LA TERZA GENERAZIONE
...poi sorse dopo loro un’altra generazione… (Giudici 2:10)
Il nemico più pericoloso del risveglio è il "tempo" o forse si deve dire che l’arma più potente usata dall’inferno contro il risveglio è l’accumularsi degli anni. Da molti è stato detto che un movimento di rinnovamento spirituale perde il suo moto propulsore entro l’arco di cinquanta o sessanta anni.
Insomma un "risveglio" tende a trasformarsi in "denominazione" al sorgere della terza generazione, cioè quando diventano attivi i nipoti dei pionieri. Generalmente questa infausta conclusione discensionale di una parabola che ha conosciuto un potente tracciato ascensionale è conseguenza del fatto che coloro che "vengono dopo" credono di possedere i beni posseduti dai padri e lasciati loro in eredità senza che ci sia la necessità di riconquistarli personalmente.
Un grande statista E. D. Roosevelt ha scritto:
"Se la democrazia deve sopravvivere, essa deve rinascere nel cuore di ogni generazione che sorge...
La medesima affermazione può essere fatta in relazione al risveglio spirituale perché, come ha detto un noto ministro pentecostale, "Dio non ha nipoti".
O si nasce veramente da Dio ed allora si è figli di Dio (Giovanni 1:13) o si discende semplicemente da coloro che hanno realizzata un’esperienza spirituale; ma questo non rende nipoti di Dio perché Dio ha soltanto figliuoli.
La terza generazione, nel corso dei secoli, ha quasi sempre seppellito il risveglio; le poche eccezioni sono state quelle di quei risvegli, che hanno avuta una resurrezione, prima della triste cerimonia dell’inumazione.
Qualcuno ha illustrato questo triste "ricorso storico" con una immagine biblica molto brillante, quella di Abramo e della sua discendenza.
Abramo: raffigura la prima generazione di un risveglio; riceve una chiamata da Dio, risponde con fede alla vocazione suscitata da Dio. Pellegrino di Dio, calca il sentiero che è stato preparato per lui e vive una vita di comunione, d’intimità, di amicizia con Dio e alla fine lega il suo nome a quello di un popolo che guarderà a lui come al capostipite ideale.
Isacco: La seconda generazione, nato in risposta ad una preghiera, espressa nel desiderio, e a compimento di una promessa divina; offerto per fede a Dio e costituito erede dei beni di Dio. E’ ancora l’uomo che teme Dio, che adora Dio, che cerca Dio..., ma già sembra sbiadire le caratteristiche di fede eroica e di sottomissione incondizionata che ha vedute in suo padre.
Esaù e Giacobbe: terza generazione. Il primo appare come l’uomo che sprezza la propria primogenitura e la vende per un volgarissimo piatto di minestra. Giacobbe: rimane il vero discendente perché ha "comprata" la primogenitura ed ha usurpata la "benedizione".
Ha una conoscenza di Dio, uno spavento di Dio, una fiducia in Dio; ma questa "conoscenza" è intellettuale, questo timore non gli impedisce di fare il male, questa fiducia non gli vieta d’ingannare e di essere disonesto.
E’ proprio il classico membro di chiesa che ritiene di "essere a posto" perché fa parte della famiglia di Dio e non si accorge che tutti i suoi sentimenti e le sue azioni disonorano Dio, Giacobbe nella storia biblica sta per giungere alla fine tragica dei suoi giorni quando, finalmente, nel buio di una notte di crisi, incontra veramente Dio: si umilia, confessa il suo nome espressione della sua personalità, accetta il risveglio. Con "Giacobbe" finisce un periodo, con "Israele" ne incomincia un altro ed il patriarca diventa il pioniere, la prima generazione, di un nuovo risveglio, nato da quello che stava per morire.
L'illustrazione tipologica è realisticamente espressiva, ma pensiamo che la Bibbia ci sia ancora più precisa con un chiarissimo esempio storico che troviamo descritto dal libro dei Giudici; ecco la sintesi, contenuta nel verso 10 del capitolo 2:
"poi, sorse dopo loro un’altra generazione, la quale non aveva conosciuto il Signore, nè le opere che Egli aveva fatte inverso Israele…"
I versetti ed i capitoli seguenti si soffermano ad illustrare il periodo buio dei Giudici: la crisi, le sconfitte, le infedeltà, insomma il tramonto di un risveglio che aveva conosciuto vittorie, conquiste e benedizioni.
