di Roberto Bracco

 

INDICE

INTRODUZIONE

CAP. 1  -  CHE COS'E' UN RISVEGLIO

CAP. 2  -  L'ALIMENTO DEL RISVEGLIO

CAP. 3  -  LA TERZA GENERAZIONE

CAP. 4  -  RISVEGLIO ARTIFICIALE


INTRODUZIONE

 

L’argomento di questo libro non è nuovo ne per chi scrive, ne certamente per chi legge; la letteratura cristiana è ricca di testi che in forma esplicita, oppure di riflesso, hanno affrontato questo appassionante soggetto, ma pensiamo di non essere superflui fra tante pagine, certamente autorevoli, eppure sempre troppo scarse rispetto all’importanza del problema.

Non abbiamo la presunzione di voler dire cosa nuova; ci basta "rinnovare" il ricordo di affermazioni espresse nel passato e facciamo questo con la speranza che coloro che le hanno già udite, ma forse dimenticate, possano ritrovare la benedizione di un consiglio, di un’esortazione.

Una precisazione s’impone per eliminare malintesi od equivoci: il "risveglio" del quale scriviamo non è quello che alcuni individuano nella con versione in massa di individui areligiosi, viziosi o comunque raggiunti "fuori" delle chiese, ma quello esperimentato nel seno delle assemblee "addormentate" e che, ovviamente, può avere, ed ha quasi sempre come effetto susseguente un successo missionario o evangelistico.

Nei paesi di religione e di cultura evangelica non è possibile fare questa differenza con la stessa sottigliezza che si fa nella nostra nazione, perché, generalmente, anche le folle religiose o che hanno assunto una posizione ostile alle chiese, posseggono un passato di formazione biblica e quindi possono essere considerate sempre come il "figliuol prodigo" che torna in se stesso per ricordare una "casa lontana" un "Padre amoroso" una "benedizione già goduta".

Da questa diversità di esperienze, deriva una diversità di linguaggio che abbiamo voluto ricordare anticipatamente per dare una più precisa definizione all’argomento trattato.

Vogliamo anche chiarire che ogni riferimento ad organizzazioni è soltanto causale e quindi le pagine che seguono non devono essere considerate mai un’analisi e tanto meno una critica, dei tanti movimenti religiosi. Il loro assestamento, la loro attuale fisionomia, la loro esperienza o la loro testimonianza possono forse essere anche ricordati, ma esclusivamente in riferimento al soggetto trattato in queste pagine che non vuole essere una "sentenza"per le denominazioni cristiane, grandi o piccole, ma soltanto una considerazione sul "risveglio.

Ogni credente (e quindi ogni chiesa) "sta ritto o cade al proprio Signore" sia lungi da noi l’audacia di giudicare e condannare, ma ci sia consentito però di esprimere liberamente il nostro pensiero intorno a quel meraviglioso fenomeno spirituale che è il risveglio.

Per concludere vogliamo ricordare che noi non siamo "scrittori" nel senso austero che si da a questo termine e perciò ci siamo permessi di scrivere le pagine che seguono di getto, in pochi giorni; non abbiamo avuto eccessive preoccupazioni di forma perché abbiamo voluto soltanto offrire la sostanza cioè partecipare il frutto di modeste considerazioni. Vogliamo ugualmente umiliare questa debole ed imperfetta fatica a Dio con la preghiera che ne faccia un mezzo di benedizione per i Suoi figliuoli, specialmente per quelli che non avvertono il bisogno di un risveglio.

 

 

CHE COS’E’ UN RISVEGLIO?

 

"Risvegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti... (Efesi 5:14)


La risposta più spontanea che viene data a questa domanda è: - Una evidente e viva manifestazione della presenza e della potenza di Dio. Indubbiamente un risveglio è un "pruno ardente" che brucia per la virtù dello Spirito Santo e manifesta luminosamente la potenza divina, ma bisogna anche dire che prima di questo fenomeno miracoloso, (visibile a tutti) il risveglio ha avuto un posto nella coscienza di un popolo, ed anche in questo caso ci parla della potenza del cielo.

Forse è nato in un credente o in pochi, ma ha trovato un terreno di espansione in tutti coloro che si sono aperti ad una comunione spirituale che ha permesso lo sviluppo del risveglio. Se dobbiamo dare un nome a questa prima fase dell’esperienza spirituale, possiamo senza esitazione chiamarla: "decisione".

"Una decisione" è un risveglio che viene alla luce o, se preferiamo, un risveglio nasce da una decisione. Naturalmente ci riferiamo ad una decisione chiaramente e precisamente definita, cioè alla decisione di "levarsi" di "uscire" da uno stato di sonnolenza spirituale e d’indifferenza. Il credente che compie questa decisione dimostra di essere stato raggiunto e posto in crisi dal messaggio di Dio; forse da quello udito, forse da quello letto e meditato o forse da quello espresso direttamente dallo Spirito nella sua coscienza, anche attraverso una circostanza; si dice, per esempio, che Pietro Valdo, promotore di quel glorioso risveglio che prese il suo nome, fece la sua risoluta decisione di "risorgere", per essere inondato dalla luce di Cristo, dopo essersi trovato presente alla morte di un caro amico, colto da improvviso malore. L’avvenimento fu per lui il messaggio di Dio che pose in crisi la sua coscienza.

Il messaggio ha generato il risveglio nel generare la decisione, quando questa, naturalmente, suscita la ricerca sincera.

La potenza, la gloria, i miracoli che seguono la ricerca rappresentano lo "sviluppo" del risveglio, ma il risveglio stesso è già presente nella ricerca, nella decisione, nella crisi interiore.

Dove non c’è ricerca vuol dire che non c’è stata decisione e dove non c’è stata decisione non c’è stato e non c’è risveglio. Colui che dorme, giace in una condizione di morte spirituale anche se, formalmente, o piuttosto apparentemente conduce una vita religiosa; si può essere membri di una comunità cristiana e non essere realmente viventi, cioè svegli.

Possiamo aggiungere che si può anche essere predicatori, missionari, dottori; si può essere difensori della "sana" dottrina, moralisti severi, eppure aver bisogno di un risveglio che faccia uscire dall’ombra della morte. Prendiamo come esempio il risveglio che ha infiammato le stazioni missionarie presbiteriane della Corea alcuni decenni fa; le decisioni che hanno dato fuoco al combustibile di Dio e che hanno fatto scoppiare il sublime incendio, sono state inizialmente tutte di "operai" cristiani, cioè di ministri.

