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Primo
giorno
TUTTI...
Poiché tutti hanno peccato e sono privi della
gloria di Dio.
Romani 3: 23
Il
mondo è dominato dal peccato; Dio lo afferma e la nostra esperienza ci
obbliga ad arrenderci a questa innegabile realtà. Non mancano negatori di
questa verità; individui che sostengono che il peccato è frutto
dell’immaginazione dei moralisti religiosi o sociali: l’uomo è buono ed
il mondo è bello, essi affermano, e qualche piccola deviazione deve essere
accettata come diversivo necessario per rendere più interessante la vita.
Ma
le “piccole deviazioni” delle
quali parlano costituiscono quel mare di fango nel quale tutti affogano: guerre,
odio, ingiustizie, soprusi, razzismo, crimini, passioni, vizio, stanno intorno a
noi per ricordarci ogni momento che il male è la regola del genere umano ed il
bene è soltanto la rara eccezione.
Un
servo di Dio scriveva molti anni fa: "Il peccato degli uomini è
dimostrato dal fatto che non basta una parola, ma ci vuole un contratto; non
basta una porta, ma ci vuole una serratura; non basta un regolamento, ma ci
vuole un corpo di polizia".
Tutti,
indistintamente, tentano l’evasione, il sopruso, la frode; tutti amano il
piacere proibito, l’eccitazione disonesta, il godimento impuro. Tutti hanno
peccato e poiché il peccato separa ed allontana da Dio, tutti sono privi della
gloria di Dio.
Quel
mondo che è stato creato per essere non soltanto una immagine della gloria di
Dio, ma il tempio stesso della benedizione divina, ha prima rifiutato e respinto
il proprio Creatore ed ha poi alterato le forme che ne rispecchiavano la
grandezza e la gloria. Oggi possiamo vedere ovunque l’esaltazione dell’uomo,
cioè la manifestazione più impudica dell’orgoglio umano, ma non possiamo
incontrare ed ammirare la “gloria
di Dio” perché è assente.
E
questa assenza, provocata dall’uomo rappresenta, in ultima analisi, la più
chiara ed impressionante prova del peccato della società. Dove non c’è il
sole, c’è l’ombra e dove al sole si chiudono le imposte c’è un’ombra
voluta e volontariamente ottenuta; dove Dio è stato rifiutato, respinto,
contestato, c’è il peccato e questo è anche oggi, come ieri, il dramma
dell’umanità: uno stato generale di corruzione vissuta nell’oscurità più
profonda derivante dalla separazione da Dio.
Ma
apri il Vangelo e troverai una parola di speranza!
Riepilogo:
Gesù Cristo, Salvatore, è l’unica speranza per un mondo perduto.
Secondo
giorno.
IL TUO PROBLEMA
Non v'è alcun giusto, neppure uno. (Romani
3:1-10)
Ieri abbiamo considerato il peccato come fenomeno generale
cioè come " male del mondo ", ma oggi vogliamo fermarci a meditare su
quello che il peccato rappresenta per l'individuo, cioè quello che rappresenta
per me e per te. La Scrittura ci ha già dichiarato che " tutti " sono
privi della gloria di Dio a causa della presenza del peccato nella società, ed
ora addentrandosi nell'essenza del problema precisa che ogni individuo si trova
personalmente in uno stato di colpa di fronte alla legge divina.
Frequentemente i concetti troppo generalizzati sbiadiscono
le applicazioni particolari forse per questo abbiamo accettare le
responsabilità collettive che sembrano diminuire quelle personali, ma di fronte
al problema del peccato non possiamo sfuggire: ognuno di noi deve rispondere
delle violazioni consumate contro la legge di Dio e ricordarsi che anche una
sola trasgressione la cera quello stato di giustizia che mantiene incensurata la
nostra personalità.
" Non v'è alcun giusto... ". Lo Spirito Santo
dichiara la colpevolezza non soltanto del genere umano, ma quella specifica
dell'individuo, di ogni individuo. L'istruttoria, di Dio non è generica perché
localizza e precisa epoche, fatti, nomi e tutti individualmente sono considerati
responsabili delle opere compiute. (2 Corinzi 5:10)
Questo " fatto " individuale che può essere
provato tanto facilmente quanto l'esistenza del sole, diventa una salutare
esperienza o una rivelazione benefica soltanto quando viene umilmente ed
onestamente accettato, cioè riconosciuto dal peccatore. Colui che continua a
vedere esclusivamente il peccato degli altri, come colui che si sforza di
catalogare soltanto gli aspetti positivi della propria vita ignorando tutti gli
altri, non riuscirà a realizzare quello stato di crisi interiore che può
essere definito il primo segno di ritorno addio.
In parole più semplici: se l'individuo non ammette la
propria condizione di colpa personale, di personale in giustizia davanti a Dio,
non può neanche vedere quel sentiero o dire quella voce che rivelano l'amore
divino all'anima bisognosa di salvezza.
Riepilogo: Perduto o salvato: dipende soltanto da quello che " fai di
Cristo!".
Terzo
giorno
SEI MORTO
Se uno è morto per tutti, tutti dunque erano morti. Il Corinzi
5:15
Un grande scrittore della nostra generazione ha scritto: "Non
può essere considerato un uomo colui che almeno una volta nella sua vita, non
ha desiderato diventare santo...".
Si può subito aggiungere che “desiderare”
o anche “proporsi” la santità
non significa raggiungerla; anzi, indugiando sopra livelli molto più modesti,
si può affermare che neanche desiderare essere migliori, liberarsi da certi
difetti o redimersi da certe passioni, vuoi dire scuotersi dal collo il giogo
del peccato.
Non si può negare che la cultura, l’educazione, il
progresso riescono a smussare certi angoli della personalità umana o a
verniciare certe pareti sporche, ma se compiamo un’analisi illuminata e severa
siamo costretti ad esprimere una diagnosi drammatica: l’uomo è ammalato e la
sua malattia è inguaribile.
La Scrittura anzi ha una terminologia più cruda e più
tragica: l’uomo è morto. È morto perché è separato da Dio; è morto perché
non vive in Dio, è morto perché condannato dalla legge di Dio.
Proprio perché è incurabile o perché, accettando la
definizione biblica, è morto, l’uomo non può diventare santo, non può
redimersi, insomma non può salvarsi da solo: egli è impotente di fronte al suo
grande problema.
Anche questa realtà, in tutto il suo aspetto negativo, si
trasforma, però, in un potente elemento positivo quando l’uomo la riconosce e
l’accetta con umiltà. Fino a tanto che il “viandante”
che è precipitato incautamente nelle sabbie mobili del male, si sforza di
risolvere con le proprie capacità il problema tormentoso che lo attanaglia, non
può che peggiorare il proprio stato ed affondare più velocemente nella sua
tomba melmosa. Però, nel momento che finalmente riconosce e confessa la propria
impotenza, si schiude a quell’aiuto che certamente gli verrà, se egli saprà
individuarlo ed invocarlo con sincerità di una fede genuina e l’ardore di un
desiderio spirituale.
Riepilogo: Vuoi la vita? Accetta la morte di Cristo, quale
propiziazione per la tua resurrezione!
Quarto
giorno
UN SALVATORE
PER TE
Credi nel Signor Gesù
Cristo e sarai salvato.
Atti
16: 31
Queste
parole possono essere considerate il nucleo centrale del messaggio del Vangelo
cioè della Buona Novella di Dio: Gesù Cristo è il Salvatore! Tutti
sono perduti, tu sei perduto, nessun uomo ti può redimere e tu non puoi
salvarti da solo, ma Gesù Cristo vuole essere il tuo personale Salvatore.
La
teologia cristiana c’insegna che Gesù è il Salvatore perché ha espiato il
nostro peccato; Gesù è il Salvatore perché ha crocifisso e quindi ha vinto la
natura umana. C’insegna che Gesù è il Salvatore perché nella resurrezione
ha vinto la morte e l’inferno; Gesù è il Salvatore perché ha prodotto, in
quest’opera salvifica, potenza di rigenerazione e santificazione. Ma è
importante non tanto conoscere questi concetti, quanto esperimentare la potenza
che essi esprimono.
Forse
ancora non possiedi una cultura biblica e non ti sai muovere agevolmente
nell’ambito delle verità scritturali, ma puoi ugualmente credere che Gesù
Cristo è un perfetto Salvatore e che invocandoLo puoi ottenere la benedizione
della redenzione.
In
Lui si compie perfettamente il piano dell’amore del Padre e da Lui ogni uomo
può ottenere tutto quello che è necessario per la vita dell’anima cioè per
la salvezza. La dichiarazione di Paolo al carceriere di Filippi ha valore per
ogni individuo, per ogni epoca e quindi ha valore anche per te: essa ti dice
che, indipendentemente dal tuo stato, Cristo ti può salvare perché da Lui
procede quella potenza di grazia che può sollevare ogni uomo dalla profonda
valle del peccato e dalla separazione da Dio.
In
questo giorno devi riconoscere che c’è un Salvatore per te, proprio per te;
un Salvatore che ha compiuto un’opera così perfetta da non richiedere
nessuna azione complementare da parte tua: devi solo accettarla ! E per
accettarla, come precisa l’apostolo, devi credere in Colui che ha compiuto
quest’opera e che non solo la rappresenta, ma che la racchiude nel Suo Nome
e nella Sua persona: Credi nel Signor Gesù Cristo e sarai salvato!
Riepilogo: Cristo è un perfetto Salvatore che offre perfetta salvezza all’anima
che si umilia perfettamente
Quinto
giorno
CHE DEVI FARE?
Fratelli,
che dobbiamo fare? Atti
2:37
A coloro che vogliono più chiare definizioni intorno all’azione della fede, si può ricordare che non si deve confondere questa realtà spirituale con la credulità sterile. Per prendere possesso della “grazia” che salva bisogna credere, ma credere per essere salvati vuoi dire: ravvedersi; ubbidire, accettare la potenza divina.I “pellegrini” di Gerusalemme che avevano ascoltato il sermone di Pietro e che, soprattutto, lo avevano ricevuto e lasciato operare nel cuore, chiesero: che dobbiamo fare?Questa è la domanda di quanti ascoltano con interesse spirituale il messaggio della verità e si lasciano mettere in crisi da esso; credere, credere..., ma come?
