Il mantello d’Elia

Sermone di David Wilkerson   –  Il capitolo 2 del secondo libro dei Re contiene uno dei racconti più spettacolari di tutto l’Antico Testamento. Questo passo parla del vecchio profeta Elia e del suo servo Eliseo. Quando inizia il racconto, Dio ha appena informato Elia del fatto che il suo ministero sulla terra è finito. Adesso egli deve attraversare il fiume Giordano, per andare in un certo luogo, dove un carro divino lo preleverà per trasferirlo in gloria.

Il vecchio profeta, pensando al suo ultimo giorno sulla terra, decise di andare nelle città di Bethel e di Gerico. Invitò il suo servitore Eliseo ad andare con lui, ed entrambi partirono per quello che definirei un “viaggio d’istruzione”. Dopo avere visitato entrambe quelle città, giunsero sulle rive del Giordano. Elia si tolse il mantello – un ampio manto che lo copriva tutto – e con esso colpì le acque, le quali si aprirono in maniera soprannaturale. I due uomini passarono quindi su terra asciutta (II Re 2:8).

Quando raggiunsero l’altra sponda, Elia si volse al suo servo e gli disse “Chiedi quello che vuoi che io faccia per te, prima che io ti sia tolto” (versetto 9). Il giovane rispose senza esitazione: “Ti prego, mi sia data una parte doppia del tuo spirito!”.

A prima vista, sembra che Elia rimanesse sorpreso dalla risposta di Eliseo. Egli disse: “Tu domandi una cosa difficile …”. Poi continuò: “Tuttavia, se mi vedi quando io ti sarò rapito, ti sarà dato quello che chiedi; ma, se non mi vedi, non ti sarà dato”. Cioè: “Se riesci a vedermi mentre il Signore mi porta via, il tuo desiderio sarà esaudito. Ma se perdi la scena, te ne tornerai a casa deluso”.

Mentre continuavano a camminare, un carro apparve improvvisamente dal cielo, e separò i due. Elia fu preso in un lampo, ed Eliseo rimase a testimoniare dell’intera scena. Egli “si mise a gridare: “Padre mio, padre mio! Carro d’Israele e sua cavalleria!”. Poi non lo vide più. E, afferrate le proprie vesti, le strappò in due pezzi” (versetto 12).

Elia era partito, ma il suo mantello era caduto al suolo. Quando Eliseo lo vide, si tolse i propri abiti, li fece a pezzi, e si mise sulle spalle il mantello d’Elia. Poi tornò al Giordano, e fece esattamente quello che aveva fatto il suo maestro: si tolse il mantello e con esso percosse le acque. Immediatamente le acque si divisero, ed Eliseo passò per l’asciutto. Così iniziò il notevole ministero di quel giovane profeta.

Gli eventi raccontati in questo capitolo sono assolutamente incredibili. E tuttavia, cos’ha da dirci, oggi, questo passo? Credo che Dio qui ci abbia dato una lezione che non si può fraintendere, con un significato chiaro e semplice: Dio vuole fare cose sempre più grandi, ad ogni nuova generazione. E ciascuna nuova generazione deve cercare il Signore per conto suo, per fare la propria specifica esperienza dello Spirito Santo e ricevere la propria parte di potenza da parte sua.

È meraviglioso leggere di come Dio aprì il Mar Rosso davanti a Mosè e separò il Giordano davanti a Giosuè. Ma chiedere a Dio di fare meraviglie in nostro favore è un’altra cosa. Però, è esattamente quello che il Signore desidera per noi.

Come mai si è visto in passato, egli vuole fare miracoli a provvedere una misura più grande del suo Spirito per il suo popolo. Desidera incrementare e far crescere la nostra fede, di modo che, come Eliseo, possiamo chiedere una doppia porzione del suo Spirito, per la sua gloria.

