Come si perde la potenza

di  R. A. TORREY –   Una delle storie più strane e più tristi dei fatti del Vecchio Testa­mento è quella di Sansone; essa è anche una delle più istruttive. Sansone era di gran lunga uno degli uomini più noti dei suoi giorni. Davanti a lui erano aperte le più grandi opportunità. Ma dopo un periodo di sorprendenti vittorie, la sua vita si concluse miseramente; e ciò a causa della sua inescu­sabile stoltizia. Più volte è detto di lui che «lo Spirito dell’Eterno lo investì», e nella potenza di quello Spirito egli operò case incredibili, sconfiggendo i nemici del Signore e facendo rimanere attonito tutto il popolo. Ma in Giu­dici 16:19,20 vediamo che lo Spirito di Dio si era dipartito da Sansone, senza che questi se ne avvedesse; la forza lo aveva abbandonato ed egli stava per essere catturato miseramente e divenire la burla dei nemici di Dio e morire una morte violenta e disonorata.

Sfortunatamente Sansone non è il solo uomo nella Storia Sacra che, pur avendo una volta conosciuto la potenza dello Spirito Santo, è stato in poi privato di questa potenza e messo da una parte. Ci sono stati molti Sansoni, e presumo che ce ne siano ancora degli altri: uomini di cui Dio si è usato in principio ed è stato poi costretto a mettere da una parte. Un tale uomo costituisce uno degli spettacoli più tristi di tutta la terra. Consideriamo i perché il Signore si diparte dall’uomo o, in altre parole, “come si perde la potenza”.

1)    Dio ritira dall’uomo la Sua potenza quando questi viene meno nella sua consacrazione a Lui.

Questo fu il caso specifico di Sansone stesso. Giudici 16:19, alla luce di Numeri 6:2,5. I suoi lunghi capelli erano il segno esteriore del suo voto di Nazireo con il quale «egli aveva consacrato se stesso al Signore». Il taglio dei suoi capelli fu la resa della sua consacrazione. Subito dopo, egli fu spo­gliato della potenza dello Spirito. Vi era stato un giorno in cui egli si era separato per il Signore; aveva completamente voltato le spalle al mondo e alle sue ambizioni, al suo spirito, ai suoi scopi; si era consacrato al Signore per essere completamente Suo, affinché il Signore si fosse usato di lui, a Suo piacimento. Dio aveva onorato la sua consacrazione, lo aveva unto di Spirito Santo e potenza.

Ma un giorno Dalila entrò nella sua vita e il mondo nuovamente catturò il suo cuore. Egli prestò l’orecchio al suono lusinghevole della sirena del mondo e, in men che non si dica, si arrese alla seduzione e permise che gli fosse tagliato il segno della sua separazione a Dio. Egli non era più un uomo consacrato e il Signore lo lasciò.

Non vi sono dei casi simili fra coloro che leggono questo scritto? Uomini e donne che il Signore ha grandemente usato nel passato, ma che non può usare più oggi. Può darsi che apparentemente tu ti trovi ancora nel lavoro cristiano, ma hai perduto la libertà e la potenza che avevi nel passato Eccone la ragione: sei venuto meno nella tua separazione, nella tua consacrazione a Dio; stai prestando l’orecchio a Dalila, al mondo e alle sue lusinghe. Desideri riavere potenza come nel tempo passato? Una cosa devi fare: fatti ricrescere i capelli, come fece Sansone; cioè: Rinnova la tua consacrazione a Dio.

2)    Dio ritira dall’uomo la Sua potenza per l’insinuarsi del peccato.

Avvenne cosi con Saul, il figlio di Kis. Lo Spirito di Dio investi Saul ed egli fu guidato in grande vittoria. (1 Samuele 11). Egli condusse avanti il popolo di Dio in trionfo sopra i suoi nemici che lo avevano oppressato per anni. Ma in due diverse circostanze Saul disobbedì al Signore (1 Samuele 13:13,14 e 15:3, 9-11,23) e Dio ritirò da lui il Suo compiacimento e la Sua potenza e la vita di Saul terminò in completa sconfitta e desolazione. Questa è la storia di molti uomini che sono stati usati da Dio al principio. Il peccato si è infiltrato; essi hanno fatto ciò che Iddio aveva loro ordinato di non fare, oppure si sono rifiutati di fare ciò che Iddio aveva loro ordinato di fare, e la potenza del Signore si è ritirata da loro. Colui che ha conosciuto la potenza di Dio nel servizio e desidera mantenerla, deve camminare attentamente davanti a Lui. Deve continuamente porgere l’orecchio per ascoltare ciò che il Signore gli comanda di fare o di non fare. Deve rispon­dere con prontezza al più sommesso sussurro di Dio.

