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di Roberto Bracco
“E Faraone chiamò Mosè e disse:
Andate, servite al Signore;
Capitolo 1 - Il diavolo non ti impedirà di avere una religione Capitolo 2 - Una religione nel mondo Capitolo 3 - Una religione vicina al mondo Capitolo 4 - Una religione con gli affetti del mondo Capitolo 5 - Una religione con i beni del mondo Capitolo 6 - Un appello...
- NATALE IL CONTENUTO DI QUESTO OPUSCOLO È SEMPLICEMENTE LA
RICOSTRUZIONE DI UN SERMONE; HO CERCATO DI SERVIRMI DELLA MEMORIA DI RIMANERE
FEDELE A QUANTO PREDICATO, SOPRATTUTTO NELL’EVITARE DI TOGLIERE OD AGGIUNGERE
CONCETTI AL MESSAGGIO, AFFINCHÉ POSSA GIUNGERE AI LETTORI NELLA STESSA FORMA IN
CUI È GIUNTO AGLI ASCOLTATORI C’È UNA SOLA RAGIONE CHE SPIEGA LA PUBBLICAZIONE DI
QUESTO SCRITTO: IL DESIDERIO DI PARTECIPARE AI CREDENTI UNA MEDITAZIONE RELATIVA
AD UN SOGGETTO SEMPRE DI ATTUALITA’ E SEMPRE TRASCURATO. NON C’È QUINDI LA
PRESUNZIONE DI DIRE UNA PAROLA NUOVA, MA C’È L’INTENZIONE DI REPLICARE UNA
PAROLA LA CUI ECO SI È SPENTA NELLA COSCIENZA DI
MOLTI. VOGLIA IDDIO BENEDIRE L’UMILE ED IMPERFETTA FATICA E RENDERLA UNA BENEDIZIONE AD OGNI LETTORE ATTENTO. L’AUTORE
“IL DIAVOLO NON TI IMPEDIRÀ DI AVERE UNA RELIGIONE” Faraone
era un “nemico vinto” eppure non era un “nemico convinto”. La potenza
dell’Iddio di Israele si era abbattuta sopra di lui in giudizio eppure egli
continuava a sperare di poter trattenere il popolo d’Israele. Forse Faraone
si sentiva anche vinto da Dio, ma non era convinto che Israele sarebbe
riuscito a sfuggire al suo potere e per questa ragione fino all’ultimo ed
anche dopo egli cercò, ma invano, di mantenere il suo dominio sopra i figli
della redenzione. Il potente monarca d’Egitto sapeva usare minacce e poteva
usare forza, ma per cercare di trattenere il popolo del Signore egli usò,
assieme a queste cose, il proprio accorgimento diplomatico e la propria
astuzia.
Il dominatore crudele e prepotente giunse
fino al punto di dichiararsi tollerante, anzi favorevole alla religione
degli Israeliti a condizione, naturalmente, che questi avessero rinunciato
al pensiero della libertà. Su questo piano faraone esercitò la sottile ed
insidiosa arte diplomatica accordando concessioni che mentre sembravano
favorire il culto a Dio, cioè la religione, sostanzialmente la impedivano
ostacolando il piano di libertà che Dio aveva preparato per il Suo popolo.
Nel potente oppressore percorso
da Dio e che continua ugualmente a levare il suo pugno contro Dio possiamo
facilmente individuare il simbolo del diavolo, cioè del potente avversario
che è stato già vinto al calvario, ma che ancora non è CONVINTO di dovere
perdere un popolo redento dall’Eterno.
Forse anche il diavolo si sente
vinto dalla potenza di Dio, ma non è convinto di dover rinunciare alla lotta
perché spera che la “nostra debolezza” possa essere soprafatta dal suo
furore o dalle sue astuzie. Comunque, una cosa è certa: egli continua a
combattere e proprio come Faraone cerca di mantenere il suo dominio offrendo
“UNA RELIGIONE” in cambio della libertà. Il nemico infernale è disposto a
farci avere una “RELIGIONE”, anzi è pronto ad offrircene egli stesso una
tagliata e cucita secondo un modello concepito negli antri tenebrosi
dell’errore, ma non è favorevole a farci godere la “REDENZIONE” che ci è
stata portata da Gesù Cristo.
È stato detto che la religione
non salva e questa frase che scandalizza molti ha un valore particolare in
riferimento al nostro soggetto: se la “religione” non è una stessa cosa con
la “redenzione” serve soltanto ad illudere e a far precipitare nell’abisso
della perdizione.
Appartenere ad una comunità o ad
una denominazione; possedere un nome od un credo; esercitare delle formalità
liturgiche, devozionali, ecclesiastiche non giova all’anima se l’anima non è
redenta e non vive sotto il sangue del Calvario.
Il diavolo sa bene tutto ciò ed
è per questo che non ostacola nessuno che voglia soltanto una religione e
quasi quasi si può pensare che molte fra le moltissime religioni che
esistono nel mondo rappresentano merce che viene direttamente dall’inferno.
Infatti non sono rari coloro che dicono: “tutte le religioni sono buone”;
questi sono gli abituali clienti del diavolo che li favorisce arricchendo il
mercato di articoli per tutti i gusti e per tutte le esigenze: c’è la
religione per il superbo, la religione per l’avaro, forse anche la religione
per il miscredente.
Il diavolo non v’impedirà mai di
avere una religione, ma vi contrasterà sempre per farvi perdere la
redenzione, perché la religione può essere soltanto una “FORMA DI PIETA’” ma
la redenzione è la “libertà”.
John Wesley, lo strumento usato
da Dio per il glorioso risveglio inglese che allora fu chiamato dai
“metodisti”, fece un sogno che rappresenta una magistrale illustrazione del
nostro soggetto. Egli si trovò alla porta del paradiso e, pieno di ansiosa
trepidazione, si avvicinò all’angelo che ne custodiva l’ingresso e chiese: -
Ci sono metodisti in questo luogo? L’angelo rispose laconicamente: No!
Con spiegabile angoscia il grande
revivalista chiese ancora: - Allora ci sono anglicani?
E L’angelo ancora una volta disse: No!
Ci sono forse cattolici romani? - Aggiunse
timidamente Wesley.
Per la terza volta l’angelo fece risuonare
un deciso no.
Ma allora, concluse il grande
servo del Signore, chi sono coloro che si trovano in questo luogo?
L’angelo dell’Eterno con
solennità rispose: - Tutti coloro che sono entrati in paradiso si chiamano
CRISTIANI e sono lavati nel sangue dell’Agnello.
Possiamo essere membri di una
qualsiasi denominazione, ma se non siamo cristiani e non viviamo sotto il
sangue del “PATTO ETERNO” non avremmo accesso nel Regno della gloria.
Il diavolo non farà nulla per
impedirci di avere una religione, ma tenterà ogni mezzo per non vederci
liberi ed in cammino verso la terra promessa. Anzi egli ci farà le
proposte che Faraone fece ad Israele, cioè ci offrirà le sue religioni per
continuare a possederci a mezzo di esse; il diavolo ci dirà, come il monarca
d’Egitto disse agli Israeliti:
- Andate, offrite sacrifici al vostro Dio
nel paese (Esodo 8:25).
- Vi lascerò andare…soltanto non andate
troppo lontano (Esodo 8:29).
- Andate voi uomini… (Esodo 10:11)
- Andate…rimangono i vostri greggi e i
vostri armenti (Esodo 10:24)
Le intenzioni del diavolo sono chiare
anche dietro le sue sottili astuzie; egli ci offre una o tutte queste
religioni:
- Una religione NEL MONDO
- Una religione VICINA AL MONDO
- Una religione con i LEGAMI AFFETTIVI DEL
MONDO
- Una religione con i BENI E LE FACOLTA' DEL
MONDO.
