Sebbene questo articolo sia stato pubblicato 12 anni fa dalla rivista “Ethos”, alla luce degli ultimi avvenimenti in Israele, il soggetto trattato è attuale più che mai .  

di Siegfried Schlieter  –  Tentativo di analisi di testi profetici e affermazioni politiche del presente. 

Gli avvenimenti in e intorno ad Israele suscitano la domanda: Israele, così come lo conosciamo e lo vediamo agire oggi, è identificabile con l’Israele descritto dalla profezia biblica? Nell’immediato futuro, avrà ancora un suo ruolo nella storia della salvezza?

La domanda non è poi così nuova come sembrerebbe a prima vista, in considerazione della situazione politica attuale. A suo tempo, giàBN589_23 l’apostolo Paolo, nella lettera alla chiesa cristiana di Roma, prende una chiara posizione in merito.

Egli scrive perciò in Romani 11:25: «Un indurimento si è prodotto in una parte di Israele, finché non sia entrata la totalità degli stranieri; e tutto Israele sarà salvato (…) Per quanto concerne il vangelo, essi sono nemici per causa vostra; ma per quanto concerne l’elezione, sono amati a causa dei loro padri; perché i carismi e la vocazione di Dio sono irrevocabili

Queste parole sono seguite da un’esortazione affettuosa: Perché vi preoccupate per Israele? Fate piuttosto attenzione a voi stessi, a non innalzarvi al di sopra di Israele! Israele è e rimane il popolo eletto da Dio.

Già in Deuteronomio 7:7 e 8 viene detto chiaramente: «Il SIGNORE si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli (…) ma perché il SIGNORE vi ama: il SIGNORE vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha liberati dalla casa di schiavitù, dalla mano del faraone, re d’Egitto, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri.» Mosè ricorda che Dio si è legato al suo popolo con un giuramento e ha rinnovato la sua promessa, rafforzata da un giuramento, ad Abramo per Isacco, suo figlio: «Ma Dio disse ad Abrahamo… da Isacco uscirà la discendenza che porterà il tuo nome» (Genesi 21:12). Quindi la promessa non riguarda Ismaele, il figlio della serva, al quale si richiama l’islam per appropriarsi dei diritti di Abramo, bensì Isacco, il figlio di Sara; infatti Dio ha stipulato un patto indissolubile, ha dato una promessa valida per la discendenza di Isacco, e quindi per il popolo di Israele, finché esso esisterà.

La questione del significato futuro di Israele è quindi la questione della sua posizione particolare fra tutti i popoli. E qui dobbiamo tenere separati i due aspetti: la vocazione di Israele ad uno status speciale fra i popoli, uno status che, come popolo eletto di Dio, lo innalza al di sopra di tutti gli altri, e la sua condizione attuale che ancora lascia alquanto a desiderare, anche se Israele è in cammino verso la posizione speciale che Dio gli ha destinato.

«… per quanto concerne l’elezione, sono amati a causa dei loro padri», dice Paolo in Romani 11:28b e 29, «perché i carismi e la vocazione di Dio sono irrevocabili».

Quindi, esso rimane il popolo che Dio si è preparato e il Signore porterà a compimento tale preparazione, come ha promesso in Isaia 43:18 e ss.:

«Non ricordate più le cose passate, non considerate più le cose antiche: Ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare; non la riconoscerete? Sì, io aprirò una strada nel deserto, farò scorrere dei fiumi nella steppa (…) per dar da bere al mio popolo, al mio eletto. Il popolo che mi sono formato proclamerà le mie lodi

«Colui che ha disperso Israele, lo raccoglie, lo custodisce come fa il pastore con il suo gregge…», dice Geremia 31:10. E in Ezechiele leggiamo: «Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni dove sono andati, li radunerò da tutte le parti, e li ricondurrò nel loro paese; farò di loro una stessa nazione, nel paese, sui monti d’Israele…» (Ezechiele 37:21-22a).

Da alcuni decenni possiamo notare che Israele sta tornando a casa, come gli ha promesso il suo gran Pastore. Si è addirittura già adempiuto ciò che Isaia (66:8) ha profetizzato oltre duemilacinquecento anni fa: «Chi ha udito mai cosa siffatta? Chi ha mai visto qualcosa di simile? Un paese nasce forse in un giorno? Una nazione viene forse alla luce in una volta? Ma Sion, non appena ha sentito le doglie, ha subito partorito i suoi figli

In un giorno è nato politicamente, è tornato a casa, il nuovo Israele. Chi ricorda ancora quella giornata per averla vissuta, sa quanto sorprendentemente sia stato proclamato il nuovo Stato di Israele il 14 maggio 1948. Esattamente come la Scrittura aveva predetto: in un solo giorno! La dichiarazione di indipendenza esplose come una bomba non solo per gli avversari del giovane Stato, ma anche per le potenze mondiali: nessuno si era aspettato che succedesse così. E chi seguiva attentamente gli avvenimenti, capì in fretta come stava cambiando il mondo. Da allora, il Medio Oriente è diventato il punto cruciale della politica mondiale come mai prima.