Se vogliamo che la potenza rimanga sopra di noi dobbiamo spesso porci davanti alla Sua presenza. Al termine di ogni giorno, per lo meno, dobbiamo chiederGli di mostrarci se qualche peccato, qualche cosa che non Gli è gra­dita si è insinuata nella nostra giornata; e se egli ci mostra qualche cosa, dobbiamo immediatamente confessarla e allontanarcene.

3)    Dio ritira la Sua potenza dall’uomo per l’indulgenza ai piaceri della carne.

Colui che vuole avere la potenza di Dio deve vivere una vita di rinuncia. Vi sono molte cose che non sono peccaminose, nella comune interpretazione della parola peccato, ma che pure rappresentano un impedimento spirituale e ci privano della potenza Non credo che si possa menare una vita sfarzosa, indulgente nei suoi appetiti naturali, indulgente nelle delicatezze e leccor­nie e, nello stesso tempo, avere la pienezza della potenza di Dio. La soddisfa­zione della carne e la pienezza dello Spirito non possono andare d’accordo. « La carne ha desideri contrari allo Spirito, e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; sono cose opposte fra loro ». (Galati 5:17) Paolo scrisse: Tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù ». (1 Corinti 9:27).

Viviamo in giorni in cui la tentazione di indulgere nei desideri della carne è molto grande. Il lusso abbonda. La pietà e la prosperità difficilmente vanno d’accordo e in molti casi la prosperità è la causa della rovina dello uomo di Dio. Non pochi ministri ripieni della potenza dello Spirito Santo sono divenuti popolari. Con la fama e la popolarità sono subentrati anche il lusso ed i conforti della vita, e la potenza dello Spirito si è allontanata da loro. Se vogliamo mantenere la potenza dello Spirito in noi dobbiamo atten­tamente vigilare sulla nostra vita, affinché sia una vita di semplicità, di autodisciplina una vita pronta a «sopportare le sofferenze, come un buon soldato di Gesù Cristo» (2 Timoteo 2:3). Francamente confesso che temo lo sfarzo, quasi nella stessa misura come temo il peccato, perché è un astuto e potente nemico della potenza di Dio. Vi sono dei demoni oggi che «escono solo per la preghiera e per il digiuno».

4)    Dio ritira la Sua potenza dall’uomo per l’avidità del denaro.

Questo fu il motivo per cui un membro della originale compagnia apo­stolica, i dodici che Gesù si era scelti perché stessero con Lui, cadde. L’amore per il denaro, il desiderio di accumulare entrò nel cuore di Giuda Iscariota e provocò la sua rovina. «L’amor del denaro è radice d’ogni sorta di mali», (1 Timoteo 6:10), ma uno dei peggiori mali di cui è la radice è quello della perdita della potenza spirituale. Quanti uomini hanno perduto la potenza dello Spirito a causa dell’amore per il denaro. Sono stati sedotti dal desi­derio di accumulare, di possedere di più. Essi hanno accumulato il loro de­naro onestamente, ma questo desiderio ha assorbito tutta la loro vita, al punto da portarli a negligere lo Spirito del Signore e la Sua potenza si è dipartita da loro. Coloro che desiderano la potenza dello Spirito debbono riflettere attentamente sulle parole di Gesù, « Guardatevi dalla cupidigia », incise profondamente nei loro cuori. Non necessariamente bisogna essere ricchi per essere avidi; si può essere poveri ed essere completamente presi dal desiderio di arricchire, proprio come un qualsiasi milionario.

5)    Dio ritira dall’uomo la sua potenza per l’orgoglio.