Sono religioni: offrono la
possibilità di pregare, adorare, credere, ma nessuna fra queste permette
realmente di godere la “Redenzione” che accompagna ed introduce nell’eredità
del Signore. Al diavolo che ci offre una religione dobbiamo saper dare una
sola risposta: Cristo è venuto dal cielo per offrire la libertà e noi
vogliamo incamminarci nel cielo e giungere fino a Colui che è disceso
quaggiù per farci partecipi di una eredità lassù.-
Per dare questa risposta con
fermezza e decisione dobbiamo, prima di tutto, avere nel cuore una sete
ardente di Dio e della Sua giustizia, e poi una conoscenza precisa delle
astuzie del diavolo che è il Faraone dei nostri giorni, colui dal cui laccio
siamo stati liberati per il sacrificio del Calvario. Per approfondire questa
conoscenza consideriamo da vicino le offerte conciliative di Faraone che
sono una figura precisa delle religioni che il diavolo ci vuol dare per
legarci al suo carro e toglierci la libertà di figli di Dio.
“ Offrite sacrifici al vostro Dio nel
paese…”
L’astuto monarca non si oppone
all’esercizio di un culto o alla pratica di una liturgia, ma vuole che il
popolo d’Israele rimanga in Egitto. Anche il diavolo viene a noi con la
stessa offerta e dice: - Potete avere la vostra religione; anzi scegliete
pure la denominazione più gradita al vostro cuore: confessatela,
praticatela, predicatela…, MA RIMANETE NEL MONDO.
Cristo è venuto per liberarci
dal mondo; il diavolo ci combatte per farci rimanere nel mondo; Cristo è
venuto per offrirci la “Redenzione”, ma il diavolo ci propone una religione
che ci mantenga nella schiavitù, cioè sotto il suo diretto dominio.
Abbiamo veduto in ogni luogo e
in ogni epoca intere folle di religiosi vivere nel mondo e assieme al mondo
e questo ci dimostra che si può facilmente avere una religione e rimanere
nel mondo; Il nome della religione può anche cambiare e non essere soltanto
“Cattolica”, “Anglicana” o “Metodista”, per riferirci alle domande di John
Wesley all’angelo, ma può essere Battista, Luterana, Episcopale,
Pentecostale…: un‘etichetta non indica sempre il contenuto di un recipiente.
Il diavolo viene a noi e ci
dice: Vuoi essere religioso? Vuoi essere membro di chiesa? Vuoi appartenere
ad una comunità Pentecostale? Puoi esserlo liberamente, anzi io ti aiuterò
ad essere attivo, zelante e fervente…a condizione però che tu rimanga nel
mondo. E se noi siamo disposti a seguire la corrente del “presente secolo” e
a rimanere schiavi delle consuetudini e dei piaceri mondani, il diavolo
firmerà un patto di pace con noi e ci permetterà di avere i “nostri articoli
di fede”, la nostra liturgia, le nostre attività ecclesiastiche e religiose”
continuando però ad annoverarci fra i cittadini del suo regno di tenebre e
di peccato.
Purtroppo, molti, in ogni
secolo, hanno accettato questo accordo infernale e anche nella nostra
generazione non sono pochi coloro che sono scesi a patti col diavolo, e se
noi vediamo chiese o credenti contaminati dalla mondanità imperante è
soltanto perché il “triste trattato” è stato concluso.
Faraone è riuscito a convincere
che è possibile offrire sacrifici a Dio “nel paese” e per questa ragione
incontriamo moltitudini di persone, di ogni confessione denominazionale, non
esclusa quindi quella Pentecostale, che fanno professione di un
cristianesimo pur accettando e vivendo quelle realtà visibili che sono in
aperto contrasto col cristianesimo.
Ma se vogliamo godere la
redenzione cristiana dobbiamo essere decisi nel resistere al diavolo e nel
dirgli come Mosè disse a Faraone: - “Non è convenevole far così”….Colui che
è venuto a redimerci vuole che usciamo dal mondo e dalle contaminazioni;
Egli ci ripete con le parole del profeta: - “Esci di fuori Babilonia: o
popol mio ed io ti accoglierò”.
Noi non siamo più del mondo
perché siamo stati liberati dal mondo per essere costituiti pellegrini del
cielo; senza una città stabile e senza un luogo fisso di dimora dobbiamo
seguire il Figlio dell’uomo che non è del mondo e che del mondo ha rifiutati
i piaceri, la ricchezza e la gloria.
Il pellegrinaggio impone la
rinuncia ad una residenza ferma e perciò non può essere accettato ed
esercitato da coloro che vogliono rimanere nel paese e vivere dove hanno
sempre vissuto. Abramo, per essere pellegrino di Dio accettò di lasciare Ur
dei Caldei perché quel paese idolatra non poteva essere culla della sua
fede. Oggi coloro che vogliono essere cristiani devono rifiutare l’offerta
del Faraone infernale e devono uscire totalmente, incondizionatamente da
quel luogo di schiavitù e di contaminazione che la Scrittura chiama “mondo”
oppure “presente secolo”; soltanto dopo aver lasciato alle spalle il luogo
della schiavitù e aver deposte le catene spezzate, il credente potrà rendere
un culto di adorazione puro al nome dell’Eterno.
“Offrite sacrifici al vostro
Dio nel paese..” continua a dire il diavolo e nel dire questo non manca
di sottolineare i vantaggi collegati alla sua proposta. Egli ci farà vedere
che senza rinunciare alla religione potremmo avere una esistenza tranquilla
e priva dei disagi del pellegrinaggio, ci farà anche vedere che “nel paese”
potremmo continuare a godere i beni ed i frutti che si trovano in esso e
cioè “la carne” gli “agli” i “poponi” e le “cipolle”.
Nella “fiera della vanità”
c’è merce per tutti e Faraone sa di poter riuscire nei suoi intenti quando
presenta la “superbia della vita” e la “concupiscenza della carne
e degli occhi” e i “piaceri del secolo” e poi la “gloria”,
la “ricchezza, “le voluttà”, “la moda”, “lo sfarzo”, queste cose
possono continuare ad essere vostre e assieme a queste cose, egli dice,
potete avere la vostra bella religione; potete dividere il vostro tempo fra
il cielo e la terra, fra le cose dello spirito e quelle della carne, fra
l’adorazione al vostro Dio ed il servizio a me.
Vinti da queste parole
seduttrici, i cristiani mondani aumentano ogni giorno e la religione per
essi si trasforma in un comodo annuncio che lascia loro tutte le comodità
del presente secolo e non toglie la possibilità di avere… la illusione della
vita eterna. Essi non pensano che se questa ibrida unione fosse possibile,
il Signor Gesù avrebbe lasciato al giovane ricco quelle ricchezze che
costituivano l’unico legame alla sua vita di religioso verso la libertà;
anche quel giovane avrebbe ricevuta la concessione di offrire sacrifici a
Dio “nel paese” di Faraone e quindi, nell’esercizio di una vita moralmente
ineccepibile, avrebbe compiute le pratiche devozionali necessarie a rendere
concreta la sua pietà di credente.
Ma Gesù Cristo fece chiaramente
comprendere a quel giovane, come d’altronde ad ogni candidato al regno dei
cieli, che la schiavitù è inconciliabile con la libertà e di conseguenza che
una religione che ci lascia sotto il dominio del principe di questo secolo
non può avere comunione con la “redenzione cristiana”.
Il Redentore è venuto per
chiamare fuori di “Babilonia” coloro che vogliono portare i vasi del
Signore, anzi che vogliono essere loro stessi vasi all’Eterno, e se Egli è
uscito al Calvario con il legno dell’obbrobrio sulle spalle, lo ha fatto per
darci la possibilità di seguirLo fuori anche di Gerusalemme, città della
religione, ed essere con Lui, assieme a Lui crocifissi al mondo.