In questa scena dell’Antico Testamento, Elia è tipo di Cristo, che sale al Padre. E Gesù ci promette: “Farete opere anche maggiori di quelle che io stesso ho fatto, perché io vado al Padre” (v. Giovanni 14:12). In sostanza, egli afferma: “Avrete bisogno di una maggiore unzione, potenza ed autorità da parte mia, più di quella che qualsiasi generazione del passato abbia avuto. Il mio Spirito vi fornirà tutto ciò che occorre per vincere”.

 


La mia prima domanda, nel rileggere questa
storia, è: perché Elia portò con
sè Eliseo, in questo viaggio turbinoso?


Perché l’anziano profeta volle che il suo servo lo accompagnasse fino a Bethel ed a Gerico? Sicuramente, per Elia questo non era un viaggio sentimentale, un ultimo itinerario nei sentieri della memoria. No. Quest’uomo saggio ed anziano voleva insegnare ad Eliseo – ed a noi, oggi – il nostro bisogno di maggiore potenza ed unzione da parte di Dio.

I due uomini giunsero, prima di tutto, a Bethel, che significa “casa di Dio”. In effetti, Bethel aveva una grande tradizione spirituale. Giacobbe stesso vi aveva offerto sacrifici. Però, nel corso degli anni, a quella città era successo qualcosa. Geroboamo vi aveva rizzato un vitello d’oro, e ben presto il popolo vi si era dato all’idolatria. Di conseguenza, un’intera generazione era sprofondata nell’incredulità, le beffe e lo scherno, privando i propri figli di ogni traccia delle radici spirituali di Bethel.

La situazione era tanto triste, che probabilmente la gente aveva schernito giro Elia ed Eliseo, al loro arrivo. Come mai lo sappiamo? Pochi giorni più tardi, quando Eliseo tornò a Bethel, i ragazzi della città uscirono fuori per prenderlo in giro.

Mentre andavano per le strade, probabilmente Elia notò l’orrore e l’indignazione del suo servo alla vista di quella società completamente perduta. Ai suoi giorni, anche Elia aveva dovuto affrontare gli schernitori ed i beffardi, sul Monte Carmelo. Ma egli sapeva che per affrontare questa nuova generazione occorreva ancora più forza soprannaturale. Questi giovani erano molto più induriti e senza timor di Dio dei sacerdoti idolatri che egli stesso aveva combattuto.

Credo che fu a questo punto che Elia decise di provare il suo servo. Più che probabilmente, egli suggerì: “Eliseo, perché non ti stabilisci qui e pasturi questa gente? Tu hai una chiamata sicura, e sei stato molto ben addestrato. Potresti aiutare a ripristinare la grande tradizione di Bethel”.

Sono certo che Eliseo ascoltò, perché sapeva che il suo maestro aveva un grande discernimento. Credo tuttavia che il giovane ricordò prontamente la storia di un altro profeta. Dio aveva mandato a Bethel un certo uomo di cui non conosciamo il nome, per profetizzare contro l’idolatria di Geroboamo. Quest’uomo aveva gridato: “Geroboamo, il tuo vitello d’oro sta per essere abbattuto” ed immediatamente il vitello era caduto dall’altare, riducendosi in polvere. Quando Geroboamo vide questo, cercò di catturare il profeta, ma la sua mano fu immediatamente paralizzata.

Dio confermò il ministero di quell’anonimo profeta con altre opere soprannaturali. Tuttavia, più tardi, questo stesso santo profeta fu sedotto e rimase compromesso per mancanza di potenza spirituale.

Eliseo, osservando la situazione di Bethel, comprese che egli non era pronto ad affrontare gli spiriti malvagi che la abitavano. Comprese che Elia si era reso conto del bisogno che c’era, che lo Spirito Santo facesse in lui un’opera più grande e potente, prima che potesse affrontare il male che c’era in una città tanto malvagia. Così, egli disse al suo maestro: “Com’è vero che il Signore vive, e che tu vivi, io non ti lascerò”. (II Re 2:6). Poi, dice la scrittura, “essi proseguirono il cammino assieme”.