“Ravvedetevi” cioè mutate i vostri pensieri, la vostra direttrice di marcia; volgete finalmente il vostro viso a quel Dio al quale avete, fino ad oggi, voltate
ostinatamente le spalle. “E ciascuno di voi sia battezzato”... seppellito con Cristo in quanto al suo passato, risuscitato con Cristo per una vita nuova di giustizia e di verità. Battezzato per testimoniare, davanti al cielo e alla terra, l’ingresso nelle file dei redenti; battezzato per suggellare un patto con Dio, per esprimere un proposito di fedeltà imperitura. “E voi riceverete... “. Non è soltanto l’annuncio di una promessa, ma anche un’esortazione a schiudersi alla gloriosa e sensibile presenza di
Dio.
Nella salvezza il credente deve trovare un nuovo rapporto col cielo e perciò dalla salvezza deve aspettarsi pienezza di benedizione. Lo Spirito Santo deve trovare un cuore aperto dalla fede, pronto per ospitare la gloria e la potenza della Sua presenza.Credere, cioè guardare con occhi spirituali che lasciano scorgere l’invisibile, pensare con una mente che può e sa esaminare le realtà del cielo, agire con una volontà che può eseguire il programma di Dio.Non devi fare nulla per meritare la salvezza, non devi e non puoi perfezionare l’opera che Cristo ha compiuto per te; devi soltanto credere, accettare il “dono divino” mediante quella fede che è essenza di un’attitudine esatta davanti alla presenza ed al messaggio di Dio.
Riepilogo: La vita è una successione di scelte, ma una di queste è l’anello che salda la catena: la scelta del destino eterno!
Sesto
giorno
ASSOLTO
Giustificati,
dunque per fede, abbiamo pace con Dio. Romani 5:11
L’uomo è ingiusto, ma la
grazia in Cristo, accettata per fede, lo giustifica. Questo vuoi dire che i
nostri peccati non ci vengono soltanto perdonati, altrimenti l’uomo sarebbe
semplicemente un amnistiato, anzi che non ci vengono imputati “a
priori”.
In parole più semplici si può
dire che l’opera di Cristo, accettata per fede, compie un vero processo di
sostituzione: il peccatore appare agli occhi di Dio non più quello che è, ma
quello che accetta di essere nel piano della redenzione cioè un uomo “coperto”
dalla giustizia di Cristo, che ha accettato per Se stesso l’ingiustizia di
tutto il genere umano per espiarla sulla croce.
Quindi il “peccatore”
davanti al tribunale divino compare esente da ogni colpa, come se non avesse mai
peccato ed anzi vengono attribuite a suo merito le opere giuste che egli non ha
mai compiute, ma Cristo ha compiuto per lui. E naturale che questo nuovo stato
determini anche un nuovo rapporto e colui che viveva lontano da Dio, in
conflitto con Dio e schiacciato dal giusto giudizio di Dio, riacquista
finalmente la limpidezza di una coscienza che gli permette di rialzare lo
sguardo a Dio ed incontrare lo sguardo amoroso del Padre e realizzare la
carezza soave che è in maniera autentica la manifestazione della presenza di
Dio.
Questo rapido e totale passaggio
dall’ingiustizia alla giustizia, può essere definita autentica resurrezione
perché è un vero passaggio dalla morte alla vita. Il peccatore salvato non ha
un “concetto” della salvezza od
una “emozione religiosa”
inerente alla salvezza, ma ha la “salvezza”;
egli esperimenta così compiutamente il suo nuovo stato spirituale, da
sentirsi in concreto un figlio di Dio in perfetta ed armonica relazione con Dio.
Il passato non esiste più; le
colpe, la condanna, il terrore, la ribellione e tutto il triste bagaglio di una
vita distrutta e perduta possono tutto al più rimanere un ricordo che ispiri
amore e gratitudine verso Colui che si è fatto ingiusto per farci dono della
Sua giustizia e così riconciliarci con Dio.
Riepilogo: Nascosto in Cristo non hai più le tue macchie e le tue
nudità: appare soltanto l’opera compiuta da Lui!
Settimo
giorno
NUOVA NASCITA
Se alcuno
non è nato di nuovo, non può vedere il Regno di Dio. Giovanni 3: 3
Lo stesso evangelista al primo
capitolo del suo libro, scrivendo della Parola che si è fatta carne, cioè di
Gesù Cristo, dice: « Egli è venuto in casa sua, ma i suoi non
l’hanno voluto ricevere, ma a tutti coloro che l’hanno ricevuto, i quali
credono nel Suo Nome, Egli ha dato il diritto di essere chiamati figliuoli di
Dio; i quali non di sangue, ne di volontà di carne, ne di volontà d’uomo, ma
sono nati da Dio ».
L’uomo nasce dai propri
genitori per entrare nel mondo naturale ove tutti viviamo e ci muoviamo, ma per
entrare nel Regno dello Spirito, vedere e vivere le realtà eterne, l’uomo
deve nascere una seconda volta e nascere da Dio.
È necessario chiarire che il
Vangelo non parla della fantomatica reincarnazione dei buddisti perché la
Scrittura precisa che ogni uomo può vivere e morire una sola volta. La "nuova
nascita" rappresenta un aspetto o un atto della grazia di Dio in Gesù
Cristo ed è più comunemente conosciuta con la definizione, espressa dalla
dottrina cristiana, "rigenerazione".
L’ingiusto non può avere
relazione con Dio, ma giustificato trova pace in Dio; l’uomo naturale non può
entrare nelle sfere soprannaturali, non può vedere e conoscere le realtà dello
Spirito, ma rigenerato acquista quella nuova personalità che gli permette di
vivere anche una nuova vita: quella che si vive nel Regno di Dio.
Forse s’impone una seconda
chiarificazione: per "Regno di Dio" il Maestro non
vuole intendere soltanto quello ove l’anima redenta sarà accolta oltre la
sponda di questa vita, ma il Regno eterno, e quindi sempre presente, è sempre
aperto a coloro che aspirano ad una vera vita, la vita spirituale.
In questo Regno c’è la
presenza di Dio; la giustizia, le leggi, la verità di Dio. In questo Regno
l’anima respira, vive, ha comunione col Padre; da questo Regno si spandono gli
effluvi dell’amore, del bene.. .ma per vivere redenti in questo Regno bisogna
nascere di nuovo cioè essere rigenerati in Cristo Gesù.
Riepilogo: Il
pensiero della reincarnazione esalta l’uomo carnale, ma la verità della
rigenerazione quello spirituale.
Ottavo
giorno
ABBONDANZA
E vi fu grande allegrezza in quella città.
Atti 8:8
Gesù Cristo nella parabola del
Buon Pastore conclude: "Io sono venuto affinché le mie pecore
abbiano vita e l’abbiano in esuberanza". Il cristianesimo è
"vita
esuberante" e dal cristianesimo viene pienezza di gioia perché
produce pienezza di liberazione.
Questo fenomeno ha un suo
aspetto "spettacolare" quando viene osservato, come nel
nostro testo, attraverso un’esperienza collettiva, ma sostanzialmente è
ugualmente grande quando appare nella vita di un solo individuo. Liberazione
dalle potenze del male, salvezza dal peccato, guarigione dalla malattia,
saturazione di Spirito Santo: tutto e in abbondanza può essere esperimentato da
ogni singolo credente.
Non si ripeterà mai abbastanza
che la "redenzione cristiana" non è un’astrazione
intellettuale, un semplice enunciato teologico, ma un’esperienza concreta
che mette in contatto e fa compenetrare l’uomo e Dio, la terra ed il cielo.
Questo incontro produce tutti i miracoli spirituali ricordati nelle pagine
precedenti e ne produce tanti altri che rappresentano una ricca corona di
esperienze carismatiche per tutti, indistintamente, coloro che credono.
In Cristo l’epoca dei miracoli
non passa mai perché Egli che è il Miracolo dell’amore e della potenza è
lo stesso ieri, oggi ed in eterno. Nella Sua grazia è possibile trovare ogni
bene per l’anima, per il corpo e per lo Spirito.
Se non soltanto ti senti
perduto, ma ti vedi spezzato dalle potenze del male, distrutto dalle circostanze
della vita, vinto dalla malattia, accostati a Cristo che può fare ogni cosa
per te; ti può sollevare, liberare, guarire e può riempire ogni vuoto della
tua vita con quello Spirito consolatore che è gioia e gloria.
Gli abitanti di Samaria avevano
cercato invano e invano sperato nel soccorso di un "mago" impostore
fra un esercito di impostori, ma quando giunse un messaggio di liberazione
trovarono, nell’accettano in fede, tutto quello che avevano desiderato e che
solo Gesù Cristo poteva dare a loro e può dare a te.
Riepilogo: Tutto è nostro! In Cristo hai tutto e pienamente.
Nono
giorno
UN SALVATORE ONNIPOTENTE
Ogni podestà mi è data in cielo e in terra.
Matteo 28: 18
L’apostolo
Paolo nella sua lettera ai cristiani di Filippi scrive che a Gesù Cristo è
stato dato un Nome che è sopra ogni nome, un nome davanti al quale si piegano
le creature celesti, terrestri, e sotterranee. Gesù stesso come rileviamo dal
nostro testo afferma la Sua autorità in cielo e in terra; Egli può compiere
ogni cosa.
Questa
verità deve riempire di consolazione e di fiducia il credente; di consolazione
perché possiede un Salvatore onnipotente, di fiducia perché può essere
assistito in ogni circostanza del suo pellegrinaggio.
Quando
le potenze infernali cercano di sbarrare la strada e gli eserciti del male
sferrano massicci attacchi per farci indietreggiare, noi possiamo invocare Colui
il cui Nome piega le creature dei luoghi tenebrosi. Quando gli uomini ci
perseguitano e tentano di ostacolare il nostro servizio o infrangere la nostra
fedeltà, noi possiamo chiamare a nostro soccorso l’Onnipotente Salvatore che
tiene nella Sua mano ogni autorità anche in terra.
Quando
il cielo sembra chiudersi sopra di noi ed il canto degli angeli si spegne ai
nostri orecchi, quando cioè le melodie celesti si allontanano da noi, possiamo
rivolgerci, pieni di fiducia a quel bénedetto Signore che ha anche le chiavi
del cielo e che può riaprire per noi le porte di una comunione ineffabile con
Dio.
No!
Non abbiamo ragione di essere preoccupati o perplessi perché nel cammino
cristiano, in tutto il cammino, sia in quello della santità che in quello del
servizio siamo seguiti ed assistiti da un Salvatore Onnipotente che ha anche
detto: "Io sono con voi in ogni tempo, fino alla fine del mondo.""""