Questo scorcio della storia del popolo d’Israele non rappresenta soltanto un’esemplificazione figurativa (1 Corinzi 10:11) per la chiesa una parola ammonitrice, ma vuole essere anche la soluzione di un problema; vuole spiegare nella sua causa quel triste fenomeno, ricorrente in ogni movimento di risveglio.
Notiamo alcune parole del verso citato:
"non aveva conosciuto il Signore… ne le opere che egli aveva fatte"
La parabola discendente o il fenomeno degenerativo hanno inizio dalla "non conoscenza" cioè dall’ignoranza, ma non dalla mancanza di conoscenza di principi teorici, ma dalla "non conoscenza" delle realtà spirituali. I giovani israeliti della terza generazione conoscevano la legge, conoscevano il cerimoniale liturgico, conoscevano la teologia, ma non conoscevano il Signore e le opere del Signore.
Formalmente assomigliavano ai padri, ma sostanzialmente erano diversi da loro, perché i padri conoscevano Dio e le opere di Dio, cioè avevano avuto una vita spirituale vivificata da esperienze autentiche, mentre loro, figliuoli di quei credenti, avevano soltanto il bagaglio di cognizioni intellettuali.
Questa pagina di storia c’illumina e c’impedisce quindi di attribuire il fenomeno ad una legge indipendente dalla nostra volontà che, fatalmente, determina il ripetersi della crisi, appunto perché ci spiega, con chiarezza, quali sono gli elementi che concorrono per provocarla: "non avevano conosciuto" "non avevano esperimentato,
.". La Bibbia infatti c’insegna e l’esperienza ci conferma che Dio si fa conoscere da tutti coloro che lo "vogliono" conoscere e che le opere di Dio possono essere vedute da tutti coloro che "vogliono" vederle.Ignoranza quindi vuol dire mancanza di una decisione, mancanza di una scelta, mancanza di una volontà? La terza generazione rinuncia al fuoco del risveglio perché rifiuta il sentiero dell’esperienza; rifiuta il sentiero dell’esperienza perché questo impone una scelta, una decisione e poi l’espressione concreta ed impegnativa della volontà.
Sembra quasi un diritto per queste giovani reclute riposare sulle fatiche dei padri, godere il frutto della loro fede, dei loro eroismi, del loro ministero. Le battaglie sostenute in preghiera sono state vinte, gli sforzi evangelistici sono stati coronati dal successo, la fermezza nelle persecuzioni ha avuto il suo trionfo, ormai queste conquiste appartengono alla chiesa; perché lottare ancora?
Questa concezione errata ha il suo triste fondamento nel fatto che anche per la salvezza individuale e per la realizzazione di tutte le promesse divine i giovani della ‘‘terza generazione" smarriscono il senso della realtà, cioè non avvertono il bisogno di una profonda esperienza personale. Si credono "salvati" perché nati in una famiglia cristiana e perché sono stati educati in un ambiente cristiano; pensano di possedere il risveglio perché incorporati in un popolo che ha conosciuto il risveglio.
L’incontro con Dio, la confessione del proprio peccato, la visione di Cristo, l’esercizio della fede, l’accettazione del dono divino, il perdono, la rigenerazione, il battesimo nello Spirito, i doni carismatici, la presenza di Cristo,.. e cento altre realtà spirituali, cessano di essere realtà, oggetto di esperienza, e diventano formule religiose, enunciati teologici, articoli di fede,
Tutto è attuato e vissuto con metodi nuovi, ma questi metodi sbrigativi, superficiali, senza impegno e senza responsabilità non rappresentano davvero il "pagamento di un prezzo". Possono forse essere considerati "moneta falsa", ma nelle vie dello Spirito la frode si ritorce a danno di colui che la consuma e perciò a moneta falsa, fa riscontro religione falsa. La religione vera è quella pura (Giacomo 1:27), cioè quella che fa conservare puri dal mondo, la religione falsa invece è quella che ha in se stessa tutte le contaminazioni del mondo.