Credo che Bethel rappresenti il tipo di malvagia società in cui si è trasformata la nostra nazione, nel giro di una generazione. Anche noi viviamo in mezzo a schernitori e a beffardi, gente sensuale data alla cupidigia, all’idolatria ed all’omosessualità. Questa presente generazione è peggiore di quelle che Elia ed Eliseo dovettero affrontare. Quei santi profeti videro dei ragazzi che scherzavano, schernivano e bestemmiavano, ma oggi, in America, i ragazzi si uccidono l’un l’altro. Ragazzi di dieci anni stuprano bambine di cinque. Gli adolescenti uccidono senza sentirsi in colpa o soffrire, accoltellando genitori, insegnanti, o stranieri innocenti.

Non voglio fare un giudizio generico e di condanna contro tutta la nostra gioventù. So che in questa società ci sono molti ragazzi per bene, che amano Gesù. Ringrazio Dio per ogni giovane che prende posizione per Cristo in questi tempi malvagi.

Tuttavia, questi giorni malvagi richiedono che il popolo di Dio ottenga una doppia porzione della sua potenza ed autorità, in modo da poter raggiungere questa generazione perduta. Sarà necessaria una misura di unzione tale da non essere mai stata vista in tutta la storia. Sarà necessario che un santo rimanente si levi come Eliseo e gridi: “Signore, ci vuole di più!”.

 


Sappiamo che questo viaggio non fu solo
nell’interesse di Eliseo, ma anche per
istruire ogni generazione successiva.


Elia ed Eliseo si spinsero fino a Gerico, che significa “luogo piacevole”. Tuttavia, anche questa città era ormai sterile, arida, completamente senza vita. Non c’erano alberi, né pascoli, né frutti. Tutto s’era seccato, a motivo di una vena d’acqua velenosa che si era infiltrata nelle sorgenti che rifornivano Gerico.

Questa città rappresenta un cristianesimo morto, arido, una chiesa che Gesù descrive in questo modo nell’Apocalisse. “… tu hai fama di vivere ma sei morto” (Apocalisse 3:1).

A Gerico, Elia aveva fondato una scuola di profeti, e probabilmente, anche Eliseo l’aveva frequentata. Alcuni dei giovani profeti alle prime armi avvicinarono Eliseo, chiedendogli “Sai che il Signore quest’oggi rapirà in alto il tuo signore?” (II Re 2:5). Eliseo li mise subito a tacere, dicendo loro: “Fate silenzio”.

Questi giovani e vigorosi uomini di Dio erano studiosi delle scritture. Avevano anch’essi delle visioni profetiche, sapevano infatti che Elia sarebbe stato rapito quello stesso giorno. Questa era la generazione di ministri che sarebbe stata inviata a Giuda e ad Israele, per fondare scuole, nutrire i poveri, predicare la parola.

Ma in loro mancava chiaramente qualche cosa: il potere, l’unzione e l’autorità dello Spirito Santo. Il giorno successivo, quegli stessi ministri avrebbero chiesto ad Eliseo di lasciarli andare a cercare il corpo di Elia, nel caso che lo Spirito Santo lo avesse gettato sopra qualche montagna o in qualche valle. Erano completamente ignoranti delle vie e dell’opera dello Spirito Santo. Sapevano testimoniare, predicare, parlare di miracoli, ma non avevano sperimentato la potenza di Dio su loro stessi.

Probabilmente Elia ascoltò la loro conversazione con Eliseo e si domandò se il suo servitore comprendesse verso dove erano diretti quei ministri carnali. Così, l’anziano profeta mise nuovamente alla prova il suo giovane protetto. Era come se gli dicesse: “Eliseo, stai vedendo la prossima generazione di ministri. Puoi ovviamente vedere la mancanza dell’opera dello Spirito in loro. Perché non ti stabilisci qui ed insegni a questi ministri le vie dello Spirito? Tu sei proprio la persona adatta a risvegliare questa chiesa morta, arida ed intellettualistica”.

