Questesortazione sembra essere espressa al solo scopo di frenare
le facili preoccupazioni e le molteplici sollecitudini che possono aggravare il cuore
umano fino al punto di distrarlo da Dio. Ma se ci riferiamo silenziosamente in ascolto
nell'intimo della coscienza, mentre questa parola nel raggiungerci risuona in essa,
possiamo facilmente cogliere l'eco di una solenne affermazione che trascende lo stesso
contenuto esortativo. Il Regno di Dio è la sola realtà infinita ed eterna e deve essere
posto sopra tutte indistintamente le realtà contingenti o, come avrebbe detto l'Apostolo
Paolo, le realtà visibili.
L'affermazione ci richiama al senso di responsabilità che come
credenti e come ministri dobbiamo sentire davanti a Dio e di fronte agli uomini per
condurci in armonia alla vocazione celeste che abbiamo realizzata in noi. Il Regno deve
essere l'altissimo oggetto della nostra ricerca, il luminoso traguardo delle nostre
aspirazioni...; il resto, anche quando rappresenta linnegabile necessità della
nostra vita, deve essere cercato soltanto in subordinata, perché, in ultima analisi, ci
sarà concesso dalla prodigalità divina come un supplemento della Sua grazia e della Sua
provvidenza.
Ma, nell'esercizio della nostra ricerca o nella disciplina della nostra
aspirazione, dobbiamo saper superare ogni equivoco, perché realmente il Regno costituisca
per noi la suprema realtà nel tempo e nell'eternità. Dobbiamo cioè individuare e
sconfessare quel crescente numero di entità che si presentano insistentemente come
rappresentanze del Regno di Dio, mentre in realtà sono soltanto le filiazioni del nostro
povero regno di umanità e di raziocinio.
Voi comprendete bene che questa mattina voglio riferirmi soprattutto
alla vita ecclesiastica o religiosa, intesa nei suoi molteplici aspetti organizzativi e
sociali che, nonostante appaiono sempre sotto l'egida del Regno, sono frequentemente,
troppo frequentemente, la ricerca spasmodica del nostro successo e della nostra
esaltazione. Poter fare prevalere le nostre tesi, poter fare trionfare i nostri metodi,
poter dare risalto e lustro ai nostri organismi, potere ostentare il risultato, spesso
spettacolare, delle nostre fatiche e del nostro ministerio rappresenta qualche volta la
concretizzazione delle nostre ricerche.
Il Regno esiste e non può essere trovato dove sono imperanti elementi
umani sia pure di carattere religioso: dove i programmi, le finalità, gli sforzi non
procedono direttamente ed esclusivamente da Dio, unico Sovrano e perfetto Legislatore..;
dove particolarmente principio e conclusione non giungono a chiudere il cerchio infinito
ed eterno che vuole esprimere figurativamente al nostro intelletto il carattere del Regno
di Dio.
L'esortazione quindi che ci giunge in questa ora non vuole soltanto
acuire i nostri desideri e spronare le nostre ricerche, ma vuole anche, e forse
soprattutto. risvegliare le nostre capacità d'indagine per aiutarci a penetrare e
discernere le molteplici realtà che ci circondano e ci invitano. Fra queste dobbiamo
individuare in modo preciso il Regno di Dio per volgere verso questa unica direzione
sforzi generosi ed aspirazioni sante che ci elevino uniti nelle autentiche sfere dello
Spirito.
Se questo slancio cristiano ci farà totalmente trascurare i programmi
pazientemente elaborati o respingerà agli estremi margini delle nostre ricerche le cose
alle quali avevamo attribuito esagerata importanza, non dobbiamo dolercene perché anche
per noi, in questo tumultuoso ventesimo secolo, risuona la parola del Maestro: "Di
una cosa fa bisogno!" Il Regno è la sola cosa essenziale.., quella " buona
parte " che non fu tolta alla devota Maria di Betania e che non sarà mai tolta al
ricercatore appassionato e sincero.
Forse è giunto il momento di precisare, almeno con alcune definizioni
neotestamentarie, quelli che sono gli aspetti autentici della gloriosa realtà che troppo
poveramente e troppo genericamente la nostra lingua umana chiama il Regno di Dio. La
precisazione si impone in relazione al fatto che è stata sottolineata la necessità di
non fare di ogni circostanza o di ogni elemento religioso motivo di ricerca appassionata:
dobbiamo distinguere, dobbiamo saper vedere chiaramente quel che dobbiamo mettere al
centro del nostro desiderio e della nostra fede, per non incorrere nel rischio cosi
comune, di sviare i nostri sforzi e le nostre ansie.