Quando la chiesa accetta la religiosità di una generazione sprovvista delle esperienze autentiche dello Spirito, cade inesorabilmente nella condizione che un servo di Dio definì con queste parole:
che la chiesa riesca ad attirare gli uomini, se nello stesso tempo non li trasforma, cioè ammettendo che riesca ad unirli alla fratellanza, senza assimilarli alla sua vita cristiana, essa non farà altro che indebolire se stessa col suo aumento e diminuirsi con la sua crescita."— "Ammettendo
Come prima inesorabile conseguenza appare la mondanità nella chiesa, e non si può neanche dire che il "mondo entra nella chiesa", perché in realtà nasce dentro la chiesa, sul terreno, mai redento, di una schiera di giovani che appartiene al mondo. Non lasciamoci illudere dal fatto che questa generazione sta "nella" chiesa, perché se prima non è uscita dal mondo, può soltanto vivere nel mondo dentro la chiesa.
Abbiamo già parlato a lungo di questo argomento, ma siamo costretti a ritornarci:
—Un risveglio nasce dalla separazione dal mondo e muore nella confusione del mondo.
Quando la chiesa assomiglia a tutte le altre chiese denominazionali ed i cristiani non sono più individuabili nel mondo, diciamo pure "nel mondo religioso", possiamo concludere che la chiesa non ha più il risveglio ed i cristiani non sono più cristiani completi.
Questa chiesa "addormentata" continuerà ad avere, forse per molto tempo, una rappresentanza, probabilmente sparuta, di credenti ferventi e incontaminati (Apocalisse 3:4), ma questi saranno biasimati e giudicati bigotti, perché purtroppo saranno il nuovo clima, o il nuovo genere di vita ad essere decisamente definiti "cristiani". Il trionfo della terza generazione diventa il trionfo di un'idea e non si parlerà affatto del "mondo che è entrato o che è nato nella chiesa", ma si dirà che, finalmente, sono stati superati sciocchi convenzionalismi e sono stati eliminati tutti i pregiudizi creati da un puritanesimo ignorante.
Il mondo trova il suo posto nella chiesa nel nome di una evoluzione religiosa e la generazione dei giovani rivendica a se stessa il conseguimento di un progresso ecclesiastico Il "progresso" in realtà è rappresentato da quel compromesso che riesce a conciliare il cielo alla terra e ad introdurre gli elementi del "presente secolo" nella vita di coloro che sono stati chiamati ad avere lo sguardo fisso, non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono. Quali sono questi elementi? L’argomento è vasto:
-
Abbiamo già parlato di figurini, di moda, di belletti, di spettacoli, ebbene possiamo ripetere che questi e cento altri sono gli elementi. Tutte queste cose riescono a trovare il loro posto di onore nel seno della chiesa, quando suona l’ora dell’infausto trionfo.Non è più difficile vedere nella chiesa, quando il risveglio comincia ad assopirsi, spettacoli di emulazione, disciplinati non dal "timore di Dio" o dal "desiderio di piacere a Dio", ma soltanto dall’estrosità o magari dalle risorse economiche dei contendenti,
Per spiegarci più chiaramente possiamo ripetere le parole che Finney scrisse per illustrare questa situazione:
—
"Basta che una cristiana ricca vada alla Casa di Dio vestita all’ultima moda, perché a tutte le fedeli venga la smania di imitarla, fin dove possono e sarà un miracolo se non contrarranno dei debiti per emularla...L’aspetto più tragico di questo fenomeno di sviamento è costituito dal fatto che viene accettato come un elemento di progresso; viene quasi considerato il risultato felice di una laboriosa trattativa diplomatica che mirava appunto a sanare la rottura ed il conflitto fra la chiesa ed il mondo.
La chiesa non vuole più essere in guerra, anzi desidera e cerca l’amicizia del mondo ed il plauso del mondo ed è naturale quindi che per prima cosa si "mette al passo" con i costumi e la mentalità del "presente secolo", Certamente continuerà a dire che è contro il peccato e che respinge il male; ma che male c’è (la frase che ritorna più insistentemente nelle crisi) nel godere quelle cose innocenti che rendono piacevole la vita?
Perché togliere ai giovani il mondo della canzone o quello dello spettacolo? Perché privarli delle soddisfazioni della moda? Perché proibire a tutti, ma specialmente alle cristiane giovani o meno giovani di servirsi delle offerte generose del mondo dei cosmetici, quando queste aiutano a risolvere ricorrenti problemi di estetica?
Perché ignorare le esigenze del sesso ed ostacolare quelle forme di sentimentalismo e di espansività che tingono di rosa la vita? Perché voler coartare la libertà e ostacolare amicizie sociali che anche se profane, possono arricchire la cultura e proporre esperienze preziose?
