlio. Ma Iddio lo aveva promesso, e per Abramo c’era una sola impossibilità: che Dio potesse mentire.
«Egli, sperando contro speranza, credette, per diventar padre di molte nazioni, secondo quel che gli era stato detto: Così sarà la tua progenie. E senza venir meno nella fede, egli vide bensì che il suo corpo era svigorito (aveva quasi cent’anni), e che Sara non era più in grado d’esser madre; ma, dinanzi alla promessa di Dio, non vacillò per incredulità, ma fu fortificato per la sua fede dando gloria a Dio ed essendo pienamente convinto che ciò che aveva promesso, Egli era anche potente da effettuarlo» (Romani 4:18-21).

Il nostro Dio è l’Iddio che si specializza nelle impossibilità (Luca 1:37). Non v’è nulla di troppo difficile per Lui (Genesi 18:14). «Le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio» (Luca 18:27).
La fede si afferra alla promessa divina: «Ogni cosa è possibile a chi crede» (Marco 9:23), ed esulta insieme a Paolo; «Io posso ogni cosa in Colui che mi fortifica»  Filippesi 4:13

Dal momento che la fede ha a che fare con ciò che è sovrannaturale e divino, non sembra sempre «ragionevole» o «sensata». Non era affatto il buon senso quello che usava Abramo quando si mise in cammino senza sapere dove andava, ma semplicemente l’ubbidienza all’ordine di Dio (Ebrei 11:8). Non era affatto «furbo» da parte di Giosuè attaccare Gerico senza armi micidiali (Giosuè 6:1-20). Gli uomini del mondo si farebbero beffe di simile pazzia. Ma essa sortì il risultato voluto.

In realtà, la fede è qualcosa di molto ragionevole. Cosa è più ragionevole della fiducia che una creatura pone nel suo creatore? È dunque follia credere in Uno che non può né mentire, né venir meno, né errare? Ed aver fiducia in Dio è la cosa più sensata, saggia, razionale che un uomo possa fare. Non è affatto un salto nel buio. La fede esige la prova più certa e la trova nella Parola di Dio che non viene mai meno. Nessuno si è mai confidato invano in Dio, e ciò non avverrà mai. La fede nel Signore non implica alcun rischio di questo genere.

La fede glorifica realmente Iddio; dà il posto che spetta a Colui che è completamente degno di ogni fiducia. Dall’altro canto l’incredulità disonora Iddio; Lo accusa di mentire (1 Giovanni 5:10). Essa limita il Santo d’Israele (Salmo 78:41).
La fede dà all’uomo anche il posto che gli è proprio, quello di umile supplice, chino nella polvere dinanzi all’Iddio sovrano di ogni cosa.

La fede, si contrappone alla vista. Paolo ci ricordava che «camminiamo per fede e non per visione» (2 Corinzi 5:7). «Camminare per visione» significa avere mezzi visibili di sostentamento, avere riserve adeguate per il futuro, usare l’abilità umana per premunirsi contro rischi imprevisti. Camminare per fede è esattamente il contrario; significa affidarsi solo a Dio momento dopo momento. È una perpetua crisi di dipendenza dal Signore. La natura umana si ritira davanti ad una posizione di completa dipendenza da un Dio che non vede, e cerca di premunirsi contro eventuali perdite. Se non può vedere dove va, essa è suscettibile di andare incontro ad un totale collasso nervoso. Ma la fede procede, nell’obbedienza alla Parola del Signore, si leva al di sopra delle circostanze, affidandosi al Signore per il soddisfacimento di tutte le necessità.

Qualunque discepolo che stabilisca di camminare per fede può essere certo che la sua fede verrà messa alla prova; prima o poi, verrà condotto al limite delle sue risorse umane. In questo caso estremo, sarà tentato di fare appello a degli uomini. Ma se confida realmente nel Signore, Egli si rivolgerà solo a Lui.

«Fare conoscere i miei bisogni, direttamente o indirettamente, ad un essere umano, significa allontanarmi dalla vita di fede e disonorare Iddio. È in pratica un tradimento; equivale a dire che Dio è venuto meno nei miei confronti, e che io devo rivolgermi ai miei simili per ottenere aiuto. Significa abbandonare la fonte viva per attingere ad una cisterna screpolata. Significa porre la creatura tra la mia anima e Dio, privando così la mia anima di ricche benedizioni, ed Iddio della gloria che Gli è dovuta» (C. H. Mackintosh).

Il normale atteggiamento di un discepolo è rappresentato dal desiderio di aumentare la propria fede (Luca 17:5). Egli ha già creduto in Cristo per ottenere la salvezza, ed ora cerca di sottoporre al controllo del Signore sempre nuove sfere della sua vita. Nell’affrontare malattie, prove, tragedie e dolori, egli giunge ad una conoscenza nuova e più intima di Dio, e la sua fede ne risulta rafforzata. Egli prova per esperienza la verità del passo diOsea 6:3   «Conoscendo il Signore, proseguiremo a conoscerlo ancora» (Trad. Diodati). La sua ansia di credere in Dio per ottenere cose sempre maggiori, si accresce man mano che scopre come Iddio sia degno della sua fede.

Poiché «la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della Parola di Dio», il discepolo deve sentire il desiderio di saturarsi delle Scritture, di leggerle, di studiarle, di impararle a memoria, di meditarle giorno e notte. Esse sono la sua carta di rotta e la sua bussola, la sua guida ed il suo conforto, la sua lampada e la sua luce.
Nella vita della fede c’è sempre posto per il progresso. Quando leggiamo ciò che è stato compiuto attraverso la fede, comprendiamo di essere dei piccoli fanciulli che giocano sulla riva di un oceano sconfinato, Le gesta della fede sono elencate in Ebrei 11, ed esse si levano in un magnifico crescendo ai versetti Ebrei 11:32-40.

«E che dirò di più? poiché il tempo mi verrebbe meno se narrassi di Gedeone, di Barac, di Sansone, di Jefte, di Davide, di Samuele e dei profeti, i quali per fede vinsero regni, operarono giustizia, ottennero adempimento di promesse, turarono le gole di leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, guarirono da infermità, divennero forti in guerra, misero in fuga eserciti stranieri. Le donne ricuperarono per risurrezione i loro morti; e altri furono martirizzati non avendo accettata la loro liberazione affin di ottenere una risurrezione migliore; altri patirono schemi e flagelli, e anche catene e prigione. Furono lapidati, furono segati, furono uccisi di spada; andarono attorno coperti di pelli di pecora e di capra; bisognosi, afflitti, maltrattati (di loro il mondo non era degno), vaganti per deserti e monti e spelonche e per le grotte della terra. E tutti costoro, pur avendo avuta buona testimonianza per la loro fede, non ottennero quello che era stato loro promesso, perché Iddio aveva in vista per noi qualcosa di meglio, ond’essi non giungessero alla perfezione senza di noi».

Un’ultima parola! Abbiamo già detto che un discepolo che cammina per fede sarà senza dubbio considerato un sognatore o un fanatico dagli uomini del mondo o persino da altri credenti. Ma è bene ricordare che «la fede che permette a qualcuno di camminare ‘con Dio’ lo rende anche capace di attribuire il giusto valore a ciò che gli uomini pensano». (C.H. Mackintosh).

da: “Il vero discepolo”

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