Uomini, donne che avevano dietro le spalle, oltre che una severa ed accurata preparazione teologica, una lunga esperienza di servizio; ministri che si ritenevano perfettamente qualificati per il compito nel quale erano impegnati, predicatori instancabili nel comunicare, a loro giudizio, "tutto" il consiglio di Dio, furono posti profondamente in crisi dal messaggio di due donne, inviate dallo Spirito Santo, ad annunziare non cose nuove, ma verità antiche, esposte con semplicità, onestà e potenza.

Così scriveva più tardi uno di questi missionari:

"Essendo noi presbiteriani convinti e sicuri della nostra dottrina, ascoltavamo con considerevole diffidenza, per lo meno io, perché il fatto che i messaggeri fossero delle donne mi infastidiva. Noi tutti avevamo ricevuto un completo insegnamento teologico e mi chiedevo quale verità fosse stata mai rivelata a queste visitatrici e fosse stata nascosta alla chiesa per tanti anni".

Nonostante questa attitudine ostile, questo onesto testimone non rimase fuori dal risveglio ed infatti così descrive gli avvenimenti di quei giorni:

Dopo pochi giorni eravamo così convinti dei nostri peccati e così oppressi da essi che le lagrime scorrevano sulle nostre guance. Personalmente perdetti 1’appetito e, nonostante che in passato mi fossi interessato del soggetto del digiuno, in quell’occasione digiunai semplicemente perché non avevo voglia di mangiare oltre a ciò non potevo dormire e passai la notte con la mia Bibbia e col mio Dio.

Il missionario si addentra a descrivere l’esperienza fino alla decisione, fino al risveglio e poi conclude:

"... un totale di circa cento vite di missionari furono trasformate per la grazia di Dio ed essendo stati benedetti noi, era inevitabile che il risveglio si propagasse ai Coreani. Essi ci avevano visto piangere; avevano visto i pasti ritornare indietro intatti, avevano osservato le luci accese nelle nostre stanze tutta la notte e si erano chiesti che cosa stava avvenendo. Dopo essere stati benedetti rispondemmo alle loro perplessità testimoniando della nostra esperienza ed anche essi piansero, si ravvidero e furono benedetti come noi...

La testimonianza citata affronta ed esaurisce l’argomento perché con parole semplici e rapide descrive il risveglio dalla crisi, fino a quella benedizione che è visitazione, potenza, gloria; ma se indugiamo nell’esame del fenomeno spirituale dobbiamo osservare che prima dell’esplosione pentecostale appare,nella ricerca stessa, uno stato di ansia cioè di trepidante aspettativa.

Possiamo riconoscere in questo vivo e profondo senso di "attesa" quella sete spirituale che è "indispensabile" per accostarsi a Cristo e bere e dissetarsi in Lui soltanto. Finney, il grande predicatore americano che ha legato il suo nome ad un potente ministero, usato da Dio per il risveglio di molte chiese, descrive in questo modo, nella storia della sua vita, l’ansia avvertita nel profondo del cuore:

Non lascerò questo luogo quand’anche tutti gli uomini del mondo e tutti i demoni dell’inferno si radunassero qui per guardarmi! E che? Un peccatore degradato come sono io dovrebbe vergognarsi di essere sorpreso da un altro peccatore, mentre implora in ginocchio la misericordia del suo Dio... un versetto delle scritture mi balenò alla mente:

- "Voi mi cercherete e mi troverete, quando mi avrete ricercato con tutto il vostro cuore" — (Geremia 29:13)

Mi impadronii subito di queste parole. .

Le parole di Finney sembrano essere la descrizione precisa e particolareggiata della manifestazione iniziale di ogni risveglio; piccoli o grandi gruppi di credenti, nelle chiese o nelle scuole; in sale occasionali o in case d’abitazioni, sono sempre passati da una "decisione" ad una "ricerca" e nella ricerca hanno raggiunto uno stato di vera ansia spirituale. Riunioni di preghiera ininterrotte per giorni e settimane; lagrime, sospiri, gridi, fuori e lontani da ogni schema liturgico, anzi addirittura in opposizione con questi, i credenti hanno soltanto dimostrato di volere, assolutamente e pienamente, le benedizioni di Dio.

Abbiamo letto testimonianze di risvegli verificatisi in epoche diverse e in diverse località e sempre abbiamo incontrata la descrizione di questo stato di attesa trepidante. Riunioni di preghiera di giovani studenti; riunioni di attesa di credenti di tutte le età e di tutte le condizioni, caratterizzate sempre e in modo evidente da un desiderio delle benedizioni divine, così vivo, così caldo, da far dimenticare l’inesorabile scorrere del tempo ed anche da far perdere ogni nozione di quelle regole convenzionali seguite per conservare il prestigio della propria personalità. Non sarebbe difficile raccogliere e citare molte di queste testimonianze, ma vogliamo ricordarne soltanto una che può essere presa come esempio. Anche questa è ricordata da Finney nella sua autobiografia e si riferisce ad un caso che viene descritto isolatamente, ma che fa parte di un risveglio collettivo di una comunità addormentata; così scriveva il grande evangelista in riferimento ad

"…una giovane donna, alta e bella, dal portamento pieno di fierezza e dall’andatura elegante...

Dopo la predicazione, quando le coscienze poste in crisi formulavano le più sincere decisioni, la giovane donna:

Senza alcun pensiero per la propria dignità, si alzò impetuosamente e corse a gettarsi davanti al pulpito, in atteggiamento disperato. Essa singhiozzava e piangeva dirottamente. Si poteva dire che la giovane aveva dimenticata la presenza dell’intera assemblea e si sentiva sola ed assetata davanti a Dio.

E’ proprio vero quello che scriveva anni addietro un servo di Dio:

Lo spettacolo di un risveglio è, inizialmente, uno spettacolo di profonda infelicità.

La ricerca e la trepidazione dell’attesa fioriscono fra le lagrime, i gemiti, i sospiri.

Ma il risveglio può veramente essere assomigliato al

"sentiero del giusto che è come l’alba che risplende sempre di più finché non sia giorno chiaro. (Proverbi 4:18).

