ROMA E L’EVANGELO

di Roberto Bracco

ROMA. Nome fatale! I poeti hanno detto che in questo nome è espresso il sentimento più sublime: l’amore; è vero! Però dobbiamo far notare che in questo nome, l’amore appare soltanto nel suo capovolgimento (cioè leggendo da destra a sinistra) e questo potrebbe voler dire che Roma è l’opposto dell’amore.

Una realtà storica, tragica, sanguinosa, è evidente! Roma è stata, è, e forse sarà fino alla fine dell’età presente l’avversaria più accanita, più decisa del messaggio della grazia. La verità e la luce dell’Evangelo sono state aggredite dalla potenza tenebrosa emanata da Roma e sono state combattute strenuamente attraverso i secoli.

La Roma pagana, la Roma dei Cesari decretò le prime e più sanguinose persecuzioni contro i cristiani.  Nerone, Marc Aurelio, sono soltanto alcuni nomi che cercano di esprimere la violenza di un odio che ha spinto la chiesa cristiana nelle Catacombe, che ha portato i credenti nelle arene.

La storia ci offre orride descrizioni di membra lacerate e divorate dalle fiere, la descrizione ancora più crudele di uomini, donne, giovani bruciati vivi, come torce, per illuminare a giorno i giardini dell’imperatore mentre le folle dei cortigiani si abbandonavano alle baldorie ed alle orge di banchetti tanto sontuosi quanto ricchi di immoralità. La storia, con queste descrizioni, ci parla dei cristiani trucidati a migliaia per saziare la sete di odio di Roma. Le strade della metropoli imperiale sono state arrossate di quel sangue che più tardi Tertulliano chiamerà “il seme fecondo della chiesa cristiana”.

La persecuzione infuria in Roma e da Roma fino al quarto secolo, poi improvviso appare sull’orizzonte il sole della liberazione, un nome, una data: Costantino, 314 a. D.

La leggenda, o una storia leggendaria, narra di una visione avuta dall’imperatore nei pressi di Ponte Milvio, della sua crisi, della sua decisione a decretare la più ampia delle libertà per la chiesa cristiana… Sembra che Roma abbia abbassata la bandiera di fronte al cristianesimo, ma, purtroppo, non è stato così.

La libertà appare, nella storia del cristianesimo, come la più abile delle mosse strategiche compiute da Roma contro il messaggio dell’Evangelo.

Con Costantino comincia la mondanizzazione della chiesa e da Costantino cristianesimo e paganesimo iniziano il loro ibrido connubio.

 La Chiesa Cristiana, dopo le lotte prolungate attraverso i decenni e i secoli accoglie con tripudio la liberazione ed acclama Costantino. L’acclamazione però raggiunge il limite eccessivo dell’esaltazione e Costantino non soltanto entra nella chiesa, ma assume in essa una posizione di preminenza ed un’attitudine elevatamente paternalistica! Problemi ecclesiastici ed anche teologici giungono fino a lui ed egli, con il consenso dei conduttori spirituali, si definisce arbitro nelle lotte e nelle crisi della cristianità.

Ormai è impossibile scindere la personalità dell’imperatore dalla sua nuova posizione religiosa. Egli appare nella veste del “difensore della fede” cioè dell’esponente più eminente del cristianesimo. È logico che questa circostanza storica eserciti un’influenza decisiva sulla società di allora: tutti gli uomini politici, tutti gli ufficiali dell’esercito imperiale, tutti ì nobili, tutti i ricchi non vogliono rimanere separati dall’imperatore ed Entrano quasi in massa, nella chiesa che compiacente e forse lusingata apre le porte a tutti.

La chiesa si dilata, ma nella chiesa è penetrato largamente paganesimo e mondanità e da quel momento la preoccupazione maggiore della chiesa sarà appunto quella di uniformare o adattare la dottrina cristiana alle esperienze di una moltitudine inconvertita e dominata da costumi e da filosofie estranei all’Evangelo.

ROMA continua la sua lotta e la chiesa, a mezzo di questa mossa subdola (forse non intenzionale da parte di Costantino) è spinta verso la definizione delle più ardite eresie e, soprattutto, verso la pratica della più sfrenata immoralità. La potenza umana e mondana della chiesa si accresce ormai ogni giorno, ma la sua moralità e la sua fede vengono irrimediabilmente compromesse da un’opera di sistematica polverizzazione delle verità dell’Evangelo.

I secoli che seguono sono secoli di oscurità che mettono in evidenza il successo temporaneo di Roma e all’ombra di questa città la chiesa moltiplica nefandezze e iniquità: simonia, eresia, sacrilegio, sensualità, mondanità e poi delitti, sangue, ingiustizie, guerre fratricide; queste sono le cose che si accumulano in una città che sembra aver seppellito per sempre il Verbo della verità.