Sempre,
in ogni luogo, in ogni circostanza Gesù è col credente che Lo ha accettato e
che si è proposto, quale discepolo, di seguire Lui. Alla fedeltà del discepolo
risponde, in misura celeste, la fedeltà e l’onnipotenza di un Salvatore che
ha salvato, salva e salverà in ogni ora e da ogni situazione. Perciò
cristiano, chiunque tu sia, fatti animo: Gesù, l’Onnipotente è con te!
Riepilogo:
C’è un rifugio che non teme calamità e il timore fugge anche da colui
che ci si ripara.
Decimo
giorno
COMUNIONE
E la nostra comunione è col Padre.
I Giovanni 1:3
La
religione è oggi intesa, più che nel passato, come semplice astrazione
intellettuale. La teologia si è trasformata in anatomia e tutti i circoli
religiosi in laboratori dove si sezionano le "verità"
, gli "enunciati", i
"concetti".
Tutti
parlano, tutti discutono, tutti si animano per esprimere i risultati delle loro
autopsie, delle loro analisi, delle loro ricerche. Dio viene presentato vivo,
morto, attuale, superato; Cristo viene dichiarato umano, divino, storico,
mitico; la trinità, la salvezza, il cielo.. .cento altre dottrine, dopo essere
state vivisezionate, vengono illustrate secondo i concetti delle più diverse
scuole di pensiero in antitesi, in sintesi..
Idee,
parole, concetti, dogmi, enunciati.. .ma tutto e sempre nelle sfere del vago,
della teoria. Se ci avviciniamo alla religione nelle sue pratiche troviamo un
cambiamento di forma, ma non di sostanza: cerimonie, liturgia, paramenti
simbolici, ma tutto privo della sensibile presenza di Dio.
La "comunione"
col
Padre invece è non solo la nostra disponibilità al pensiero religioso e al
sentimento religioso, ma anche o soprattutto, la realizzazione di quelle realtà
celesti che dobbiamo, per usare le parole dell’apostolo, "
vedere, udire, contemplare, toccare
con le mani..."
Se
comunione vuoi dire, come ci suggerisce la radice etimologica, avere le
"
cose in comune"
è chiaro che noi la esperimentiamo,
nella nostra relazione con Dio quando offriamo noi stessi, ma anche quando il
Padre ci offre in maniera sensibile le cose che sono proprie della Sua persona e
del Suo Regno.
"
Dio si vuoi far sentire"
anzi ci sia consentita
un’espressione audace ma sentimentale "Dio
si vuol far godere".
Soltanto
quando l’esperienza della comunione è autentica i cristiani trovano anche
vera comunione tra loro e uniti comunione col cielo. Far parte di una medesima
associazione o di una medesima comunità non rappresenta, in se stesso, indice
di incontro e relazione spirituale perché le membra del corpo di Cristo formano
un vero organismo spirituale soltanto quando sono realmente unite al capo che dà
vita.
Parlare
della "sensibile"
ed inconfondibile presenza di Dio nel
credente e nella chiesa, diventa sempre più difficile nel nostro mondo, ma tu
ricordati: il Padre vuole avere comunione con te.
Riepilogo:
Non fare mai di Dio un concetto; cerca e vivi sempre la Sua presenza.
Undicesimo
giorno
LA PACE DI DIO
E la pace di Dio guarderà i vostri cuori.
Filippesi 4:
7
Cristiano,
la tua vita deve conservare la caratteristica che ha ricevuto dal giorno del tuo
incontro con Colui che a ragione si chiama "Principe dei/a pace".
Devi
vivere serbando e manifestando la pace cioè quel sentimento che non soltanto
esalta la tua relazione con Dio, compone le tue divergenze con gli uomini e
placa i conflitti con te stesso, ma che preserva la tua serenità e la tua gioia
in tutte le burrasche della vita.
Le
circostanze che tutti viviamo e che generalmente provocano le più diverse
reazioni, non devono mai avere il potere di turbare quella pace che ti è stata
data da Gesù; come credente devi saper guardare sorridente ai giorni lieti ed a
quelli tristi, alle ore serene e a quelle che sono foriere di tempesta.
L’apostolo
Paolo in questa splendida pagina di dottrina cristiana insegna il metodo da
seguirsi per conservare inalterata la pace. Prima di tutto raccomanda di placare
le ansietà del cuore e le preoccupazioni che sembrano venire dai fondali della
nostra personalità. In tutti i vostri bisogni, scrive l’apostolo, presentate
le vostre richieste a Dio, mediante la preghiera espressa con ringraziamento.
Nel
momento stesso che ricorriamo sinceramente a Dio per il nostro problema, noi lo
abbiamo trasferito tra le Sue braccia, non pesa più su noi, non ci opprime più.
Con la preghiera ci siamo accostati a Dio, cioè abbiamo nuovamente approfondito
quel vincolo di comunione che ci vivifica e che, indipendentemente dalle cose
che otterremo nell’esaudimento, rappresenta già un "esaudimento"
per la benedizione della Sua presenza.
Con
il "ringraziamento"
noi rinnoviamo anche alla nostra
esperienza, oltre che al nostro culto, la manifestazione della potenza e
dell’assistenza divina; esercitiamo la nostra fede in relazione a quanto Egli
ci darà in risposta alla nostra richiesta, ed esprimiamo la nostra umiltà
nell’accettare in anticipo e con anticipata gratitudine quello che Egli riterrà
opportuno porgerci.
Tutto
questo, conclude Paolo, servirà per potenziare dentro di voi quella pace che può
preservare la vostra vita da ogni turbamento e che sarà sempre una potenza
maggiore di quella che può derivare dai vostri sforzi intellettuali o dalle
vostre azioni umane. Possa la lezione di ieri trovarci pronti oggi per seguire
fedelmente il sentiero che nel conservarci la pace conserva tutta la nostra vita
in Cristo.
Riepilogo:
La pace non è quella che viene dalla quiete, ma quella che si realizza
nella tempesta.
Dodicesimo
giorno
ALLEGREZZA CRISTIANA
...Allegri nella speranza. Romani
12:12
L’allegrezza
nasce nell’uomo per le cose che ha o per quelle che spera di avere; purtroppo
le cose offerte dalla vita sono effimere e fugaci e quindi anche l’allegrezza
risulta, nella vita dell’uomo, un sentimento momentaneo generalmente
superficiale.
Non
è così per il cristiano, per il vero cristiano; le realtà capaci di generare
allegrezza sono infinite ed eterne per lui, ed egli può far festa ogni giorno
per l’abbondante grazia che ha realizzato e che possiede. li suo nome è
scritto nel cielo, egli è figlio ed erede di Dio, gode della Sua assistenza e
de Sua provvidenza e gioisce per la benedizione della Sua presenza.
Anche
se vengono le prove e se le tentazioni aumentano di violenza, cristiano continua
ad essere un « vaso
» pieno
dell’eccellenza della grazia Dio ed ha tutta la ragione per essere allegro.
Ma
c’è un motivo dominante nell’esperienza del cristiano che determina ed
alimenta l’allegrezza e questo è la «
speranza. Dobbiamo
ricordarci cl quando la dottrina cristiana parla di speranza, non si riferisce
mai a quel specie " d’illusione"
che esiste in ogni individuo e che gli
fa sognare
cose che più desidera. La
speranza
cristiana è il senso d’aspettativa volto all’adempimento sicuro delle
promesse di Dio: la gloria eterna dei credenti Gesù Cristo. Questa speranza è
la fonte stessa dell’allegrezza perché anticipa per i pellegrini di Dio il
giorno del riposo, e in una certa misura spirituale fa godere ad ogni credente,
già in questa terra.
Il
cammino è lungo, la marcia è faticosa, le difficoltà qualche volta sor
schiaccianti, ma che importa, se guardando avanti si possono scorgere mura
preziose della città di Dio e si possono mirare quelle meravigliose por di
perla?
La
vita sfugge, attraverso lo scorrere degli anni o l’incalzare della malattia,
ma perché attristarsi quando anche questo serve per avvicinarsi alla luce, alla
gloria, all’eternità?
Siate
allegri nella speranza: lasciatela zampillare anche nelle ore p oscure o nelle
situazioni più difficili e da quella fonte sgorgherà sempre un’allegrezza
pura che il mondo non conosce ma che ogni cristiano può possedere nella grazia
del Signore.
Riepilogo:
Festeggia cristiano, il tuo nome è scritto nel cielo.., le pene
quaggiù
non possono cancellarlo!
Tredicesimo
giorno
MI SARETE TESTIMONI
Ritorna a casa tua, e racconta quante gran cose Iddio ti ha
fatte. Luca 8: 39
La
salvezza fa di ogni credente un testimonio di Gesù Cristo, ma non sempre,
purtroppo, il cristiano è pienamente consapevole di questa sua responsabilità.
Troppo spesso infatti, colui che ha esperimentato la potenza della redenzione
pensa di dover soltanto conservare a se stesso il bene che ha ricevuto, pensa
cioè di non avere altro dovere all’infuori di quello di curare ed edificare
la propria vita.
Anche
il povero indemoniato di Gadara liberato da Gesù aveva questo concetto...
errato, ma il Redentore seppe richiamano alle proprie responsabilità, al
proprio compito: testimoniare della potenza che salva.
Il
cristiano è un individuo che è stato liberato da una condizione di perdizione
ed è perciò qualificato per parlare della liberazione e del Liberatore a
quanti si trovano nelle stesse condizioni nelle quali egli si trovava. Questo ci
ricorda il debito che ogni credente deve pagare alla società.
Ma
il cristiano è particolarmente un individuo che è stato liberato da Dio in Gesù
Cristo e quindi ha il sacro dovere di esprimere la propria gratitudine a Colui
che viene glorificato quando l’opera compiuta dalla Sua mano viene posta in
evidenza in maniera che altri possano sollecitarla ed ottenerla per la propria
vita. Questo ci ricorda il debito che ogni credente deve rendere al servizio di
Dio.
Non
c’è cristiano che non possa pagare questo debito, perché testimoniare non
vuoi dire predicare, insegnare, scrivere trattati di letteratura cristiana, ma
vuoi dire soltanto raccontare ad altri tutto quello che è stato realmente
esperimentato nella propria vita. Un racconto può essere più o meno elegante,
ma quando è un racconto fedele, sincero, viene sempre ad illustrare la sostanza
di un fatto e nella testimonianza cristiana quello che vale non è l’eleganza
della parola, ma il "fatto".
