L’ALIMENTO DEL RISVEGLIO
"Il Signore è stato con voi, mentre voi siete stati con Lui... "(2Cr. 15:2)
L ‘antica profezia di Azaria può essere presa come definizione di una "regola" che ha valore per tutte le epoche; il popolo di Dio esperimenta la luce e la gloria quando ospita la presenza di Dio, ma la presenza di Dio non può manifestarsi se il popolo non dimora con Dio. "Dimorate in me ed io dimorerò in voi" (Giovanni 15:4), dirà molti secoli dopo il Maestro divino; le parole di Gesù rappresentano il passaggio da una dispensazione ad un’altra, ed anche da un’esperienza spirituale ad un’esperienza spirituale più profonda, ma non modificano la regola, che rimane salda, inderogabile, come disciplina della vita spirituale.
L’alimento del risveglio è fornito dalla vera comunione con Dio, che ci piace definire: "stare e camminare con Dio". Volgere a Dio il pensiero, il desiderio, l’affetto; offrire a Dio le energie, il tempo, la vita; mettere Dio in cima ad ogni aspirazione, ogni programma, ogni interesse: questo è veramente stare con Dio.
Adorare Dio dal principio della giornata, rimanere in soave concentrazione, nelle ore che seguono, trascorrere periodi di intensa comunione con Lui, nella preghiera e nella lode; parlare di Dio in ogni conversazione, onorarLo in tutte le azioni della propria vita: questo è veramente stare con Dio.
Ascoltare la voce che Dio fa risuonare nel cuore per lo Spirito Santo, leggere e meditare con diletto la sua parola; cercare e riconoscere le opere di Dio per compierle al servizio del mondo e dei fratelli, rendere testimonianza fedele e costante al Suo Nome: questo è veramente stare con Dio.
Quando un cristiano cessa di "stare con Dio" si priva responsabilmente del nutrimento divino e provoca, fatalmente, la denutrizione della propria personalità spirituale.
Finney in uno dei suoi discorsi parla del "fuoco spento" e con espressioni vive, compie un’analisi che si conclude con la più tragica diagnosi: Un cristiano che spegne il risveglio è un cristiano decaduto ed un cristiano può essere considerato decaduto quando ha perdutala salute spirituale che viene mantenuta e comunicata soltanto dall’alimento di Dio. Leggiamo proprio le parole del fedele servo di Cristo:
Un cristiano decaduto è quello che, dopo aver fatto professione di pietà, si ritira a poco a poco e cade nell’indifferenza.
Quando un cristiano convertito ha perduto il suo primo amore, è un cristiano decaduto.
Se egli non prega più in segreto, se non mantiene la comunione giornaliera con Dio; se il suo zelo si è raffreddato e il suo cuore si è ristretto, è un cristiano decaduto.
Se tu non gusti più la Parola di Dio, se non hai piacere di leggerla, sei un cristiano decaduto.
Se le cose del mondo occupano la parte più grande dell’anima tua, se esse tengono il primo posto nelle tue preoccupazioni del domani, se esse assediano involontariamente i tuoi pensieri e alimentano le tue conversazioni, è segno che il tuo cuore si è raffreddato.
Il cristiano è in uno stato di decadenza quando le sue preghiere sono brevi e poco frequenti e quando ha perduto lo spirito di intercessione.
E’ anche un segno di raffreddamento l’astenersi dal frequentar la chiesa per ragioni frivole.
I cristiani decaduti sono le persone più infelici della terra. Essi sono i più colpevoli, hanno rotto un alleanza e ciò aumenta ancora la loro colpa.
Lasciarsi andare è violare un giuramento, agli occhi di Dio è come spergiurare.
Quello che Finney dice del singolo credente può essere detto di ogni movimento che, nato dal risveglio, non è stato capace di far rinascere il risveglio nelle generazioni successive.
Molti movimenti hanno lasciato morire il fuoco sacro sull’altare della loro esperienza, perché non hanno saputo "discernere" la presenza di Dio; si sono supinamente arresi ad una sostituzione, resa possibile dall’insensibilità spirituale. Nessuna denominazione è disposta ad ammettere di aver smarrita la presenza di Dio, ma proprio questa è la dimostrazione chiara che quelli che ieri erano "movimenti di risveglio" oggi sono semplicemente "organizzazioni religiose" che non riescono a riconoscere la differenza che separa il passato dal presente.