E’ un fenomeno spirituale progressivo, travolgente, che nasce nel cuore, ma poi scaturisce come un fiume di acqua viva; che incomincia con una crisi, un’ansia, ma si sviluppa con un raggio di luce celeste ed una più abbondante visitazione divina.

"Levati tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo t’inonderà di luce... " (Efesi 5:14).

Queste parole della Scrittura possono essere applicate non soltanto alla conversione del peccatore, ma anche al risveglio del credente. In fondo i due fenomeni sono paralleli, e sostanzialmente si assomigliano, perché tanto l'inconvertito, quanto l’indifferente escono da uno stato di letargo per levarsi davanti a Dio e ricevere la benedizione della Sua luce.

Questo accostamento infatti si è presentato spontaneo in ogni risveglio e moltissimi, fra quelli che si sono infiammati al calore del fuoco dello Spirito, hanno testimoniato che prima di esperimentare lo splendore del raggio divino, si sono sentiti, nella loro crisi, nella loro ricerca e nella loro ansia, miserabili peccatori, bisognosi ed assetati di Dio. Così si esprimeva, in un suo scritto, uno di questi testimoni fedeli:

"…vidi una terribile contaminazione di peccato nella mia vita… a questo punto mi fermai con la mente sul passo dell’epistola ai Romani:

Perché avendo conosciuto Dio non però lo hanno glorificato, ne ringraziato come Dio... (Rom. 1:21).

Fu come se mi fossero cadute delle scaglie dagli occhi e vidi che questa condizione era la mia....

Lo scrittore di questa testimonianza era non soltanto un cristiano, ma anche un predicatore, ed aveva, nel passato, dato sermoni e tenuti studi biblici su questo passo della Scrittura facendone, naturalmente, un’applicazione alla condizione del mondo pagano in particolare e del mondo separato da Dio in generale. Nel giorno del risveglio invece fu costretto a confessare che queste dure parole erano rivolte proprio a lui che aveva nome di vivere, (Apocalisse 3:1) ma stava dormendo, nel suo formalismo religioso, il sonno della morte (Salmo 13:3).

Le lingue di fuoco della Pentecoste, la luce risplendente presso Damasco, il terremoto nell’alto solaio di Gerusalemme, assomigliano al risveglio di Cesarea, di Samaria, di Efeso e rappresentano quel raggio celeste, quella visitazione divina che non mancano mai dove si trovano credenti che si sono levati in piedi, che sono risorti dai morti. Il cielo si abbassa o la terra si eleva, ma quel che è certo che cielo e terra s’incontrano in un rapporto di comunione non immaginaria.

I termini che molti hanno usato per descrivere questa fase del risveglio, sono approssimativi per difetto, cioè non possono descrivere in maniera perfetta e in modo completo l’esperienza del credente e della chiesa.

Ecco, per esempio, una testimonianza relativa ad un risveglio nell’Ohio (U.S.A.) verificatosi intorno al 1880:

- Tutti i presenti si fecero avanti per ricevere il battesimo dello Spirito Santo...; uomini e donne
cadevano a terra e giacevano immobili per molto tempo, e dopo essere stati in quella posizione,
si rialzavano con impeto, con le loro facce risplendenti, inondati di luce,
e glorificavano il Signore...

Intorno alla stessa epoca, in varie città degli Stati Uniti il risveglio ebbe manifestazioni analoghe e in alcune città la potenza divina giunse, così scriveva un testimone:

"come vento che ondeggiava sulla città, da una strada all’altra... "

Le epoche e i luoghi non modificano le caratteristiche del fenomeno; quando il raggio divino giunge per illuminare e quando la potenza scende dal cielo, la "comunione" diventa una realtà sensibile. La storia del cristianesimo ha raccolto e conserva un numero così rilevante di testimonianze che è impossibile, non soltanto esporle, ma anche semplicemente farne una scelta per offrirne un saggio; abbiamo voluto fornire un esempio e quindi ci limitiamo a darne un altro, per dimostrare, come detto, che le epoche ed i luoghi non esercitano nessuna influenza sulla manifestazione gloriosa della potenza divina,

I quacqueri, nel 1600 in Inghilterra, nelle loro riunioni di adorazione e di attesa esperimentavano la visitazione divina con una manifestazione di potenza soprannaturale, che oltre all’estrinsecarsi in forme carismatiche, estasi, profezie, rivelazioni, li faceva sovente cadere a terra in uno stato di eccitazione e di tremito.

I poveri dell’Umbria nel 1200 in Italia, realizzavano frequentemente le identiche visitazioni; un’antica tradizione storica riferisce che durante una riunione di comunione cristiana, ove erano presenti, eccezionalmente, uomini e donne (di regola le riunioni venivano tenute con la separazione dei due sessi) la gloria celeste avvolse l’intera assemblea e tutti furono rapiti da una luce che produsse uno stato di estasi collettiva. Ebbene, il cronista dell’epoca riferisce che a grande distanza apparve, agli occhi ignari degli osservatori, un bagliore così luminoso e prolungato da dare la convinzione a tutti che era scoppiato un incendio.

Le due testimonianze poste in parallelo vogliono essere soltanto un esempio che serva a confermare quanto precedentemente esposto e cioè che una ricerca ansiosa fa sempre progredire il risveglio verso una gloriosa e sensibile visitazione celeste

Possiamo servirci di uno dei due esempi per ricordare che una ulteriore fase del risveglio è costituita dalla potenza carismatica che scaturisce sempre dalla visitazione celeste. Le estasi, le profezie, le rivelazioni nel risveglio dei quacqueri, si ritrovano puntualmente in ogni risveglio; quando lo Spirito trova di nuovo lo spazio per muoversi, per agire in piena libertà, tutti i doni, tutte le operazioni, tutti i ministeri tornano nel seno del popolo di Dio.

Giustamente è stato scritto di questo fenomeno carismatico:

un esercito di uomini semplici, culturalmente impreparati, è stato lanciato, dalla potenza dello Spirito Santo in prima linea: testimonianze, predicazioni, opere di fede, doni spirituali, hanno accompagnato l’avanzata di questi prodi a dimostrazione che quest’opera aveva i segni inconfondibili della soprannaturalità.