Perché negare la possibilità di scendere sul terreno agonistico delle competizioni umane: politiche, sportive, sociali, e conquistare quelle vittorie e quei risultati che danno tanta soddisfazione alla nostra esigenza di conquista?
Perché voler controllare gli istinti quando questi rappresentano la più spontanea, la più sana forma di equilibrio nella vita?
Abbiamo ricordato soltanto alcuni di quegli interrogativi (che sono anche risposte) che vengono lanciati, violentemente lanciati, contro le più timide osservazioni che possono essere espresse nei confronti di un "metodo di vita contrastante con quello esistente precedentemente". Ma se percorriamo a ritroso le pagine della storia e risaliamo alle origini dei tanti movimenti di risveglio, incontriamo un numero anche maggiore d’interrogativi che sono poi gli stessi che compaiono nella vita che molte denominazioni vivono oggi, in opposizione a quella austera e pura vissuta inizialmente dai pionieri che hanno esperimentato il fuoco del risveglio.
Non vogliamo però lasciare l’impressione che vediamo il tramonto di un risveglio soltanto nelle scollature procaci o nelle gonne corte; queste sono soltanto alcune fra quelle cose che testimoniano della condizione di una chiesa, ma in realtà quando i nuovi membri della comunità dichiarano di essere "entrati" a far parte del popolo di Dio, e dimostrano di non essere mai "usciti" dal paese d’Egitto, non possono che portare appresso, nella loro vita, tutte le vanità e tutte le contaminazioni del mondo, Non ci saranno necessariamente forme grossolane d’immoralità, ma questo fatto non modifica e non migliora lo stato spirituale della chiesa, che può essere addormentata e carnale anche se osserva una propria legge morale.
Nicodemo era un uomo religioso e retto, ma aveva bisogno di "nascere di nuovo"; Saulo da Tarso era pio, zelante ed irreprensibile, ma aveva bisogno di convertirsi. Anche una chiesa può avere membri socialmente irreprensibili ed essere spiritualmente morta; ed è proprio morta quando il mondo impera nel cuore dei suoi membri.
Se passiamo ad analizzare più profondamente il triste fenomeno, per individuare altri elementi della mondanità troviamo che al di sotto della moda e delle frivolezze ci sono:
— il desiderio e la ricerca del plauso umano, il rifiuto dello scandalo della croce, l’acquisto di una nuova cultura teologica, l’attuazione di un ministero più moderno e più brillante. Questi diversi particolari di una complessa realtà o questi effetti di una sola causa, possono essere chiamati senza mezzi termini "elementi del mondo" e possono purtroppo essere considerati "palate di terra" gettate sopra la bara di un risveglio inumato.Tutti i risvegli nascono perseguitati e muoiono applauditi, ma l’applauso non viene spontaneo, quasi ad esprimere il pentimento dei persecutori; viene desiderato, viene cercato.., viene pagato. Il prezzo è sempre un prezzo d’infedeltà a Dio.
"perché chi vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio"
(Giacomo 4:4).
Il mondo è sempre disposto ad applaudire; ad applaudire lo sport e la politica, la scienza e la religione; ad applaudire ogni cosa, ma a condizione che siano cose del mondo. Quando
la religione riceve l’applauso è segno che è diventata del mondo, non esistono più limiti invalicabili o segui distintivi indelebili: la religione ha pagato il suo prezzo al mondo.Non è poi tanto difficile trasformare la religione in uno "spettacolo" interessante o in una componente sociale da incastrarsi nel mosaico di quel genere di vita che non è rifiutato da nessuno e che può essere facilmente applaudito da tutti. Basta fare del culto una manifestazione di arte, del messaggio un’esibizione d’oratoria, della missione un mezzo di proselitismo o uno strumento di politica, dell’assistenza un’istituzione sociale, della santificazione una regola di esistenzialismo umanista, della dottrina una cultura filosofica.
E’ un catalogo nel quale mancano le esperienze spirituali; la rigenerazione, la presenza e la guida dello Spirito, la potenza divina, la consacrazione incondizionata, la fede, la speranza, ma al quale non mancano e non mancheranno mai gli applausi. Quando il risveglio non è più risveglio, trova il suo posto nel consesso delle denominazioni che, non soltanto lo accolgono, ma sono pronte a trattarlo con degnazione, "quasi alla pari"; dovrà soltanto compiere un breve noviziato per essere poi definitivamente assorbito dall’ambiente religioso.