Una decisione s’impone: - Uscire
o rimanere! La decisione ci fa cristiani o ci allontana da Cristo; se
usciamo fuori dal mondo per seguire Colui che non è stato del mondo, noi
siamo veramente redenti e godiamo la libertà di un cristianesimo autentico;
se invece rimaniamo nel paese, noi siamo soltanto “sedicenti cristiani” ed
anche se arriviamo a rivestire l’apparenza della pietà, non abbiamo, non
possiamo avere in noi la potenza di essa.
Uscire o rimanere! Rimanere
significa rendersi amici del mondo; significa essere adulteri nella presenza
di Dio; significa anche amare il mondo e le cose che sono nel mondo, quindi
significa non avere l’amore del Padre. Rimanere equivale a respingere il
Calvario; è inutile sottilizzare intorno alle opere di quelli che RIMANGONO;
è inutile far notare che la loro vita è schiava della vanità, schiava dei
piaceri e dei vizi del presente secolo, schiava delle mode e delle
consuetudini del mondo… È più semplice dire: - Hanno respinta la croce!
Se le donne cercano i cosmetici
ed i belletti e se sono ossequenti ai dettami dell’arte dell’acconciatura o
del vestiario, è soltanto perché sono rimaste nel paese, hanno rifiutata la
redenzione. Se gli uomini cercano di conciliare la religione con gli
spettacoli artistici o sportivi, se ancora sono sotto il dominio dei vizi
comuni a tutti, è perché non sono usciti dal mondo.
Quindi, ripetiamo, è inutile
analizzare queste spicciole manifestazioni di mondanità per arrivare a
quelle ancora più sottili o più vaste come la cupidità della ricchezza,
della fama, della gloria… Tutte queste cose esistono e tutte si trovano dove
non è stata fatta una decisione positiva di fronte a Cristo.
“ NON È CONVENEVOLE FAR COSI’…” disse Mosè a
faraone; “Non è convenevole far così”: dobbiamo decisamente dire di no al
diavolo; questa religione nel mondo ci vuol togliere la redenzione cristiana
e noi non possiamo, non dobbiamo accettarla.
“… non andate troppo lontano…”
(Esodo 8:23)
Il diavolo non ha soltanto
un’offerta e non dispone soltanto di una religione, e a coloro che rifiutano
la prima offerta e la prima religione egli è pronto a presentare una
proposta maggiormente conciliativa. Lo scopo dell’inferno è quello di tenere
gli uomini lontani dall’eredità di Dio e pur di raggiungere questo scopo il
tenebroso Faraone è pronto a sfruttare tutte le concessioni e tutti gli
accordi: dopo una religione “NEL” mondo, egli offre una religione “VICINA”
al mondo.
Uscite pure dalla città, sembra
dire il nemico infernale, separatevi dal presente secolo e andate dove
volete ad esercitare la vostra religione e ad offrire il vostro culto, ma…
non andate troppo lontano.
Egli non vuole perdere di vista
i suoi schiavi e non vuole che i suoi schiavi perdano di vista la città;
soprattutto egli vuole averli a “portata di mano” per poterli ricondurre in
qualsiasi momento entro i suoi confini, o vuole che essi stessi si sentano
riattivati in qualsiasi ora verso il luogo dal quale sono temporaneamente
usciti. Insomma, vuole concedere una libertà che mantenga i “redenti” entro
la fascia d’attrazione magnetica del mondo affinché presto o tardi siano
obbligati a rientrare e a cadere di nuovo sotto il potere dispotico del
crudele signore del male.
“ NON ANDATE TROPPO LONTANO”
È impossibile servire Iddio
rimanendo nel mondo, ed è, oltre che improduttivo, pericoloso avere una
religione troppo vicina al mondo. Il piano di Dio non prevede soltanto la
liberazione dal paese d’Egitto, ma anche e soprattutto una marcia verso la
terra di Canaan; uscire dai confini del paese di Faraone per poi rimanere
nei sobborghi di quella terra oscura, significa rigettare il piano
dell’amore di Dio… e significa anche ricadere inesorabilmente sotto la
podestà del diavolo.
Per questa ragione Faraone
continua a dire: - Uscite, dal mondo, abbiate la vostra religione,
esercitatela, ma non andate troppo lontano…È conveniente che rimaniate
presso le mura della città affinché vi sia facile ritornare.
Ma dei pellegrini di Dio è
scritto: - Che dimostrano che cercano una patria celeste e non si
ricordano di quella da dove sono usciti. (Ebrei 11: 14-15).
Un cristianesimo vissuto alla
periferia del mondo; un cristianesimo attendato in vista del presente secolo
non è il cristianesimo di colui che ha detto: - Chi vuol essere mio
discepolo, prenda la sua croce in spalla e MI SEGUA! Gesù Cristo è
venuto a liberare dal mondo, a fare uscire gli uomini dal mondo e poi ad
ALLONTANARE ogni giorno di più i credenti dalle vane realtà visibili del
mondo, SEGUIRE LUI vuol dire infatti camminare verso il paese dell’eternità
eredità della gloria, verso la Gerusalemme celeste.
Rimanere presso i confini del
paese d’Egitto vuol dire invece avere sempre comunione con la vita del
paese, perché quando non si manifesta altro si manifesta la concupiscenza
degli occhi. Lo spettacolo seducente del presente secolo continua ad
attirare e ad assorbire l’attenzione di quei “redenti” e la stessa opera di
redenzione rimane paralizzata in loro e rimangono li, sotto la sorveglianza
del diavolo e quindi ancora sottoposti alla sua malefica influenza.
L’attenzione volta verso il
mondo rappresenta un pericolo per il cuore del fedele perché può sempre
recare le nefaste conseguenze che recò un giorno nella vita di una fanciulla
ebrea. Ricordiamoci di Dina, figliuola di Giacobbe che fu mossa da
“curiosità” fino ad uscire dal suo accampamento e ad avvicinarsi all’abitato
Sichemita per “osservare le donne del paese”.
Era una caratteristica curiosità
femminile nella quale naturalmente non mancava un pizzico di vanità ed una
dose di ambizione; forse voleva vedere come si adornavano e si abbigliavano
le fanciulle Sichemite; forse voleva “rubare qualche idea per abbellire il
suo vestiario” o l’acconciatura dei suoi capelli. Una curiosità, soltanto
una curiosità!
La conseguenza di quella
curiosità fu terribile per Dina che in quel giorno fu derubata della “sua
purità”, e fu anche terribile per la sua famiglia che fu sconvolta dal
dolore e dal turbamento. L’episodio che appare nella storia di Giacobbe
riappare continuamente nella storia delle comunità e non sono poche le
fanciulle ed i giovani che come Dina, per la curiosità di andare a vedere i
costumi del mondo, per il desiderio di imparare dal mondo, perdona la loro
verginità spirituale ed introducono il turbamento nella famiglia cristiana.
Queste manifestazioni di morbosa
curiosità sono rese possibili soltanto quando le chiese o i credenti sono
accampati vicino a Sichem: stare fermi vicino al mondo significa subire
l’influenza e l’attrazione del mondo. Le chiese che stanno ferme, i credenti
che non muovono i passi verso il cielo continuano a vivere nelle realtà
visibili anche se formalmente hanno varcata una porta e sono usciti da una
città; per uscire veramente ed interamente non basta un atto interiore, ma
ci vuole una decisione interiore.
La moglie di Lot era uscita da
Sodoma assieme a suo marito e alle sue figliuole, ma aveva lasciato nella
città del peccato il suo cuore pieno di concupiscenza; purtroppo non riuscì
ad andare molto lontano e non arrivò mai nel luogo della salvezza.
I sermoni non saranno mai troppo
severi e le esortazioni non saranno mai eccessivamente infuocate per coloro
che desiderano giungere al cielo cioè per coloro che rifiutano una religione
vicina al mondo, ma per quanti si lasciano convincere dall’offerta del
diavolo non ci vogliono prediche troppo rigorose perché essi hanno bisogno
di “dottori secondo i loro propri appetiti” che diano il permesso di
rimanere nei sobborghi del presente secolo.