I padri, i pionieri esperimentavano sensibilmente la potenza divina nella loro vita e nelle loro riunioni; Dio era realmente con loro, potevano parlarci, potevano udirLo e potevano sopratutto realizzare gli effetti benefici della Sua presenza. I discendenti di quegli eroici cristiani si muovono entro gli schemi rigidi della loro liturgia e vivono la loro vita nell’ambito della morale che loro stessi si sono costruita, ma all’infuori di qualche superficiale emozione religiosa, non avvertono nulla proprio nulla, eppure non esitano a parlare di "presenza di Dio" di "guida
dello Spirito" quasi che queste realtà divine fossero semplicemente delle astrazioni intellettuali; pensieri religiosi.Troppo spesso le "parole" sostituiscono le realtà o con le "medesime" parole si definiscono condizioni spirituali addirittura opposte.
Anche l’analisi più superficiale ci permette di vedere che questa miriade di organizzazioni e di denominazioni, dal passato illustre, hanno abbandonato da molto tempo la loro posizione di fedeltà spirituale; invece di preoccuparsi di conservare una profonda e diretta relazione con Dio, hanno preferito cercare un posto nel consesso della religione, intesa nel senso più comune e più terreno del termine, ed hanno proseguito il loro cammino di successo umano con baldanza e decisione, ma..... senza la presenza del Signore. Sembra di vedere ripetuta all’infinito la storia dei coniugi di Nazareth, che di ritorno da Gerusalemme, camminarono una giornata senza preoccuparsi dell’assenza di Gesù; fu necessario un "ritorno" una "ricerca ansiosa e prolungata" una accurata "visita al tempio" per ricomporre la comunione turbata.
Giuseppe e Maria si accorsero però, sia pure dopo molte ore, che Gesù non era nella carovana e misurarono per intero la gravità di quell’assenza, ma oggi folle sempre più numerose di cristiani insensibili vanno avanti, nelle loro vie, senza mostrare la più debole consapevolezza dello stato tragico che esiste nella loro vita e nella loro esperienza, prive della reale presenza del Signore.
Un risveglio brucia e non si consuma quando è alimentato dalla presenza di Dio e la presenza di Dio non si allontana dal risveglio quando i credenti vivono con Dio e per Dio, "Iddio nel principio" (Gen. 1:1). Un altare prima di un lavoro (Gen. 8:20), una preghiera prima di un passo (Salmo 5:3); questa è la "regola d’oro" per essere dissetati da Dio, per essere alimentati in Dio.
Stare con Dio implica stare nel mondo senza partecipare alle vanità e al peccato del mondo; la consacrazione può essere considerata un altro elemento essenziale per la combustione del "primo ardente". Quando il mondo entra nella vita dei credenti ed entra nella chiesa, il fuoco si spegne perché la consacrazione è "olio vergine", ma la mondanità è "acqua gelata".
Abbiamo già ricordato, nel capitolo precedente, che i sermoni infuocati della Pentecoste di ogni secolo hanno condannato, senza riserve, tutte quelle manifestazioni di vanità e di frivolezza che sono proprie del "presente secolo", ora vogliamo particolarmente insistere sul fatto che la separazione dal mondo significa, non soltanto l’osservanza di un sano principio morale, ma la realizzazione di una condizione spirituale che sta alla base di una vita cristiana viva ed esuberante.
La separazione, per esprimerci con altre parole, è un fenomeno interiore di cui le manifestazioni esteriori sono semplicemente gli effetti logici.
Vivere nel mondo, con il mondo, seguendo il mondo, produce una comunione impura che mortifica la nostra relazione con Dio, E’ impossibile calcare contemporaneamente due sentieri opposti o servire nello stesso tempo due signori; nelle vie del "presente secolo" bisogna accettare l’autorità del principe delle tenebre, nelle vie del cielo ci muoviamo sotto la dolce autorità di Dio.