Il risveglio non fa altro che riportare il cristianesimo alle sue origini, alla sua fonte, di conseguenza il credente e la chiesa vengono condotti a quelle medesime esperienze che in Gerusalemme, a Corinto, a Roma, per riferirci a quelle località maggiormente rappresentative, hanno manifestata la gloria del ministero dello Spirito.

Pietro, i primi apostoli, che dalla Pentecoste in poi hanno esercitato con autorità e potenza un ministero di insegnamento, di guida, manifestato autorità, potenza, fede, sapienza, discernimento, hanno chiaramente attinto ogni potere dallo Spirito Santo, che era presente e regnava nella loro vita. I credenti di Corinto, provenienti dal mondo ellenico, e quelli di Roma, provenienti dal mondo latino, e gli uni e gli altri strappati dall’oscurantismo del paganesimo, non potevano certo contare sulla loro cultura classica o religiosa per interpretare ed attuare il cristianesimo nella vita, nel culto, nel servizio. Ma la potenza dello Spirito Santo, che attraverso fragili strumenti umani suscita la predicazione, la profezia, la glossolalia, l’insegnamento e tutti, tutti i doni ed i ministeri, riesce a fare di un popolo impreparato un faro luminoso per manifestare Dio fra le tenebre del mondo e del peccato.

Nel risveglio, la chiesa, tutta la chiesa, ritorna a disposizione dello Spirito per essere usata nel servizio di Dio; i doni vengono comunicati a tutti e lo Spirito conduce al lavoro quelli che erano stati per tanto tempo scioperati.

Campbell Morgan, ministro pentecostale che fu però spettatore e partecipe del precedente risveglio del Galles, ricorda alcuni particolari di quella meravigliosa visitazione verificatasi nel 1904:

"C’erano gli organi, ma tacevano; c’erano i ministri, ma erano in mezzo al popolo, giubilando e profetizzando con gli altri, tutti predicavano, non c’era ordine, eppure il risveglio si muoveva... la congregazione cantava inno, dopo inno senza innari… 

Ed O. J. Smith scrivendo più tardi dello stesso risveglio ricorda:

.... tutto era spontaneo, ispirato da Dio: dai primi momenti della riunione fino a quando in chiesa non c’era più alcuno 

Risveglio e vita carismatica non rappresentano due fenomeni distinti e indipendenti; nel risveglio c’è la vita carismatica e dove non c’è la vita carismatica non c’è il risveglio. L’argomento è stato sempre oggetto di polemiche, ed anche nella nostra generazione sono numerosissimi quei "fondamentalisti" che predicano un cristianesimo spogliato di tutti i suoi attributi di soprannaturalità. Le esperienze recenti e meno recenti ci hanno chiaramente dimostrato che soltanto quando le coscienze vengono illuminate dalla luce del risveglio, sono pronte ad accettare l’opera dello Spirito, anche fuori e sopra a tutti gli schemi e a tutti i tradizionalismi.

Forse, a questo punto un esempio può rappresentare tutti quelli, e sono molti, che potrebbero essere citati per illustrare l’argomento. Quando nel 1907, nella città di Kassel in Germania, ebbe inizio quel risveglio pentecostale che doveva poi propagarsi in tutta quella grande nazione, l’Associazione Cristiana Tedesca (Associazione ovviamente fondamentalista) pubblicò una dichiarazione che nei suoi primi punti si esprimeva in questi termini:

1) Noi crediamo che Dio può dare i doni menzionati nella Bibbia, anche ai nostri giorni. Ma il popolo deve essere preparato per riceverli.

2) Noi dichiariamo che il Movimento sorto in Kassel, e in altri posti, in cui molti che sono riconosciuti credenti, hanno ricevuto il dono di parlare in lingue e di profetizzare, non procede dallo Spirito Santo.

Sembra quasi di ricordare le parole di Marta che dopo aver dichiarato:

"… io so che anche adesso tutto quello che chiederai a Dio, Egli te lo darà.

e subito dopo aggiunge interpretando la promessa della resurrezione come una realtà del futuro:

"Io so che risusciterà nella resurrezione dell’ultimo giorno".

Aveva affermato "anche adesso", ma in realtà non credeva all’attuazione immediata della parola del Maestro. La nostra incredulità c’impedisce divedere chiaramente, di comprendere perfettamente, di giudicare rettamente.

La vita carismatica, nel culto come nel servizio individuale, mette in movimento tutti coloro che sono stati risvegliati e generalmente, infatti, il propagarsi di un risveglio è determinato dallo zelo e dal fervore dei credenti che con franchezza recano la loro testimonianza ovunque Dio prepara un’opportunità o dove addirittura prepara un credente in attesa. Non dobbiamo pensare che la conversione di Cornelio o quella del Barone di Candace rappresentino episodi unici, per quanto riguarda l’aspetto miracoloso del metodo evangelistico; scegliamo, fra le tante testimonianze di un risveglio, due che si riferiscono a questo argomento:

Un mio amico che era stato sempre negato alle testimonianze, mi disse che, mentre un giorno stava nel suo ufficio, era sorta in lui la grande convinzione di dover andare a testimoniare con un uomo, con cui era stato in rapporti d’affari per molti anni, Egli aveva subito posata la sua penna, lasciato l’ufficio ed era andato a trovare quell’uomo e gli aveva detto:

"Che ne pensate di questo risveglio? Qual’è la condizione della vostra anima?"

L’uomo lo aveva guardato e poi aveva risposto:

"La notte scorsa fui obbligato a scendere dal letto e darmi a Gesù, ed ora ero ansiosamente in attesa di qualcuno che venisse a parlarmi.

Ecco un uomo trasformato in evangelista con mezzi soprannaturali.

Eccola seconda testimonianza, eloquente quanto la prima:

…in una delle miniere dalla valle un minatore trovò, con sua grande sorpresa un sorvegliante che lo attendeva e che al suo arrivo gli disse: "Jim sono due ore che sto qui ad aspettarvi".
Davvero signore? Che desiderate?
"Desidero essere salvato, Jim; e desidero realizzarlo subito, in questo stesso luogo". 
E li, nella miniera, quel sorvegliante, guidato dal minatore, entrò nel Regno di Dio. Appena alzatosi disse: - Jim, per favore, dite a tutti i minatori e a tutti quelli che incontrate che mi sono convertito.