Un giorno o l’altro essi saranno
nuovamente assorbiti dal mondo, ma questo avverrà senza che essi se ne
accorgano, e quando se ne accorgeranno sarà troppo tardi, troppo tardi!
Serviamoci anche qui di una brillante illustrazione biblica, quella che ci
viene fornita dalla vita di Lot.
Il nipote di Abramo un giorno
prese una decisione sbagliata: separarsi da suo zio ed incamminarsi nella
fertile pianura di Sodoma e Gomorra. La sua decisione era scaturita da
povere considerazioni umane e terrene ed oltre tutto rivelava egoismo ed
avarizia.
Lot non prese soltanto una
decisione sbagliata; egli, assieme alla sua famiglia, diresse la sua marcia
verso le due empie città che aveva vedute in lontananza. Di tappa in tappa
egli attendò il suo accampamento sempre più vicino all’iniqua città di
Sodoma ed un giorno giunse purtroppo proprio ai confini del paese.
Ormai la distanza era brevissima
e la piccola carovana di pellegrini poteva vedere dalle proprie tende tutto
quello che si faceva nella città. Potevano seguire le donne nel loro lavoro
alle macine o nei loro servizi esterni; potevano vedere gli uomini nelle
loro attività artigiane o nei loro commerci.
Forse il fervore della città, la
comodità ed il conforto delle case in muratura, le attrattive della vita
sociale esercitarono una forte influenza sopra la famiglia di Lot e non fu
troppo ardito pensare che un giorno fu tenuto un consiglio domestico.
Possiamo anche pensare che soprattutto le ragazze e la loro mamma
caldeggiarono l’idea di associarsi con la popolazione di quella città alla
quale ormai appartenevano sentimentalmente.
Perché, avranno probabilmente
detto, essere esposti alle intemperie che rovinano e strappano continuamente
le nostre tende? Perché bruciarsi di caldo di giorno e consumarsi di gelo di
notte? Perché essere sempre nomadi, sempre in movimento, privi di ogni
conforto? La città è vicina, è aperta anche per noi, ci offre tutti i suoi
conforti: entriamo entro le sua mura!
La conclusione di quel consiglio
di famiglia è noto: - Un giorno le tende del “pellegrino” furono arrotolate
ed arrotolate per sempre ed egli, con tutta la sua famiglia, entrò nella
città sopra la quale pesava l’ira di Dio. In quella città fece esperienze
amare e alla fine perse beni, famiglia, moralità perché… una strada
sbagliata lo aveva portato “vicino alle proprietà del diavolo”.
Anche Lot, l’uomo che conosceva
Dio e che la Bibbia definisce “uomo giusto” fu attirato dalla potenza
magnetica del “presente secolo” al quale aveva avvicinate le sue tende, e
perciò non possiamo meravigliarci se oggi tanti credenti, meno solidi di
quel patriarca, meno stabili vengono assorbiti dal mondo dopo avere
indugiato lungamente nelle vicinanze di esso.
“NON ALLONTANATEVI TROPPO”! Il diavolo
apre le porte, scioglie le catene di rame, ma lega i credenti con i sottili
fili di seta di una “religione vicina al mondo”. Sono soltanto fili
sottilissimi, qualche volta invisibili: i fili di amicizie profane, di
conversazioni oscene; i fili di letture malsane, di piaceri che esistono
nelle zone fra il lecito e l’illecito; i fili delle abitudini mondane, delle
mode, del lusso, delle ricchezze… cento, mille fili che non permettono il
cammino verso la gloria, che non consentono di mirare le realtà invisibili
del regno perché piuttosto mantengono davanti agli occhi le mura della città
dalla quale erano usciti.
Una religione vicina al mondo
non asseconda i piani di Dio; il cristianesimo è uscir fuori dalle mura di
Faraone e poi allontanarsene; allontanarsene, allontanarsene sempre più fino
ad arrivare in quella che è la vera città dei santi: il cielo della gloria.
Per contrastare la perfida insidia del diavolo dobbiamo essere decisi come
Mosè o fedeli come Enoch, il quale non si accontentò di incontrare Iddio, ma
camminò costantemente con Lui per trecento anni, cioè fino al giorno che fu
accolto nelle stanze eterne senza attraversare il fiume gelato della morte.
È bello parlare di Enoch perché
la sua vita rappresenta una lezione in riferimento a questo soggetto
spirituale. Enoch visse la sua vita, prese moglie, ebbe figliuoli, si
interessò del suo lavoro e della sua famiglia, ma fece ogni cosa assieme a
Dio; il sentiero di Enoch fu quindi il sentiero della luce, il sentiero
della santità, il sentiero dell’amore.
Ma quest’uomo che camminò con
Dio ci appare soprattutto come un viandante, come un pellegrino che segue il
suo compagno mentre questi lo porta sempre più in alto, sempre più vicino al
cielo…; in trecento anni Enoch copre molta strada, si allontana sempre più
da dove è partito, si avvicina sempre più alla meta del suo viaggio.
Dopo averlo seguito in questa
marcia attraverso i secoli, possiamo immaginare che un giorno Dio rivolge la
Sua amichevole parola al suo servo e gli dice: - Enoch, è da molto tempo
che stai camminando con me ed hai percorsa molta strada in mia compagnia.
Guarda come è lontana la città da dove sei uscito, quasi non si vede
nemmeno! Mira invece come è prossima la stanza della mia gloria! Enoch, non
puoi tornare nel luogo da dove sei partito: è troppo lontano; vieni ad
abitare con me perché siamo arrivati!
“Poi disparve, perché Dio lo prese”
(Genesi 5:24).
È questa la conclusione gloriosa
della carriera di un uomo che non aveva accettata una religione vicina al
mondo, ma che rimase fedele alla propria vocazione per camminare
costantemente verso il cielo. Da una parte c’è Lot, dall’altra c’è Enoch e
in mezzo c’è ognuno di noi chiamati a decidere: se vogliamo soltanto avere
una religione è comodo fare la scelta di Lot, ma se vogliamo arrivare nel
cielo, nel paese della nostra eredità, dobbiamo decisamente metterci dietro
le orme di tutti i pellegrini di Dio e correre, correre, lasciando alle
nostre spalle la città della distruzione e avvicinandoci ogni giorno di più
alle mura scintillanti di Gerusalemme.
Per correre bisogna essere
leggeri e per essere leggeri bisogna essere disposti a deporre le “piccole
cose” che sono quelle che il diavolo ci vuol regalare per farci rimanere
vicini al mondo. Quando sentiamo chiedere troppo insistentemente e troppo
dolcemente: - Che male c’è?, dobbiamo fare attenzione perché il male
veramente c’è.
Le “mosche morte” che
cadono nel vaso del profumiere fanno fermentare l’olio odorifero, e lo
guastano; le “piccole volpi” che si introducono nelle vigne in fiore,
rovinano il raccolto. Basta un piccolo insetto, un piccolo animale o un
piccolo peccato, una piccola mondanità, una piccola vanità per rovinare e
distruggere; la vera religione infatti è : “mantenersi puri dal mondo”,
non soltanto fuori, ma lontani e liberi da ogni attrazione ed influenza.
Il cristianesimo continua ad
essere anche oggi redenzione perfetta e per viverlo bisogna saper rifiutare
la religione, qualsiasi religione offerta dal diavolo.
UNA RELIGIONE CON GLI AFFETTI NEL MONDO
… andate ora voi uomini, e servite al
Signore… (Esodo 10:11)
Chi ama padre, madre più di
me non è degno di me! Chi vuol venire dietro a me e non odia suo padre e sua
madre, non può essere mio discepolo. Queste ed altre parole analoghe
pronunciate da Cristo ci dicono qual è la regola di un vero cristianesimo:
per seguire il redentore dobbiamo essere disposti a lasciare totalmente
dietro le nostre spalle tutti i legami che naturalmente avviluppano la
nostra vita.
