IL RISVEGLIO NASCE NELLA NOSTRA CASA

Quando una chiesa entra in crisi, generalmente si attribuisce la colpa a questo o a quella persona ( quasi mai a noi stessi…) ed in percentuale logicamente maggiore al Pastore ed ai suoi più stretti collaboratori ; vale a dire a quelli che hanno delle responsabilità e fanno qualcosa per sostenere e portare a- vanti l’Opera del Signore. Chi non fa nulla non sbaglia mail Oppure si cercano le cause nell’intemperanza di alcuni membri ed il rimedio nell’ambito della comunità medesima: esortandosi (nel migliore dei casi) a vicenda ed impegnandosi ad un più assiduo esercizio della preghiera e ad una maggiore coerenza spirituale. Difficilmente si va più lontano o, — per usare un’espressione corrente, — più a monte di questo.

Ma è proprio vero che i motivi della crisi sono da ricercarsi esclusivamente nell’ambito della comunità e nel tipo di rapporto esistente tra i suoi membri? A nostro giudizio, la crisi ha origini ancora più. profonde e remote, che spesso non amiamo prendere in considerazione: essa comincia nella famiglia. La casa e la chiesa sono lo specchio l’una dell’altra, perché la chiesa è
composta di famiglie, anche quando queste sono in essa più o meno largamente rappresentate. Ciascuno porta nel seno della comunità la sua influenza o una parte dell’ambiente o dell’atmosfera che respira dentro e fuori della propria casa. E’ inevitabile che sia così. E questo è già sufficiente a farci comprendere che se vogliamo veramente un risveglio dobbiamo cominciare a cercarlo individualmente e con la nostra famiglia (modificando certe abitudini che sappiamo non essere approvate da Dio) e successivamente assieme ai fratelli e sorelle della comunità. E’ indubbio che se diventeremo dei cristiani migliori e faremo delle concrete esperienze spirituali, presto o tardi i nostri familiari ne riceveranno beneficio e di conseguenza anche la chiesa.

Dal Nuovo Testamento (Atti degli Apostoli ed Epistole) apprendiamo chiaramente che tra la casa e la chiesa non c’era separazione o divisione d’interessi e di attività. Anzi moltissime comunità sorsero e continuarono a riunirsi proprio nelle case, e così fu per diversi decenni finché lo ritennero opportuno e necessario. Le riunioni-agapi (o culti come li chiamiamo noi oggi) cominciavano nelle case (presso famiglie più radicate nella fede e ben disposte) e continuavano nella chiesa (sinagoghe o sale improvvisate) e viceversa. Come pure non c’era divisione tra vita privata e vita religiosa del credente ; la loro vita era vissuta in una sola dimensione : quella spirituale. I cristiani sapevano di appartenere al Signore e di dover onorare e rendere testimonianza al Suo Nome ovunque si trovavano, e per questo ci è detto che la chiesa cresceva spiritualmente e numericamente (Atti 9:31), cioè viveva un continuo risveglio.

Bisognerà convincersi che è atto di pura ipocrisia desiderare una comunità migliore e attendere che essa esperimenti un risveglio nello Spirito Santo quando non siamo disposti a riconoscere individualmente il nostro peccato davanti a Dio ed agli uomini e non facciamo praticamente nulla affinché la nostra casa diventi come il Signore la vuole : Cioè un luogo di adorazione e di preghiera, un’oasi ove si respiri costantemente aria di consacrazione e di timore dell’Eterno, una roccaforte contro le contaminazioni del mondo e della malvagità (Efes. 6:10-20).

Quanti genitori hanno veramente a cuore la benedetta attività della Scuola Domenicale?  Noi crediamo che finché i genitori apparterranno a queste due sole categorie, cioè a chi non si interessa affatto della Scuola Domenicale e a chi trasferisce completamente su di essa la responsabilità dell’educazione spirituale dei propri figli, non ci sarà molta speranza di progresso e di risveglio nella chiesa. Il servitore di Dio Mosè ammoniva : «Ascolta Israele : l’Eterno, l’iddio nostro, è l’unico Signore. Tu amerai dunque il tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. E questi comanda- menti che oggi ti do ti staranno nel cuore ; li inculcherai ai tuoi figliuoli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai» (Deut. 6:4-7).