Duecento anni fa, durante la campagna militare in Medio Oriente, Napoleone I disse: «La storia mondiale non viene decisa in Occidente, ma in Oriente!» Con le sue parole, forse senza rendersene conto, ha colto ilisraele nòcciolo della profezia biblica.

Con la rifondazione dello Stato di Israele, si adempì un’altra profezia, che troviamo nel libro di Amos, e chi è stato nell’Israele moderno, lo può confermare: «lo libererò dall’esilio il mio popolo, Israele; essi ricostruiranno le città desolate e le abiteranno; pianteranno vigne e ne berranno il vino; coltiveranno giardini e ne mangeranno i frutti, lo li pianterò nella loro terra e non saranno mai più sradicati dalla terra che io ho dato loro», dice il SIGNORE, il tuo Dio» (Amos 9:14-15).

Un’affermazione forte, incrollabile, e il mondo di oggi farebbe bene a prenderne atto!

Tuttavia, dopo 2000 anni di diaspora, sul popolo che sta tornando a casa pesano ancora le tracce di quella sofferenza che si è provocato con la propria infedeltà e disobbedienza. Ancora porta i tratti della secolarizzazione, dell’indebolimento della fede e dell’opposizione alla volontà di Dio, con quali anche oggi è andato a finire in un vortice di sofferenza. E ciò non cambierà fino al momento in cui Israele non tonerà a casa anche da un punto di vista spirituale, non cercherà la volontà di Dio e giungerà alla conoscenza della salvezza.

Nel frattempo, Gerusalemme sta diventando sempre più una pietra d’inciampo per il mondo. Purtroppo, i vertici politici israeliani contribuiscono a crearne i presupposti. A ciò si aggiunge che fioriscono le distorsioni dei fatti storici e menzogne a danno di Israele. Mentre i fatti reali vengono ignorati dall’opinione pubblica mondiale, o meglio le notizie falsificate vengono riprese e pubblicate, i mezzi di comunicazione di massa, alla caccia di scoop sensazionali, contribuiscono ad attizzare il conflitto.

Un gioco pericoloso! Forse la bomba ad orologeria dell’Apocalisse sta già ticchettando su Gerusalemme? Siam al punto che si sta realizzando la profezia di Zaccaria: «Ecco io farò di Gerusalemme una coppa di stordimento per tutti popoli circostanti; in quel giorno avverrà che io farò di Gerusalemme una pietra pesante per tutti i popoli; tutti quei che se la caricheranno addosso ne saranno malamente feriti e tutte le nazioni della terra si aduneranno contro di lei (12:1-3)?

Ma ci si può caricare addosso un’intera città? Certamente solo in senso figurato, se la si vuole privare della sua accresciuta importanza e della sua vocazione, per frustrare i piani del suo proprietario. E chi è questo proprietario?

Già un migliaio di anni prima di Cristo, Davide lo dice chiaramente nel Salmo 122:2-5, scrivendo: «Gerusalemme, che sei costruita come una città ben compatta, dove salgono le tribù, le tribù del SIGNORE, secondo la legge imposta a Israele, per celebrare il nome del Signore. Qua infatti furono eretti i troni per il giudizio, i troni della casa di Davide

Peter Scholl-Latour, uno dei migliori esperti dello scenario del Medio Oriente, cita nel suo libro «Lùgen im Heiligen Land» (Bugie in Terra Santa) la previsione del suo professore di arabo, Jacques Serque:

«Il destino di Gerusalemme non è una questione politica; il destino di Gerusalemme è una sentenza del giorno del giudizio
In altre parole: il problema Gerusalemme è politicamente insolubile. La decisione verrà presa solo il giorno del giudizio.

Oggi, il conflitto mediorientale si concentra con stupefacente veemenza su Gerusalemme. Dietro le quinte è già iniziata la lotta per la città santa. Il leader ideologico del movimento militante Hamas, lo sceicco Ahmed Yassin, ha proclamato: «Intorno a Gerusalemme faremo scoppiare un grande incendio mondiale!» E attualmente si ha l’impressione che le truppe palestinesi del terrore ci stiano veramente riuscendo. Quando, alla vigilia di Natale del 2001, il governo israeliano negò a Yasser Arafat il permesso di visitare Betlemme, perché non aveva consegnato i due assassini del ministro del Turismo Reheavam Seevi, Arafat annunciò da Ramallah, la Sichem biblica: «L’anno prossimo ci sarà uno Stato palestinese con Gerusalemme capitale!»