La nostra professione di fede
deve superare le circostanze e le persone e deve manifestarsi in quei
molteplici atti di abnegazione e di fedeltà che possono suggellare in
maniera concreta la nostra testimonianza. Anche soli, e forse avversati dai
più intimi, dobbiamo saper muovere i nostri passi verso il cielo, dietro a
Gesù Cristo che ci ha chiamati individualmente perché individualmente ci
vuole fare esperimentare la Sua grazia e la Sua gloria.
Questo non vuol dire che il
nostro cuore deve diventare insensibile o che dobbiamo soffocare i
sentimenti e gli affetti, ma vuol dire piuttosto che “tutto” deve uscire
assieme a noi dalle proprietà di Faraone. Il nostro cuore non deve rimanere
allacciato alle realtà visibili del presente secolo a mezzo degli affetti o
dei vincoli che esistevano prima della nostra conversione.
Naturalmente il successo più
brillante l’otteniamo quando possiamo dire, come disse Giosuè: “Io e la
casa mia serviremo all’Eterno”! È bello mettersi in cammino per la via
del cielo assieme ai propri congiunti, ma non tutti riescono ad avere la
gioia di Giosuè e del carceriere di Filippi o di Cornelio, il centurione
romano.
Quando siamo costretti a
metterci in cammino soli, come cristiano nel “pellegrinaggio” di Bunyan
dobbiamo ugualmente sentirci sciolti dalla “città di perdizione” anche se
quivi abbiamo lasciati i nostri parenti ed i nostri amici. Se i nostri passi
si muovono verso il cielo e il nostro cuore è attirato da coloro che vivono
in questa terra, siamo costretti, presto o tardi a ritornare indietro.
Un’illustrazione storica può farci luce su
questo soggetto. - Quando nella confederazione americana esisteva ancora la
schiavitù, molti poveri derelitti torturati dal massacrante lavoro al quale
venivano sottoposti, specialmente negli Stati meridionali, cercavano di
acquistare la libertà attraverso la fuga. La loro meta era il Canada, terra
ospitale pronta ad offrire asilo e protezione. Non tutti raggiungevano lo
scopo desiderato perché frequentemente, prima di varcare la frontiera
venivano acciuffati e consegnati ai crudeli padroni che sempre facevano
pagare duramente l’impresa tentata. Alcuni però vedevano coronato il loro
sogno dal successo e potevano aprire i loro polmoni all’aria vivificante
della libertà.
Quanti però raggiunta la
redenzione la conservano per il resto della loro vita? È difficile stabilire
una proporzione, ma molti, purtroppo, dopo un periodo di vita nuova si
sentivano attirati irresistibilmente dai loro cari che avevano lasciati
sotto la schiavitù e per tentare di liberarli o di aiutarli od anche
soltanto per rivederli, tornavano indietro per ricadere quasi sempre nelle
mani di un duro padrone vigilante e in attesa. Dopo questo terribile
epilogo, difficilmente poteva essere effettuata una seconda fuga.
Il riferimento storico ha
soltanto un motivo esemplificativo e non vuole fare un accostamento fra
l’esperienza dei poveri negri degli Stati Uniti ed i cristiani di tutti i
luoghi e di tutti i secoli: il ritorno dei negri era suscitato da uno scopo
nobile, mentre il ritorno dei credenti può essere suscitato soltanto da un
motivo indegno, quello di assecondare gli impulsi del sangue e della natura,
in opposizione agli stimoli dello Spirito. Ma si può guardare l’esempio
illustrato per comprendere quale potenza di attrazione esiste in un
“affetto” non superato che crediamo di aver lasciato dietro le spalle ed
invece abbiamo conservato nel cuore.
Molti credenti sono tornati
indietro dopo essersi incamminati nel sentiero del pellegrinaggio cristiano
e molti hanno fatto naufragio nella fede perché sono stati attirati dagli
amici o dai congiunti che avevano lasciati nel mondo; purtroppo, assieme a
questi, avevano lasciato nel mondo il loro cuore.
Il diavolo conosce bene la
natura e la debolezza umana ed è per questa ragione che sussurra
maliziosamente: - Volete essere religiosi, volete adorare Iddio? Fatelo
pure, ma rimanete legati a i vostri cari che non vi hanno seguito, che sono
rimasti sotto la mia giurisdizione… perché rompere amicizie o ripudiare
vincoli che sono tanto profondi quanto nobili?
Coloro che si lasciano
convincere da questo ragionamento accettano un cristianesimo che non
consente di essere… cristiani. IL rispetto umano, l’affetto naturale,
l’amicizia sociale prevalgono sotto la guida e sopra i comandamenti del
Signore e non soltanto trionfa l’indugio e l’esitazione, ma si manifesta
l’infedeltà.
“Lascia che mi accomiati dai miei”.
“Permettimi prima di seppellire mio padre” e frasi come queste furono
condannate duramente dal Maestro divino che ha sempre cercato e cerca
discepoli che non lasciano nulla dietro di loro perché portano via dal mondo
un cuore intiero ed uno spirito integro per consacrarli al loro Signore e
Salvatore.
L’antica storia del popolo di
Dio ci ricorda che anche Abramo, l’amico di Dio, fu ostacolato
nell’adempimento fedele della chiamata celeste dalla presenza di Tare, suo
padre; il vecchio genitore prese nelle sue mani il programma del viaggio, ma
invece di condurre la piccola carovana alla meta designata la fece attendere
in Charan. Doveva sopravvenire la morte di Tare per far giungere una nuova
chiamata al nobile “padre della fede” e questa volta il piano dell’Eterno fu
seguito con maggiore fedeltà sia pure attraverso vicende frequentemente
tempestose..
Lasciare gli affetti sotto il
dominio del diavolo vuol dire rinunciare alla meta gloriosa additata dal
Signore. Chissà che la moglie di Lot nel riguardare indietro non abbia
voluto anche volgere uno sguardo di rimpianto e di nostalgia verso le sue
amicizie o verso quei generi che non si erano voluti mettere in cammino?
Ma di fronte a queste
testimonianze che con il loro aspetto negativo esprimono un richiamo ed una
esortazione, esistono, grazie a Dio, migliaia di episodi che proclamano un
messaggio di fede attraverso le caratteristiche esplicitamente positive che
presentano.
I cristiani dei giorni caldi del
risveglio i soldati di Cristo, che hanno sventolato la bandiera della
verità, i martiri di tutti i secoli che per amore del loro Salvatore hanno
saputo “sciogliersi” dai vincoli rappresentati dagli affetti più cari: madri
che non hanno abiurata la fede quando hanno loro strappato i piccoli dal
seno che li allattava; figli che hanno resistito virilmente alle lagrime dei
genitori che li imploravano di lasciare Cristo; spose che hanno
affettuosamente ma decisamente respinte le suppliche, le ingiunzioni, le
minacce dei propri mariti inconvertiti.. di questi episodi è ricca la storia
del cristianesimo in ogni sua pagina.
No, Faraone! Tu non ci
possederai attraverso i nostri congiunti o i nostri amici! Questa è la
risposta di un cristiano che ha accettata la redenzione.
Attenzione alla religione del
diavolo; alla religione che vuol legarvi al carro delle amicizie profane o
che vuole asserirvi sotto il giogo di affetti umani. La decisione di un
credente si deve manifestare dai primi momenti della sua conversione; egli
deve subito rendere testimonianza ai suoi congiunti e a i suoi vecchi amici
di quello che ha rappresentato nella grazia salifera di Cristo. Se questi
vogliono mettersi in cammino lui: gloria a Dio!; se invece vogliono
schernire, contrastare o soltanto trattenere è utile spezzare ogni legame
che ostacola la liberazione, e prendere la corsa nel sentiero della
salvezza.
