AMOR PROPRIO

 

L’amor proprio è un incentivo efficace dell’azione e si possono enumerare intere moltitudini di uomini che hanno compiuto imprese eroiche o durature sotto lo stimolo di questo sentimento umano.

Anche nel mondo religioso l’amor proprio ha il suo posto onorevole e riesce ad ispirare e promuovere le opere più gigantesche e le imprese più impegnative. Molti programmi missionari, molte attività assistenziali e moltissime opere comunitarie sono il risultato diretto di azioni suscitate dall’amor proprio.

Probabilmente, come qualcuno ha affermato, le opere compiute nel seno della cristianità diminuirebbero in proporzione impressionante se venisse meno lo stimolo potentissimo di questo sentimento. Forse per questa ragione molti comitati missionari e molte organizzazioni ecclesiastiche cercano tutte le vie e mettono in azione tutti gli espedienti capaci di solleticare l’amor proprio dei credenti e dei gruppi, pur di raggiungere il     traguardo dei loro programmi.

Ma che cos’è in realtà l’amor proprio? Che cosa si nasconde sotto questo nome?

L’amor proprio non è altro che l’orgoglio umano, cioè quel sentimento peccaminoso che mira all’esaltazione della personalità umana.

Le azioni quindi che scaturiscono dall’amor proprio sono, dal punto di vista cristiano, azioni che portano in loro stesse il suggello del peccato. Il loro aspetto esteriore può anche essere seducente, ma la loro essenza interiore è di natura infernale.

Se leggiamo attentamente il capitolo 6 dell’Evangelo secondo Matteo possiamo avere insegnamenti particolareggiati su questo argomento perché Gesù s’intrattiene lungamente sul soggetto dell’amor proprio o dell’orgoglio per far comprendere che questo sentimento, oltre ad offendere la legge di Dio, danneggia e compromette la personalità umana.

Il Maestro non esclude che l’amor proprio possa generare “azioni esteriormente nobili”, ma precisa che il contenuto intrinseco di queste azioni è esclusivamente di natura carnale cioè peccaminosa.

L’elemosina, la preghiera, il digiuno, suscitati dall’amor proprio cioè dal desiderio di emergere, di farsi notare o semplicemente dal desiderio di non esser da meno degli altri, non sono, nella presenza di Dio, azioni veramente nobili, meritevoli di approvazione o benedizione.

Quindi le azioni suscitate dall’amor proprio non sono piacevoli agli occhi di Dio e privano il credente della benedizione divina. E’ vero che generalmente colui che agisce sotto lo stimolo dell’orgoglio non desidera la benedizione celeste, perché brama il frutto della notorietà e dell’approvazione umana, ma questa circostanza non modifica la tragica realtà costituita dalla perdita irrimediabile del favore divino.

L’amor proprio deve essere totalmente assente dall’azione cristiana; essa deve essere il risultato dell’amore celeste, suscitato nel cuore dallo Spirito Santo, e deve sempre ignorare o almeno disinteressarsi del plauso umano.

Quando l’azione è compiuta sotto lo stimolo dell’orgoglio, sia che questo miri agli applausi degli uomini o all’esclusivo appagamento dell’individuo che la compie, cessa di essere cristiana anche se in apparenza possiede tutte le caratteristiche del cristianesimo.

Dobbiamo perciò concludere che quelle organizzazioni, quei conduttori, quei monitori che cercano di sviluppare le azioni delle comunità o dei credenti o dei fanciulli cristiani, facendo leva sopra il loro amor proprio cioè sopra le loro riserve di orgoglio umano, adempiono infedelmente il loro ministerio.

E’ molto più importante formare i caratteri che produrre le azioni di qualsiasi specie e quindi è molto più importante porgere un sano insegnamento cristiano che cercare di creare un dinamismo spirituale ammalato.

I credenti devono essere condotti, attraverso l’insegnamento dell’Evangelo, ad una sottomissione perfetta alla volontà di Dio e ad un amore intenso verso Dio affinché la fecondità della loro vita, l’azione conseguente al loro cristianesimo rappresentino sempre la manifestazione pura e genuina di una coscienza netta e illuminata. Soltanto così il nome dell’Eterno sarà veramente onorato ed esaltato e soltanto su questo piano spirituale potranno essere nuovamente trovate le benedizioni, in gran parte perdute da questa generazione.

Semplicità, modestia, sincerità ed umiltà devono ispirare le piccole e le grandi azioni; le azioni operate a favore del prossimo e quelle compiute per un atto di adorazione a Dio.

Non dobbiamo aspettare che occhi umani ci guardino o che moltitudini sappiano. Non dobbiamo neanche cercare che noi stessi ci accorgiamo e ci compiacciamo dell’azione nostra: dobbiamo operare per il Signore, sospinti ed ispirati dalla potenza del Suo amore, desiderosi soltanto di onorarlo, esaltarlo, amarlo.

Bando quindi all’orgoglio, all’amor proprio, agli stimoli umani, per la realizzazione di una più profonda e intensa comunione con Dio.

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