Ma perché, viene da domandarsi, un popolo libero vende la propria libertà a prezzo "degli agli e delle cipolle di Egitto?" Perché, insomma queste giovanissime generazioni sacrificano la "redenzione" cristiana all’amicizia e al plauso del mondo?
La prima risposta è la più ovvia:
- Perché non hanno mai sofferta la conquista della libertà, come invece la hanno sofferta i loro ascendenti; i padri con la "nuova nascita" sono nati liberi, in un paese di schiavitù, mentre i discendenti sono nati schiavi, e tali sono rimasti, in una chiesa libera. Il mondo li ha mantenuti stretti fra le sue spire e piuttosto che compiere l’atto decisivo per accettare la liberazione essi hanno trovato più semplice e più comodo attirare la chiesa nell’ambito della propria vita cioè trascinarla nel mondo. Hanno fatto della religione un giuoco ed hanno saputo sostituire la croce di Cristo con una croce nuova,A questo punto ci stiamo trovando a dare una seconda risposta, e cioè a dire che il connubio col mondo rappresenta anche un mezzo per "liberarsi" della croce; quindi hanno rinunciato alla libertà per non abbracciare e portare la croce di Cristo; preferiscono avere una croce distintivo d’onore piuttosto che una croce segno d’obbrobrio,
Scriveva giustamente un servo di Dio:
—
Come si può vedere Colui che fu crocifisso ed ucciso, quando i Suoi seguaci sono bene accolti e lodati? Eppure predicano la croce e proclamano con forza la loro professione di fede. Esistono due croci? Forse Paolo quando parlava della croce si riferiva ad una di queste e loro si riferiscono all’altra? Ho paura che sia proprio così, che ci siano due tipi di croce: la vecchia croce e quella nuova.Lo stesso autore precisa:
-
Valori che Cristo ha dichiarato falsi sono riportati in onore e vengono reclamizzati come 1’essenza della vita cristiana: si cerca l’approvazione di uomini stimati dal mondo, si sfrutta in maniera vergognosa il nome di qualche celebrità che si converte. Insomma si fa di tutto per non essere sconosciuti..., si glorificano gli uomini per aumentare il prestigio della chiesa e così la gloria del Principe della vita è fatta dipendere dalla fama fugace dell’uomo che morirà.
Il "mondo", la "croce"; due realtà che cambiano fisionomia e rapporto da una generazione all’altra; nel risveglio il mondo è un campo nemico che bisogna espugnare per Cristo, la croce è il vituperio di Cristo, ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto; nel mondo non bisogna cadere prigionieri, la croce deve essere tenuta saldamente ed alta come un vessillo di fede. Nel risveglio la chiesa è crocifissa al mondo ed il mondo è crocifisso alla chiesa; ogni credente ripete sempre con decisione quello che il grande Atanasio gridò davanti al giudice, che per intimorirlo gli aveva detto che "tutto il mondo era contro di lui":
-
Ed Atanasio sta contro il mondo! rispose il santo.
Per la terza generazione il mondo è un alleato,un campo piacevole e desiderabile e la croce è, come ha detto W. Tozer, "Un ornamento sul petto di un cristianesimo carnale e sicuro di se stesso,.." Il mondo e la croce si conciliano e mentre la nuova croce abbellisce il mondo con lo splendore del suo metallo ed il fulgore delle gemme che vi sono incastonate, il mondo esalta la croce per gli ideali teorici che enuncia o per le manifestazioni liturgiche o sociali che promuove.
Non c’è più il credente piegato sotto il peso del patibolo o nascosto dietro l’ombra della croce o inchiodato sopra il legno obbrobrioso, ma al suo posto compare il religioso che impugna la croce come uno scettro o si fregia della croce come distintivo di un ordine, di un titolo nobiliare. Per questa ragione, come hanno fatto osservare due scrittori cristiani:
—
"Si cerca di dare al culto e alla vita spirituale anche un ambiente lussuoso"—
"Anche nella vita religiosa trionfano i concetti di esaltazione della personalità umana e si danno e si ricevono titoli gerarchici, non carismatici, che conferiscono dignità in opposizione alle linee tracciate dal Nuovo Testamento".
La trasformazione è radicale ed anche se non sempre è ugualmente rapida, giunge ad essere alla fine, tanto radicale quanto quella che inizialmente ha fatto di una chiesa addormentata una chiesa risvegliata. Il fenomeno si manifesta in maniera opposta e rappresenta, come abbiamo detto altrove, la linea discendente della parabola; iniziata dal "fondo della valle" ha raggiunto il suo occaso in una nuova Pentecoste e poi in un declino, più o meno rapido, ha condotto una chiesa risvegliata verso la condizione di chiesa addormentata.
