Non siamo protestanti.


di ROBERTO BRACCO   –    –  Il 10 dicembre 1520 Martin Lutero, l’impetuoso agostiniano che ha legato il proprio nome a quel movimento di riforma religiosa che rappresenta l’avvenimento più sensazionale dello infuocato XVI secolo, bruciava pubblicamente la bolla papale che decretava la sua scomunica e protestava così, nel modo più audace contro la chiesa di Roma.

    Il 19 aprile 1529 i Principi che avevano apertamente aderito al movimento religioso sorto con il messaggio di Lutero protestavano contro l’editto di Spira e quindi contro Carlo V ed i suoi compiacenti sostenitori.

Quale di questi due episodi storici ha dato il nome al protestantesimo?

    I più protendono per il secondo senza poter escludere, naturalmente, che l’uno e l’altro sono strettamente collegati assieme e assieme perciò si possono dividere la paternità di una denominazione.

    Il dubbio che sorge nella definizione della circostanza storica non ci impedisce di affermare che il protestantesimo è nato con Martin Lutero e rappresenta l’espressione di rivolta del grande pensatore contro l’etica e contro la teologia del cattolicesimo dei suoi giorni. Da quel giorno il protestantesimo è rimasto essenzialmente un movimento spirituale che si obbliga ad esprimere un messaggio polemico.

    L’avvenimento storico accentrato nella persona e nel pensiero di Lutero costituiva, in quel periodo, una battaglia combattuta in difesa delle verità fondamentali del messaggio cristiano, spudoratamente offese da una immoralità e da un insegnamento che rappresentavano la più palese violazione della dottrina di Cristo. Il movimento religioso che ha ricevuto il retaggio di questo fenomeno ha cercato, almeno nelle generazioni precedenti alla nostra di continuare la controversia aperta con la chiesa di Roma.

    Non bisogna dimenticare inoltre che il protestantesimo ha avuto, specialmente nella sua prima fase, anche un aspetto politico e nonostante che si sia sempre dichiarato svincolato da qualsiasi partito e alieno da attività rigorosamente politiche, ha avuto ugualmente la sua parte nelle lotte nazionali ed internazionali che hanno visto il cozzo di correnti e potenze che non possono essere definite diversamente che “politiche”

    Fuori del protestantesimo però, prima e dopo che questo apparisse sulla scena dell’umanità, sono esistiti, come anelli di una sola, ininterrotta catena, quei movimenti evangelici di risveglio che non sono mai nati per un fenomeno polemico e non si sono mai inseriti nella vita politica delle nazioni. Quando parliamo di questa lunga, meravigliosa serie di movimenti, parliamo dell’evangelismo esistente già dai primi secoli come custode del messaggio puro di Cristo e come espressione di una autentica esperienza spirituale e che da allora, quasi ignorando le controversie teologiche e la politica laica od ecclesiastica, ha proseguito il cammino della fede come “piccola greggia” del Signore.

    Questi movimenti sono nati indifferentemente dopo la riforma, nel seno di paesi cattolici o di paesi protestanti dando cosi, con la loro genesi, una conferma che non rappresentavano una continuazione dell’una o dell’altra confessione pur assomigliando maggiormente a quella ove il messaggio dell’Evangelo era più onorato.

    Con questa precisazione non abbiamo voluto esprimere un giudizio nei confronti del protestantesimo, fenomeno spirituale di dimensioni trascendentali che sicuramente si inserisce nel grandioso piano di Dio. No! Abbiamo voluto soltanto ricordare che il “Risveglio Pentecostale” non trae la propria origine dalla riforma promossa da Martin Lutero, che d’altronde non aveva originariamente intenzione di lasciare il cattolicesimo, ma da quel soffio misterioso del vento di Dio che ha dato vita attraverso i secoli ad una lunga catena di movimenti evangelici che nella semplicità apostolica hanno saputo far rivivere nel proprio seno – come scriveva il Buonaiuti nel proprio testamento spirituale – i carismi dello Spirito.

    Non siamo protestanti! E non diciamo questo con sufficienza verso noi o con sprezzo verso altri, ma soltanto per chiarire in modo inequivocabile la nostra esperienza e rendere così una precisa testimonianza.

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