Il "risveglio" conduce il popolo
di Dio fuori del mondo ed il risveglio continua a bruciare fino a tanto che la chiesa non ritorna nel mondo o che il mondo non ritorni nella chiesa. Quindi si può dire, senza tema di essere smentiti, che la separazione dal mondo è un valido elemento per mantenere la comunione con Dio e quindi ricevere costantemente la linfa vitale della Sua presenza.Samuele Wesley, padre di Giovanni e di Carlo, lasciò fra le tante gemme di pietà, eredità per i suoi figliuoli, questa massima:
—
Pensate al cielo, parlate del cielo: tutto il tempo in cui non parliamo del cielo è perduto.Forse queste parole possono suonare stridenti all’orecchio del credente propenso ad ascoltare ben altre melodie; per coloro che sono abituati a pensare al mondo e a parlare soltanto delle cose del mondo, il cielo è un argomento eccezionale, per ore eccezionali. L'impegno che si assume con la mente, con la parola e con l’azione, per le cose del mondo, non produce però, nessun bene spirituale mentre l’impegno di una vita nascosta con Cristo in Dio, è benedetto copiosamente nella comunione celeste.
Il vigore del risveglio deriva non soltanto dalla separazione assoluta da quelle forme di mondanità, evidentemente immorali, ma dal rifiuto di ogni elemento che porta il marchio del "presente secolo"; l’elasticità delle coscienze permette di dilatare continuamente il catalogo delle cose lecite; in ogni epoca purtroppo è stato possibile raggiungere un ipocrita accordo, sul livello del compromesso, fra la religione ed il mondo. A questo livello però c'è l’assenza completa di quell’ossigeno che alimenta il risveglio. Dove tutto è lecito, dove tutto è permesso, dove tutto trova un posto adatto nella vita religiosa della chiesa c’è tutto..... meno che il fuoco dello Spirito.
"Chi è costei che sale dal deserto?
(Cantico dei cantici 8:5)". La chiesa "vive" nel deserto e quando dal deserto passa al chiasso e alla confusione delle città non "vive" più. Non è difficile vedere l’attuazione pratica di questa metafora:-
Quando il fuoco della Pentecoste fa scendere e posare le lingue di fuoco sulla vita di un popolo risvegliato, tutto è consumato da quel calore divino; scompare il peccato, scompaiono i vizi ed i credenti abbandonano le osterie, le sale da ballo, o quelle teatrali o cinematografiche le cristiane acquistano verecondia e modestia ed oltre ai monili, ai belletti, ai gioielli, tramontano anche gli abbigliamenti procaci, le acconciature estrose, le mode dispendiose, le permanenti capricciose.Fra questi costumi austeri e nel fervore di questa vita castigata fluisce vigorosamente l’alimento della grazia, sembra che tutto quello che è stato sacrificato si sia trasformato in combustibile per l’altare di Dio e tutto sia servito per alimentare il fuoco sacro (Atti 19:19).
Quando invece tornano i belletti, le tinture e le nudità audaci; quando gli spettacoli profani attirano i credenti e i luoghi mondani si affollano di nuovo col concorso di coloro che si definiscono cristiani, il cielo si allontana e la gloria tramonta. Ci saranno, è vero, dottori capaci di sostenere che in queste cose non c’è niente di male, e ci saranno folle, sempre numerose, che si lasceranno convincere perché
già convinte dal desiderio insano che avevano lasciato crescere nel cuore, ma la tragica realtà rimane: il risveglio viene privato del suo alimento.La separazione dal mondo alimenta il risveglio anche per i suoi riflessi; quando i credenti non sono assorbiti o distratti dalle vanità e dalle frivolezze del mondo, volgono il loro interesse ed occupano il loro tempo nelle cose di Dio. E’ stato notato che il fuoco dello Spirito, ha sempre condotto folle di credenti alle chiese, anzi l’assiduità alle riunioni di culto, ha spesso superato le riunioni stesse fino a sopprimere ogni soluzione di continuità: la fine di una riunione si è saldata con il principio della riunione successiva e così proseguendo, si è avuta in questi periodi una sola riunione della durata di giorni o anche settimane consecutive.