Ma Eliseo sapeva cosa sarebbe successo se si fosse messo a curare quei ministri. Sarebbero rimasti sempre invaghiti del potente ministero di Elia, ed avrebbero continuato tutto il tempo a tormentarlo con domande del tipo: “Quante ore al giorno pregava il tuo signore? Quanto tempo passava a studiare i libri della legge? Quali erano i metodi che usava? Che dottrine predicava?”.

Eliseo si sarebbe ritrovato a passare tutto il tempo ricordando i risvegli ed i miracoli del passato. E quei giovani ministri avrebbero speso tutte le loro energie nel cercare di essere tanti piccoli Elia, nella speranza di fare di nuovo i suoi stessi miracoli, ma senza la potenza e l’autorità dello Spirito Santo.

Oggi la chiesa è caduta nella stessa trappola. Studiamo i movimenti ed i risvegli del passato, cercando chiavi, sforzandoci di scoprire metodi per fare scendere il fuoco dal cielo. Per quanto io ne possa ricordare, la chiesa ha sempre invocato il risveglio dello Spirito Santo, secondo l’antico esempio. Ma tutto questo nasce dal desiderio di vedere Dio che ricrei qualcosa che ha già fatto in passato.

A questo punto Eliseo rispose alla sua guida: “io non ti lascerò” (v. versetti 2, 4, 6). Sapeva che finché non avesse ricevuto il suo tocco personale da parte di Dio, non avrebbe potuto colpire proprio nessuno, in quella chiesa morta e fredda. Non poteva riposare sulle grandi opere di Elia. Ed egli non intendeva chiedere nulla di meno che una porzione di Spirito maggiore di quella che aveva la sua guida.

In sostanza stava dicendo ad Elia: “Rispetto la fede dei miei padri, i giganti spirituali del passato. Ma so che il Signore vuole fare una cosa nuova. Ed io voglio ricevere da parte un tocco ancora più grande di quanto non si sia visto finora”.

Voglio tornare indietro alla scena sul Giordano. Perché Elia volle assolutamente attraversarlo miracolosamente? Il Giordano non era un fiume profondo e largo, e la scrittura non ci dà nessuna evidenza che fosse in piena. Oltre a ciò, dall’altra parte c’era una cinquantina di profeti giovani e forti, che avrebbero potuto costruire una zattera nel giro di poche ore.

Credo che Elia volesse mostrare al suo successore che i miracoli di attraversamento del passato (quelli relativi a Mosè ed a Giosuè) erano tutte storie vecchie. Voleva sfidare Eliseo, come se gli intendesse dire: “Quando inizi il tuo ministero, e predichi che Dio è l’Iddio dei miracoli, devi poter testimoniare di ciò che egli ha fatto personalmente per te. Io sarò presto andato via, Eliseo. Domani, quando tornerai a questo fiume, voglio che tu torni indietro nello stesso modo come sei venuto. Devi credere nell’Iddio che fa miracoli, personalmente nella tua vita”.

La maggior parte di noi non crede in Dio per avere il suo miracolo personale oggi. Spendiamo del tempo per esporre le incredibili meraviglie che sono contenute nelle scritture, ma è come se tutto il tempo Dio ci volesse dire: “Ho qualcosa di ancora migliore per te. Voglio fare miracoli nella tua vita, cambiare la tua casa, dare stabilità al tuo matrimonio, salvare i tuoi cari non credenti. Tu dovrai misurarti con il tuo Mar Rosso personale, il tuo giordano personale, ed io voglio dividere quelle acque per te”.

