TRASFORMATI TRAMITE L’OPERA DI CRISTO

di  JESSIE PENN LEWIS  –  “Poiché l’amore di Cristo ci costringe, essendo giunti alla conclusione che, se uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti; e che egli è morto per tutti, affinché quelli che vivono, non vivano più d’ ora in avanti per sé stessi, ma per colui che è morto ed è risuscitato per loro. Perciò d’ ora in avanti noi non conosciamo nessuno secondo la carne; e anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora però non lo conosciamo più così.” 2 Corinzi 5:14-16

Ci troviamo di fronte al risultato dell’opera di trasformazione del nostro “io” che sviluppa in noi dei punti di vista totalmente nuovi. Quando il nostro “io” viene crocifisso, la prospettiva delle cose concernenti la nostra vita viene completamente trasformata. Noi non vedremo più le cose in un’ottica scontatamente carnale, avendo sostituito la prospettiva terrena con quella di Dio. I Corinzi accusavano l’apostolo d’essere “fuori di senno” nel suo zelo per il Signore, ma egli risponde mostrando in quale misura questo cambiamento di prospettiva rende diversa la vita del cristiano.

Volgiamoci ora al Vangelo di Giovanni per osservare in dettaglio il tipo di vita vissuta da Cristo quando Egli scelse di assumere la natura umana e condividere la nostra esperienza sulla terra.

Leggiamo innanzitutto le parole del Signore in Giovanni 5:19,30: “In verità, in verità io vi dico che il Figliuolo non può da sé stesso fare cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre…”. “Io non posso far nulla da me stesso…”.

Questa è la consapevole attitudine che l’opera della croce ha lo scopo di far maturare in ognuno di noi. L’identificazione con Cristo nella Sua morte, non va intesa unicamente come base della nostra salvezza, ma anche come presupposto di ogni azione concreta dove l'”io” è chiamato a conservare una unione totale con il Signore risorto momento dopo momento. Saper dipendere da Lui è la cosa più importante della nostra vita, la vera sorgente dell’azione, di ogni nostra parola, proprio come Egli era consapevole di dipendere completamente dal Padre allorché disse in qualità di uomo: “Io non posso far nulla da me stesso”.

Quando il Signore Gesù diventa la sorgente centrale della vita del credente, man mano che questi viene ammaestrato dallo Spirito Santo si rivolgerà a Cristo persino per sviluppare un linguaggio di edificazione (cfr. Giacomo 3:1-12; Colossesi 4:6). Ciò porterebbe un tangibile cambiamento anche nel nostro modo di parlare. Nella misura in cui Cristo diventa il nostro centro e “l’io” viene arreso all’efficacia dell’opera di Cristo sulla croce, l’intera nostra vita viene portata alla luce per essere posta sotto il Suo controllo. Allora diventerà possibile rivelarsi accorti nel parlare, poiché lo Spirito Santo eliminerà il radicato e criticabile linguaggio proprio della vecchia natura e ci consentirà di abbandonare tutte le “chiacchiere non necessarie”. A quel punto saremo disposti a sedere in silenzio quando non avremo nulla di veramente importante da dire ed ancora saremo contenti di non unirci ai discorsi carnali che sviluppano argomentazioni del tutto terrene.

Spesso tra i credenti si dà spazio ad una grande quantità di discorsi infantili. Possa il Signore portarci al Calvario per eliminare lo “starnazzare” del nostro “io”. Che contenuto daremo ai nostri discorsi? Acconsentiremo ad essere come Giovanni Battista e dire: “Io sono la voce”? Sono uno strumento che rivela una sapienza superiore? Possa il Signore occuparsi delle nostre parole. “Ma sia il vostro parlare: Sì, sì; no, no; poiché il di più vien dal maligno”. Il maligno è all’opera nel vecchio uomo ed egli sa come provocare ed alimentare discorsi torrenziali, ma del tutto inconcludenti. Il Signore dice che “sì” o “no” sono sufficienti, se confidiamo in Lui per diventare capaci di parlare secondo la Sua volontà. E’ molto meglio avere poche parole, pronunciate confidando in Dio, che una inondazione di discorsi completamente vuoti. Abbiamo bisogno di spendere più tempo soli con Dio poiché spesso incorriamo nel pericolo di abbandonarci ad un diluvio di parole che possono offuscare la nostra sensibilità nell’ascolto della voce del Signore.

 Abbiamo maturato la consapevolezza che non possiamo “fare niente” senza il nostro Dio? Abbiamo compreso che non possiamo fare niente da soli? Siamo disposti a mettere da parte le nostre abilità naturali smettendo di usarle al di fuori della guida di Dio? Tutti coloro che parlano dai pulpiti corrono un grave pericolo in questo senso. C’è una grande differenza tra l’uso che noi facciamo della Parola di Dio e quello che lo Spirito Santo fa di Essa attraverso di noi. Dobbiamo riconoscere che se Dio non rivela la Sua Parola il nostro parlare è vano. Possa il Signore toglierci la presunzione di riuscire a fare alcunché senza il Suo aiuto.