Quando un cristiano indugia
invece sul sentiero dell’amicizia sociale che lo lega inesorabilmente alle
conversazioni profane e alle attività terrene, o quando si trattiene entro
la cerchia dei vincoli naturali che lo obbligano ripetutamente al
compromesso e all’infedeltà, il diavolo ha vinto.
Anche oggi, come nei secoli che
ci hanno preceduti, molte contaminazioni si introducono nel popolo del
Signore a mezzo del popolo “raccogliticcio” che lo circonda. Le tradizioni
umane, le abitudini mondane, le mode e le vanità del presente secolo spesso
sono accolte senza convinzione, ma per la necessità di far cosa gradita o di
non mettersi in conflitto con gli amici e con i parenti inconvertiti, di
fronte ai quali esistono sentimenti di rispettosa subordinazione.
Questa posizione non è una
posizione di autentica libertà: dobbiamo sentirci padroni in Dio della
nostra personalità; nulla deve essere rimasto dietro di noi come motivo
d’attrazione o come mezzo d’influenza affinché non soltanto possiamo muovere
i primi passi fuori dall’infuocata e contaminata terra egiziana, ma possiamo
anche, in assoluta libertà, perseverare nel cammino della salvezza fino al
paese che ci attende oltre le rive del Giordano.
Non lasceremo nulla nelle tue
mani, o Faraone, ma liberi, assolutamente liberi proseguiremo il nostro
cammino nel piano della redenzione! Questa dichiarazione deve essere
espressa da ogni credente attraverso una chiara testimonianza di fede;
tutti, e primo fra tutti coloro i quali sono stati liberati dal Figliuolo
sono veramente liberi perché non soltanto sono usciti dal paese d’Egitto, ma
non sono legati ad esso da pensieri nostalgici o da vincoli sottili. Per
loro non ci sono più gli amici, genitori, coniugi, fratelli, figliuoli,
perché tutto ciò che hanno lo hanno in Cristo che va davanti a loro nel
cammino della gloria.
UNA RELIGIONE
CON I BENI DEL MONDO
… solo le vostre greggi e i vostri armenti
saranno fatti restare (Esodo 10:24)
Mosè non accoglie l’insidiosa offerta e
risponde decisamente: - “Anche il nostro bestiame verrà con noi, senza
che ne rimanga pure una unghia; perché di esso noi abbiamo a prendere per
servire al Signore Iddio nostro…”
Questa volta il colloquio è burrascoso e la
rottura sembra essere definitiva; in realtà Mosè farà ancora altre
esperienze e Faraone continuerà a compiere i suoi tentativi, ma per il
momento la lotta sembra conclusa. Da una parte rimane l’ira e la durezza di
un nemico che dichiara: - Potete avere anche una religione ma deve essere
quale io la voglio; Dall’altra c’è la decisione di un credente, di un
servo di Dio che risponde: - Noi dobbiamo eleggere la “religione” che ci
mette in possesso della “redenzione” che ci è offerta da Dio. La
decisione di Mosè prevale ed egli riesce a condurre il popolo del Signore
fuori dalla fornace di fuoco d’Egitto, in cammino verso il paese della
promessa.
Quel che Dio chiede ad un servo
o ad un credente è soltanto un atto di fede vera, di fede decisa; tutto il
resto viene dalla Sua mano onnipotente che è sempre distesa per combattere e
per dare la vittoria.
La decisione di Mosè deve essere
manifestata anche oggi, perché il Faraone che contrasta la nostra fede
rinnova ogni giorno le proposte antiche ed egli è pronto ad offrirci il
compromesso di una “religione corrispondente ai suoi desideri infernali”.
Sono le stesse parole di ieri e il diavolo le sussurra dolcemente al nostro
cuore: - Volete essere cristiani? Volete essere membri di una chiesa o di
una denominazione? Siete liberi! Non è necessario però che portiate con voi,
nel cammino religioso, l’ingombro dei vostri beni, delle vostre ricchezze,
dei vostri talenti, delle vostre professioni; lasciate questo carico gravoso
qui in Egitto e seguite voi, soltanto il vostro cammino religioso.
La proposta sembra ragionevole, anzi
addirittura generosa, ma nasconde una delle più sottili insidie concepite
dall’inferno; quando vogliamo essere cristiani soltanto con le nostre
persone, prescindendo da tutto quello che ci concerne o che possediamo, non
riusciamo ad essere cristiani affatto. Non è possibile essere cristiani nel
cantare gli inni sacri quando siamo mondani nel nostro lavoro; non è
possibile essere spirituali quando eleviamo le nostre preghiere e siamo
anche carnali nell’uso delle nostre ricchezze.
Un cristiano è cristiano
soltanto se porta con sé nel sentiero del proprio pellegrinaggio tutto,
tutto quello che possiede; deve portare con sé i propri beni, la propria
professione, i propri talenti…insomma tutte quelle cose che può usare per
onorare il nome di Cristo nella pratica di una religione integrale e
sincera.
Fra le tenebre fitte di questo
mondo contaminato dal peccato deve risplendere la luce di quei credenti che
sanno dimostrare che tutto può essere consacrato a Cristo. Si devono vedere
chiaramente per la loro onestà e per la loro rettitudine i “commercianti
cristiani”, gli “industriali cristiani”, gli “artigiani cristiani”, gli
“operai cristiani”, i “possidenti cristiani” o i “professionisti cristiani”,
cioè tutti quei cristiani che son usciti dal mondo senza lasciare dal mondo
senza lasciare nulla nelle mani del diavolo.
Quando la religione concede di essere
spirituali in chiesa e peccatori nella vita, od offre la possibilità di
essere membri di una comunità e di usare le proprie ricchezze in opere vane
o immorali, vuol dire che viene direttamente da diavolo. Un pellegrinaggio
verso Canaan impone assolutamente di portare tutto quel che si possiede nel
sentiero di Dio.
Abbiamo visto sovente persone
che facevano professione di cristianesimo e che pure trattavano i loro
affari o esercitavano i loro lavori in uno spirito di frode: commercianti
disonesti, operai frodolenti, ricchi gaudenti; costoro avevano una
religione, ma non certamente quella religione immacolata che rende approvati
davanti a Dio.
Tempo addietro è stata data
molta pubblicità alla notizia che molti artisti dello schermo, divi e dive
di Hollywood, capitale ideale del mondo della pellicola, avevano accettata
la salvezza mediante una “decisione” di fronte a Cristo. La notizia, ricca
di particolari, era entusiasmante perché parlava della conquista di una
delle più agguerrite, delle meno espugnabili roccaforti del diavolo, ma … un
piccolo, insignificante dettaglio (almeno così sembrava all’occhio del
cronista) bastava per spegnere tutto il calore dell’entusiasmo: “Tutti
questi attori ormai divenuti cristiani continuavano serenamente la loro
carriera artistica”.
Evidentemente Faraone li aveva
convinti che il lavoro non c’entra affatto con la religione e che quindi si
può essere cristiani e continuare quel mestiere di “finzione e di peccato”
che avevano precedentemente esercitato.
Uscite voi, avrà detto il
diavolo, uscite voi ed entrate pure nella chiesa che più vi piace, ma
lasciate qui, presso di me il vostro talento artistico perché io possa
usarlo a beneficio delle moltitudini d’Egitto. Ecco lo spettacolo strano di
un popolo che dichiara di camminare alla luce di Dio, ma intanto offre le
proprie facoltà per saziare e per soddisfare le voglie peccaminose dei
pagani di un mondo contaminato.
Come è diversa invece la
testimonianza di quegli artisti dell’arte lirica che in Svezia furono
raggiunti dal messaggio della redenzione cristiana e l’accettarono per
uscire dai teatri, per voltare le spalle alle folle plaudenti, per
rinunciare ai cospicui benefici economici e consacrare tutte le loro abilità
canore per cantare soltanto la gloria di Colui che regna nei secoli.