Ma anche quando nel risveglio non si sono avuti questi fenomeni che possono essere definiti straordinari, l’interesse dei credenti per la comunione fraterna, per le riunioni di preghiera, di adorazione, di edificazione è stato ugualmente così vivo, da far ritornare l’immagine del cristianesimo apostolico nel quale tutti erano perseveranti
"nella dottrina degli apostoli e nella comunione… e tutti coloro che credevano erano insieme" (Atti 2:42)
L'incontro dei fratelli, non sul piano sociale, ma su quello spirituale di una comune ricerca delle cose di Dio, rappresenta una condizione ideale per tenere vivo il fuoco dello Spirito; trovarsi assieme nella "comune raunanza", visitarsi con assiduità nelle proprie case, trasformate in chiesa, stabilire incontri per pregare, conversare delle cose di Dio, leggere la Scrittura, vuol dire schiudersi alle benedizioni promesse e concesse dal Signore a tutti coloro che realizzano l’unità nella santità e nell’amore (Salmo 133).
Il risveglio brucia nella vera comunione fraterna e la comunione fraterna si approfondisce spontaneamente nella consacrazione della chiesa: quando tutti vivono separati dal mondo, tutti si trovano insieme nel Regno di Dio, cioè nella ricerca e nell’esercizio delle realtà spirituali. Questa è comunione e questo è amore; il risveglio non ha bisogno di inutili e sterili manifestazioni di espansività esteriori, ma ha bisogno dell’alimento che viene da quella carità che è sparsa nei cuori dallo Spirito Santo e che fa di tutti una famiglia sola, dove le differenze sono appianate, dove i caratteri si compensano e si fondono nella reciproca tolleranza e dove in senso reale tutti soffrono, con colui che soffre, o tutti gioiscono con colui che è benedetto.
Noi vediamo nel risveglio un popolo che ha "un solo cuore" e che s’incontra costantemente nelle sfere dello Spirito, nella ricerca delle cose di Dio; un popolo legato strettamente per essere un solo corpo e per partecipare ad un solo pane. La riflessione relativa alla comunione fraterna, alla carità, ci conduce naturalmente a ricordare un altro importantissimo elemento che può essere considerato "combustibile prezioso" della vita spirituale nel risveglio, ci riferiamo alla preghiera.
Abbiamo già ricordato che il risveglio si sviluppa in un clima di preghiera, ed ora possiamo aggiungere che il risveglio viene conservato ed alimentato per la preghiera. Anche le fiamme più alte si esauriscono e si spengono quando non hanno combustibile e perciò se vogliamo che il fuoco sacro continui a divampare, dobbiamo quotidianamente aggiungere olio all’olio: quello di ieri non può supplire al bisogno di oggi e quello di oggi non è sufficiente per domani.
Le riunioni di preghiera, non soltanto private, ma comunitarie, sono state sempre la forza della Pentecoste che si è rinnovata nelle camere segrete o negli alti solai. Il libro degli Atti ci parla di una chiesa in preghiera, di servitori di Dio che pregano, di credenti che lottano in preghiera e non è difficile scorgere la strettissima relazione che lega le lingue di fuoco alla preghiera o il terremoto, le guarigioni, le liberazioni, le resurrezioni, l’esercizio del ministero, insomma tutte le manifestazioni del cristianesimo apostolico, alla preghiera.
E non è stato così per ogni risveglio? Un grande servitore di Dio ha scritto:
— L’unzione dello Spirito Santo è data solo a quelle anime che hanno realizzato una vera vita di preghiera.
Un altro servo di Dio affermava:
— E’ solo rimanendo dinanzi al Trono della Grazia che noi possiamo essere riempiti de] Santo Fuoco.
Il potente predicatore C. Finney, che pur era abituato alla manifestazione della potenza di Dio, cioè era familiare al clima del risveglio, rimase quasi meravigliato, nel visitare una chiesa, di constatare che essa viveva da oltre 14 anni in un’atmosfera di risveglio. Non riusciva a scoprire il segreto di questo sorprendente successo spirituale, ma durante una riunione tutto gli apparve chiaro e comprensibile; infatti un membro della comunità si alzò per chiedere pubblicamente perdono per aver trascurato, nelle ultime due o tre settimane, il suo impegno di preghiera serale.