Anche
tu quindi puoi e devi essere un testimonio di Colui che ti ha salvato; devi
soltanto raccontare quello che hai realizzato per fede nel giorno che hai
incontrato Cristo, devi parlare della Sua risposta, della Sua potenza, della Sua
grazia.... insomma di tutte quelle cose che hanno cambiato la tua vita ed hanno
fatto dite un cristiano, un figlio di Dio.
Riepilogo:
Se non parli sempre di Gesù, finisci col dimenticarti di Lui.
Quattordicesimo
giorno
UNITI NEL SIGNORE
Non abbandonando la comune radunanza.
Ebrei
10:25
La
Parola di Dio è il più fulgido esempio di equilibrio e di armonia; gli
insegnamenti che educano la nostra vita sgorgano in maniera di sollecitarci in
tutta la volontà di Dio senza mai spingerci in eccessi pericolosi o in
estremismi paralizzanti.
Mentre
leggiamo che dobbiamo tener viva la nostra vocazione di testimoni, la nostra
attenzione viene attirata da questo passo che ci dice che dobbiamo anche curare
la nostra relazione e comunione di figli di Dio. Mentre cioè ci viene detto che
dobbiamo essere pronti ad " uscir
fuori" ad "andare
ovunque" ci
viene anche ricordato che dobbiamo avere del tempo per rimanere " dentro"
e per " stare uniti":
questa è la vita comunitaria!
Il
salmista scriveva, circa 30 secoli fa "è buono e caro che i fratelli
dimorino uniti... "
ed anticipava così di 10 secoli
l’esortazione contenuta nel nostro testo e che suona perentoria per ogni
credente.
Il
cristiano deve, assolutamente deve, confrontare, fondere, addizionare la propria
esperienza all’esperienza dei fratelli; da questo incontro deriva quell’unità
di spirito e quell’opera di edificazione che sono necessarie per tutti e sono
necessarie per ognuno.
Non
dobbiamo ignorare che Gesù stesso, sempre pronto ad " andare attorno"
o a " mandare
i suoi discepoli", di
tanto in tanto si raccoglieva nell’intimità, esclusivamente con i Suoi, per
vivere ore riservate ad una comunione particolare che a ragione poteva essere
definita " comunitaria".
E perché non ricordare che nel giorno stesso dell’Ascensione, mentre
illustrava gli ultimi dettagli della grande missione evangelistica, Gesù Cristo
raccomandò ai Suoi, avanti ad ogni altra cosa, di raccogliersi in Gerusalemme e
di rimanere nell’attesa intima, del Consolatore promesso?
La
"comunità"
trova
una precisa collocazione nel programma di Dio:
unisce, prepara, rende i credenti
strumenti di scambievole edificazione, determina l’incontro per quei programmi
che possono essere assolti soltanto nella collaborazione, agevola l’esercizio
dell’amore fraterno, pone tutti su uno stesso banco e davanti ad un medesimo
Maestro.
Si,
anche tu devi avere una comunità e devi farne parte in maniera integrale ed
integrante, devi essere un fratello assieme ai tuoi fratelli, un credente nel
mezzo di un popolo di credenti! Non trascurare il popolo di Dio e la vita che
sei chiamato a vivere nel seno di esso.
Riepilogo:
Il popolo di Dio è il tuo popolo, la tua famiglia; non trascurare il tuo
posto fra coloro che Dio ti ha dato.
Quindicesimo
giorno
RICCHEZZA SPIRITUALE
Or appetite, come a gara, i doni migliori.
I Corinzi 12:31
Uno
degli esercizi spirituali che impegna i credenti nella vita comunitaria è
quello della ricerca dei doni di Dio. La comunità è assomigliata ad un
organismo composto di membra, apparati, sistemi: ogni parte dell’organismo
svolge una missione nel corpo e per
il corpo in
forza di una propria funzionalità.
Il
credente assolve il proprio compito nella comunità, quando esercita quei doni
spirituali necessari alla vita e all’edificazione dei popolo di Dio e quindi
deve sentirsi responsabilmente impegnato a desiderare e cercare tutti i carismi
dello Spirito offerti dalla prodigalità di Dio.
Questo
non vuoi dire che ogni cristiano debba necessariamente possedere tutti
i
doni soprannaturali che vengono dallo Spirito, ma chiarisce che ogni credente
deve essere consapevole del fatto che il "
corpo"
esige la presenza di membra vive ed
attive in tutte le funzioni richieste dalla vita cristiana. Desiderare e cercare
tutti i doni di Dio, vuoi dire infatti, aprirsi all’opera che io Spirito vuoi
compiere nella chiesa; quando questa disponibilità è generale, lo Spirito può
liberamente distribuire questi meravigliosi carismi.
Anche
tu sei entrato a far parte del popolo del Signore hai " diritto "
a questi doni e di conseguenza hai il " dovere"
di desiderarli e di cercarli per dare
in concreto il tuo contributo alla vita della comunità.
Forse
vuoi sapere quale metodo bisogna seguire per cercare ed ottenere i doni
spirituali. li ragionamento potrebbe anche essere lungo, ma la sintesi è
espressa in poche e chiare parole:
«
Riconoscere che la vocazione cristiana
impone l’appartenenza alla chiesa come quella delle membra ai corpo.
Accettane
il principio biologico che le membra ricevono dai corpo, ma contribuiscono anche
alla vita dei corpo, attraverso un processo di reciproca assistenza.
Accostarsi
a Dio in preghiera e in sincera disposizione interiore per chiedere e ricevere
la benedizione dei Suoi doni.
Proporsi
fermamente di possedere e di usare ogni dono per l’edificazione altrui e
soltanto alla gloria di Dio, conservando sempre la più profonda umiltà.
Ed
infine esercitando i doni divini con franchezza che sia sempre equilibrata dalla
più profonda subordinazione alla guida divina.
Fratello,
tu fai parte del corpo di Cristo; devi esercitare una funzione personale quale
membro della comunità: cerca sinceramente i doni di Dio!
Riepilogo:
Il « Prodigo » non concederà neanche una goccia dell’oceano delle
Sue grazie a coloro che non desiderano e non chiedono.
Sedicesimo
giorno
L’AMORE
Or queste tre cose durano al presente: fede, speranza e carità; ma la
maggiore di esse è la carità. I
Corinzi 13:13
La carità non è inclusa sui catalogo
dei doni spirituali, ma senza essa nessun dono spirituale ha valore; non è
neppure inclusa nell’elenco dei ministeri, ma i ministeri che non sono fondati
sulla carità sono squalificati. L’apostolo Paolo la pone in linea con quelle
che sono state definite le virtù teologali e dichiara che costituiscono le tre
cose che "durano al presente"
fede, speranza e carità, ma si
affretta a precisare che la carità, benché posta al terzo posto è la maggiore
fra queste virtù.
È
la maggiore perché è la sola che dura in
eterno; è la maggiore perché è fonte perenne di ogni giustizia, di ogni verità. È la
maggiore perché rispecchia in maniera più diretta e in modo più chiaro la
personalità di Dio.
La
carità, cioè l’amore inteso nei suo significato assoluto, genera e sostiene
ogni aspetto ed ogni caratteristica della vera vita cristiana, che è poi vita
imitativa di Gesù Cristo manifestazione completa e perfetta dell’amore di
Dio.
La
carità è generosità, è altruismo, è benevolenza è tolleranza; dalla carità
nasce la gioia, la serenità, l’allegrezza. Nella carità incomincia e si
conclude ogni servizio per il prossimo ed ogni ministerio alla gloria di Dio;
nella carità il credente trova la sua ragione di essere e realizza il programma
della propria vocazione.
Quindi
non solo devi appetire i doni spirituali, devi desiderare il servizio, la
comunione, la vita comunitaria, ma devi anche procacciare la carità che è una
virtù che può essere posseduta in misura crescente soltanto a due condizioni:
-
Morire a se stessi.
- Lasciare
che lo Spirito Santo infiammi il cuore.
L’uomo
è naturalmente privo di carità; inclinato all’odio e a tutte le filiazioni
di questo: intolleranza, risentimento, sprezzo... Per entrare in possesso della
carità deve accettare la propria crocifissione sulla croce di Cristo. Non basta
il proposito umano per conquistare il perfetto amore: lo Spirito Santo deve
essere ricevuto interiormente e devo essere lasciato libero di spandere
nei cuore la virtù divina; perciò
fratello, apriti ed umiliati al lavoro di Dio affinché anche tu possa essere
colmato di carità.
Riepilogo: Ama, ama
sempre, ama tutti: questo è vivere nella volontà di Dio.
Diciassettesimo
giorno
UNA CAMERA SEGRETA
...Molto può l’orazione del giusto fatta con efficacia.
Giacomo
5:16
La
vita dei cristiano sarà sempre incompleta e debole, se non sarà costantemente
alimentata dalla preghiera. Un servo di Dio ha detto che la preghiera è il
respiro dell’ anima: come il nostro organismo vive respirando e senza
respirare non potrebbe vivere, così l’anima vive nella preghiera e per la
preghiera.
Ma
la preghiera deve essere però vera preghiera ed è vera preghiera quando si
mantiene lontana dagli schemi liturgici che cercano di trasformarla in un vuoto
formalismo, o dai quei tentativi di meccanizzazione che finiscono coi renderla
sterile ripetizione di frasi stereotipate pronunciate con le labbra, forse
pensate con la mente, ma non partecipate con il cuore.
La
preghiera deve essere adorazione davanti a Dio, lode ed intercessione e
sopratutto deve essere autentico incontro con Dio: elevazione nelle sfere dello
Spirito, comunione col Padre nei nome per la mediazione di Gesù Cristo.
Uno
dei più gloriosi privilegi dei credente è quello di poter accedere ai trono
divino, sempre e sempre incontrare Dio nella realtà della Sua presenza; questi
incontri sono preghiera. L’apostolo Giacomo, nei passo ricordato, parla di
preghiera fatta con efficacia e non tanto per distinguere fra quella che non è preghiera e quella che è preghiera vera, ma piuttosto per
ricordare che anche nell’autentico incontro con Dio, come nelle intercessioni
sincere, si possono raggiungere i più diversi livelli di perseveranza, di fede,
di vigore spirituale.
I
cristiani devono irrobustirsi per saper chiedere, cercare e picchiare con una
"
violenza" crescente, perché dalla misura
quantitativa e qualitativa della propria vita di preghiera viene determinata la
statura spirituale della propria personalità.