 


Oltre il Giordano, Elia disse ad Eliseo:
“Chiedi quello che vuoi ch’io faccia per
te, prima ch’io ti sia tolto”.


Il vecchio profeta non si offrì di saltar fuori, come il genio della la lampada, per esaudire i tre desideri. Offrì queste cose ad Eliseo, come un buon insegnante di fede. Quella era l’ultima prova, ed egli voleva vedere come avrebbe reagito il suo giovane incaricato.

Credo che molti cristiani, oggi, avrebbero risposto: “La società è corrotta, e le cose diventano sempre più confuse. Sono molto stanco di combattere, stanco degli attacchi demoniaci. È diventato pericoloso anche solo il vivere. Elia, prendimi con te. Voglio andare a casa. Sicuramente, sul carro ci sarà posto anche per due”.

Invece, il nostro grido, come popolo di Dio, dovrebbe essere. “Vieni, Signore Gesù”. E tuttavia, Gesù risponde: “Siate occupati, fino alla mia venuta”. Mentre ascendeva al cielo, egli comandò ai suoi discepoli: “Perché state a guardare pieni di meraviglia? Andate, datevi da fare fino a che io non torni”.

Eliseo sapeva che il suo posto non era ancora col Signore. Sapeva che Dio avrebbe fatto piazza pulita dei giovani ribelli di Bethel e della sterile chiesa di Gerico. Sapeva cosa occorreva: Doveva rimanere, ed assumersi la responsabilità di affrontare una malvagia società, ed un sistema religioso morto.

Sono sicuro che egli disse ad Elia: “Mi hai mostrato le condizioni di questa società e di questa chiesa. Tu sai che avrò bisogno di potenza, unzione ed autorità maggiori di quelle di chiunque altri prima di me. Così, chiedo una doppia porzione dello Spirito che Dio ha dato a te”. “Ti prego, siami data una parte doppia del tuo spirito!” (II Re 2:9).

Quando Elia ascoltò questo, rispose: “Tu domandi una cosa difficile…” (versetto 10). Ma per chi, sarebbe stato difficile? Per Dio? Sarebbe stato difficile per Elia, un uomo che aveva risuscitato i morti e fatto scendere fuoco dal cielo?

No. Sarebbe stato difficile per Eliseo. Questo era qualcosa che avrebbe dovuto ottenere da se stesso. Elia non aveva la possibilità di fornire il suo servo della doppia porzione dello Spirito che abitava in lui. Solo Dio può dare il suo Spirito agli uomini.

Ma Elia continuò: “nondimeno, se tu mi vedi quando io ti sarò rapito, ti sarà dato quello che chiedi; ma se non mi vedi, non ti sarà dato” (versetto 10). È importante osservare che le parole “quando” e “sarò” non appaiono nell’originale ebraico. Furono aggiunte più tardi, nella traduzione. Quindi, credo che Elia stesse dicendo ad Eliseo: “Se riesci a vedere il fatto che io ti debba essere portato via”. Elia stava dicendo: “Lo Spirito Santo non può fare nulla di speciale in te, finché tu stai a basarti sulla mia memoria. Devi considerare che io non ci sono più. Non hai bisogno di me, Eliseo. Volgiti al Signore, il cui Spirito opera anche in me. Egli ascolterà la tua preghiera”.

Nel momento in cui vide il suo maestro schizzare via nel carro celeste, Eliseo si assunse la responsabilità di portare l’opera di Dio nella sua generazione. Rimase in piedi vicino al Giordano e batté l’acqua, e le parole che egli gridò furono: “Dov’è l’Iddio di Elia?”. Il giovane profeta intendeva dire: “Signore, tutti i miei padri spirituali sono morti ed andati via. Quest’ora così spaventosa richiede qualcosa di ancora maggiore di quello che tu hai dato finora. Opera di nuovo, Signore, e questa volta, attraverso di me. Devo essere fortificato con una maggiore porzione del tuo Spirito”.

