Perseverare nella Parola di Dio

di Roberto Bracco  –  “Se perseverate nella mia Parola…” (Giovanni 8:31)  –  Questo passo dell’Evangelo di Giovanni ci fa comprendere tre cose di grande importanza :

– Per essere veramente discepoli di Gesù bisogna perseverare nella sua parola.
– Mediante la perseveranza nella sua parola si giunge alla conoscenza della verità.
– La conoscenza della verità produce la conquista della libertà.

La prima cosa ci dice chiaramente che fra coloro che seguono Gesù ci sono veri discepoli e discepoli falsi. La seconda cosa ci ricorda che la verità non può essere conquistata attraverso il solo studio intellettuale perché si può raggiungere unicamente percorrendo il sentiero dell’ubbidienza. La terza cosa infine ci ammaestra intorno al concetto della libertà e ci dichiara che essa non si può ottenere senza la verità.

Discepoli di Cristo, possessori della verità, figliuoli della libertà. Queste sono le qualifiche che l’Evangelo concede a coloro che… perseverano nelle parole del Maestro. Il mondo è pieno di persone che si dichiarano di Cristo; quasi tutte queste persone proclamano di possedere la verità e di godere la libertà; purtroppo invece, i veri discepoli del Signore sono pochi e generalmente questi pochi non concedono interviste e non fanno pubblicità della loro professione di fede.

Discepolo vuol dire seguace di un Maestro e Maestro vuol dire «insegnante». Non si può essere discepolo senza ricevere un insegnamento, ma non basta ricevere un insegnamento per essere discepolo. Seguace vuol dire «che segue», cioè che accetta l’insegnamento e che vive in armonia con l’insegnamento.

Per essere veramente discepolo è necessario quindi ricevere, incorporare e vivere l’insegnamento di Cristo. L’insegnamento deve operare nella vita del credente in maniera da obbligarlo a «seguire Gesù» ; il discepolo deve porre i suoi passi nel sentiero, nelle orme stesse, del Maestro.

Non c’è nessuna realtà umana che possa sostituire l’insegnamento di Cristo e quindi non esiste altro sentiero, per essere discepolo di Cristo, all’infuori di quello tracciato dalla sua parola. E’ una stolta illusione fondare il proprio cristianesimo sull’appartenenza ad una comunità cristiana. Cristiano vuol dire «discepolo di Cristo» ; discepolo di Cristo vuol dire seguace del Maestro e seguace del Maestro vuol dire seguire Gesù per la luce, il consiglio e la forza, del suo insegnamento divino.

Se perseverate nella mia parola sarete veramente miei discepoli e conoscerete la verità…

La verità non appartiene a tutti; appartiene ai discepoli di Cristo. Noi possiamo vantarci di possedere una ricchezza, anche se non l’abbiamo mai veduta, ma il nostro vanto non ci produrrà la ricchezza. Possiamo vantarci o illuderci di possedere la verità anche se non siamo veri discepoli del Maestro, ma questo non ci gioverà spiritualmente.

La verità non si può conquistare con la sola mente, benché anche la mente debba partecipare alla conquista della verità..

Forse per comprendere meglio la ragione che spiega gli ostacoli che si oppongono alla conquista della verità è necessario fermarci brevemente a considerare l’essenza della verità. Che cos’è la verità? Questa domanda non ha il medesimo accento che aveva sulle labbra di Pilato il quale pensava alla verità come a qualche cosa di astratto, di indefinito e di indefinibile che poteva, tutto al più, essere condensato in un concetto filosofico. No, per noi la domanda rappresenta l’espressione sincera della fede che cerca quasi di cogliere nella domanda stessa la risposta.

La verità è Cristo, termine di ogni giustizia, di ogni bene, di ogni lume. Sul terreno pratico, la verità è tutto quello che s’indentifica con Cristo; col carattere di Cristo, con le azioni di Cristo, col pensiero di Cristo, con la dottrina di Cri-sto, con l’amore di Cristo. La verità quindi è il contrapposto di ogni errore, di ogni parvenza, di ogni menzogna. Come è possibile dunque conquistare questa meravigliosissima e sfolgorante realtà con l’ausilio della sola mente? Non è necessario, per poterne afferrare il senso e coglierne la luce, tuffarsi in essa con tutta, tutta la vita? La verità diviene realtà nel credente nel momento stesso che non soltanto egli si tuffa in essa, ma l’assimila, la trasforma in elementi nutritivi della sua personalità, attraverso un processo di incondizionata sottomissione ad essa.

Conoscerete la verità… Una promessa che appartiene al futuro, non soltanto perché segue l’azione del credente, l’ubbidienza del credente; ma anche perché rimane perennemente avanti al discepolo di Cristo come un traguardo già raggiunto e pur mai raggiunto per intero. La verità vi farà liberi. Liberi dagli errori, dai pregiudizi, dagli spaventi, dalle influenze malefiche. Invano si combattono battaglie umane in nome della libertà e per la conquista della libertà; questo bene prezioso rimane retaggio di pochi, cioè di coloro che hanno conquistata la verità.

La vera libertà non è quella che è offerta dal mondo, dalle formule di pace, dalle conquiste belliche. Ci può essere democrazia, benessere, tolleranza di pensiero e di parola eppure vivere nella forma più cruda di schiavitù. Neanche quella libertà che frequentemente reclamano e rivendicano i cristiani, nell’esercizio della loro attività ministeriale, è vera libertà.

Si possono godere i più ampi riconoscimenti umani, si possono espletare le più multiformi attività sociali e pubbliche senza essere liberi, veramente liberi. Quanti legami, quante limitazioni esistono infatti nella vita di coloro che non hanno conosciuta la verità!

La libertà cristiana consegue il possesso della verità ed essa è veramente libertà. Il credente si sente libero in una cella di prigione e vive la libertà anche di fronte ad un pericolo di morte. Libero dal timore, libero dall’errore, libero dalle influenze, si sente fuori dalle circostanze del mondo e della vita, ma dentro alla vera libertà dei figliuoli di Dio.

Paolo, Stefano, Pietro… ecco uomini veramente liberi, anche in prigione, anche nel pericolo, anche di fronte alla morte liberi; liberi di proclamare forte il messaggio dell’Evangelo; liberi per vivere secondo la direttiva della propria coscienza illuminata da Dio; liberi dalle pene che vengono dai sentimenti ispirati dalla pusillanimità. Tre cose di grande importanza : professione vera, verità assoluta, libertà cristiana; queste tre cose si trovano sul sentiero dell’ubbidienza sincera e costante.

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