Confessione immediata!

Queste due testimonianze sono ricordate da un periodico americano e si riferiscono a quel risveglio del Galles del quale abbiamo già citato alcuni particolari.

La vita carismatica nel risveglio è essenzialmente il trasferimento del culto e del servizio dal piano naturale a quello soprannaturale; lo Spirito assume il controllo della chiesa per guidarla e per usarla. Tutti i credenti acquistano capacità mai possedute nel passato e tutti partecipano ad un susseguirsi di esperienze spirituali, spesso impreviste ed imprevedibili.

I sogni e le visioni, annunciate da Gioele (Gioele 2:28) non mancano mai in un risveglio spirituale, ma se scorriamo le pagine della storia ci accorgiamo che non mancano: guarigioni miracolose, liberazioni, profezie, estasi, rapimenti nello spirito, glossolalia, interpretazioni, segni sensibili e visibili della presenza di Dio. Se vogliamo parlare di qualche cosa di più pratico, di più accessibile alla nostra intelligenza, possiamo ricordare che nel risveglio non mancano mai predicatori, dottori, evangelisti suscitati e qualificati dallo Spirito Santo; uomini che forse non avevano mai predicato, né pensato di predicare e che improvvisamente vengono trasformati in potenti araldi del Vangelo.

Fox era un calzolaio, Moody era un commesso, Finney era un notaio, Valdo era un commerciante, ma questi, ed altre centinaia, furono rivestiti da tali capacità oratorie che ci è permesso fare un confronto soltanto con il pescatore di Galilea, che predicò il potente messaggio nel giorno della Pentecoste (Atti 2:14). Non tutti vengono usati dallo Spirito come predicatori, ma, gloria a Dio, nella chiesa e nel mondo il risveglio ha i suoi benefici effetti nell’esercizio del ministero della gloria che è appunto un ministero carismatico. (2° Corinzi 3:18.)

Il servizio soprannaturale s’intreccia, ne1 risveglio, con il più caldo esercizio della carità; il battesimo nello Spirito è, infatti, anche un battesimo d’amore, perché "... l’amore di Dio è sparso nei cuori per lo Spirito Santo...

Qualcuno ha detto che quando nel seno di una comunità cessano i rancori, le contese, le maldicenze, il risveglio si avvicina. Ci sembra un pò difficile stabilire una cronologia nella meccanica del risveglio, ma con tutta certezza possiamo dire che nel fuoco del risveglio tutte queste opere della carne vengono bruciate come vennero bruciati i libri di magia nel falò di Efeso (Atti 19:19). La potenza divina può sempre far crollare le mura di Gerico e quando questa potenza si manifesta viene sconfitto il nemico che aveva edificato l’odio o l’indifferenza in mezzo al popolo di Dio.

In una visitazione celeste si placano i rancori, si compongono le divergenze, si chiede e si concede il perdono; si aprono e si stringono le braccia per trovarsi sulle spalle gli uni degli altri a confondere le lagrime del pentimento e della consolazione. La torre di Babele viene demolita dagli stessi operai che si erano tanto tenacemente adoperati per edificarla e tutti i figli di Dio ritrovano quel medesimo linguaggio del cielo che rende impossibili le incomprensioni e gli equivoci.

I primi discepoli del Maestro furono riconosciuti nel mondo e dal mondo per "l’amore intenso che si portavano reciprocamente". Quando sopraggiunse la prima crisi spirituale e da questa le prime feroci dispute teologiche, il mondo disse dei cristiani: "guardate questi cristiani come si amano! ", ma questa frase aveva allora soltanto sapore di scherno e di beffa, mentre prima era stata una sincera testimonianza del mondo pagano.

L’amore è al centro del fuoco del risveglio, amore verso Dio, amore per il prossimo, amore per i fratelli. Soltanto quando abbiamo questo amore sappiamo che siamo stati trasportati dalla morte alla vita cioè che siamo stati risvegliati.

Con l’amore non soltanto s’inceneriscono le calunnie, le maldicenze, le insinuazioni, ma si sviluppano la tolleranza, la comprensione, la misericordia. Tutto cambia nei rapporti con Dio e con gli uomini e tutto diventa luminoso e caldo in virtù, non di un’arida regolamentazione o di una morale imposta, ma di un bisogno prepotente di verità e di carità.

E’ stato detto molte volte che il fuoco del risveglio suscita anche la generosità sul piano economico; è logico che sia così perché il vero amore sente il bisogno di esprimersi in forme concrete e tutti sappiamo che una delle più immediate di queste forme è proprio quella del "dare". Per questo motivo tutti i movimenti, infiammati dal fuoco dello Spirito, hanno affrontato e risolto anche i più difficili problemi finanziari prima ancora di costituire casse, amministrazioni o comitati e prima ancora quindi di creare fondi e riserve.

"Quando io vi ho mandato, avete avuto mancanza di qualche cosa?" Le parole del Maestro sembrano una domanda posta ad ogni servitore di Dio che si muove e lavora nel clima del risveglio. I ministri, inviati dallo Spirito Santo, hanno sempre potuto esercitare il loro servizio di fede, perché Dio ha sempre provveduto alle esigenze dei suoi servitori, guidando le manifestazioni di amore di un popolo infiammato dallo Spirito. Come ai giorni di Paolo c’erano fedeli pronti ad inviare il loro "frutto di carità" dalla Macedonia in Italia o da Corinto in Gerusalemme (Filippesi 4:20 - 2° Corinzi 8:4) così in tutti i risvegli ci sono stati analoghi esempi di splendida comunione, che ha trasformato in provvidenza divina la liberalità dei fedeli a beneficio anche di servitori impegnati in campi missionari molto lontani o addirittura ignorati.

Prendiamo a caso un testo di storia e scorriamo le pagine che testimoniano del "risveglio pentecostale" iniziato al principio del secolo.., possiamo leggere che dagli Stati Uniti, diversi missionari: G. Lombardi, P. Ottolini, L. Francescon, L. Menna... e molti altri, lasciarono le loro famiglie per raggiungere l’Italia, l’Argentina, il Brasile ove si sentivano chiamati a predicare la "Buona Novella" o come dissero in seguito il "Pieno Vangelo".