 


Eliseo tornò indietro a quelle due città,
ripercorrendo il cammino già fatto con Elia.


Adesso, dopo aver ricevuto un tocco da Dio, Eliseo tornò indietro, forte della sua fede personale. La sua prima fermata fu Gerico. Il gruppo dei cinquanta profeti riconobbe immediatamente il tocco di Dio su di lui, dicendo: “Lo stesso spirito che era su Elia ora è su Eliseo”. Fu chiaro a tutti che quel servo fino ad allora nascosto si stava muovendo in una potenza ed autorità spirituali più profonde.

I giovani profeti dissero ad Eliseo: “Ecco, il soggiorno di questa città è gradevole, come vede il mio signore; ma le acque son cattive, e il paese è sterile” (II Re 2:19). Stavano dicendo: “Nell’acqua c’è del veleno, e sta uccidendo ogni cosa”. Tuttavia, apparentemente, questi cinquanta uomini di Dio non erano in grado di fare in modo che il veleno cessasse di portare morte a Gerico.

Secondo Isaia, questo “posto gradevole” rappresenta il ministero: “Or la vigna dell’Eterno degli eserciti è la casa d’Israele, e gli uomini di Giuda son la piantagione ch’era la sua delizia …” (Isaia 5:7). Inoltre, qui l’acqua rappresenta la parola di Dio.

Vedete il quadro? Le acque avvelenate di Gerico simboleggiano la parola inquinata predicata dai pulpiti delle città. Quegli uomini non avevano mai affrontato i loro peccati, e quindi i loro sermoni erano pieni di veleno, proveniente da quei cuori corrotti. I loro sermoni senza vita e carnali stavano causando la morte spirituale in mezzo al popolo.

Mostratemi un predicatore sul pulpito che non crede più che la Parola di Dio sia infallibile, che ha rigettato la nascita verginale di Gesù, che è legato ad un peccato segreto, che non piange più per i peccati che vede nella casa di Dio, ed io vi mostrerò una chiesa che sta morendo, a causa del veleno che sgorga dal suo cuore.

Quale fu il rimedio per quel veleno di Gerico? La purificazione della sorgente. E questo fu proprio quello che fece Eliseo. Prese un vaso pulito, lo riempì di sale, e lo immerse nella fonte principale della città. Ben presto le acque furono purificate, e la vita rifiorì tutt’intorno.

Naturalmente, il sale che Eliseo usò rappresenta il vangelo della purezza e della santità. Ed il vaso pulito che egli utilizzò rappresenta quei ministri che sono stati mondati col sangue di Cristo e santificati col fuoco purificatore dello Spirito, preparati per predicare un vangelo genuino. Cari, solo queste cose possono fermare la malvagia marea che investe la casa di Dio: vasi netti e puri che camminano in santità e predicano la pura parola, con una fresca unzione.

Poi Eliseo tornò a Bethel, a quella società corrotta, con quella perduta generazione di giovani. Non appena giunse, cominciarono a prenderlo in giro: “Poi di là Eliseo salì a Bethel; e, come saliva per la via, usciron dalla città dei piccoli ragazzi, i quali lo beffeggiavano, dicendo: “Sali calvo! Sali calvo!”. Egli si voltò, li vide, e li maledisse nel nome dell’Eterno; e due orse uscirono dal bosco, che sbranarono quarantadue di quei ragazzi” (II Re 22:23-24).

Che scena spaventosa. Tu puoi dire: “Che Dio crudele, quello che permetteva che dei bambini fossero attaccati dagli orsi”. Ma la traduzione “piccoli ragazzi” qui è inadeguata. In ebraico, la parola esatta è “giovani uomini”.

Forse Eliseo volle la loro morte in un accesso d’ira egoista, per il fatto di essere stato schernito? No. Questo santo uomo si stava muovendo per la potenza e l’autorità dello Spirito Santo. Il fatto è che quei giovani, nel prenderlo in giro, avevano commesso un grave peccato. Lasciate che vi spieghi.

