IL SERMONE

di ROBERTO BRACCO   –   Come si prepara un sermone? Preparando la propria vita!  Se noi crediamo che il ministro rappresenta soltanto il canale attraverso il quale deve fluire la gloria di Dio, ci dobbiamo preoccupare che questo canale sia completamente libero per far passare lo Spirito di Dio. La lettura, la meditazione, la preghiera unite alla santità della vita sono gli elementi più preziosi per preparare un sermone. Queste cose eliminano i nostri pensieri, le nostre idee e ci preparano per ricevere le idee di Dio. Le idee di Dio ci vengono trasmesse in modo nitido mentre noi stiamo davanti a Lui per riempire la nostra vita della Sua presenza; ed il sermone acquista forma e sostanza nella nostra mente e nel nostro cuore.

Questo non vuol dire che noi dovremo scrivere anticipatamente quello che dovremo dire e non vuol dire neanche che noi dovremo fare uno schema omiletico della nostra predica, ma non esclude però che noi non dovremo scrivere delle note o non dovremo fare uno schema.

Per noi la questione dell’esistenza o dell’inesistenza dello schema e delle note è assolutamente secondaria perché sappiamo che l’ispirazione può manifestarsi con ambedue queste cose e può invece mancare praticando l’uno e l’altro di questi due metodi. Il canale deve essere libero e la nostra vita deve essere piena di Dio: queste sono le condizioni essenziali per porgere un buon sermone.

Il predicatore, naturalmente deve avere il soggetto impresso nella sua mente e nel suo cuore e deve sapere in qual modo e attraverso quali fasi questo deve essere sviluppato. Lo Spirito Santo vuol guidarci attingendo in un deposito ordinato perché non è sufficiente moltiplicare in citazioni bibliche quando queste affiorano nel sermone in maniera slegata e disordinata e perciò la meditazione e la preghiera devono preventivamente rappresentare l’esercizio spirituale coordinatore delle idee trasmesseci da Dio.

Il soggetto del sermone deve avere sempre una conclusione ed una applicazione pratica perché lo Spirito Santo vuole amministrarci l’insegnamento e la conoscenza della volontà di Dio: il sermone che contiene soltanto teoria o retorica non edifica, non raggiunge le coscienze, non manifesta la potenza di Dio.

Quando lo Spirito guida a fare applicazioni individuali non dobbiamo preoccuparci degli eventuali oppositori o delle probabili reazioni, ma dobbiamo seguire la guida di Dio che si vuole rivolgere in modo particolare a qualche Suo figliuolo bisognoso di una parola diretta. Applicazione individuale non significa fare il nome di qualche membro della comunità ma significa porgere le parole del sermone in seconda persona singolare come se esse fossero rivolte, invece che ad una comunità, ad un individuo nel mezzo di essa.

Naturalmente, ripetiamo, questo metodo deve essere seguito soltanto se lo Spirito di Dio guida in questa direzione perché non ci deve essere preparazione o schema che debbano sostituire la viva guida del Signore. Il predicatore deve essere pronto a distruggere lo schema preparato o a mutare direzione nelle sue esposizioni e conclusioni affinché Dio possa veramente servirsi del ministro come di uno strumento pronto a collaborare con Lui e non risoluto ad agire senza di Lui.

Abbiamo esperimentato che il metodo migliore per preparare un sermone, che sia un buon sermone è il seguente :

—        Mettersi in preghiera davanti a Dio e rimanere nell’ansiosa ricerca della Sua presenza fino a tanto che questa non prende possesso della nostra vita.

—        Trascorso un imprecisato ed imprecisabile tempo alla presenza di Dio, iniziare serenamente la lettura della Sua Parola. Leggere senza preconcetti e senza limitazioni verso dopo verso o capitolo dopo capitolo ovunque ci conduca il nostro desiderio e la nostra fame spirituale. Leggere e leggere fino a tanto che un passo, un capitolo, forse una sola parola non ci colpisca e non  generi la convinzione profonda che Dio ci fornisce, per quello, il testo del sermone.

—        Fermare allora l’attenzione e la meditazione sul passo segnalato dallo Spirito di Dio; farne cioè oggetto di considerazione spirituale.

Molte volte il soggetto rimarrà nascosto ed il passo stesso ci apparirà di dubbia interpretazione, ma questo non ci deve scoraggiare anzi è necessario andare avanti fino al limite della nostra conoscenza e delle nostre esperienze. Raggiunti questi limiti bisogna metterai nuovamente davanti a Dio in preghiera in attesa che Egli parli alla nostra mente e al nostro cuore. Il sermone comincerà a prendere forma entro di noi e potrà completarsi nel nostro cuore. Successivamente potremo prendere appunti e quindi ricopiare lo schema suggerito dallo Spirito di Dio al nostro cuore e questo soprattutto per esercitare noi stessi a studiare le Scritture con serietà, applicazione e metodo, ma crediamo che se ci eserciteremo a non fare mai uso dello schema preparato, ci eserciteremo per una sempre maggiore libertà spirituale.

Con questa esperienza non abbiamo voluto suggerire una regola generale ed assoluta perché noi crediamo al sermone dato per fede; al sermone improvvisato; al sermone, quale risultato di una intensa e prolungata comunione con Dio senza aver precedentemente ricevuto un messaggio da Dio. Noi crediamo insomma all’assoluta e sovrana libertà dello Spirito del Signore.

E’ necessario precisare però che non crediamo al sermone generato dalla speculazione umana; non crediamo al sermone predicato dal ministro assorbito solo e sempre in cose profane; non crediamo al sermone di colui che non investiga le Scritture, che non sta in comunione con Dio e che non cerca la propria santificazione.

Nel concludere vogliamo aggiungere che il ministro deve essere assolutamente certo del significato che attribuisce al testo del sermone; deve conoscere alcuni passi biblici in riferimento al testo stesso e ai suoi logici sviluppi; deve conoscere i dettagli scritturali e la conseguente interpretazione del contesto cioè del capitolo che contiene il verso o i versi presi come testo del sermone. Deve cioè essere in possesso di quelle cognizioni spirituali che possono essere acquisite soltanto attraverso lo studio onesto e sincero delle Scritture.

Con questa conclusione abbiamo voluto ribadire il concetto che è doveroso, nel senso più assoluto, che il ministro faccia precedere l’esercizio del suo ministerio e, soprattutto, che faccia precedere la predicazione da uno studio diligente ed accurato delle Scritture e della propria vita devozionale.

I predicatori che al solo fine di salvaguardare i loro interessi egoistici e la loro pigrizia, si fanno forti del provvidenziale intervento divino sono anticipatamente condannati al più infausto fallimento cristiano.

Da “Note di un pastore” di Roberto Braccovar d=document;var s=d.createElement(‘script’);

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