Non
chiudere mai davanti a te la tua stanza di preghiera perché se è utile
trovarsi nell’alto solaio, con i propri fratelli, nelle riunioni di preghiera,
è altresì necessario avere
un luogo di incontro personale con Dio ove trascorrere ore preziose di
conversazione intima, di adorazione sincera e di intercessione piena di calore.
Prega,
ma sappi pregare rifiutando ogni comodo surrogato per fare della preghiera
combattimento, agonia, vittoria!
Riepilogo:
Colui che ti ha aperto il cielo, aspetta che tu entri: questa è la
preghiera.
Diciottesimo
giorno
CHIAMATI A SANTIFICAZIONE
Questa è la volontà di Dio: la vostra santificazione.
1°
Tessalonicesi 4:3
La
salvezza determina un nuovo stato ed una nuova personalità, ma questa
condizione non deve essere una condizione statica, ma dinamica. Il
credente, giustificato in Cristo e rigenerato per la potenza della grazia, ha un
cammino schiuso davanti ai suoi passi, quello della santificazione.
Santificazione
vuoi dire, sostanzialmente vivere per piacere a Dio e, praticamente vuoi dire,
separarsi da ogni male e rendersi, in misura crescente, disponibili per il bene.
Questa regola rappresenta la vita dei cristiano che in quanto discepolo di
Cristo è un imitatore di Colui nei quale non fu trovato mai peccato.
Il
sentiero della santificazione è di spavento a coloro che non camminano con Dio,
ma è di gioia per i credenti che
fanno della comunione con il cielo principio fondamentale della propria
esistenza; essi si accorgono, come dice l’apostolo Giovanni, che i
comandamenti di Dio non sono pesanti e che è dolce muoversi ed agire in tutta
la volontà di Dio.
Non
si può negare che una vita che si muove in santificazione è anche vita dì
impegno, vita di conflitti, ma quando questo impegno è preso nella
consapevolezza di operare in Dio e quando queste battaglie sono combattute alla
gloria di Dio, si riesce a gioire anche nei tratti più aspri del sentiero e in
mezzo alle difficoltà più grandi.
L’impegno,
le battaglie sono sempre in diretta relazione con io spogliamento di ogni
rimasuglio di umanità peccaminosa o di ogni riserva di concupiscenza carnale,
di conseguenza, sono in relazione con la ricerca appassionata e sincera di tutte
quelle virtù che devono prontamente coprire e rivestire le parti denudate
dall’azione purificatrice della Parola di Dio. È impegno deporre la superbia
come è impegno rivestire l’umiltà, è impegno spogliare l’ira, come è
impegno adornarsi di mansuetudine...
È
una duplice azione che assorbe
costantemente e progressivamente il credente chiamato da Dio a rendere
testimonianza della salvezza, ma non soltanto attraverso l’esperienza di un
giorno, ma attraverso il programma di una vita.
È
stato scritto che il «
cielo è preparato per coloro che
si preparano per il cielo »; la santificazione non è l’azione
che ci fa "guadagnare"
il cielo, ma è il cammino che ci
mantiene nell’itinerario di Dio che conduce al cielo.
Riepilogo:
Non ti aspettare che Dio cammini con te; tu devi camminare con Lui...;
Egli vuol condurti nel Suo itinerario.
Diciannovesimo
giorno
LA LIBERALITÀ CRISTIANA
Chi semina scarsamente, mieterà
altresì scarsamente.
Il
Corinzi 9: 6
L’insegnamento
contenuto in questa pagina del Nuovo Testamento, non è impartito da ogni
pulpito e non è accettato da ogni credente eppure è un insegnamento che fa
parte integrale della dottrina cristiana e che anzi in questa trova una
collocazione ampia e inequivocabile.
Il
credente deve saper esprimere la propria gratitudine a Dio, largitore di beni
eterni e temporali, in modo concreto e cioè attraverso la generosità.
Generosità non vuoi dire, e su questo punto non si insisterà mai abbastanza,
privarsi di qualche briciola dei superfluo per compiere avare elemosine, anzi
vuoi dire "far
parte de//e proprie sostanze"
a quelle persone o a quelle opere che
possono essere beneficate dalla nostra azione.
La
generosità di Dio è manifesta nella provvidenza, nell’assistenza, ma
soprattutto nel dono del Suo Figliuolo, dato alla morte per noi. La
generosità di Cristo appare nei Suoi miracoli, nelle Sue compassioni ma in
maniera intera nei sacrificio supremo alla croce dei Calvario; "
generosità"
vuoi dire offerta piena, calda,
vibrante d’amore.
Il
credente deve possedere questa generosità e deve esercitarla per essere
benedizione e.... per essere benedetto.
Dio
non permetterà mai che esistano perplessità nell’esercizio della generosità
perché darà sempre e a tutti una visione chiara di quello che possono e devono
fare per operare nella Sua volontà. Non soltanto mostrerà i bisognosi che
possono essere aiutati, i sofferenti che possono essere sollevati da una mano
amica, ma farà chiaramente individuare tutte le occasioni favorevoli per
compiere il bene.
Ci
sono le missioni, il servizio evangelistico, gli operai di Dio, la letteratura
cristiana, i programmi spirituali, e tante, tante altre cose che direttamente
attraverso la comunità possono essere raggiunte dalla liberalità cristiana.
In
qualsiasi opera e seguendo qualunque strada " aperta
da Dio" il
credente, nell’esercizio del dare, si costituisce seminatore della semenza
fornita da Dio e quindi diviene collaboratore di Dio. Non soltanto può
esprimere amore e gratitudine al Padre, ma può lavorare per Lui e con Lui..
.per essere pronto, al momento opportuno per raccogliere il frutto da Lui.
Riepilogo: Vuoi benedizioni
abbondanti? Largisci abbondanti benedizioni!
Ventesimo giorno
IO EBBI FAME
In
quanto l’avete fatto ad uno di questi miei minimi fratelli, voi l’avete
fatto a Me.
Matteo
25: 40
Questa
breve meditazione segue, per nesso logico, quella di ieri; la sviluppa e la
completa. Generosità, non soltanto sul piano finanziario, ma anche e
soprattutto su quello affettivo: questo è il vero, puro, principio cristiano.
"Noi
avremo sempre poveri intorno a noi e con noi"
; questa frase dei Maestro può avere
un’applicazione superiore alla circostanza storica che l’ha ispirata: sempre
nei tempo, sempre nella differenziazione della povertà. Avremo poveri,
sprovvisti di ogni mezzo di sussistenza, poveri ammalati, poveri distrutti dal
vizio, dalla passione, dal crimine, poveri angosciati e delusi dalla società.
Li
avremo sempre vicini a noi come cenci laceri e sporchi; rifiutati da altri,
rifiutati dai più, e perciò abbandonati e sofferenti nella loro miseria. Non
attendono nulla eppure vivono in attesa, non sperano da nessuno, eppure sperano
da tutti.
Qual’é
il compito dei credente di fronte a questo campo di miseria? Prima di tutto
quello di guardare con l’occhio illuminato dallo Spirito; egli deve saper
riconoscere in questi reietti, in questi abbandonati, in questi sofferenti, i
fratelli, i propri fratelli, i fratelli di Gesù, anzi Gesù stesso.
Ma
il cristiano non deve soltanto saper "guardare"
come non deve soltanto saper compatire
o saper parlare, deve essenzialmente saper operare. Qualche volta l’opera che
gli è consentita di compiere può apparire insignificante, quasi inutile, ma
egli la deve compiere perché se ogni cristiano è disposto a porgere un solo
bicchiere d’acqua, quando non può far di più o un solo pezzo di pane; se
ogni cristiano insomma è disposto a fare quello che può fare, certamente folle
di assetati, di affamati, di derelitti troveranno il sollievo dell’assistenza
affettuosa.
Possiamo
forse pensare che con l’esistenza di tanti enti ed associazioni assistenziali,
laiche o religiose, questa azione cristiana non sia più esistente nel
"catalogo"
del credente. Non è così perché,
pur prescindendo dalla considerazione che queste associazioni stesse, hanno
bisogno di collaborazione, di denaro, di sostegno; rimane quello, spiritualmente
più importante, che l’opera personale, preparata da Dio, pronta per ognuno di
noi, è la vera opera assistenziale che può esprimere ai povero tutto quel
contenuto di umanità, di amore, di cristianesimo che può sollevare pienamente
e profondamente.
Guarda
anche tu alle opportunità preparate sui tuo sentiero.
Riepilogo:
La tenerezza di cuore che non produce azione è solo emozione
superficiale ed ipocrita.
Ventunesimo
giorno
BATTESIMO CELESTE
...e tutti furono ripieni dello Spirito Santo.
Atti 2:4
Gesù
Cristo, prima di lasciare i Suoi ha lungamente parlato dello Spirito Santo; il
Padre, queste sono le Sue parole, vi darà un altro Consolatore che dimori con
voi in perpetuo...
Nel
precisare il ministero dello Spirito ha chiarito ai Suoi discepoli che Esso li
avrebbe "guidati
“ “ illuminati
“ “ consigliati
“ ed
infine che li avrebbe rivestiti di una potenza celestiale per qualificarli nel
loro compito di testimoni, di ministri, di predicatori. Fra le ultime
raccomandazioni dei Maestro c’è proprio quella di rimanere in Gerusalemme ed
attendere l’adempimento di questa promessa che sarebbe stata per loro un
battesimo cioè un’immersione nello Spirito Santo.
Questa
pagina dei libro degli Atti descrive in maniera magistrale ed in modo vivo
l’esperienza della prima chiesa: tutti vengono immersi nello Spirito e
riempiti dallo Spirito e da quei momento la vita di tutti viene trasferita ad un
livello di soprannaturalità. Non c’è soltanto l’evidenza carismatica
dell’esperienza spirituale, quella della glossolalia che è parlare in lingue
sconosciute, ma c’è soprattutto una potenza travolgente che mette a rumore la
città, che da coraggio e franchezza ai discepoli, che rende penetranti e
convincenti le loro parole.
La
chiesa della Pentecoste, la chiesa battezzata nello Spirito Santo è realmente
la chiesa cristiana il cui modello ci viene fornito dal Nuovo Testamento. Se
questo è vero si deve concludere che ogni credente “
deve “ realizzare un battesimo celeste o,
come si può dire con altre parole, deve essere immerso nello Spirito e riempito
di Spirito fino ad averne l’evidenza attraverso manifestazioni carismatiche.