“Il Figliuolo non può da sé stesso fare cosa alcuna”.

Poniamo ai piedi della croce le nostre abilità naturali, con la disponibilità a sperimentare fino in fondo la veracità di queste parole. Allora verremo liberati dal desiderio di ostentazione nella nostra opera, ci riconosceremo incapaci ed accetteremo di dipendere interamente dal Signore, confidando in ogni momento della nostra vita in Cristo il vivente. Fu Geremia che disse: “Signore, Eterno, io non so parlare, poiché non sono che un fanciullo”! Nella Sua infinita grazia, il Signore Gesù Cristo non disdegnò di comportarsi da fanciullo nei suoi rapporti col Padre. Muovendosi tra gli uomini Egli disse: “Io non parlo di me stesso”. Egli ascoltava e confidava ogni momento nel Padre per valutare qualsiasi situazione e giudicare tutti gli uomini intorno a Lui (cfr. Giovanni 5:30). Abbiamo urgentemente bisogno di questa particolarissima capacità di analisi, ma è un obiettivo che raggiungeremo solo se ci adopereremo affinché Cristo viva in noi. Mettiamo quindi da parte ogni cosa che alimenti e rafforzi il nostro “io”. A causa del peccato, che ha intaccato le facoltà analitiche, è impossibile per l’uomo naturale avere una mente sgombra da pregiudizi. Ma “Il mio giudizio è giusto”, disse il Signore, poiché Egli giudicava confidando nel Padre. La gente oggi vuole “giustizia”, sente prepotentemente la necessità di valutazioni giuste ed obiettive. Ogni uomo nel momento in cui realizzerà che non avete preclusioni nei vostri giudizi, confiderà in voi.

Volgiamo ora la nostra attenzione su Giovanni 7:17.

“Se uno vuol fare la volontà di Lui, conoscerà se questa dottrina è da Dio o se io parlo di mio…”.

Alla luce del soggetto che stiamo considerando, queste parole ci appaiono meravigliose. Leggiamo il verso 18: “Chi parla di suo (da sé stesso) cerca la propria gloria; ma chi cerca la gloria di colui che l’ha mandato, egli è verace e non v’è ingiustizia in lui”. Questa non è solamente un’affermazione relativa all’attitudine del Signore, ma ci rammenta soprattutto che uno dei segreti del successo nel ministerio cristiano è proprio quello di dire e fare tutto per la gloria di Dio (cfr. I Corinzi 10:31). Noi sappiamo che il Signore Gesù Cristo pronunciò le parole del Padre, ma Egli affermò che è indispensabile rimuovere i pregiudizi personali per poter comprendere adeguatamente quelle parole! Se uno vuole fare la volontà di Dio senza farsi frenare da alcun pregiudizio, realizzerà in sé l’origine divina delle parole del Maestro. Ogni azione che trova la sua origine nell'”io” ha sempre l'”io” come suo obbiettivo, anche se ciò non appare con evidenza. Ciò che viene da “noi” cercherà di soddisfare i nostri desideri, nella inevitabile ricerca del tornaconto personale, ma ciò che proviene da Dio cercherà sempre ed esclusivamente la volontà di Dio.

Una vita consacrata a Dio, mediante l’arrendimento al Signore del proprio “io” quale fonte originaria di tutte le nostre azioni, è il solo mezzo attraverso il quale Dio può rivelare Sé stesso e fare conoscere la Sua verità agli uomini. In questo modo, quando la Parola di Dio ci viene rivelata, possiamo stare fermi e saldi su quella Parola, trattandosi della sola e vera parola di Dio.

Leggiamo, inoltre, in Giovanni 8:28, “Quando avrete innalzato il Figliuolo dell’uomo, allora conoscerete che sono io (il Cristo) e che non fo nulla da Me, ma dico queste cose secondo che il Padre mi ha insegnato”.

Ora, la domanda per noi è: “Dio ci porterà a comprendere individualmente il fatto fondamentale “dell’io” crocifisso affinché Cristo possa essere il nuovo centro del nostro essere? Raggiungerà il centro del nostro essere in modo tale che l'”io” venga definitivamente crocifisso affinché lo Spirito Santo possa ricreare e produrre in noi una nuova personalità, secondo il modello del Signore Cristo Gesù? Gli chiederemo di compiere quest’opera meravigliosa?”

 

Tratto da “La Parola della Croce” – Ed. Adi Media

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