Trasformati i concetti, trasformate le posizioni, sostituite le realtà spirituali con quelle umane, tutto viene adattato alla nuova condizione o, si può anche dire, la nuova condizione viene determinata da questa complessa opera di adattamento.
Cambia la teologia, cambia il ministero, cambia la morale, cambia tutto; questo non vuol dire necessariamente che avvenga un’apertura verso l’eresia o una rivoluzione degenerativa nei confronti del servizio o dell’etica, benché anche queste cose possano avvenire. Più comunemente il cambiamento si verifica con il trasferimento di queste realtà da un livello spirituale e quindi divino, ad un livello umano o carnale.
La chiesa del risveglio non è mai promotrice di intellettualismo e non ama impegnarsi in quella cultura religiosa che genera fatalmente dispute e controversie; non è, e non può essere, maestra di teoria speculativa perché è essenzialmente la chiesa dell’esperienza. Le verità che ha accettato sono le stesse verità che proclama e queste verità rappresentano la realizzazione del regno di Dio; forse nel presentarle e nell’esporle è priva di eleganza ed il linguaggio che usa può essere qualche volta arcaico e qualche volta puerile, ma non per questo le affermazioni sono meno efficaci; esse non perdono affatto la potenza che è insita in tutte le verità che vengono proclamate da coloro che le hanno esperimentate in maniera diretta.
Quando il risveglio viene coperto di cenere l’esperienza viene surrogata dalla teoria, ed intorno alla teoria si concentrano le attenzioni della chiesa. A questo punto la teologia diventa cultura speculativa e, inevitabilmente, polemica; il linguaggio si evolve, i concetti si sottilizzano e tutto sembra evaporarsi in astrazioni che vogliono interessare la mente, ma che non hanno capacità di parlare al cuore.
I padri sapevano quello che avevano ricevuto, testimoniavano delle opere gloriose che Dio aveva fatto per la loro vita, annunziavano il messaggio ed il consiglio di Dio con sconcertante precisione; i giovanissimi sanno piuttosto impegnarsi nelle eleganti polemiche intorno ai grandi, e sempre controversi, temi della teologia. Anche questo mutamento rappresenta un sintomo del male già diagnosticato: un risveglio che si concilia con il mondo, deve, per forza, passare dal monologo al dialogo; non può più proclamare un messaggio, deve accettare una conversazione e nella conversazione deve saper essere all’altezza della situazione.
Ecco spiegato il mistero di tanti risvegli spirituali che sono nati e si sono sviluppati su un piano di purissima semplicità, senza seminari o facoltà teologiche, senza predicatori diplomati, senza oratori diplomati, addirittura senza articoli di fede, e che nell’arco di alcuni decenni si sono trasformati in potenti organizzazioni denominazionali con una loro scuola, una loro teologia, una loro tecnica ministeriale. La semplicità e l’estemporaneità, elementi validissimi nel calore della Pentecoste, non sono stati più accettati dalle generazioni successive che li hanno non integrati, ma sostituiti con componenti della vita religiosa richiesti da una chiesa conciliata col mondo.
Il risveglio infatti anche quando è esploso nei seno di quelle denominazioni che avevano un corpo ministeriale, una teologia, un’organizzazione, ha sparso la luce ed il calore della verità proclamata con la forza dell’ esperienza, cioè ha sempre anteposto la potenza dello Spirito al tecnicismo religioso o ecclesiale, Attenzione! Non è vero, come qualcuno ha insinuato con malignità, che molte volte questi "fuochi sacri" sono stati alimentati dall’ignoranza o dalla superbia di coloro che hanno addirittura strumentalizzato l’ignoranza. Se nel risveglio la cultura teologica è stata soltanto quella che è scaturita dalla "rivelazione" e dalla "esperienza" è stato, non in conseguenza di un pregiudizio umano nei confronti del "sapere", ma quale effetto spontaneo di un’azione dello Spirito. Se studiamo con serenità le biografie di Valdo, di Bunyan, di Fox, di Moody; se, meglio ancora, approfondiamo le esperienze di Pietro, di Filippo, di Giovanni, noi constatiamo che questi uomini semplici, chiamati da Dio, non dal mezzo di un organico ministeriale, hanno posseduto una sola teologia quella che faceva loro annunziare:
"le cose che avevano vedute, udite, contemplate e toccate con mano...