Ecco due versi, scelti in perfetta semplicità, che sembrano essere la
perfetta sintesi della realtà che attira la nostra attenzione oggi. 1 Epistola
ai Corinzi 4:19 - "Il Regno di Dio non consiste in parlare, ma in Potenza " e
nell'Epistola ai Romani: "Il Regno di Dio non consiste in vivanda, ne in bevanda.
ma è giustizia, pace ed allegrezza nello Spirito Santo" .
Non voglio fermarmi all'aspetto negativo, lumeggiato quasi a scopo
polemico, dal dottore delle genti, ma voglio riepilogare le dichiarazioni che
rappresentano gli aspetti fondamentali del Regno.
Potenza, giustizia. pace ed allegrezza nello Spirito Santo.
Ogni commento è superfluo ed ogni indagine esegetica non può che
giungere alla stessa conclusione: potenza, giustizia, pace, allegrezza nello Spirito Santo
rappresentano le caratteristiche, anzi lessenza stessa del Regno. Cercare il Regno,
dunque, non può voler dire cercare il consolidamento delle nostre posizioni sociali od
ecclesiastiche, o cercare lo sviluppo e levoluzione della nostra cultura o dei
nostri metodi, ma piuttosto equivale a "cercare potenza", a "cercare
giustizia", a "cercare pace", a cercare "allegrezza nello Spirito Santo
".
E qui permettetemi di indugiare brevemente, ma soltanto per ricordare
l'esatto significato di questi termini che non sempre nella lingua corrente esprimono i
concetti che il cristianesimo attribuisce loro.
POTENZA: Non credo di essere audace interpretando: forza
soprannaturale per esercitare unautorità capace di sottomettere tutti gli elementi
negativi che si oppongono al trionfo della verità. Manifestazione miracolosa attraverso
il pensiero, la parola, I'azione.
La potenza è la capacità che hanno avuto i predicatori di ogni secolo
per esercitare il ministero anche senza l'ausilio di discipline scolastiche, ma con forza
di penetrazione e di convinzione derivante dallunzione divina.
La potenza è la sapienza del dottore, l'ispirazione del profeta,
l'autorità dell'apostolo, il dinamismo dell'evangelista, la forza del taumaturgo e
l'audacia dellesorcista.
Potenza è la virtù del credente sul sentiero della santificazione o
sul campo di battaglia delle persecuzioni e delle contraddizioni.
Potenza è la difesa della fede, è l'alimento della speranza,
l'incentivo della carità.
Potenza è il carattere stesso del Regno e del Regno è la prima e più
impetuosa emanazione; per il credente e per la chiesa. Il Regno, spogliato della potenza,
si riduce ad un povero, debole concetto teologico che se può forse soddisfare gli
accademici della religione, non può certamente colmare il vuoto dell'anima assetata di
Dio.
Il secondo attributo del Regno, che abbiamo desunto dagli scritti di
Paolo, è:
GIUSTIZIA.
Credo superfluo ricordare che nel linguaggio biblico questo termine
vuole più comunemente esprimere il concetto di "operare opere giuste" e meno comunemente
di " giudicare con equità. Le due definizioni d'altronde sono integrative e ci
parlano dei rapporti con Dio, con gli uomini, con noi stessi: rapporti che nel Regno sono
equilibrati ed armonizzati lontani da ogni iniquità e da ogni impurità.
Noi nel Regno, il Regno in noi vuol dire il trionfo della giustizia
nella nostra vita, che non soltanto esperimenta giustificazione nella resurrezione di
Cristo, ma raggiunge quella soave condizione che faceva scrivere all'Apostolo Paolo:
" Il peccato non vi signoreggerà perché non siete sotto la legge, ma sotto la
grazia ".
Il Regno dunque e la rettitudine, l'onestà, lequità, la
purità, insomma la santità nel senso più reale e più pratico di questo termine. Il
Regno è la redenzione dalle passioni che contaminano l'anima e rovinano il corpo, dai
vizi che turbano la coscienza e degradano la personalità, dal peccato che avvilisce
l'uomo e lo allontana da Dio. Il Regno è il trionfo sulle ingiustizie cosi naturali nei
nostri costumi, sulle frodi così frequenti nella nostra vita sociale, sugli odi, sugli
egoismi, sulle corruzioni, sui facili compromessi, sui colpevoli accomodamenti, sulle
obbrobriose indulgenze.