Questa testimonianza sembra
somigliante, pur nella varietà delle caratteristiche esteriori, a quella di
quel credente che quando già si trovava nella vasca battesimale chiese che
qualcuno andasse a prendergli la giacca che aveva lasciata nel vestibolo.
Gli portarono la giacca ed egli, in mezzo alla meraviglia dei presenti,
estrasse il portafogli e poi disse: - Voglio che sia battezzato assieme a me
perché desidero sinceramente che anche il mio portafogli divenga cristiano.
Gesù Cristo vuole proprio
questo. Egli ci ha liberati totalmente e vuole che usciamo dal mondo in
piena libertà, recando con noi tutto quel che ci appartiene: abbiamo
intelligenza o cultura? Abbiamo lavoro o ricchezze? Abbiamo energie o
capacità?
Nulla deve rimanere sotto il
dominio del diavolo, nelle mani di Faraone perché con queste cose noi
dobbiamo servire il Signore.
Non dobbiamo pensare che Iddio
ci accetta soltanto se abbiamo queste cose, no! Iddio ci accetta anche se
non abbiamo nulla, ma se abbiamo qualche cosa, Egli non vuole che venga
usata per scopi infernali, anzi È pronto a ricordarci: “Il SIGNORE NE HA
BISOGNO”.
Non ti lasceremo nulla Faraone,
porteremo tutto con noi nel cammino della fede e non abbandoneremo nei tuoi
confini neppure un’unghia di quel che possediamo. Questa dichiarazione deve
essere la nostra dichiarazione, e questa decisione ci deve accompagnare fino
al paese della promessa affinché il nostro cristianesimo possa essere
autentico fino al punto che tutti abbiano la possibilità di vedere che la
nostra vita, assieme a tutto quello che ci concerne e ci appartiene, porta
il segno evidente della redenzione cristiana.
La redenzione cristiana si dovrà
vedere nella gioia dei nostri volti e nel fervore delle nostra riunioni; si
dovrà manifestare attraverso il calore dei nostri cantici e la decisione
delle nostre preghiere, ma dovrà anche inequivocabilmente apparire dal modo
come ci comportiamo nella nostra vita familiare, sociale, lavorativa; dal
modo come usiamo le nostre capacità, come esercitiamo la nostra
intelligenza, come spendiamo il nostro denaro, come amministriamo i nostri
beni.
Se abbiamo portato tutto con
noi, tutto fuori dal paese d’Egitto… tutta la nostra vita risulterà libera e
feconda alla gloria di Dio, ma se abbiamo accettata una comoda religione
offertaci dal diavolo, riusciremo ad avere soltanto “la forma della pietà”,
senza realizzare e manifestare la potenza di essa.
Eccoci alla conclusione:
-Vogliamo anche noi avere una religione da
gettare nel bagaglio dei necessari accessori della vita?
Se la vogliamo, possiamo agevolmente
sceglierla fra quelle offerteci dal Faraone infernale.
Ma se il desiderio vivo
dell’anima è quello di esperimentare pienamente la redenzione che Cristo è
venuto a portarci dal cielo, rifiutiamo tutte, tutte indistintamente le
religioni che il diavolo ci vuol dare, ed abbandoniamoci fiduciosi e senza
riserve fra le braccia di Colui che ha incominciata un’opera buona in noi e
vuol portarla a compimento fino al giorno che finalmente, dopo la
liberazione, dopo il pellegrinaggio, dopo il Giordano varcheremo i confini
del paese benedetto dell’eredità celeste, gloriosa ed eterna: Amen!
Questo modesto scritto è venuto
alla luce durante le festività di fine d’anno, quindi durante i giorni di
clamore, di movimento, di luci, di suoni che rappresentano quella cornice di
solennità religiosa capace di suscitare la poesia di un giorno.
È uno spettacolo vivamente
profano che si estrinseca più in motivi paganeggianti che non in elementi
cristiani: è una classica manifestazione della “RELIGIONE DEL MONDO”.
Purtroppo, durante questi giorni abbiamo di nuovo avuta la possibilità di
constatare i successi di faraone sopra il popolo eletto che in una misura
crescente sembra accettare le alettanti offerte del paese d’Egitto.
Durante i giorni del “risveglio”
queste festività erano ignorate dal popolo di Dio o se erano ricordate, lo
erano soltanto per sottolineare e vivere il significato profondo, il
significato spirituale di esse. La chiesa ed il mondo non potevano avere una
relazione ed una comunione attraverso quelle che sono soltanto profanazioni
delle solennità ricordate.
Oggi i cristiani si sono messi
“al passo col mondo”, e la celebrazione del Natale e delle altre festività
che lo contornono ha acquistato un carattere identico a quello del “presente
secolo”. In molti casi anzi l’associazione è perfetta perché i cristiani
giungono a dividere la baldoria di questi giorni assieme ai loro congiunti
inconvertiti.
Ecco i “presepi”, gli
“alberi illuminati” carichi di motivi ornamentali, ecco la “festa
dell’albero” e la “recita di natale”, ecco la tombolata, i
giuochi d’azzardo, ecco il rumore, la confusione e le risate chiassose, le
veglie, i banchetti disordinati, le ebbrezze… ecco tutto quello che un
giorno era stato respinto ritornare trionfalmente nel mezzo di un popolo che
vuole essere religioso, che vuole essere pentecostale, ma… non vuole
rinunciare totalmente alle offerte piacevoli di un cortese faraone che gli
offre una “religione addomesticata”.
A conclusione di questo scritto
e in relazione a questa pagina isolata, vogliamo dedicare ai nostri fratelli
un articolo sul Natale, scritto molti anni fa, perché possa servire a
mettere più chiaramente in evidenza la differenza esistente fra la religione
offerta dal diavolo e il messaggio che ci è stato dato da Gesù Cristo, il
nostro Salvatore.
NATALE
“Non vi era luogo per loro” (Luca 2:7)
L’evangelista spinge la sua
precisazione descrittiva fino alla scrupolosità e ci fa sapere che
nell’albergo non vi era posto per Maria, per Giuseppe e neanche per il loro
PICCOLO PRIMOGENITO.
I congiunti evidentemente
trovarono asilo nella grande rimessa di una pubblica locanda ed il
fanciullino trovò il suo primo letto in una mangiatoia, forse colma di
fieno.
Se la descrizione di Luca avesse
preceduto la nascita del bambino, avremmo potuto concludere che soltanto i
coniugi di Nazareth non avevano potuto godere del beneficio di un albergo,
ma poiché il testo sacro è meticolosamente esatto nel dirci che “per loro”
non c’era posto includendo in quel plurale anche il piccolo Gesù, possiamo
comprendere che soprattutto per quest’ultimo si deve notare il grande
contrasto che appare fra la sua grande regalità ed il suo doloroso ingresso
nel mondo.
Possiamo anzi notare che non
c’era nulla di eccezionale nel fatto che due coniugi di condizioni
economiche modestissime e giunti nei sobborghi di Gerusalemme in periodo di
superaffollamento fossero stati respinti ai margini della competizione per
gli alloggi.
Tutto al più sarebbe stato
possibile scorgere in quell’episodio un quadro della dura battaglia sociale
che divide le popolazioni di tutto il mondo in poveri e ricchi o in gaudenti
e in sofferenti. Non c’era nulla di eccezionale, ripetiamo, nel caso di una
povera famiglia operaia che non riesce ad ottenere una camera d’albergo, ma
ben c’era qualche cosa di eccezionale nel fatto che il “Re” non trovasse
accoglienza o albergo nella sua terra.
Non un re, ma il Re era venuto
al suo popolo, ai suoi sudditi ed essi gli avevano negato un posto; non
soltanto gli avevano negato un trono ma anche un posto, sia pure il più
umile nell’ultimo fra gli alberghi di Gerusalemme.
