Noi sappiamo…Se sapete queste cose, siete beati se le fate… (Giovanni 13:17)

 

Noi siamo fra coloro che vogliono essere ignoranti. Chiudiamo gli occhi per non vedere e serriamo le orecchie per non udire.

Non è vero che non conosciamo, non è vero che siamo privi di rivelazione. La volontà di Dio ci è stata rivelata e noi sappiamo quello che dobbiamo fare, ma cerchiamo di dimenticare quello che sappiamo e di ignorare quello che conosciamo.

La povertà spirituale che ci opprime e gli insuccessi che ci accompagnano sono i risultati logici della nostra ignoranza volontaria; noi sappiamo bene che una consacrazione più perfetta ed una vita di preghiera più costante ci libererebbero da queste tristi circostanze, ma proseguiamo ugualmente la nostra strada di povertà come se ignorassimo la causa della nostra miseria.

Il carattere naturale che trionfa, gli impulsi insani che affiorano e si impongono sono la conseguenza della nostra infedeltà cristiana; noi lo sappiamo e sappiamo anche come potremmo correggere la nostra errata posizione, ma ci conteniamo come se non sapessimo, come se non ci fosse stata mai impartita una lezione sul soggetto.

Quante, quante cose sono chiare, distinte nella nostra mente e nella nostra coscienza, cose che possono farci godere le benedizioni divine, cose che possono farci progredire nel sentiero cristiano, cose che possono assicurarci successo nell’espletamento del servizio e del ministero. Noi conosciamo queste cose, sappiamo come contenerci in relazione ad esse, cioè conosciamo il volere di Dio ma… proseguiamo nella nostra strada con gli occhi chiusi per non vedere.

Soltanto allo scopo di dimostrare l’asserzione contenuta nelle righe precedenti, mi provo ad elencare ed illustrare alcune, soltanto alcune delle cose che “conosciamo” , e facciamo mostra di non “conoscere”.

Noi sappiamo che la preghiera è l’ossigeno spirituale della nostra anima; pregare molto e pregare con efficacia significa dare alimento alla nostra vita interiore. Quando l’anima si eleva nelle sfere spirituali a mezzo della preghiera, riceve tutto il vigore necessario per vivere una vita profonda in Dio, quando invece viene immersa nel buio di una vita priva di preghiera e di comunione con Dio, s’indebolisce.

La potenza del credente è strettamente in relazione con la preghiera, e la preghiera stabilisce la proporzione del vigore spirituale dell’anima. Noi sappiamo, conosciamo che la nostra debolezza non è causale, non è inevitabile, ma viene da una vita priva di preghiera eppure ci piace chiederci ogni giorno: “Perché sono debole?”

Basterebbe servirsi della conoscenza ricevuta da Dio; passare cioè dalla teoria alla pratica ed ottenere quanto necessario alla soluzione del problema creato dalla nostra debolezza, ma noi ci conteniamo proprio come credenti che ignorano, che non hanno luce.

L’amarezza che ci viene prodotta dal continuo insorgere del nostro carattere potrebbe facilmente essere vinta, e qui sto parlando in riferimento ad un secondo esempio, da una sottomissione completa agli impulsi e all’assistenza dello Spirito.

Lo Spirito è guida e lo Spirito è autorità; nello Spirito possiamo allontanarci dalle manifestazioni negative della nostra natura e possiamo vincerle completamente. Lo spirito in questo caso è l’agente della grazia che ci consente di trionfare sopra gli affetti gli istinti e le voglie della carne e noi dobbiamo soltanto assecondarLo nell’opera che vuole svolgere nella nostra personalità.

Noi sappiamo tutto ciò perché la luce di Dio ci ha donata questa conoscenza; sappiamo che il peccato non può signoreggiarci, che il nostro carattere carnale non può prevalere, che la vecchia natura non può dominare. Sappiamo sopratutto che essere trionfatori in Cristo è la nostra vocazione e sappiamo anche come si può trionfare; sappiamo come manifestare il carattere di Cristo , ma.…. lasciamo trascorrere i giorni nelle amarezze degli insuccessi derivanti dall’invadenza di una natura che dovrebbe essere crocifissa mentre purtroppo dimostra di essere libera e vivente.

L’indifferenza che troppo spesso prevale nella nostra vita cristiana è altro elemento negativo nella nostra esperienza spirituale Noi sappiamo che quando il cuore è privo d’interesse per le realtà del Regno, non può neanche realizzarle perché le benedizioni divine sono l’eredità di coloro che le bramano e le cercano.

La consapevolezza che abbiamo non c’impedisce però di interessarci vivamente alle cose che ci distraggono dal Cielo; sappiamo bene che quando i nostri desideri sono rivolti verso il presente secolo non possiamo ricevere o godere le benedizioni che vengono dall’Alto, ma intanto continuiamo la nostra strada che ci rende sempre più schiavi delle cose offerteci dal mondo.

Sappiamo bene che letterature profane, spettacoli radiofonici o televisivi, conversazioni mondane, attività politiche e poi sollecitudini, occupazioni ed ansietà smodate, sono tutte cose che non soltanto ci afferrano, ma ci tolgono anche il desiderio dei beni di Dio eppure volentieri indugiamo in queste cose. La nostra vita subisce una trasformazione interiore ed anche se esteriormente continuiamo ad essere “religiosi” e formalmente sembriamo ancora “cristiani”, sostanzialmente diveniamo indifferenti per le cose che concernono il Regno invisibile, ma glorioso.

Sappiamo che anche l’inerzia che manifestiamo verso i doveri più elementari, più comuni, della vita spirituale ha un peso nella nostra esperienza: non frequentare la comune raunanza, non leggere assiduamente la Scrittura, non rendere testimonianza dell’opera divina esperimentata nella nostra vita, non cercare la comunione fraterna, non individuare o non compiere le opere che Dio prepara davanti ai nostri passi… significa anche non vivere con calore e con zelo la propria vita cristiana.

Tutti sappiamo questo, tutti ci rendiamo perfettamente conto che “superficialità di sentimenti e di azioni produce povertà di benedizioni”, ma purtroppo non facciamo nulla o quasi nulla per rimediare alla povertà che ci affligge e continuiamo a muovere, stancamente, i nostri passi su un sentiero privo di luce e privo di gioia.

La conoscenza non scarseggia, anzi si è moltiplicata nelle chiese, ma sembra aver prodotto un unico, povero risultato, quello di creare un numero rilevante di teorici del cristianesimo.

Ora s’impone, come condizione di risveglio e di sopravvivenza, l’azione, la pratica; quando passeremo, come dice l’Apostolo, dalla “conoscenza alla continenza…” avremo eliminato l’ostacolo che esiste nella dinamica del nostro progresso e col rimetterci in movimento verso ….. “la sofferenza, la pietà, l’amor fraterno, la carità…” (2 Pietro 1:6) ci rimetteremo in movimento verso la meta del piano divino che è anche la meta della nostra benedizione e della nostra gloria.

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