Ed il salmista diceva: «Quel che non abbiamo udito e conosciuto e che i nostri padri ci hanno raccontato, non lo celeremo ai nostri figliuoli; diremo alle generazioni avvenire le lodi dell’Eterno, la Sua potenza e le meraviglie che Egli ha operato» — «La posterità lo servirà e si parlerà del Signore alla ventura generazione» (Sai. 78:3,4 / 22:30). L’israelita non aspettava, perciò, che il figlio imparasse a conoscere il Signore fuori dalla propria casa. E’ scritto : «Inculca al fanciullo la condotta che deve tenere ed anche quando sarà vecchio non se ne dipartirà» (Prov. 22:6). Anna presentò il suo figliuolo Samuele al Signore non appena l’ebbe divezzato (1 Sam. 1:24).

I genitori devono preoccuparsi della salute spirituale dei propri figli allo stesso modo che hanno a cuore la loro salute e il loro progresso culturale e fisico. Devono vigilare affinché il nutrimento del loro spirito sia sano altrettanto che quello del loro corpo ; sul tipo di letture e spettacoli a cui prestano attenzione, come pure sulle compagnie che frequentano. Devono spendere del tempo in preghiera e meditazione della Bibbia assieme a loro, se osano sperare di vederli un giorno quei cittadini e cristiani che essi desiderano o       servitori e missionari per cui tanto spesso pregano in ubbidienza al comando di Gesù (Matt. 9:37,38).

Noi genitori abbiamo delle precise responsabilità verso i nostri figli, che non possiamo trasferire al Pastore od ai Monitori della Scuola Domenicale od a chiunque altro, così come non pensiamo di trasferire al medico o ad altri la responsabilità completa della loro salute fisica. Ci fanno pena quei genitori che insinuano essere di qualche utilità che i figli facciano delle esperienze negative prima di consacrare la loro vita a Dio, mentre non vogliamo assolutamente che essi siano contagiati da tifo, colera o altre malattie, come pure che esperimentino infortuni fisici. Come se il diavolo avesse bisogno della loro collaborazione… Questi genitori non hanno fatto certamente una reale esperienza spirituale, oppure se l’hanno fatta sono da tempo degli sviati, come possono aspettarsi un risveglio nella chiesa?

I figli rappresentano dei doni che Dio ci ha affidato perché sappiamo guidarli e presentarli a Cristo al momento opportuno affinché li benedica e li usi per la Sua gloria (Matt. 19:14,15). Tenerli lontani da Lui significherà farli diventare delle spine per la disgrazia del nostro popolo e per la nostra e la loro sventura, come capitò al sacerdote Eli (1 Sam. 3:11-14).

Oggi la chiesa e la società hanno bisogno più che di Pastori attivi e lungimiranti e Monitori zelanti e capaci, di genitori devoti e consacrati al Signore come Elkana ed Anna (1 Sam. cap. 1) ed Eunice e Loide (2 Tim. 1:5/3 :14-17), perché la famiglia oltre ad essere la prima e più importante cellula della società, rappresenta la scuola più idonea ed efficace i cui insegnamenti non saranno mai dimenticati, la fucina che assieme alla chiesa forma i cristiani di domani, il vivaio dal quale Iddio sceglierà i ministri indispensabili per la continuazione della Sua opera nel mondo fino al ritorno di Gesù.

Fratelli, preghiamo per il risveglio e facciamo in modo che esso cominci dalla nostra casa, perché se avremo delle famiglie consacrate, avremo anche una chiesa benedetta, capace di annunziare e far conoscere Cristo, unica speranza nostra e di questo mondo che muore.  C. M.

Tratto dal Risveglio Pentecostale  del Settembre 1978 – 

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