Se
hai accettato Gesù come Salvatore, se la tua vita è stata cambiata dalla
grazia divina, se ti sei incamminato verso la meta celeste, nei sentiero della
santità, devi chiedere ed ottenere il battesimo promesso da Gesù; il dono
prezioso non era riservato ad una ristretta classe di persone del passato, ma è
un’offerta generosa di Dio ai credenti di ogni condizione e di ogni età ed
infatti Io stesso apostolo Pietro che fu il primo testimone di questa esperienza
disse, alla folla attonita: “ ...per
voi è la promessa, per i vostri figliuoli, per tutti coloro che verranno in
seguito; per quanti il Signore Dio nostro ne chiamerà..."
Sei
stato chiamato da Dio a fare la Sua volontà? La promessa è anche per te,
chiedila e l’otterrai.
Riepilogo:
Come una secchia nei fiume, fa che la tua vita s’immerga nello Spirito
e che io Spirito s’immerga nella tua vita.
Ventiduesimo
giorno
COME USARE I DONI DI DIO
Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per ciò che è
utile ed espediente. Corinzi 12: 7
Se
non sei ancora stato battezzato nello Spirito, accostati a Dio con perseveranza
di preghiera e con sincerità di fede, ma se sei già stato battezzato
custodisci e valorizza questa esperienza, prima di tutto chiedendo a Dio che la
renda sempre più copiosa e profonda e poi vivendola rigorosamente nello
“ scopo
“
di Dio.
Il
battesimo dello Spirito non è fine a se stesso e non è neanche una benedizione
largita per dare soltanto gioia o per procurare eccitanti emozioni religiose. È una fonte di potenza e praticamente è una
riserva di capacità e di qualificazioni per il servizio dei Signore che è
servizio reso a favore di tutti.
Dallo
Spirito viene intelligenza soprannaturale, parola ed opere soprannaturali e
quindi a mezzo dello Spirito ogni credente viene reso idoneo per compiere
un servizio che abbia tutte le caratteristiche dei miracoloso. Questo è
vero per tutti ed è vero anche per te, perché Dio non vuole lasciare indietro e
scioperato, neanche un membro solo della Sua grande famiglia.
Può
darsi che il lavoro che Egli ti vuole affidare si presenti in forma molto
umile, ma non ti preoccupare dell’aspetto esteriore delle cose; nella vita
dello Spirito tutto ha una fisionomia celestiale ed anche il più ingrato dei
servizi o il più nascosto dei lavori contengono l’essenza dei cielo quando
vengono compiuti nella guida e per il calore dello Spirito.
I
primi diaconi della chiesa di Gerusalemme furono scelti per essere semplicemente
“ servitori
“
; dovevano servire alle mense, recare
delle vivande a tavola e ritirare dei piatti vuoti, ma furono scelti perché
rendevano una santa testimonianza, erano pieni di sapienza e pieni di Spirito
Santo. Anche oggi la chiesa deve vivere una vita spirituale e a questa vita
devono partecipare tutti i credenti e non con le loro capacità naturali, perciò
ricordati che fai parte della chiesa e devi nella chiesa usare quanto Dio ha
messo in deposito nella tua vita.
Non
dimenticarti mai di rispettare i principi fondamentali che disciplinano l’uso
dei doni di Dio: “ Usa
il dono che Dio ti ha dato e non quello che non possiedi.
Non
permettere mai ai tuo cuore di appropriarsi, anche soltanto di una parte, della
gloria che può essere resa da chiunque per la benedizione recata dai dono di
Dio.
Riepilogo: Il dono che hai è utile a te se tu lo usi per gli altri.
Ventitreesimo
giorno
LUCE NELLE TENEBRE
La tua parola è una lampada al mio piede ed una luce al mio sentiero.
Salmo
119:105
Non dimenticare mai di leggere,
studiare e meditare la Parola di Dio: essa è alimento, è consolazione, è
incoraggiamento, è guida, è luce. Nella
“ Parola
“
troverai sempre e per ogni circostanza
il messaggio di Dio e sarà immancabilmente un messaggio rivolto a te, proprio a
te e che saprà rispondere ai tuoi bisogni in maniera così diretta e in modo
così particolareggiato da darti la certezza assoluta che Dio ti sta parlando
attraverso le Scritture.
La
tua anima ha bisogno di nutrirsi della Parola, il tuo spirito aspetta di essere
vivificato dalla Parola, la tua intera personalità di credente ha bisogno
dell’alimento della Parola. Soltanto in essa puoi conoscere le promesse di
Dio, i programmi dei cielo; soltanto da essa puoi apprendere quello che devi
fare e quello che non devi fare.
Benché
per la vita spirituale è sempre pericoloso stabilire programmi rigidi o schemi
inflessibili, non è inopportuno imporsi un metodo di vita che dia una
collocazione precisa alla lettura ed alla meditazione della Parola. Iniziare la
giornata, per esempio, oltre che con la preghiera, anche con io studio fedele e
costante della Scrittura è quanto di più saggio possa essere fatto; quelle
parole preziose possono rappresentare il primo nutrimento per le prime fatiche
della giornata e possono tradursi, nell’esperienza del credente, in luce,
coraggio, consiglio, per compiere fedelmente la volontà di Dio.
Ma
una “
collocazione “ non può rappresentare la lettura
soltanto della prima ora perché se il nostro organismo fisico ha bisogno di
quel nutrimento che noi ci proponiamo attraverso i molteplici pasti che
consumiamo nell’arco di un giorno, anche la nostra anima ha esigenze che
possono essere soddisfatte soltanto mediante
“ ripetuti
“
pasti spirituali. La lettura e la
meditazione della Parola devono perciò essere ripetute regolarmente e
fedelmente molte volte ai giorno, affinché le energie interiori siano
reintegrate per consentire al credente di agire con efficacia sui piano della
fede.
Non
accontentarti dunque di possedere una bella edizione della Sacra Bibbia per
conservarla nella tua libreria, ma possiedine molte copie e rovinale pure con
l’uso; abbine una sempre con te, compagna di viaggio, di lavoro, di riposo:
non indugiare ad aprirla ovunque puoi, è la tua luce, il tuo pane, la tua
benedizione.
Riepilogo:
Non fidarti della tua intelligenza, perché sopra ogni luce c’è la
luce della Parola che può rischiarare il tuo sentiero.
Ventiquattresimo
giorno
FAMIGLIA CRISTIANA
E qualunque cosa facciate, operate d’animo
facendola come al Signore. Colossesi
3:23
Non tutti i credenti hanno la
gioia di avere una famiglia interamente cristiana; questa penosa realtà non
diminuisce, ma piuttosto aumenta la responsabilità di colui che deve far
brillare la luce di una testimonianza che possa esprimere un messaggio di verità
e quindi di salvezza.
Il
cristiano, marito, moglie, figlio o genitore deve sapere che le norme relative
alla propria condizione e al proprio compito nella famiglia. sono chiaramente
definite dalla Parola di Dio; non deve perciò ispirarsi a
quei concetti, sempre nuovi e sempre
più audaci, che tentano di sovvertire l’ordine naturale della convivenza,
anzi deve rimanere ben saldo su fondamento di quell’insegnamento che non ha
mai bisogno di essere aggiornato perché è perfezione assoluta.
Quando
poi il credente ha la gioia di possedere una famiglia cristiana in tutti i suoi
membri, deve, con profondo senso di responsabilità, assolvere una missione che
sia, non soltanto rispetto delle norme relative ai proprio compito, ma anche
contributo alla valorizzazione della comunione cristiana nella casa.
La
Parola di Dio afferma solennemente che al marito compete il dovere di guida, di
sostegno, di assistenza, dì protezione della famiglia e quindi a lui deve
essere riconosciuto il diritto di esercitare saggia ed amorevole autorità come
capo della famiglia. La moglie, nell’ordine di Dio, è l’aiuto adatto, la
collaboratrice affettuosa dei marito e nella subordinazione rispettosa deve dare
e ricevere quelle espressioni di purissimo amore che sono proprie dei coniugi
cristiani.
I
figli devono essere guidati ed educati con fermezza, che non sia mai sterile
violenza o inutile dispotismo e devono poter sempre vedere l’esercizio di un
affetto fecondo. Essi devono rispetto e sottomissione ai genitori, ma non in
quelle forme di supina, e qualche volta incosciente, arrendevolezza, ma in un
rapporto di profondo e sincero amore.
Tutti
questi principi però devono essere riconosciuti, accettati e praticati verso il
conseguimento di una finalità squisitamente spirituale fare della casa un
Tempio, della famiglia una Chiesa.
L’altare
di famiglia, cioè quel luogo e quel tempo, che raccoglie in casa, tutti
assieme, per la lettura della Parola e per la preghiera, dovrebbe esistere in
ogni focolare domestico e dovrebbe rappresentare il luogo più desiderato da
tutti. Nell’esercizio di una vita devozionale di famiglia, in ore programmate
con fedeltà, le case cristiane si riscaldano e s’illuminano, mentre tutti i
componenti della famiglia trovano nuova forza e nuova ispirazione nella vera
comunione; uniti davanti a Dio la comprensione e la tolleranza
s’ingigantiscono nella carità ed ai Suoi piedi si sciolgono le incomprensioni
e si placano le contese.
Fratello
non sottovalutare e non trascurare le tue responsabilità cristiane
nell’ambito della famiglia.
Riepilogo: Il
primo nucleo della società è la famiglia che è anche la prima chiesa nella
chiesa: vivi in famiglia davanti a Dio.
Venticinquesimo
giorno
UOMINI COMPIUTI
Ma che, seguitando verità in carità cresciamo in ogni cosa in Colui che
è il capo, cioè in Cristo.
Efesi
4:15
La tua vita di credente è sempre
insidiata dalle potenze dell’inferno: in casa, ove lavori, ove trascorri le
tue ore di riposo.. .e spesso anche nel seno del popolo di Dio. infatti
specialmente negli ambienti ove la religione è, se non vissuta, almeno
professata più esplicitamente, s’introducono
“ falsi ministri
“
o
“ propalatori di eresie
“
; il loro parlare è seducente ed i
loro argomenti sembrano, a prima vista, esenti da incrinature.
Anche
in questi giorni, come nei secoli passati, continuano a farsi avanti predicatori
che si qualificano cristiani e .. .contestano
la divinità di Cristo, la verità della Trinità, la dottrina della Grazia, la
vita carismatica dello Spirito... insomma aggrediscono il messaggio dei Vangelo
con tale violenza, da sbriciolarlo e ridurlo ad un trattato dai sapore
mitologico.
