Leggiamo nel Vangelo secondo Luca, capitolo
8 dal verso 4: "…Ora, siccome si radunava una gran folla, la gente di ogni
città accorreva a Lui, Egli disse in parabola: "Un
seminatore uscì a seminare la sua semente; e mentre egli seminava una parte
cadde lungo la via, fu calpestata e gli uccelli del cielo la mangiarono.
6 Un’altra parte cadde sulla roccia e,
appena germogliata, seccò per mancanza di umidità.
7 Un’altra parte cadde fra le spine; e le
spine, cresciute insieme, la soffocarono.
8 Una parte invece cadde in buona terra,
germogliò e fruttò il cento per uno". Dette queste cose, esclamò: "Chi ha
orecchi da udire, oda!".
9 Allora i suoi discepoli gli domandarono
che cosa significasse quella parabola.
10 Ed egli disse: "A voi è dato di conoscere
i misteri del regno di Dio; ma agli altri essi sono proposti in parabole,
affinché vedendo non vedano e udendo non intendano.
11 Or questo è il significato della
parabola: La semente è la parola di Dio.
12 Quelli lungo la strada sono coloro che
odono la parola, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore,
affinché non credano e non siano salvati.
13 Quelli sulla roccia 14 E la parte che è
caduta fra le spine sono coloro che hanno udito la parola; ma, strada facendo,
sono soffocati dalle sollecitudini, dalle ricchezze e dai piaceri di questa
vita, e non giungono a maturità.
15 Ma la parte che è caduta in buona terra
sono coloro che, dopo aver udita la parola, la ritengono in un cuore onesto e
buono e portano frutto con perseveranza".
Il verso 13 ci dice:
"Quelli sulla roccia sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la parola con
gioia; costoro però non hanno radice, credono per un certo tempo, ma al
momento della prova, si tirano indietro"…Non hanno radice, credono per un
tempo, forse mai, nella storia dell’umanità, è stata sparsa tanta semenza
spirituale mediante la predicazione della Parola di Dio, eppure mai nel seno
della società si è manifestato tanto materialismo, tanta indifferenza per le
realtà spirituali, per le cose che riguardano Dio e il Regno di Dio.
Probabilmente questo
lavoro accresciuto fino a limiti insperati negli anni che abbiamo lasciato
alle spalle, ha avuto una spinta vigorosa dal perfezionamento e dallo sviluppo
di tutti i mezzi di comunicazione messi a disposizione dell’uomo: radio,
televisione, telefono, stampa. A questi si è aggiunto il contributo di una
cultura generalizzata che ha offerto la possibilità di superare le barriere
costituite ieri dall’analfabetismo, dall’ignoranza. Comunque oggi a mezzo
trasmissioni, trattati, letteratura, campagne evangelistiche tempestivamente
reclamizzate, la semenza viene sparsa a larghe manate, e molti, moltissimi
sono quelli che la odono, che la ricevono.
Semenza che cade lungo la strada, semenza che cade tra le
spine, semenza che qualche volta, grazie a Dio, scende in quei cuori aperti
che rappresentano la buona terra. In questo lavoro copioso, abbondante, il
fenomeno appare in dimensioni così vaste da non richiedere strumenti speciali
per essere individuato ed analizzato. Si vede facilmente l’indifferente che
ode la Parola di Dio ma se la fa quasi subito rubare dal diavolo; o l’uomo
assorbito dalle sollecitudini, prototipo di folle immense che sembrano
interessate alle parole come a mille altre cose, e che proprio perché uniscono
questo interesse a troppi altri interessi permettono alle spine di soffocare
la semenza del Regno.
Vediamo con gioia, in mezzo a tanta sterilità, il peccatore
che si commuove, si umilia, e non soltanto accetta il messaggio divino, ma lo
conserva, lo lascia operare e realizza l’abbondante fecondità della salvezza.
E naturalmente non possiamo non vedere l’uomo che non ha sollecitudini, non
rappresenta una striscia di terra fuori dal campo, ma non è neanche un solco
aperto e profondo per accogliere sinceramente e con fede la predicazione della
Parola di Dio.