Nessuno fu inviato da un comitato e a nessuno fu assicurata una regolare sovvenzione, eppure tutti lasciarono lavoro, casa, famiglia per raggiungere campi missionari spesso ostili e sempre lontani dalla loro patria di adozione. Le testimonianze rese in seguito da questi servi dei Signore, (ormai tutti nella gloria), rappresentano un esplicito riconoscimento della fedeltà di Dio e dell’amore cristiano di tutti i Suoi figliuoli. Non vogliamo nascondere che non mancarono momentanee difficoltà per i missionari o per le loro famiglie, ma anche se la fede di tutti fu messa alla prova, la fedeltà di Dio e l’amore dei cristiani furono gli indiscutibili elementi di vittoria per ogni missione.

L'amore palpitante che arde nel risveglio copre, non soltanto il campo del servizio, ma anche quello dell’assistenza. E’ stato detto da alcuni, per esempio, che il risveglio quacquero è sorto più come fenomeno sociale che non come movimento religioso e questo giudizio è partito dalla considerazione che gli "amici" di Fox hanno dimostrato uno zelo assistenziale che li ha contraddistinti e in Inghilterra e in America.

Non vogliamo negare che i quacqueri nel loro messaggio abbiano posto l’accento sulla "illuminazione interiore" e subito appresso sulla "carità fattiva", mentre altri movimenti di risveglio hanno posto enfasi ad altri aspetti del messaggio cristiano: la "rinuncia e la povertà", la "santità" la "nuova nascita" il "battesimo dello Spirito Santo".,. non vogliamo negare questa realtà, ripetiamo, ma non possiamo neanche dimenticare che indipendentemente dall’elemento centrale del messaggio di ogni movimento di risveglio, le caratteristiche fondamentali sono comuni a tutti. Come i quacqueri così i valdesi, i metodisti, gli anabattisti, i fratelli, i pentecostali hanno vissuto il loro clima di calore nella realizzazione e nell’esercizio di una carità fattiva.

Ricorriamo ancora una volta ad una pagina di storia per avere una conferma di questa innegabile verità; dal "diario" di J. Wesley possiamo leggere:

- "1785, Martedì 4 gennaio. Durante questa stagione normalmente distribuiamo carbone e pane fra i poveri della "Società", ma pensai che nelle attuali circostanze avevano tanto bisogno di vestiario quanto di alimenti, Di modo che in questo giorno, come nei quattro giorni successivi, ho girato la città e sollecitato duecento sterline, per vestire coloro che ne avevano più bisogno. Senza dubbio fu un lavoro duro, dato che la maggior parte delle strade era piena di neve in disgelo… 

Quando Wesley scriveva, nel suo diario personale, queste cose, aveva la venerabile età di 81 anni, ed un fisico provato da malattie, sofferenze, sacrifici e fatiche, eppure con la più genuina spontaneità viveva il risveglio in tutte le sue molteplici e multiformi manifestazioni. No! non soltanto i quacqueri o i salutisti si sono prodigati in un’attività assistenziale che ha avuto il segno inconfondibile della carità cristiana, ma l’amore non è stato mai assente da un popolo risvegliato che ha trovato nella perfetta unità, e di conseguenza anche nella reciproca assistenza, una delle sue alte ragioni di vita ed una meravigliosa opportunità di servizio.

Il "risveglio", abbiamo già detto, è il cristianesimo autentico, portato fuori dai formalismi e dalle ipocrisie; dalle tradizioni umane o dagli aridi schemi ecclesiastici. Nel risveglio la teoria si trasforma in azione, la cultura teologica in sapienza, la vuota vita religiosa in esperienza viva, palpitante e perciò tutti, tutti gli elementi del cristianesimo affluiscono e si manifestano nel credente e nella comunità che forse li avevano già posseduti, ma che ormai li avevano seppelliti sotto la coltre di una infedeltà o di una indifferenza che si erano accumulate nel tempo.

Purtroppo non tutti e non sempre conservano la verità, oltre che nei suoi enunciati, anche nella sua essenza viva e dinamica e coloro che si abbandonano ad un tenore di vita di progressiva indifferenza, anche se sono stati cristiani autentici, diventano, come diceva Finney in uno dei suoi discorsi, "cristiani decaduti" cioè cristiani che hanno bisogno di un risveglio per "ritrovare" tutte le realtà, una volta possedute sostanzialmente, ma poi perdute nel corso di una vita religiosa formale, infedele, mondana.

Gli effetti del risveglio suscitano sorpresa anche nello stesso mondo religioso, dove quei vincoli di affetto concreto, quegli atti di generosità eroica, quelle opere di assistenza amorosa, che si manifestano nel movimento riscaldato ed illuminato dallo Spirito Santo, testimoniano di una "religiosità" che trascende quella esistente correntemente per identificarsi con quella corrispondente al modello biblico. (Giacomo 1:27) Perciò quando si parla e si scrive di un risveglio, non ci sono soltanto riferimenti alle conversioni, alla vita carismatica, alle manifestazioni di potenza, ma anche alle esplosioni di profondo e fattivo amore cristiano: un battesimo di Spirito è anche un battesimo di gloria, un battesimo di amore.

Il verso dell’epistola di Giacomo che abbiamo ricordato ci induce a parlare di un altro aspetto del risveglio: un bisogno prepotente di santità. In fondo anche in tutte le caratteristiche ricordate nelle pagine precedenti emerge la santità intesa come "separazione dal male per una completa disponibilità al bene". Ora però possiamo parlare, non della santità in alcuni aspetti particolari e quindi soltanto in senso lato, bensì della santità nella sua configurazione generale; santità che è opposizione ad ogni male ed azione costante e fedele nelle sfere del bene.

Il "cristiano decaduto" cioè il cristiano addormentato, è pieno di male ed opera in opposizione alla verità senza sentirne offesa nella sua coscienza insensibile. L’esortazione della Scrittura non può neanche scalfire quel macigno che è diventato la pietra tombale di un’antica esperienza religiosa; egli parla di "larghezza di vedute" o di "liberalismo spirituale", mentre dovrebbe parlare del tramonto del "timore di Dio" o della morte di ogni riserva di "scrupoli" e di "pudore".