Questo è il nemico più sottile e pericoloso della potenza. Penso di essere nel vero affermando che sono molti di più gli uomini che perdono la loro potenza a questo punto che non in tutti gli altri punti fino qui menzionati. Vi sono molti che consapevolmente non sono venuti meno nella loro consa­crazione, che non hanno permesso al peccato d’infiltrarsi, nel senso del consapevole operare in opposizioni al comandamento divino, ma che, nono­stante ciò, hanno perduto la potenza: è subentrato l’orgoglio. Proprio per il fatto che Iddio ha dato loro potenza e si è usato di loro, si sono gonfiati ed hanno perduto la semplicità, la consistenza e l’umiltà della loro vita consa­crata; e Dio è stato forzato a metterli da una parte. Dio non può usare l’orgoglioso. 1 Pietro 5:5, « Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili ». Colui che è ripieno di orgoglio non può essere ripieno di Spirito Santo. Paolo vide questo pericolo per sé stesso; Dio vide questo pericolo per l’Apostolo e «perché io non avessi ad insuperbire a motivo della eccellenza delle rivelazioni, m’è stata messa una scheggia nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi perché io non insuperbisca». (2 Corinti 12:7). Quanti uomini sono caduti in questo! Se Dio si serve di noi nella potenza del Suo Spirito, umiliamoci profondamente davanti a Lui. Più Egli ci usa e più in basso inchiniamoci!

6)    Dio ritira la Sua potenza dall’uomo per la trascuratezza nella preghiera.

E’ nella preghiera che in modo particolare siamo rivestiti della potenza di Dio. E’ in quel vaso che sosta a lungo in preghiera che la potenza di Dio scorre potentemente. Giovanni Livingston stette una notte con alcuni cri­stiani in santa conversazione e preghiera. Il giorno seguente, il 21 giugno 1630, egli predicò in tal modo che lo Spirito Santo cadde su tutto l’uditorio e centinaia furono le persone che ricevettero la salvezza. Questo è soltanto uno delle migliaia di casi che ci testimoniano come la potenza viene largita attraverso la preghiera. La virtù o la potenza esce continuamente da noi, come usciva da Gesù (Marco 5:30), nell’espletamento delle nostre attività cristiane. Perché la potenza possa essere mantenuta deve essere continua­mente rinnovata per la preghiera. Molti hanno perduto potenza per la subentrata trascuratezza nella preghiera. Vi è forse qualcuno fra noi che ha perduto la potenza dello Spirito unicamente perché non spende più del tempo sulla sua faccia davanti a Dio, come faceva una volta?

7)    Dio ritira la Sua potenza dall’uomo per la trascuratezza nella Parola.

La potenza di Dio ci viene per la preghiera, ma ci viene anche per la Parola (Salmo 1:2,3; Giosuè 1:8). Molti hanno conosciuto la potenza che procede da una regolare, attenta, devota, insistente meditazione della Pa­rola. Può darsi che gli affari oppure i doveri cristiani siano moltiplicati e ci abbiano portato a trascurare questo dovere e, di conseguenza, la potenza divina ci abbia lasciato. Dobbiamo meditare giornalmente, profondamente e con molta preghiera questa benedetta Parola, se vogliamo mantenere la potenza.

Penso che i sette punti menzionati ci diano i principali motivi per i quali la potenza spirituale può essere perduta. Se vi è un timore che fre­quentemente mi viene e proprio quello di perdere la potenza di Dio. O, la agonia di essere privato della potenza, di essere posto da una parte, dopo di aver conosciuto la virtù di Dio ed essere stato usato da Lui! Può darsi che gli uomini continuino a lodarci, ma Dio non può usarsi di noi! Vedere un mondo che perisce intorno ai propri occhi e sapere che le parole che pronun­ciamo sono prive di potenza per salvare! Non sarebbe la morte migliore di una simile posizione? E’ necessario che camminiamo con timore e tremore e che continuamente gridiamo al Signore affinché ci mantenga dal cadere in quelle cose che farebbero allontanare da noi la Sua potenza. Per riassu­mere, esse sono: il venir meno nella propria consacrazione, l’insinuarsi in noi del peccato, l’indulgenza verso la carne, l’avidità del denaro, l’orgoglio, la trascuratezza della preghiera e la trascuratezza della Parola. Proponiamoci da oggi in avanti, per la grazia di Dio, di guardarci da queste cose ed essere cosi accertati della continuità della potenza di Dio nella nostra vita e nel nostro ministerio, fino a quel beato giorno in cui potremo dire con l’apo­stolo Paolo : « Io ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho serbata la fede; del rimanente mi è riservata la corona di giustizia che il      Signore, il       giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno ». (2 Timoteo 4:7-8).

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