In un articolo del Frankfurter Allgemeine Zeitung  immediatamente dopo la firma del trattato di Gaza e Gerico (tra Rabin e Arafat con Bill Clinton), Peter Scholl Latour scrisse: «La strategia di Arafat è volta all’erosione dello Stato ebraico e i suoi migliori alleati sono quegli abitanti affamati di pace di Tel Aviv e Haifa, che non sopportano più il peso di uno stato di guerra continuo. Israele è condannato a vivere in un braciere ardente. Se non superasse più questo esame, sarebbe condannato alla fine

La distorsione dei fatti nell’informazione dei nostri mezzi di comunicazione di massa è forse una preparazione, in vista de l’obiettivo di far ridiventare Israele il capro espiatorio del mondo, che si attira l’odio di tutti i popoli? Allora non mancherebbe che un passo all’avvenimento preannunciato da Zaccaria: «Io radunerò tutte le nazioni per far guerra a Gerusalemme, la città sarà presa, le case saranno saccheggiate, le donne violentate; metà della città sarà deportata, ma il resto del popolo non sarà sterminato dalla città. Poi il SIGNORE si farà avanti e combatterà contro quelle nazioni, come egli combatté tante volte nel giorno della battaglia. In quel giorno i suoi piedi si poseranno sul monte degli Ulivi, che sta di fronte a Gerusalemme, a oriente, e il monte degli Ulivi si spaccherà a metà, da oriente a occidente, tanto da formare una grande valle; metà del monte si ritirerà verso settentrione e l’altra metà verso il meridione. Voi fuggirete per la valle dei miei monti, poiché la valle dei monti si estenderà fino ad Asai; fuggirete come fuggiste per il terremoto al tempo del re Uzzia, re di Giuda; il SIGNORE, il mio Dio, verrà e tutti i suoi santi con lui» (Zaccaria 14:2-5).

Isaia descrive così questa fase finale nel capitolo 29: 5-6-8: «Ma la moltitudine dei tuoi nemici diventerà come polvere minuta e la folla di quei terribili, come pula che vola; ciò avverrà a un tratto, in un attimo. Sarai visitata dal SIGNORE degli eserciti con tuoni, terremoti e grandi rumori, con turbine, tempesta, con fiamma di fuoco divorante (…) Come un affamato sogna ed ecco che mangia, poi si sveglia e ha lo stomaco vuoto; come uno che ha sete sogna che beve, poi si sveglia ed eccolo stanco e assetato, così avverrà della folla di tutte le nazioni che marciano contro il monte Sion» .

Secondo una notizia del giornale di informazione CFI del dicembre 2001, gli scienziati dell’istituto di Geofisica di Haifa, nell’ultimo periodo, stanno ripetutamente mettendo in guardia dal pericolo di un terremoto in Israele, che potrebbe raggiungere l’intensità di 6,4 sulla scala Richter.

Ciò che i profeti biblici hanno visto circa duemilacinquecento anni fa, ci pone oggi di fronte alla possibilità che Gerusalemme divenga forse già nel prossimo futuro la fornace del destino degli avvenimenti mondiali, il «mattatoio dei popoli», come la chiama Aldous Huxley. La Chiesa di Gesù, però, si ricorderà delle parole che il Signore ci ha lasciato sicuramente pensando a questo tempo: «Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra liberazione si avvicina»(Luca 21:28).

Ad Israele, il popolo eletto di Dio, avverrà questo: «Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito» (Zaccaria 12:10). Quindi riconosceranno il loro Messia.

Così arriviamo alla conclusione che il futuro di Israele è di grande significato! La sua vocazione è di diventare, dopo il catastrofico decorso della storia mondiale, una benedizione per l’intera umanità. Infatti, questa è la «parola che Isaia, figlio di Amots, ebbe in visione, riguardo a Giuda e a Gerusalemme. Avverrà, negli ultimi giorni, che il monte della casa del SIGNORE si ergerà sulla vetta dei monti, e sarà elevato al di sopra dei colli; e tutte le nazioni affluiranno ad esso. Molti popoli vi accorreranno, e diranno: ‘Venite, saliamo al monte del SIGNORE, alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri’» (Isaia 2:1-3).

«Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni» (Apocalisse 20:6).