Finney comprese, da questa confessione, che la comunità era legata da un patto legalizzato davanti a Dio: quello di perseverare in preghiera ogni sera, in qualunque luogo i fedeli si trovassero. Il risveglio è alimentato dalla preghiera, è alimentato nella vita dell’individuo e attraverso l’incontro delle individualità, nella vita della chiesa; è utile quindi la preghiera collettiva, realizzata possibilmente in un medesimo luogo, ed è utile anche la preghiera individuale che può essere strettamente personale e può anche essere di comunione cristiana.
La preghiera è personale quando nasce dal programma e dall’esperienza dell’individuo; questa è la preghiera che impegna il credente per le "sue" necessità, in rapporto ai "suoi desideri" e alle "sue" visioni. Forse nessuno conosce le ore ed il tempo di questa preghiera, all’infuori di colui che la esercita; è la preghiera segreta, intima, una relazione particolare fra il figlio ed il padre.
La preghiera di comunione cristiana invece è quella che pur essendo compiuta privatamente, da ogni singolo credente, viene elevata a Dio in un’ora precisa e con uno scopo preciso, concordati precedentemente con altri credenti, e proprio per trovarsi insieme, spiritualmente, davanti al Trono della Grazia.
L'alto solaio, la camera segreta sono ugualmente un "luogo santo"; ambedue devono essere mantenuti aperti per alimentare ogni giorno il fuoco che brucia sull’altare di Dio. Se la preghiera cessa, il fuoco sacro si spegne (I Tessalonicesi 5:19) ed il risveglio diventa denominazione.
Bunyan, nel suo racconto allegorico, ci rende spettatori dello stupore di Cristiano davanti ad un "fuoco" che continuava a bruciare nonostante che
"un tale vi gettava molt’acqua per spegnerlo"
Lo stupore di "Cristiano" fu disciolto, quando "Interprete" lo condusse sul retro del muro e gli
"mostro un uomo che segretamente alimentava quel fuoco con un vaso d’olio..."
La tipologia di Bunyan può essere applicata al nostro argomento: un risveglio sarà sempre combattuto perché molti, particolarmente nel mondo religioso, si presteranno per essere strumenti del diavolo e gettare acqua gelata sopra il fuoco che brucia, ma se i credenti continueranno a schiudersi all’opera dello Spirito, nell’esercizio umile, segreto, costante, della preghiera, il fuoco avrà sempre l’alimento necessario per alzare alte le proprie lingue luminose e calde ed esprimere una testimonianza di gloria per il Signore.
La Pentecoste ha il suo prezioso combustibile nella comunione con Dio, nella consacrazione, nella comunione fraterna, nella preghiera; abbiamo potuto constatare che questi diversi elementi spirituali derivano l’uno dall’altro; ogni effetto diventa causa per un fenomeno che assomiglia a quello fisico della "reazione a catena". La reazione non si esaurisce con la preghiera, anzi da questa viene prodotto un altro prezioso alimento del risveglio: l’uguaglianza.
Non ci riferiamo alla comunione fraterna, della quale abbiamo già
parlato, e neppure all’unità, che della vera comunione, è conclusione logica, ma ci riferiamo a quella condizione di generale umiltà e di totale sottomissione all’autorità celeste, che rende il popolo del Signore, veramente uguale nei doveri e nei diritti; uguale davanti a Dio, uguale nei rapporti reciproci.E’ bello osservare le manifestazioni del risveglio, specialmente durante l’esercizio della preghiera; tutti sono pronti a prostrarsi a terra, come tutti sono pronti ad abbracciarsi con un trasporto che dimostra il calore dello Spirito.