Il cristiano "risvegliato" esperimenta una reazione che è propria del ravvedimento; egli volta risolutamente le spalle alla negligenza e all’infedeltà di ieri, per volgere il viso al vero, al bene, al giusto. La santità diventa una norma di vita tanto precisa, quanto piacevole, e fare la volontà di Dio, nel calore dello Spirito, è per i credenti un bisogno imperioso, un diletto spirituale.

L’eroismo dei santi non è mai sembrato eroismo ai santi che lo hanno manifestato; il fuoco che brucia nel cuore suscita una vera passione, un desiderio struggente per tutte quelle realtà morali e spirituali che mantengono ed alimentano la comunione con Dio, Dio è luce e soltanto coloro che camminano nella luce hanno comunione con Lui (I Giovanni 1:7); i credenti che vivono nella sensibilità dello Spirito conoscono ed esperimentano questo fenomeno e da esso vengono sospinti quotidianamente nel sentiero della santificazione.

Non c’è stato mai un risveglio privo di "confessioni"  umili, di "riparazioni" sincere, di "promesse" solenni; ebbene tutti questi "segni" rappresentano altrettante testimonianze di un ritorno alla santità. Il male tollerato o custodito gelosamente viene espulso con energia e, soprattutto, con il proposito di non accettarlo più. Se leggiamo i discorsi di Finney o le regole dei primi metodisti o le testimonianze delle nascenti comunità pentecostali, dobbiamo riconoscere che tutti sono legati da un medesimo principio: onorare Dio nell’osservanza fedele e rigorosa della sua Parola (Salmo 119:4).

Senza indulgenze il risveglio esprime una condanna oltre che per le immoralità grossolane, oltre che per tutte quelle forme di ipocrisia, di disonestà, di carnalità tanto comuni anche nel mondo religioso, anche per ogni sfumatura di mondanità, di vanità, di frivolezza, di indifferenza. Forse non sono mancate, nell’attuazione pratica, da un ambiente all’altro o da un’epoca ad un’altra, delle piccole differenze, ma queste sono rimaste insignificanti di fronte agli elementi che i risvegli hanno avuto in comune, nell’esercizio della santità.

Insistiamo nel ricordare che anche questa manifestazione è l’effetto spontaneo e diretto dello Spirito Santo e perciò non deve essere veduta come una dura ed ingrata regolamentazione che la chiesa s ‘impone. I credenti trovano il loro "diletto" (Salmo 37:4) nell’operare, nell’agire, nel contenersi secondo norme che altri possono anche giudicare opprimenti o addirittura martirizzanti; la fanciulla che rinuncia alla frivolezza della moda o il giovane che getta via la sigaretta, provano al pari di ogni credente che nella propria sfera si conduce in maniera sana e castigata, un piacere soave nel fare quello che fanno, per piacere a Dio. La loro azione, d’altronde, non deriva da un pesante sforzo della loro personalità naturale, ma semplicemente da quell’abbondanza di grazia che scende nei cuori dischiusi dal risveglio (Romani 5:20).

Parole come quelle che vogliamo ricordare qui di seguito, suonano di ridicolo bigottismo, fuori del risveglio, ma rappresentano invece il messaggio più naturale e più elementare in un cristianesimo vissuto nella potenza della grazia e nel calore dello Spirito Santo:

Perché non devi seguire la moda del mondo? Perché ciò è perfettamente in contrasto con lo spirito del Vangelo e perché seguendo la moda manifesti di avere a cuore le cose del mondo
.... seguendo la moda del mondo, i cristiani mostrano che in sostanza lo amano…

Che dicono i nastri e gli ornamenti che hai sul vestito a tutti quelli che t’incontrano? Essi danno 1’impressione che desideri apparire bella. Attenzione! Tanto vale che tu scriva sull’abito: "Non conosco il Signore".... E’ dunque meglio che i cristiani appaiono vestiti diversi dagli altri in modo da essere notati?

Certamente! I cristiani sono tenuti ad essere un popolo speciale, cioè un popolo essenzialmente differente dal resto dell’umanità… 

Queste parole di Finney erano adatte soltanto per il suo tempo? No! Le ritroviamo, almeno nel concetto sostanziale, sulle labbra o sotto la penna, dei servitori di Dio impegnati in un servizio pieno e fedele; leggiamo, per esempio, quello che scriveva oltre un secolo dopo, J. O. Savell:

Me se i ragazzi e le ragazze pentecostali di questa generazione devono sopravvivere e portare avanti la vera tradizione ed il vero spirito della Pentecoste, devono conoscere parte del fiume della vita che scaturisce dal trono di Dio... 
La chiesa deve stare nel mondo, ma il mondo non deve mai stare nella chiesa...

 

Abbiamo citato di proposito due scritti che difendono un aspetto particolare della santità "la separazione dal mondo", perché pensiamo che questo aspetto possa essere considerato il caso limite; se il risveglio induce i cristiani ad evadere anche dalle costrizioni della moda, vuoi dire che lo ispira e lo guida a vivere totalmente per onorare il nome di Dio, per piacere a Dio.

Anche la santità, nel clima gioioso di un cristianesimo caldo e luminoso, è un elemento di comunione con Dio e la comunione, nel risveglio, è così profonda, così reale, che può essere goduta attraverso cento dei suoi celestiali effetti. "Sentire" Dio, "ricevere" da Dio, poter "dare" a Dio, "parlare" con Dio, finisce per significare: giubilare con Dio, confidare in Dio, esperimentare tutta l’assistenza di Dio.

Una vita di gioia, s’intreccia ad una vita di fede e la contemplazione si lega ad un susseguirsi di esperienze spirituali che rendono concrete le parole di Paolo:

"Noi viviamo nei cieli, come nella nostra città" (Filippesi. 3:20).

Siamo inevitabilmente scivolati ad un’altra caratteristica del cristianesimo vivente e non vogliamo esimerci dall'indugiare brevemente ad illustrarla. E’ troppo bello parlare della "presenza" di Dio o della "comunione" con Dio, per cedere alle sollecitazioni del tempo e dello spazio e quindi fermiamoci a contemplare anche questa visione divina. Nel "risveglio" i credenti "vedono","odono", "contemplano" e "toccano" (1 Giovanni 1:1) le realtà celesti, e la loro relazione con Dio genera rapporti soavi e fecondi; nei problemi e nelle perplessità essi esperimentano la guida illuminata di Dio, nelle necessità e nelle malattie realizzano assistenza e potenza; nella debolezza o nelle delusioni odono la voce del Padre che incoraggia e che fortifica.