Non possiamo non vedere coloro che l’evangelista Luca
definisce "una roccia" e S. Matteo "luoghi pietrosi". Sopra la roccia. Sopra
la roccia c’è una sottile striscia di terra, possiamo dire un sottile tappeto,
tanto quanto basta per coprire la nudità della pietra, ed anche per accogliere
con compiacenza il seme che cade. Il seme è rimasto quasi in superficie,
quindi fra le tante piante, la prima ad uscire fuori è proprio quella che si
trova in quel particolare cantuccio del campo, è spuntata senza eccessiva
fatica, non ha dovuto lavorare molto per venire alla luce. Ma tutte le piante
hanno bisogno degli elementi naturali per aver vita, svilupparsi, giungere a
maturazione. Dopo la neve, dopo la pioggia, anche il sole, con i suoi raggi
infuocati, deve accarezzare le spighe nel campo per regalare ad ognuna assieme
alla vita, alla vita interiore, il loro bel colore d’oro. E il sole viene,
viene per tutte le spighe, ma ci sono anche quelle che sono venute fuori da
quella sottile striscia di terra che copre le pietre: queste sono venute fuori
subito, prima delle altre, la loro nascita non è stata sofferta, ma non hanno
radice, cioè sono prive di quel elemento vitale che è indispensabile per
equilibrare e quindi armonizzare l’azione del sole con quello offerto
dall’umidità della terra. Il sole, datore di vita, diventa per queste
pianticelle termine di giudizio, le brucia, le secca. Se vogliamo tradurre in
termini reali quanto ci viene proposto in parabola, possiamo dire che l’uomo
che non ha una vita spirituale reale, profonda, radicata in Dio, quando viene
raggiunto da quei raggi che sono luce e calore, che accecano, che bruciano, e
che pure sono salutari per la maturazione della pianta, cioè quando viene
investito dalla lotta, dalla prova, non resiste, non può resistere e si secca
nella propria fugace esperienza spirituale.
Non hanno radice. Non basta udire, anche con
piacere, l’annuncio della verità. Non basta entusiasmarsi nella conoscenza
delle promesse del Signore. L’allegrezza che nasce dalla superficialità dei
propri sentimenti è destinata a seccarsi assieme alle decisioni e alle
promesse espresse. E’ preziosa l’esortazione del profeta: "Aratevi un capo
novale, non seminate fra le spine". La vita del credente deve schiudersi
totalmente di fronte al messaggio della verità, dobbiamo essere certi di
ricevere la Parola di Dio in un cuore onesto, buono, che si offre intiero ad
essa e soltanto ad essa, perché la Parola di Dio possa usarlo come campo di
benedizione e di vita.
Ma oggi, che tante e sempre crescenti sono le cose offerte
dalla vita, dal mondo, il bisogno di realizzarsi come "una roccia" si fa
sempre più imperioso nell’uomo. Egli cerca di non impegnarsi mai a fondo,
cerca di non assumere impegni e responsabilità permanenti. Ci sono giovani che
giungono addirittura al matrimonio dichiarando reciprocamente di considerarlo
soltanto un esperimento, politici che aderiscono ad un partito con le più
ampie riserve mentali, lavoratori che assumono responsabilità ma in maniera
assolutamente irresponsabile. Gli uomini temono gli impegni, i vincoli, le
decisioni e molti vorrebbero conservare questa posizione anche davanti a Dio.
Noi pensiamo che questo comportamento sia profondamente
errato anche nelle esperienze umane, perché se l’individuo giunge a sentirsi
dispensato dall’assumere autentici impegni, giunge di conseguenza ad evadere
anche l’indagine e l’approfondimento delle realtà della vita, ma pensiamo
soprattutto che sia catastrofico nella relazione con Dio. Le cose del Regno di
Dio sono profondamente serie, e possono trovare un posto in noi soltanto se le
accettiamo con profondità di sentimenti, non su un cuore di pietra, non nella
sottile superficie di un tappeto terroso, non con l’entusiasmo passeggero di
un’ora, ma con un cuore aperto, con un proposito onesto e serio.
Caro amico, questo vale anche per te. Ti
ringraziamo per la stima che manifesti verso questa trasmissione nel seguirla,
ma questo non basta. Attraverso le onde della radio il Seminatore dei secoli,
Gesù Cristo, continua a far giungere il seme della Sua Parola…Dove lo lascerai
cadere? Iddio ci aiuti a presentare la nostra vita come un campo pronto per
fecondare il seme della vita eterna. Iddio ci benedica!