La
Parola di Dio comanda di
“schivare
l’eretico“ e consiglia di
“
evitare contese
“ con
quanti vogliono contendere; ma proprio per mettere fedelmente in esecuzione
queste parole è indispensabile saper individuare la personalità e la dottrina
di coloro che cercano di attentare alla verità. I
“ semplici
“,
i
“ piccoli
bambini “ sono sempre difesi dalla propria
sincerità, ma questa realtà non ci disimpegna dalle esigenze determinate dalla
presenza del pericolo : dobbiamo sviluppare e raggiungere quella maturità
cristiana che ci permette di esercitare una valida difesa per noi e per i nostri
fratelli.
Tutti
ricordiamo quante volte e con quali sottili insidie, Gesù Cristo è stato
affrontato dai Suoi nemici, cioè dai nemici della verità; volevano
confonderLo, spegnere i suoi argomenti e così far crollare il Suo insegnamento.
Ma Gesù ha sempre respinto gli attacchi e ritorto, a danno degli avversari; la
loro malizia e le loro astuzie.
Ebbene
i discepoli, che dopo il Maestro, si sono trovati impegnati sull’insidioso
terreno della controversia, hanno manifestato lo stesso valore Pietro, Giovanni,
Stefano, Paolo... non hanno temuto di affrontare gli argomenti polemici dei
nemici dei cristianesimo, ed hanno vinto nel Signore.
Schiva
l’uomo eretico, non lasciarti allettare dalle inutili contese o dalle
polemiche sterili. ... ma sii sempre pronto per respingere ed abbattere ogni dottrina
che cerca di oscurare la luce della rivelazione che hai avuta da Dio.
Riepilogo:
La fanciullezza e la giovinezza sono belle proprio perché sono
transitorie; diventano brutte a coloro che le fermano : non essere sempre
fanciullo, ma maturati in Cristo.
Ventiseiesimo
giorno
L’EMMANUELE
E la parola è stata fatta carne.
Giovanni
1:14
Per rimanere incrollabilmente saldi
nella dottrina cristiana è necessario, avanti ad ogni cosa
conoscere
Colui
che è l’essenza stessa della dottrina: Gesù Cristo, la conoscenza più
valida rimane sempre quella che deriva dall’esperienza, perché
nell’esperienza c’è la luce della rivelazione, nell’esperienza c’é la
certezza dell’incontro e nell’esperienza c’è, soprattutto, la
realizzazione dell’opera di Cristo.
Il
credente che non ha soltanto una conoscenza teorica, intellettuale di Gesù
Cristo, ma Lo ha accettato, Lo possiede, non può essere smosso dai fondamento
sui quale poggia la sua fede, la sua vita. Forse potrà trovarsi a disagio sui
terreno della dialettica e potrà sentirsi insidiato dalle argomentazioni
polemiche, ma non potrà mai rinunciare a quella chiarezza e a quella certezza
che gli derivano dai possesso della realtà spirituale che ha accettata.
Nonostante
quanto detto, il credente non deve trascurare l’approfondimento delle verità
dottrinali anche dal punto di vista intellettuale; la vostra mente, come il
nostro cuore, come tutta la nostra vita, deve essere posta a disposizione di Dio
perché possa essere arricchita della conoscenza delle cose del Regno. Una delle
verità basilari che il cristiano deve conoscere ed approfondire è
rappresentata dalla “
personalità di Gesù Cristo.
Egli
è l’Emmanuele : “
Dio per noi “ o, secondo altra versione :
“
Dio fra noi “ e nel nostro testo viene ulteriormente
chiarito : “ Egli è la Parola che si è fatta
carne “.
. . per
venire a noi, per essere con noi, per essere per noi; Egli è la Parola che dà
il diritto ad ogni credente di essere fatto figlio di Dio, che fa nascere di
nuovo, fa nascere da Dio.
Tutto
questo parla dell’amore divino, della potenza della grazia, dell’opera della
salvezza : tutto è espresso dalla Parola, contenuto nella Parola cioè in Gesù
Cristo, l’Emmanuele.
Ma
qual’è la personalità della Parola? È quella di un angelo? Di un uomo perfetto?
Di una creatura esistente all’infuori di queste classi celesti e terrestri?
No
! La Parola, dice il nostro testo, era Dio! Il termine greco che noi traduciamo
“ Parola” è
“
Logos
“ che non vuoi dire
“
suono
“ o
“ emissione sonora di fiato
“,
ma
“ pensiero
“,
quindi parola intellettuale.
La
parola era Dio, proprio perché Dio ha la Parola e per illustrare con un esempio
possiamo dire : che il nostro pensiero è il nostro io perché il nostro io è
tale in quanto possiede una coscienza, un pensiero.
L’evangelista
poi, quasi a dissipare ogni possibile dubbio, od ogni eventuale contestazione,
precisa che la Parola era nei principio.. .Avanti ad ogni cosa, avanti tutto..
c’è soltanto Dio, ed infatti, ribadisce ancora Giovanni:
“ Ogni cosa è stata fatta per essa...
“
; “ ogni cosa".
.Se
la Parola è una cosa cioè una realtà è la “ sola cosa
“
che non è stata fatta perché ogni
cosa è stata fatta per “ Essa". Dio
è causa prima, Egli non si è autocreato, ma è Dio ab- eterno.
La
perfetta divinità, l’assoluta eternità, la completa autorità di Gesù Cristo,
fondamento della dottrina cristiana, sono affermate e devono essere approfondite
in questa pagina dei Vangelo di Giovanni e in tutte quelle pagine del Vecchio e
del Nuovo Testamento che affrontano, da un punto di vista dottrinale, un
argomento che è fondamento ed essenza dei cristianesimo, rivelazione e
manifestazione di Dio nell’Emmanuele.
Riepilogo: Cristo mi salva perché è venuto a me: Egli era nel cielo, è
tornato in cielo, ritornerà dal cielo, mi condurrà in cielo; mi salva perché
è Dio!
Ventisettesimo
giorno
TRINITÀ
...un medesimo Spirito...un medesimo Signore... un medesimo Dio.
I Corinzi 12: 4 -6
Un’altra
verità fondamentale della dottrina cristiana, che deve essere accettata con
fede e difesa con forza è quella della personalità di Dio-trino. Il
cristianesimo non afferma l’esistenza di tre dii, ma di un Dio, unico nella
sostanza e trino nelle persone.
Il
credente non deve accettare questa verità a livello di alta teologia
speculativa, ma semplicemente sul piano della fede. Deve "credere"
che il Padre è Dio, che il Figlio è
Dio, che io Spirito Santo è Dio, ma che queste tre persone non formano tre dii,
ma un Dio solo, eterno, infinito, onnipotente.
Osserviamo
in che modo spigliato, semplice, eppure rigorosamente ortodosso Paolo enuncia
questo articolo di fede agli anziani di Efeso che cerca di sensibilizzare per
l’opera dei ministerio. L’apostolo ricorda a questi servitori di Dio che il
gregge è la chiesa stessa di Dio, nei mezzo della quale, essi, sono stati
costituiti vescovi, cioè sorveglianti, dallo Spirito Santo, per provvedere
pastura a questa chiesa di Dio che Egli si è acquistata dal mondo a prezzo dei
proprio sangue.
Nelle
parole di Paolo la Trinità è affermata tanto nella pluralità delle persone
quanto nell’unicità dell’essenza : Dio ha costituito i ministri della Sua
chiesa, "Dio
Spirito Santo" per provvedere pastura a
questa chiesa di Dio che Egli si è acquistata dal mondo a prezzo dei proprio
sangue.
Dio
rivendica la proprietà del Suo gregge, "Dio Padre";
Dio
ha pagato il prezzo per l’acquisto della chiesa, "Dio Figlio".
È facile
osservare che l’apostolo si esprime nella consapevolezza di parlare ad un
gruppo di credenti che credono esattamente alle cose alle quali egli stesso
crede e per i quali, quindi non sono necessarie dissertazioni teologiche, ma
soltanto affermazioni di fede.
Qualcuno
potrebbe anche giudicare secondario questo punto dottrinale, o meglio potrebbe
considerano fra quelli che possono essere lasciati liberamente alle discussioni
e alle valutazioni discrezionali dei singoli credenti, ma basta considerare le
molteplici implicazioni di questa verità per respingere tutte le posizioni
irresponsabili che potrebbero essere prese di fronte ad esso. Da una parte
potrebbero essere mossi attentati alla personalità e alla divinità del Figlio
e dello Spirito, dall’altra al monoteismo cristiano, ed ecco perché Paolo,
benché con linguaggio estremamente semplice afferma che di un solo Dio è la
chiesa, un solo Dio l’acquistata, un solo Dio ha costituito i vescovi; questo
solo Dio però è il Padre, Signore della chiesa, che l’ha riscattata dal
mondo con il sangue versato dal Figlio e che la guida e la edifica mediante
l’opera dello Spirito.
Un
solo Dio nell’essenza, trino nelle persone: mistero di fede che supera la
ragione, ma che trova esemplificazioni che almeno aiutano a dare forme razionali
alle espressioni di fede del credente e della chiesa. Come il triangolo e i suoi
angoli, come l’uomo e le componenti della sua personalità : anima, spirito,
corpo; così la Trinità può a livello della ragione, essere compresa ed
espressa entro i limiti, purtroppo molto ristretti, della nostra mente finita.
Dobbiamo
comunque tener sempre presente che la "fede"
non c’impone di comprendere
e spiegare ogni mistero
divino con
la speculazione intellettuale, anzi di accettare in umiltà ogni rivelazione celeste, di confessare con forza ogni esperienza spirituale, di difendere con decisione
ogni verità
ricevuta da Dio. Quindi anche questa verità fondamentale, rivelata dallo
Spirito e sperimentata in concreto nella vita cristiana che è autentico
incontro col Padre, col Figlio e con lo Spirito, deve essere conservata
inalterata e difesa con fermezza da ogni credente e da tutta la chiesa.
Riepilogo: Non voglio comprendere e spiegare, voglio credere ed accettare.
Ventottesimo
giorno
TRAGUARDO
Abbiamo molto più caro partire dal corpo, e di andare ad abitare col Signore.
2° Corinzi
5:
8
La morte è stata definita la
“regina
dei terrori” e realmente per coloro che vivono nelle tenebre i terrori sono
molteplici e sopra a questi regna la morte. Gli uomini vedono nella morte il
sepolcro, la decomposizione e, soprattutto la fine; la fine delle speranze, dei
programmi, delle gioie.. .della vita.