I giovani avevano sentito senz’altro parlare del rapimento di Elia in cielo. Quindi, adesso, nel beffare Eliseo con quel grido “Sali, calvo” non stavano facendo altro che ridicolizzare l’opera dello Spirito. Avevano sentito la verità circa l’opera santa dello Spirito, ma non l’avevano accettata. Il loro atteggiamento nei confronti di Eliseo era un atto di scherno contro il ministero dello Spirito Santo, un peccato imperdonabile.

 


I giovani predicatori, oggi, stanno
facendo la stessa cosa che fecero a
suo tempo i ministri di Bethel.


Per molti anni, Dio era stato paziente con la chiesa decaduta di Bethel. Moltitudini vi si erano ammassate per adorare davanti ad un altare di comodo. Ed il Signore aveva mandato molti profeti, incluso lo stesso Elia, per dare avvertimenti. Ma venne il momento in cui Dio non volle più tollerare la malvagità e l’idolatria della città. Così, egli mandò sulla scena il suo giudizio, tramite un uomo ripieno della doppia porzione di Spirito Santo. A Bethel, Eliseo si mosse con autorità, predicando giudizio contro il peccato.

Troppi giovani ministri, oggi, si fondano sugli stessi metodi carnali che caratterizzarono la chiesa decaduta di Bethel. Portano nella casa di Dio la stessa musica che ha portato ribellione e sensualità in questa nazione. Stanno chiedendo ad una società satura di peccato il sistema per imparare ad attirare non credenti negli edifici delle chiese. Ed invece di offrire adorazioni, offrono commedie, feste e concerti rock. Stanno cercando di intrattenere i giovani, invece di farli confrontare con i loro peccati e con il loro vuoto, per mezzo del semplice e puro vangelo.

Allo stesso modo, oggi, la chiesa affronta lo stesso spirito di beffa che Eliseo dovette affrontare. I militanti omosessuali beffano la parola di Dio. I prestigiosi musei di New York mostrano orgogliosamente delle opere blasfeme: la croce di Cristo immersa in una vasca di urina, un ritratto della vergine Maria sporcata con escrementi di elefante. Un tempo, sarebbe stata inconcepibile un’empietà così blasfema ed arrogante.

Anche se in questi ultimi giorni, il peccato abbonda, sono stato in contatto con molti buoni cercatori. Chiamo questa gente “La compagnia d’Eliseo”. Stanno andando avanti col Signore, intercedendo, affliggendosi per la malvagità della società e della chiesa, cercando una più potente unzione dello Spirito. E tutti stanno sentendo lo stesso messaggio da parte del Signore: il giudizio è alle porte. Nel considerare le terribili catastrofi che si stanno verificando, alluvioni, uragani, invasioni di insetti velenosi, sanno che Dio sta parlando.

Personalmente, non mi basta sedermi in un angolo a studiare i risvegli del passato. Voglio vedere lo Spirito Santo operare le più grandi meraviglie che Gesù ha promesso. Continuerò a predicare la grazia e la misericordia a tutti quelli che hanno un orecchio per udire, ma non sarò un fifone che si nasconde davanti agli schernitori. È venuto il momento di avvertire coloro che odiano Cristo: il loro tempo è finito. Dio sta per mandarli in rovina, con giudizi spaventosi. E quando questo accadrà, anche i più incalliti dovranno dire: “È l’opera d Dio”.

La compagnia di Eliseo non rimarrà soddisfatta dello stato di fatto, o cercando di ripetere qualche risveglio passato. Proprio adesso è in comunione col Signore, pregando in continuazione per avere un porzione maggiore della potenza dello Spirito Santo. E stanno preparando i loro cuori a vedere il Signore che fa una cosa nuova in questi ultimi giorni.

 

 

 

 

 

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