“Non vi era luogo”. Il Natale
non poteva essere accolto fra le moltitudini; non poteva essere posto all’ombta
di un asilo accogliente o di un palazzo sontuoso: doveva rimanere nella
stalla, nella mangiatoia…
Il piccolo, fanciullo passerà
ancora per le vie del mondo picchiando alla porta di ogni albergo, MA NON
TROVERA’ neanche un nido, neanche una tana. I suoi non vorranno riceverlo,
ed egli avrà delle mense che non saranno sue e si rifuggerà in case che non
gli apparterranno; cavalcherà sopra un puledro preso umilmente in prestito,
morirà sopra un letto che sarà soltanto un patibolo e scenderà in una tomba
che non gli appartiene… Egli continuerà ad essere Colui per il quale “non vi
era luogo nell’albergo”.
Natale! Celebrazione dell’umiliazione;
tripudio dell’annichilimento. VOI NON TROVERETE MAI IL NATALE NEI LUOGHI OVE
GLI UOMINI HANNO CERCATO DI PORTARLO: fra le feste, in mezzo alle candeline
colorate o sotto gli alberi carichi di doni. Voi non lo troverete sulle
mense riccamente imbandite o nelle straduzze dei presepi artificiali; non lo
troveremo neanche intorno alle stufe che accolgono fra le braccia del loro
calore le famiglie spensierate ed un po’ inebriate dalle feste di dicembre.
Non lo troverete neppure dentro le cattedrali rifulgenti nei loro ornamenti
di oro o nei drappeggi dei loro apparati…
No, non troverete il Natale in
nessuno di questi luoghi come non lo avreste potuto trovare in nessuna
camera degli alberghi di Gerusalemme o di Betlem perché “non vi era luogo
per Lui”.
Noi possiamo trovare e rivivere
il Natale soltanto li, ove esso nacque: vicino alla mangiatoia!
Lontani da ogni grandezza umana,
da ogni pensiero mondano. Divisi dal clamore disordinato di un popolo in
confusione, noi potremo, nella stalla senza luce e senza gloria, contemplare
in adorazione il “fanciullo che ci è nato”.
Senza bisogno di fare
applicazioni mistiche o senza dare interpretazioni figurative, noi possiamo
dare al nostro testo la fisionomia di un richiamo all’umiltà più profonda,
alla sobrietà più sana, al rinunciamento più completo; li c’è il Natale, li
c’è il glorioso Re.
In questi giorni, purtroppo,
quasi tutti hanno smarrito il senso, il significato del Natale e per questo
doloroso motivo vediamo sostituito lo spettacolo del Figlio di Dio che nasce
in una stalla e viene adagiato in una mangiatoia con quello più coreografico
e più vivace, ma meno reale e niente affatto sublime, di una solennità
religiosa carica di fili d’argento e di fiocchi di bambagia.
No, non c’è posto per Lui; ed
anche oggi tutto si accoglie e tutto si riceve, ma Il Re del cielo continua
a rimanere li perché una torma di umili pastori possa essere guidata fino al
suo letto dalla schiera celeste che salmeggia intorno al suo capo.
Vogliamo unirci ai guardiani
veglianti del gregge? Vogliamo anche noi distogliere lo sguardo dallo
spettacolo multicolore di questo mondo per volgerlo verso il povero ricetto
di Betlem?
Prostriamoci nell’umiliazione ed
adoriamo il Re che non ha avuto, che non ha e che non può avere un luogo
nell’albergo di questo mondo!
Un messaggio per Te!
La tua vita è arida e il tuo tempo si
consuma inutilmente lontano dalle realtà del Regno di dio. Non ti accorgi
che la tua professione è stata adulterata dal mondo?
Il mondo ha una stanza nel tuo
cuore ed invade la tua mente per manifestarsi nelle tue azioni e nelle tue
parole; la tua “separazione” è ormai diventata soltanto un’idea; una di
quelle false idee che formano il “credo” degli increduli.
Non sai che le formule
dommatiche, come gli schemi liturgici, possono coesistere, ed anzi
generalmente coesistono assieme alla morte spirituale? Perché ti sforzi di
vivere nell’illusione di una realtà che ormai possiedi soltanto in figura?
La tua vita è arida perché non
ospita più la presenza del Salvatore; il tuo cuore è tiepido perché sta
esaurendo il calore della grazia divina e tu… continui a battere la tua
strada religiosa come se la tua condizione si identificasse profondamente
con la volontà di Dio. Tu vivi fuori dal piano celeste e la volontà di Dio
non illumina più il tuo sentiero che ormai s’inerpica sui colli brulli o
selvosi, ma sempre oscuri della carne e del peccato.
Non ti accorgi che lungo i
margini della tua strada non ci sono più quelle fioriture spirituali che ti
accompagnavano quando camminavi con Dio, nella strada di Dio? Erano,
talvolta, fiorellini timidi, dall’olezzo tiepido e pudico, ma sempre, sempre
allietavano il tuo cuore nel rinnovarti la certezza che il sentiero calcato
era il sentiero di Dio. Non ti ricordi più delle dolci preghiere e degli
attimi di rapimento che godevi nella comunione con Dio? Hai dimenticato per
sempre il profumo ed il colore della santità e dell’amore?
La tua strada oggi è tenebrosa
ed il pesante silenzio che incombe sul tuo incedere è rotto soltanto dagli
urli del mondo o dal chiasso d’una mascheratura religiosa che vuole con il
suo gracidare sostituire od imitare la sinfonia inarrivabile che vibra e
risuona nella via di Dio: non sei veramente felice, ma t’illudi di esserlo;
non hai più Cristo, ma continui a parlare di Lui e ti agiti per dimostrare
che Lo possiedi.
Ti fregi ancora del più nobile
titolo dell’eternità; ma a che serve qualificarsi “cristiano” quando
il cristianesimo è soltanto un’ipocrita maschera di cartone? Non sei
cristiano perché Cristo non è in te e tu non vivi in Cristo, anche se alcune
regole morali che t’imponi e certi atteggiamenti che assumi sembrano
“ricordare” la dottrina di Cristo.
Il cristianesimo è Cristo nel cuore ma tu
dici: “SONO RICCO E SONO ARRICCHITO…” e sembra che non ti accorgi che “Egli”
sta presso alla porta e picchia e picchia invano. Hai bisogno di “oro
affinato col fuoco”, devi coprire la tua vergognosa nudità e devi far
curare i tuoi occhi con un collirio, devi cioè entrare di nuovo nel
cristianesimo ed il cristianesimo che è stato espulso deve fare il suo
ingresso un’altra volta in te.
Ma tu reagisci a questo
messaggio, ti ribelli perché ti senti offeso, quasi insultato… ecco le tue
opere, il tuo servizio, i tuoi successi… tu metti queste “difese” di
fronte alla parola che ti sferza e cerchi un riparo; cerchi un riparo anche
nell’opinione che gli uomini hanno di te o nella stima della quale ti
circondano. Vuoi sottrarti, sottrarti ad ogni costo alla disciplina che ti
umilia e ti mortifica… Povero illuso!!
Osserva bene le tue opere: sono
imperfette e incompiute; guarda con attenzione il tuo servizio: è profano e
sacrilego; esamina i tuoi successi: sono insuccessi umani e terreni. Nella
tua vita non c’è stata la signoria di Dio, ma il trionfo dell’io e se gli
uomini ti ammirano e ti stimano è perché sono stati ingannati dalle tue
false spoglie.
Che valore ha l’opinione degli
uomini? Che valore ha quel che “tu dici” di te stesso? Un’opinione
soltanto è giusta e determinante e quest’opinione è quella luminosa e verace
di Dio.
“Tu dici”,
ma “Io dico…”, sembra ripetere Iddio di fronte a te, di fronte a me,
di fronte a tutti: “Io dico” e il suono di quella parola riempie e
riempie l’infinito e l’eternità; l’opinione divina deciderà la nostra sorte!
Ravvediti, umiliati, confessa le
tue colpe a Dio e lascia che il Salvatore entri nuovamente e potentemente
nella tua vita con la Sua grazia celeste.
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