Non ci sono ricchi e poveri, bianchi e neri, religiosi e laici perché tutti riconoscono spontaneamente l’autorità delle parole di Gesù:
"... uno solo è il vostro Maestro; e voi tutti siete fratelli..." (Matteo 23:8). La chiesa nel risveglio accetta incondizionatamente: "Dio sopra tutti, fra tutti e in tutti..." (Efesi 4:6) ed in questo sentimento di uguaglianza si libera da tutti quei condizionamenti che ostacolano o rallentano il processo di comunicabilità che sta alla base di una vita comunitaria feconda,Dalla preghiera, fedelmente esercitata, l’uguaglianza nasce e si sviluppa rigogliosa e si offre generosamente come combustibile di un "popolo di fratelli". Rimosse le differenze classiste, eliminati i recinti gerarchici, l’incontro dei figli di Dio è sincero, profondo, su un piano che non avvilisce nessuno e non esalta nessuno e che fa vivere non soltanto in "comunione", ma in semplicità di carità, nel clima di una familiarità che riscalda ed illumina.
Forse non tutti ravvisano la relazione fra preghiera ed uguaglianza, ma a noi sembra che emerga inequivocabile dall’analisi delle esperienze che si realizzano nella preghiera. Davanti a Dio in adorazione e in confessione, in invocazione o in intercessione, quando siamo realmente sinceri, non possiamo assolutamente sentirci in possesso di qualificazioni o avanzare diritti di priorità, nei confronti di quanti, vicini o lontani pregano come noi, e assieme a noi ripetono: "Padre nostro..."
Forse in una riunione di edificazione, seduti sui banchi della chiesa,o in un convegno; forse dal pulpito o da qualche posto riservato, possiamo essere tentati di notare le differenze del valore dell’abbigliamento, o della posizione ecclesiastica, od anche forse delle diverse capacità ministeriali; possiamo anche usare queste differenze per classificare, per stabilire graduatorie di valori, per separare; ma in preghiera no! Davanti a Colui che ci sovrasta con la sua grandezza possiamo soltanto sentire di alzare il nostro braccio e posano sulla spalla del "fratello" che ci sta vicino, per attirano a noi.
Non guardiamo l’abito e non calcoliamo la cultura, la maturità, i doni, ma cerchiamo il fratello.
Il risveglio brucia in mezzo ai fratelli; in mezzo a coloro che si amano, si stimano, si rispettano, eppure si danno del "tu", si abbracciano e s’incontrano in rapporti di cordialità e di intimità che nascono dalla potenza della grazia e dal calore dello Spirito.
Abbiamo detto che il risveglio "affolla le chiese", possiamo aggiungere che le riunioni assiduamente frequentate traggono alimento dalla splendida familiarità che deriva dall’uguaglianza. E’ bello incontrarsi fra congiunti, fra uguali, in un clima che ripudia le differenze e che non conosce le distanze; tutti lo cercano con entusiasmo e tutti trovano consolazione e conforto nel goderlo.
Il risveglio affolla le chiese e le chiese affollate alimentano il risveglio. I cristiani della "domenica" non sono combustibile per la Pentecoste e neanche i cristiani che antepongono facilmente i loro interessi o i loro diversivi umani alla "comune raunanza" sono un contributo spirituale al benessere della chiesa; lo stesso sentimento interiore che li guida, rappresenta un ostacolo all’azione dello Spirito che è costantemente alla ricerca di cuori aperti, cuori profondamente desiderosi delle realtà del cielo.
Quanto diciamo è largamente confermato dall’esperienza ministeriale, infatti anche la presenza dei figli di Dio è una condizione positiva per l’esercizio del ministero nella raunanza e quindi per la realizzazione delle benedizioni celesti; un locale vuoto, dei banchi squallidamente deserti potranno difficilmente essere di ispirazione per un predicatore o di incoraggiamento per un ministro. Ma se oltre alla presenza assidua e calda, tutti i credenti accedono alla "comune raunanza" con la disposizione umile e profonda di mettersi al servizio dello Spirito Santo, il combustibile del risveglio viene fornito in abbondanza anche...
Sappiamo che lo Spirito Santo può muoversi liberamente e può pienamente esercitare azione benefica soltanto quando può Servirsi di tutti i credenti per manifestare il suo frutto, i suoi doni, le sue operazioni. Nell’esercizio del culto cristiano lo Spirito Santo è quel fuoco che fa ardere il risveglio, ma soltanto quando le comunità vivono la loro vita carismatica cioè quando i fedeli si lasciano sospingere e guidare per esercitare con franchezza i doni spirituali.