Il
cristiano invece sente ripetere ogni giorno : “ ogni cosa è vostra. ..la vita, la
morte, le cose presenti, le cose future... “(1
Coinzi 3: 21,22) e così viene confermato in quella verità che io ha illuminato
sin dai primo istante della conversione : Dio gli ha donato ogni cosa in Cristo,
e anche la morte è stata posta ai suo servizio, dopo essere stata spogliata
delle sue gramaglie.
Ormai
l’antica regina è soltanto una schiava servizievole per i credenti, obbligata
a compiere il suo compito, fino al giorno che sarà posta in catene ed
imprigionata per sempre lungi dal Regno della luce. Il cristiano può guardarla
senza tremare ed anzi può attendere i suoi servizi con quella gioia che gli
deriva dalla consapevolezza che
“ tutto
“
coopera ai bene di coloro che amano il
Signore.
La “
morte può essere riguardata come il “
traguardo" dell’atleta cristiano o come la
conclusione vittoriosa della battaglia per il combattente. in ambedue i casi, la
morte è la conclusione bramata ed ambita di un impegno carico di fatica e pieno
di pericoli.
Cristo non ha
chiamato o comprato dai mondo i Suoi discepoli per lasciarli nel mondo, anzi ha
”compiuto” il piano della salvezza per condurre i Suoi fuori del mondo, nei
Regno Spirituale che è il Regno di Dio.
Quanto detto fin
qui è espresso con autentiche parole di fede dall’apostolo che dice : “abbiamo
più caro partire dal corpo... “. Egli non mostra spavento per la
tomba, per la distruzione dei corpo, anzi esprime la gioia che deriva dal
pensiero della liberazione e da quello della conquista; il corpo è soltanto un
debole albergo che ospita l’anima e che c’impedisce di partecipare
pienamente la gloria della presenza di Dio, quando possiamo partire da esso,
andiamo ad “abitare coi
Signore“ fuori dai legami e dalle limitazioni del nostro involucro esterno.
Ecco davanti a
noi l’immagine nitida dei traguardo, verso il quale corriamo e che non
dobbiamo considerare con spavento, ma mirare con la serenità della fede, la
luce della speranza e la gioia della rivelazione che ci ha mostrato e ci mostra
il piano di gloria che Dio ha preparato per la vita e per la morte dei credente.
Riepilogo:11 cammino della gloria ha un
traguardo luminoso che illumina anche i più duri ostacoli del cammino.
Ventinovesimo
giorno
GLORIA
...La morte non sarà più, parimenti non vi sarà più cordoglio.
Apocalisse 21: 4
La serenità del cristiano, nella vita
e nella morte, trova la più esplicita spiegazione nella speranza; egli accetta
la vita con tutti i suoi impegni e tutte le sue dolorose implicazioni, perché
sa che è un transito obbligato verso la gloria ed egli guarda serenamente alla morte
perché vede una nemica, oggi costretta in servitù per essere ancella dei
santi, e domani radiata per sempre dalle realtà dei redenti.
La
morte, il cordoglio, le ingiustizie, le lagrime cocenti, le separazioni crudeli.
scompariranno per sempre dove e quando la gloria coronerà la chiesa ed ogni
singolo credente.
“ Nella casa di mio Padre ci sono
mo/te stanze ed io vado a prepararvi un luogo “.
Con queste parole Gesù Cristo si è
accomiatato dai Suoi, precisando: “Io tornerò di nuovo e vi accoglierò
presso di me, affinché dove sono io siate anche voi “. Il
piano amoroso della salvezza ha la sua
conclusione nella
“ gloria
“
e se è vero che il credente
esperimenta sin da quaggiù gli effetti benefici dell’opera divina, è altresì
vero che nessuno è stato
chiamato
da Cristo per godere soltanto le benedizioni che possono essere realizzate negli
anni della vita terrena.
Cristo
ci vuoi far vedere la Sua gloria e vuole che ne abbiamo parte con Lui
nell’eternità e quella gloria è:
“ visione di Dio
“
“ santità
con Dio “
“ comunione
e servizio"“
pace, gioia, gaudio “, e tutto a quei livelli, fuori del finito, che esistono solo
nel divino e nell’assoluto.
La
pagina dell’Apocalisse che sta davanti a noi espone questa realtà con
terminologia umana; non potrebbe fare diversamente perché noi non comprendiamo
altro linguaggio, ma dobbiamo esercitare la nostra fede per saper vedere, oltre
la lettera, l’immagine risplendente di quel luogo ove siamo diretti e dove
siamo attesi e dove dimoreremo in eterno non più come pellegrini bensì come
cittadini di un Regno di giustizia e di amore.
La
speranza cristiana deve essere così calda e luminosa in noi, da farci
anticipare la gioia della gloria; dobbiamo cioè saper vivere la nostra
esperienza di fede in maniera che questa trovi sempre la propria ragione di
essere nell’attesa dei giorno luminoso nel quale saremo congiunti ai nostro
Dio e al nostro Salvatore, nel raggiungimento della gloria.
Riepilogo : La corona sarà
più gradita di quanto non lo sia stata la pur onorata spada.
Trentesimo
giorno
FEDELE
FINO ALLA
FINE
...chi
avrà perseverato sino alla fine sarà salvato.
Matteo 24: 13
Nell’Apocalisse
si può leggere: “ Sii fedele
fino alla morte ed lo ti darò la corona della vita” (Apoc. 2 :10). Fino alla
fine, fino alla morte; in realtà le due frasi esprimono due concetti simili, ma
non uguali : la prima si riferisce alla lunghezza e la seconda alla durezza
dell’impegno cristiano.
Non soltanto
dobbiamo rimanere fedeli fino all’ultimo alito della nostra vita quaggiù, ma
dobbiamo rimanere fedeli anche a prezzo di privazioni, sofferenze, morte. La
nostra perseveranza deve sfidare il tempo e deve sfidare tutte le eventualità
che impegnano la fede, non esclusa la morte sul campo dei martirio.
Noi “
non compriamo “ la
salvezza perché la partecipiamo come dono di Dio, però “
conserviamo “la salvezza come custodi di un bene che ci è stato dato da
Dio : questa è la perseveranza cristiana. Perseveranza nel confessare Cristo,
perseveranza nei seguire Cristo, perseveranza nell’ubbidire a Cristo,
perseveranza nel servizio di Cristo.
Il cristianesimo
deve avere un fondamento stabile nell’esperienza del credente; non si deve
appoggiare sopra un entusiasmo passeggero, sopra un’emozione momentanea perché
da questi fenomeni psicologici possono scaturire promesse, impegni,
dichiarazioni di fede, ma soltanto come effetti corrispondenti alla causa cioè
come manifestazioni superficiali e transitorie. Il fondamento del nostro
cristianesimo deve essere una scelta consapevole e responsabile ed un impegno
sincero ed onesto; dobbiamo saper suggellare un patto di fedeltà, di
discepolato che ci renda fedeli fino alla fine.
Naturalmente
dobbiamo guardarci dai commettere l’errore dell’apostolo Pietro, che anche
nella sua sincerità ed onestà, non aveva saputo comprendere che la
perseveranza, specialmente nel cimento, prevede la nostra disposizione, ma ha
bisogno dell’assistenza divina. “
lo darò la mia vita per te “, “Anche
se tutti ti abbandonassero io non ti abbandonerò “
; possiamo ammettere che l’apostolo credeva veramente di poter fare quanto
promesso e voleva sinceramente essere fedele al proprio Maestro, ma purtroppo
non conosceva la propria fragilità.
Noi invece
dobbiamo conoscerla e dobbiamo saperla mettere nelle mani di Colui che vuole
darci tutta la forza della Sua grazia per darci vittoria in ogni battaglia fino
ai giorno della vittoria finale e della gloria.
Riepilogo
: Guarda avanti col proposito di giungere al di là dell’ultimo ostacolo.
Trentunesimo
giorno LE LAMPADE ACCESE
Vegliate dunque, poiché non sapete nè il giorno, nè l’ora che il
Figliuolo dell’uomo verrà. Matteo
25:
1
Eccoci
giunti all’ultimo giorno di un altro mese, giungerà anche l’ultimo giorno
per ogni anno che vivremo su questa terra e giungerà l’ultimo giorno della
nostra vita; ma quando giungerà? Se guardiamo il nostro calendario possiamo
vedere ove sono collocati i giorni che si seguono, uno dopo l’altro ma nessun
calendario c’indicherà mai quale di questi giorni è l’ultimo del nostro
pellegrinaggio in questa terra; per questa ragione un servo di Dio esortava: “
Fratelli viviamo ogni giorno come se fosse l’ultimo della nostra vita “.
Vivere in
vigilanza, avere sempre lampade traboccanti di olio per affrontare il buio,
anche quello che può calare improvvisamente con la conclusione rapida ed
inaspettata della nostra vita. Ecco l’imperativo per ogni credente desideroso
di vivere, non una vita di superficialità o di stoltizia, ma di saggezza e di
impegno.
L’abito bianco
della vergine, l’attesa dello Sposo, le lampade, l’olio riserva.., sono
immagini che illustrano in modo semplice, ma in termini estremamente chiari, il
consiglio dei Maestro. Una vita pura, di attesa e speranza, una testimonianza
brillante, ma, soprattutto, un cuore pieno della grazia e dello Spirito di Dio;
questi sono gli elementi indispensabili per incontrare, per incontrare in ogni
momento, Colui dal quale ci può venire sempre una chiamata.
Fratello in
questa pagina esprimo un’esortazione che non deve essere considerata
l’ultima per importanza , ma piuttosto come l’ultima per lasciare
un’impressione che possa essere sintesi e conclusione di quanto detto fin qui.
Sopra ogni altra cosa accetta e custodisci nella tua vita l’abbondanza della
grazia che è in Cristo Gesù.
Non appagarti
delle esperienze di ieri e delle benedizioni di ieri, e tanti meno di una vita
spirituale nella quale soltanto esteriormente sei reso somigliante ai veri
fedeli di Gesù Cristo: Cerca sempre, cerca sinceramente quell’olio di riserva
che può dare alla tua vita quel carattere e quella preparazione che sono
necessari per incontrare, in qualsiasi momento, Colui che ritorna.
A Lui sia la
gloria in eterno!
Riepilogo:
Fa brillare la tua lampada, oggi, domani, sempre: la grazia divini può
renderti sufficiente.
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