Ecco perché quando Dio chiama Paolo, o più tardi Finney, nel risveglio o all’esperienza della conversione avviene anche un atto di ripudio:
- le cose che nel passato erano motivo di soddisfazione e di vanto, diventano spazzatura per amor di Cristo.I giovanissimi cercano di capovolgere i termini per far tornare ad essere "guadagno" quelle medesime cose che altri hanno cercato di "perdere" per guadagnare una vita spirituale autentica. Nella denominazione ci saranno abili predicatori, una liturgia ben definita, un ministero elegante e brillante anche se, purtroppo, le cose che saranno annunziate e predicate sono e rimarranno realtà sconosciute ai nipoti dei pionieri.
Il lato più sconvolgente di questa nuova teologia sarà sempre quello "morale" perché la terza generazione scopre immancabilmente, che gli ascendenti sono stati dominati da sciocchi pregiudizi che hanno condizionato la loro vita. Il bigottismo, le esagerazioni, gli inutili sacrifici... vengono spazzate via dalle nuove concezioni etiche,frutto di più "larghe vedute". Qualcuno ha avvertito:
—"Guarda bene se le tue larghe vedute di oggi non siano piuttosto un segno della elasticità della tua coscienza".
L’avvertimento però non produce nessun risultato e coloro che hanno firmato la riconciliazione col mondo trovano naturale spogliare il cristianesimo di tutti quegli aspetti mortificanti che erano tanto suggestivi per i padri. Abbiamo
già detto che la frase più popolare nei giorni della crisi è: "che male c’è" e dobbiamo soltanto aggiungere che questa frase rappresenta perfettamente uno stato interiore esistente nella chiesa e nel credente. E’ uno stato d’insensibilità che denuncia l’assenza del desiderio di piacere a Dio e la presenza invece del desiderio di godere i piaceri del mondo e della carne.Quanto detto ribadisce esplicitamente la verità ricordata con insistenza in questo volume:
— Il fuoco divino purifica, illumina e potenzia e quindi quando il risveglio viene soffocato la purificazione viene resa impossibile dallo stato che si determina interiormente nel credente. Quando il calore di Dio fa scorrere la vita nell’anima, è piacevole e desiderabile vivere per il cielo, piacere a Dio, soltanto a Dio, ma quando il calore non c’è più e la vita non fluisce impetuosamente, quando cioè esiste soltanto un arido schema religioso, non è più possibile desiderare il cielo, desiderare piacere soltanto a Dio.Le cose "gettate via" dai padri, le cose inutili o dannose, vengono cercate e trovate, perché il mondo stesso agevola il pernicioso recupero, e tutte queste cose trovano una loro collocazione nella nuova morale cristiana, che finisce per essere molto somigliante alla morale della società, anzi sotto certi aspetti finisce per diventare inferiore a questa. Dobbiamo infatti convenire con un autore cristiano che:
.....
l’uomo religioso impara meglio a mascherare le sue menzogne. suoi peccati sono raffinati e meno grossolani di quanto lo fossero prima di diventare religioso.., egli può essere peggiore agli occhi di Dio di quanto lo fosse prima perché Dio odia l’artificio e 1’ipocrisia"
Anche l’azione, in fondo, è un mezzo di comunione con Dio; quando l’anima è sensibile si serve di ogni utile elemento per curare il rapporto concreto che la lega alla
presenza divina ed indubbiamente operare le cose grate a Dio rappresenta uno di questi elementi. Quando la "presenza di Dio" la "comunione con Dio" non sono più esperienze, ma soltanto concetti, anche il bisogno di esprimere i sentimenti attraverso l’azione, tramonta perché non possono essere curati od alimentati rapporti, dove veri rapporti non ci sono.
E’ triste concludere in questo modo, ma bisogna proprio ammettere che il tramonto di un risveglio è proprio il tramonto di una vera comunione con Dio; i giovani della terza generazione parlano di Dio, hanno dei concetti intorno a Dio, ma quando purtroppo diventano gli autori del doloroso processo di trasformazione che spegna la Pentecoste, non possono vedere, contemplare e toccare la Sua reale presenza.