Non stiamo parlando in senso metaforico, ma in termini assolutamente reali: - Il risveglio rinnova la lacerazione della "cortina" ed offre a tutti i credenti la possibilità di accedere nel luogo santissimo della presenza di Dio. Vogliamo illustrare questa affermazione con tre laconiche testimonianze, raccolte in tre epoche diverse, ma sempre dalla storia dei risvegli della chiesa cristiana; la prima è la testimonianza di un eroico predicatore metodista: Nelson, imprigionato a Bradford, fu posto in una prigione immonda. Egli scrive nel suo diario: 

Puzzava come un porcile, ma il mio animo era così pieno dell’amore di Dio, che per me era come un Paradiso.

La mattina seguente sua moglie, rimasta sola con due figli e in attesa del terzo, si recò a confortare il marito e attraverso un foro, esistente nella porta della cella, gli parlò con calore; ecco in breve le preziose parole ricordate dal diario:

Non temere, la causa è quella di Dio ed è per questa causa che sei qui, Dio ti difenderà. Non ti preoccupare per me e per i nostri figli, perché Colui che nutre gli uccelli si ricorderà di noi...

Una fiducia così assoluta trova un posto nel cuore di coloro che realizzano la presenza di Dio e sanno che Egli è Padre in senso reale ed attuale. Spostiamoci dall’Inghilterra all’America e non soltanto alla distanza di migliaia di chilometri, ma anche a quella di circa cento anni; questa seconda testimonianza si riferisce al risveglio verificatosi in S. Louis, Missouri, nel 1890; citiamo soltanto la parte conclusiva della splendida descrizione di quel meraviglioso incendio pentecostale:

Parecchi ammalati furono portati alle riunioni e tutti ritornarono a casa guariti; i ciechi gridavano di gioia per la vista avuta, gli zoppi gettavano via le loro grucce, saltavano e gioivano. I sordi ed i muti gridavano di letizia, battevano le mani, mentre lagrime di gioia scorrevano sui loro visi.

Il cristianesimo apostolico non tramonta mai ed il tempo dei miracoli non muore; ogni risveglio porta di nuovo in vita la vera comunione con Dio, da questa scaturisce la fiducia in Dio e la fiducia in Dio produce i miracoli, che non sono altro che risposte celesti, ai desideri e alle richieste dei cristiani che credono in Dio.

La terza testimonianza ci fa compiere un altro spostamento di quaranta anni e di migliaia di chilometri, perché ci conduce al risveglio di Stavanger in Norvegia; possiamo leggere:

Nelle vicinanze del locale staziona— vano numerose automobili ed altri mezzi di trasporto, nei quali stavano ammalati ed invalidi di tutte le specie,., ed il Signore si degnò di guarire tutti quegli ammalati...

Questi rapidi spostamenti di luogo, di epoca, servono a dimostrare che la potenza di Dio agisce nello stesso modo, nel mezzo di tutti i popoli e di tutte le civiltà. Esiste una sola condizione: risvegliarsi! Nel risveglio c’è il cristianesimo, tutto il cristianesimo; non soltanto una vera giustificazione, una vera conversione, ma anche vera gioia, vera pace, vera comunione, vera potenza, vera fede, vera speranza, vera santità.

Queste entusiasmanti manifestazioni di potenza sono, nella vita della chiesa, direttamente collegate con la fiducia in Dio che nasce dalla vera comunione con Dio, I figli tornano al Padre e chiedono a Lui, con fede umile e sincera, aiuto in ogni necessità: distrette economiche, persecuzioni, malattie.

I "segni" promessi, i segni che sono una conferma della verità dell’Evangelo (Marco 16:20) sorgono sempre come stelle brillanti nel cielo del risveglio.

Il risveglio è meraviglioso, perché il cristianesimo è meraviglioso; la religione della santità è anche la religione della speranza, ma queste realtà brillano soltanto nel fuoco della Pentecoste. Nel risveglio i cristiani pensano al cielo, bramano il cielo, vivono per il cielo; la promessa ultima del Vangelo è veramente il traguardo luminoso di un popolo che ama proclamarsi sinceramente "un popolo di pellegrini.

Iddio è presente, Iddio risponde, ma tutti anelano al giorno che lacerato l’ultimo diaframma, la chiesa ascenderà a Cristo nella gloria e nella luce di una vita che sarà per tutti risveglio eterno.

Quando la chiesa è addormentata parla del cielo, ma con tono distaccato e privo di convinzione e in questo clima la "speranza" è soltanto espressione di retorica religiosa. I fedeli avvertono un solo desiderio: rimanere il più saldamente possibile avvinghiati alla terra e alla vita di quaggiù ed affrontare il più tardi possibile il terrorizzante giorno della morte; giorno di oscurità e di incertezza. I cristiani invece che percorrono il deserto ed elevano ad ogni tappa i salmi dei pellegrini, come un’offerta a Dio; i cristiani del risveglio, i cristiani veri, parlano del cielo come del luogo realmente desiderato; lo sanno descrivere perché lo contemplano ogni giorno in fede, Essi dimostrano sempre e dimostrano a tutti che attendono una città e l’attendono con un desiderio che è l’anelito struggente e soave della loro vita.

Anche su questo soggetto la storia è ricca di testimonianze suggestive che parlano addirittura di "estasi", di "rapimenti", di "visioni" che hanno anticipato a miriadi di santi la gloria dell’eternità e hanno alimentato quel sentimento che li ha fatti vivere con una viva e costante preghiera sulle labbra: -Vieni Signor Gesù! (Apocalisse 22:20)

Il Risveglio è quel cristianesimo che parla della pura, gloriosa, traboccante vita che Gesù Cristo ha recato dal cielo e che sempre largisce a coloro che la desiderano, la cercano e l’accettano. Vita eterna! Vita già vissuta nel tempo, nei limiti luminosi dell’esperienza spirituale, ma che trabocca oltre ogni limite e trasporta, a mezzo della fede e della speranza, nell’infinito, nella gloria.

Tutto questo è nel cristianesimo, e quando incontriamo un cristianesimo che non ha tutto questo possiamo concludere che ha bisogno di un risveglio.