IL CULTO

di Roberto Bracco –  “Onore reso a Dio”. Per il cristiano è anche mezzo per realizzare comunione con Dio; quindi possibilità di offrire a Dio, ricevere da Dio. Comunemente con questo nome si definiscono le riunioni che uniscono i fedeli per la celebrazione liturgica: preghiera, canto, predicazione… In queste riunioni i fedeli vogliono offrire lode a Dio, esprimere amore, gratitudine e aspettano le benedizioni della presenza di Dio nelle manifestazioni edificative della predica e di tutti quegli elementi cultuali che possono essere di incoraggiamento, di esortazione, di consiglio.

    La Scrittura è molto precisa nell’indicarci quei principi fondamentali che dovrebbero sempre disciplinare queste riunioni, ma purtroppo non sempre e non tutti hanno accettato la validità e l’attualità delle indicazioni neo-testamentarie.

    Vogliamo ricordare alcuni di questi principi:

a) Le riunioni di culto devono essere il risultato di una preparazione spirituale individuale che impegni non alcuni, ma tutti i credenti.

b) Nelle riunioni deve manifestarsi in maniera sovrana la guida dello Spirito Santo.

c) La riunione deve seguire una linea di estemporaneità che escluda ogni schema precostituito.

d) Alla riunione devono partecipare attivamente tutti i membri della Comunità.

e) I ministri proposti alla presidenza ed all’insegnamento devono avere autorità e discernimento per guidare la riunione.

f) I doni dello Spirito Santo devono avere largo spazio, in maniera ordinata nella riunione di culto.

g) La riunione deve dare l’inequivocabile dimostrazione di un servizio

soprannaturale realizzato nella sensibile presenza di Dio nella chiesa.

h) Il ministerio della Parola deve avere sempre una parte molto importante nel culto cristiano.

    Sono soltanto alcune indicazioni che scaturiscono chiaramente dalla Parola di Dio, ma sono abbastanza per indurci a riflettere ed anche a… risvegliarci.

    Gli schemi precostituiti, rigidi, uguali per tutti, uguali sempre rappresentano purtroppo un ostacolo alla manifestazione dello Spirito ed una vera repressione a quello sviluppo cristiano, tanto individuale quanto comunitario, che Dio ha programmato per il Suo popolo.

    E’ vero che uno schema ben conosciuto da tutti e che disciplina in maniera quasi automatica il corso della riunione, evita i rischi che derivano dall’intemperanza o quelli che possono nascere dall’incapacità dei credenti, ma è anche vero che questa difesa umana da rischi reali o presunti si traduce in una mortificazione della vita spirituale quindi in un impoverimento della chiesa tutta.

    Bisogna quindi tendere al traguardo ideale di guidare cioè controllare e disciplinare le riunioni, ma lasciando in esse tutto lo spazio necessario per l’esercizio delle capacità carismatiche dei fedeli. Soltanto così si potrà parlare di libertà spirituale e soltanto così si potranno avere le funzioni essenziali di tutte le membra del corpo di Cristo.

    Pensiero, parola, azioni, manifestazioni benefiche dello Spirito Santo dovranno avere il loro posto nelle riunioni di culto dove sapienza o scienza, discernimento o lingue, interpretazioni o profezia potranno intrecciarsi o susseguirsi assieme a fede, miracoli, guarigioni.

    Il dottore od il pastore non sono affatto estromessi dall’esercizio ordinato e generoso dei doni, anzi trovano una più giusta e impegnativa collocazione nella vita di un organismo dove tutte le funzioni concorrono al bene comune. Infatti il ministerio della Parola, come quello della presidenza si presentano nella pienezza del loro significato quando possono essere esercitati nell’ambito di una chiesa autenticamente carismatica.

    E’ necessario bandire ingiustificati timori e rimuovere misure di umana prudenza; non per spianare la strada a forme velleitarie di franchezza carnale o addirittura di presunzione; ma per incoraggiare e promuovere l’esercizio di quei doni e la valorizzazione di quelle capacità spirituali che troppo spesso finiscono per atrofizzarsi per mancanza di funzione.

    Quando le riunioni di culto torneranno ad essere quelle chiaramente descritte dall’apostolo Paolo nella prima epistola ai Corinti, potremo veramente dire che il battesimo nello Spirito Santo rappresenta non potenza nel senso generico della parola, ma capacità per testimoniare di Cristo anche attraverso la celebrazione di un culto che dimostra la sensibile presenza di Dio nel mezzo del Suo popolo.

    No, non è una proposta rivoluzionaria quella che viene avanzata per mezzo di questa esortazione, è soltanto la raccomandazione a non lasciarsi legare in maniera progressiva da una liturgia cultuale che finirebbe fatalmente per restringere l’esercizio devozionale dei credenti a poche persone forse dotate di una preparazione tecnica, ma certamente incapaci di sostituire quella totalità di fedeli e di doni chiamati ad esprimersi in piena libertà per onorare Dio, per edificare e per essere edificati.

    Non vengono dati suggerimenti e non vengono proposti metodi, ma soltanto ripetuta una parola tanto cara ai nostri padri! Concediamo alla chiesa di muoversi liberamente nella guida dello Spirito Santo perché nella funzione di tutte le membra il corpo di Cristo realizzi il proprio accrescimento alla gloria di Dio.

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