Non avevano conosciuto il Signore... non avevano vedute le sue opere..." Ecco spiegato un avvenimento storico dell’antichità alla luce delle esperienze religiose che si sono ripetute nel corso dei secoli; non è Dio che serra le Sue dispense, non è Dio che cessa di operare, non è Dio che si nasconde per non farsi conoscere, ma sono sempre gli uomini, che dopo un periodo d’impegno, di vero impegno spirituale, si rilasciano e si abbandonano a quel colpevole stato d’inerzia che è, ad un tempo, indifferenza, superbia, carnalità. No, il risveglio non si spegne da solo; viene spento proprio da coloro che oltre a non assumersi la responsabilità di alimentarlo fedelmente, concorrono con molteplici elementi negativi a soffocare anche le ultime risorse e le ultime riserve di vitalità.
Prima di chiudere questo capitolo vogliamo però fare una sincera ed onesta precisazione: - Se nelle pagine precedenti è stata espressa una severa requisitoria nei confronti della "terza generazione", la generazione dei giovanissimi considerata quella degli "affossatori" di ogni risveglio, crediamo che sia giunto ora il momento di sciogliere una riserva o pagare un debito, per eliminare ogni possibile equivoco.
Indubbiamente gli "esecutori diretti" di quell’operazione, che abbiamo definita metaforicamente, di inumazione sono stati sempre questi epigoni che hanno ricevuto ed interpretato il messaggio trasmesso dagli avi in maniera errata, ma non possiamo passare sotto oblio il fatto che questa loro "rivoluzione involutiva" è stata sempre o quasi sempre favorita dall’ambiente. In altre parole si può ricordare che generalmente questi giovani sono cresciuti e si sono formati nel seno di una "seconda generazione" che pur avendo realizzate le stesse realtà spirituali ed avendo fatte le medesime esperienze dei pionieri, non hanno però saputo viverle e manifestarle con altrettanta profondità e chiarezza.
Rebecca che favorisce le trame di Giacobbe; Isacco che predilige Esaù quel suo profano figliuolo, amante della caccia, o addirittura che chiede un pranzo a base di selvaggina per poter avere l’ispirazione necessaria per esprimere la sua benedizione.., sembrano essere un’immagine capace ad illustrare un triste "ricorso storico": quello rappresentato dalla "seconda generazione" che, come abbiamo detto al principio, sbiadisce e riproduce sbiadite le caratteristiche del risveglio.
Non per formulare attenuanti, ma per esprimere un parere imparziale dobbiamo quindi concludere che una parte delle responsabilità della crisi deve quasi sempre essere, purtroppo, attribuita a coloro che hanno lasciato mancare ai giovanissimi la testimonianza esemplare di esperienze vissute e di realtà valorizzate, in maniera costante.
Parlare di un "incontro con Cristo" della "reale presenza di Dio" di un’opera di rigenerazione realizzata nella propria vita, del "battesimo nello Spirito", può addirittura risultare controproducente quando queste realtà non sono manifeste nella testimonianza vivente di coloro che asseriscono di averle esperimentate. Le esperienze che si vedono perché confinate nel passato o negli strati meno accessibili della personalità, suscitano dubbio e diffidenza e provocano quindi quella reazione che porta fatalmente all’instaurazione di un sistema nuovo: quello del quale abbiamo ampiamente scritto nelle pagine precedenti.
Questo modesto scritto non vuol essere soltanto di analisi, ma anche e sopratutto di monito, vuole quindi, a questo punto, richiamare tutti, giovani e non giovani, al senso delle proprie responsabilità, ricordando appunto che "nessuno vive a se stesso..." perché tutti viviamo in funzione del "corpo" e tutti quindi abbiamo precisi impegni, oltre che verso noi stessi, verso gli altri, particolarmente verso coloro che dipendono dal nostro messaggio, dalla nostra testimonianza, dal nostro esempio.
E’ impossibile non "essere" un esempio perché fino a tanto che siamo visibili e parliamo, e questo avviene qualche volta anche dopo la morte, siamo guardati ed esercitiamo un’influenza e quindi dobbiamo avere una sola, costante preoccupazione: "essere un buon esempio", esercitare una sana influenza.
L’esortazione è valida per tutti perché tutti, a qualsiasi generazione appartengano, possono esercitare quella libertà personale capace oltre che di liberarli da situazioni collettive, anche da renderli strumenti di benedizione e di risveglio per se stesso e per gli altri.
La seconda generazione si può risvegliare, la terza generazione si può risvegliare, la decima generazione si può risvegliare, ogni generazione si può risvegliare: Tu ti puoi risvegliare.