Gli schemi liturgici, il tecnicismo ecclesiastico sono, quasi sempre, gli elementi mortificanti di una vita spirituale autentica e spontanea, invece quella franchezza che viene dall’umiltà, quella sensibilità che deriva dalla comunione con Dio, e che sembrano essere manifestazioni di troppo audace libertà, proprio nell’evasione dagli schemi e dalle regole offre alla chiesa l’alimento per una vita spirituale sempre più esuberante.
Ci rendiamo conto che stiamo affrontando un soggetto vasto e delicato, ma questa consapevolezza non può fermarci dall’esprimere alcune considerazioni di principio. Un risveglio è alimentato da una vita spirituale completa, e in una vita spirituale completa non può essere assente la potenza carismatica. La potenza carismatica è comunicata dallo Spirito Santo per la benedizione e l’edificazione della chiesa. La conclusione è ovvia:
- Soltanto una vita comunitaria, ricca di franchezza e di libertà, che manifesta i doni dello Spirito per il progresso spirituale della chiesa rappresenta uno stato realmente corrispondente al programma di Dio.La Pentecoste è esuberanza spirituale; tutti possono profetare, tutti possono essere glossolali, tutti possono interpretare, tutti possono sognare sogni o vedere visioni; quando si nega questo diritto o si sopprime questa realtà, si spegne lo Spirito.
Il risveglio scopre sempre, scopre di nuovo la verità del ministero cristiano che è un ministero soprannaturale, un ministero carismatico e perciò dove c’è risveglio c’è anche l’esercizio libero dei meravigliosi doni dello Spirito; dove lo Spirito non
può muoversi "liberamente" e distribuire o manifestare i Suoi doni il risveglio viene soffocato. Pensiamo che quando Paolo scriveva ai cristiani di Tessalonica:"Non spegnete lo Spirito"
intendeva proprio parlare di questo importantissimo argomento cristiano.
La chiesa, nell’esuberanza del risveglio, non deve temere l’esercizio di una vita libera, nonostante che libertà possa implicare responsabilità. E’ vero che un esercizio pieno e caldo della vita carismatica implica l’obbligo ad un controllo attento e costante delle manifestazioni spirituali; è anche vero che l’esuberanza apre facilmente l’occasione alle invadenze della personalità umana che possono emergere in forme di isterismo, emotività, ma l’eventualità di queste circostanze non deve indurre la chiesa a privare il risveglio del prezioso combustibile.
"Procacciate i doni spirituali", "usate grande franchezza… rimangono imperativi per i giorni della Pentecoste; tutti i credenti devono sentirsi, in senso reale, membra del corpo di Cristo e tutti devono mantenere l’attitudine necessaria per agire, muoversi, vivere per l’edificazione della chiesa.
Non vogliamo dilungarci oltre lo stretto necessario, già stabilito dallo scopo di questo volume e perciò ci avviamo alla conclusione ricordando che un "risveglio sfida il tempo e le circostanze" cioè non si esaurisce rapidamente come un qualsiasi fenomeno di superficiale emotività religiosa, quando è alimentato da tutte le componenti di una vera vita cristiana: - Comunione con Dio e consacrazione comunione fraterna e preghiera, devono sempre essere considerate parti integrali ed integranti di una completa vita cristiana intesa veramente come discepolato. Essere membro di una comunità o assertore di una verità non è, per se stesso, qualificante e non implica necessariamente possedere il calore di una vita risvegliata. Dobbiamo essere certi di esserci "levati" davanti a Cristo, di essere stati "illuminati" da Cristo e di vivere in quella luce che è verità e santità. La vita vissuta in Cristo, profondamente, sinceramente, rappresenta nelle sue caratteristiche e nei suoi elementi, quel combustibile spirituale che conserva il risveglio e lo fa progredire nell’esperienza dell’individuo e in quella delle collettività che s’incontrano sullo stesso livello di aspirazione e di azione cristiana.