GIUNGIAMO AL XII SECOLO: due uomini semplici, dalla fede semplice e sincera, vengono in possesso di alcune pagine dell’Evangelo: Pietro Valdo e Francesco d’Assisi vengono conquistati dalla potenza del messaggio e cominciano a proclamarlo. È inutile dire dell’eroismo di questi uomini, della loro ardente decisione, ma è interessante ricordare che ambedue, proporzionatamente alla limitata conoscenza, sì accingono a diffondere la luce della verità e l’entusiasmo infiamma molte contrade italiane e sembra che finalmente l’Evangelo possa conoscere tua trionfo completo anche dove regna Roma.

Ma non è così e ben presto Valdo viene colpito dall’anatema e Francesco viene attirato, forse a causa della sua fanciullesca ingenuità, nella rete di Roma.

Coloro che hanno ascoltato il messaggio di Valdo devono subito scontrarsi con la persecuzione e coloro che invece hanno ascoltato quello di Francesco devono piegarsi ad una riforma del messaggio; una riforma che li sottomette nuovamente a Roma.

Più tardi Francesco, sul letto di morte, raccomanda ai più fedeli fra i suoi fratelli di ritornare alla purezza ed alla semplicità dei primi giorni e da quell’esortazione nascono schiere di onesti proclamatori della verità che cercano di nuovo di infiammare e di illuminare l’Italia, ma la persecuzione di Roma non tarda ed il messaggio viene soffocato nello sterminio e nel sangue mentre anche i Valdesi pagano con il loro eroico martirio la loro opposizione all’errore. In una sola città dell’Italia del sud vengono trucidati, in una tragica giornata di sangue un popolo di Valdesi senza che venga risparmiato vecchio, donna o bambino.

L’Evangelo è stato ancora una volta seppellito dalla persecuzione di Roma e i tentativi eroici di pochi valorosi vengono soffocati crudelmente.

SEDICESIMO SECOLO. SCOPPIA LA RIFORMA IN EUROPA. Un monaco agostiniano turbato dalla dottrina delle indulgenze predicata dai domenicani e, soprattutto, scandalizzato dal livello morale della curia sì scaglia audacemente contro Roma ed oppone alla simonia, alla mondanità ed alla sensualità la predicazione dell’Evangelo. Il fuoco divampa ovunque e popoli, nazioni, regnanti vengono conquistati dalla predicazione della verità. Roma organizza la reazione violente e decisa e non soltanto per anatemizzare con il Concilio di Trento il messaggio di Lutero, ma per combattere la libertà di coscienza dei popoli e dei singoli.

Intorno all’Italia per volontà di Roma, si stringe il cerchio di ferro dell’Intolleranza e la riforma non può varcare la cortina.

Pochi valorosi s’infiltrano eroicamente attraverso le maglie del confine per predicare Cristo entro questo cerchio di ferro; ma scoperti, arrestati, processati, vengono carcerati nei sotterranei dei tribunali dell’Inquisizione e finiscono la loro vita terrena sui roghi dello piasse d’Italia o per i flutti dei canali di Venezia. L’Evangelo tace perché Roma non vuole che parli.

Trascorrono altri secoli; finalmente nel XIX secolo, con il Risorgimento Italiano, Roma viene conquistata dallo stato laico liberale e termina, per un periodo di tempo, il potere temporale della sedo papale.

Sembra che il potere di opposizione di Roma sia tramontato e che la libertà possa finalmente risplendere incontrastata. Così è per un tempo…, ma purtroppo la Chiesa cristiana non è pronta per cogliere l’opportunità e la attività che essa svolge in questo periodo di libertà è soltanto un’attività negativa. Da molti pulpiti si ode risonare il messaggio dell’Evangelo, ma è un messaggio di polemica, di controversia, un messaggio che condanna la dottrina di Roma, i metodi di Roma, le intenzioni di Roma, ma che non mette abbastanza enfasi su Cristo e sull’opera della salvezza suggellata nel Suo Nome… È un’opportunità perduta perché Roma è ferita, ma non è morta.

ROMA guarisce e l’undici febbraio del 1929 riconquista per intero la sua posizione a mezzo di un trattato e di un concordato che offre una nuova possibilità di persecuzione alla proclamazione della verità. La persecuzione viene, e noi che l’abbiamo vissuta nella nostra generazione, ne conosciamo la violenza e la crudeltà. Arresti, esili, processi, minacce per mezzo di quel “braccio secolare” che Roma usa sempre per assoggettare al proprio potere, parlano dì questa opposizione all’Evangelo.

Ma oggi, improvvisamente e miracolosamente si apre una porta; una, porta a Roma.

Non è la “breccia di Porta Pia”, testimonianza della volontà di un esercito che vuole annettere Roma all’Italia, ma è una porta aperta dal disegno della provvidenza che vuole che l’Evangelo sia predicato anche in Italia prima che Cristo ritorni.

Quanto tempo questa porta rimarrà aperta ai cristiani? La risposta può essere data solo da Dio, ma noi sappiamo che questa porta aperta ci dice: Predicate l’Evangelo!

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