Alla potenza dobbiamo aggiungere la giustizia se vogliamo vedere
completarsi agli occhi nostri la visione meravigliosa del Regno. Non possiamo trascurare
gli attributi che seguono anche se sembrano essere benefici accessori preparati dalla
generosità celeste per i figliuoli del Regno.
PACE.
Non è soltanto lo stato benefico, ma è il sentimento che costituisce
l'atmosfera stessa del Regno di Dio. Quando la Scrittura afferma che il Regno è pace,
vuol suscitare l'immagine della serenità, della tranquillità, della sicurezza che
esistono in Dio, ma anche quella dell'amore, della misericordia, della compassione che
sono premesse assolute di vera pace, cioè che sono lessenza di quel Regno che
ripudia la guerra nelle sue grandi e piccole manifestazioni.
La pace dunque è la sicurezza, la virilità che nasce dalla grazia
divina, la tranquillità nell'infuriare della tempesta, la serenità nel clamore delle
circostanze avverse, ma la pace è anche il superamento dell'odio, la vittoria sopra i
risentimenti spontanei, il controllo degli impulsivi risentimenti. La pace è far cadere
la provocazione, saper perdonare l'offesa, saper cedere anche all'ingiusta pretesa ; la
pace è la capacità di salvare lamore, difendere l'unità, alimentare la concordia.
Oggi dobbiamo volgere riverenti il nostro pensiero al Regno
onde fissare sinceramente lobiettivo delle nostre ricerche che devono condurci di
nuovo verso la potenza, verso la giustizia, verso la pace.
Eccomi alla conclusione della breve disanima:
ALLEGREZZA NELLO SPIRITO SANTO.
Quasi non oso penetrare nel significato di questa definizione che
sembra subito ricordarci quanto poco pensiamo e ricerchiamo il Regno. L'allegrezza che
oggi più intensamente e ricercata anche nel seno della più viva cristianità è
l'allegrezza frivola, futile, spesso licenziosa, che, in misura sempre più abbondante e
con motivi sempre più variati, viene offerta dal mondo. Spesso allombra degli
oratori o nell'ambito delle sacrestie viene data ospitalità ad un'attività che, con
l'encomiabile intento di raccogliere i giovani, offre loro con meno encomiabile
determinazione le stesse cose che si trovano nei circoli sociali; questo e soltanto un
episodio che vuol dire di che natura è l'allegrezza desiderata e cercata.
L'allegrezza nello Spirito Santo è invece quel gioioso sentimento di
benessere e di piacere interiore che si realizza nell'ambito del Regno, nel possesso del
Regno, scaturisce dallo Spirito Santo ospitato nella vita che vuol vivere il cristianesimo
non come un povero accessorio, ma come scopo unico, infinito ed eterno. E' l'allegrezza
della salvezza, l'allegrezza che non si spegne di fronte alle prove e non si esaurisce
per l'onta del tempo... l'allegrezza che eleva, che purifica, che esalta..... l'allegrezza
che anticipa il cielo in terra. La gloria anche nell'involucro della corruzione.
Ecco davanti a noi le caratteristiche essenziali del Regno; brillano
luminosamente per additarci verso quale superno traguardo dobbiamo dirigerci.
No, non ho avuto l'intenzione di fare una dissertazione esegetica che
sarebbe risultata puerile; ho voluto soltanto fermarmi a ricordare che sempre,
possiamo facilmente allontanarci dalle direttive del Maestro per
esaurire il nostro tempo e consumare le nostre fatiche alla ricerca di elementi che alla
luce del piano divino risultano meno che secondari. Se i ragionamenti che saranno
affrontati, gli studi che saranno compiuti; se gli incontri fraterni, se le riunioni
spirituali saranno solo e sempre, come io spero, una ricerca di potenza, di giustizia, di
pace, di allegrezza, allora si potrà dire, a conclusione di questo congresso, che ancora
una volta i discepoli di Gesù sono entrati nella camera alta di Gerusalemme per chiedere
ed attendere nella visitazione celeste, un più profondo possesso del Regno. Evitiamo
quindi che tutto il lavoro risulti sterile manifestazione di dialettica religiosa o
infruttuosa estrinsecazione di intellettualismo ecclesiastico. E a questo fine,
permettetemi di osare fino ad esprimere anticipatamente una calda esortazione: Cerchiamo
uniti il Regno dei Cieli: l'unica cosa essenziale per il tempo e per l'eternità.
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