Capitolo 1 - Il Ministerio Spirituale Capitolo 2 - I Ministeri della Chiesa Capitolo 3 - Amministrazione Spirituale dei Doni Capitolo 4 - Alterazione del Ministerio
Il ministerio cristiano rappresenta uno dei soggetti meno
conosciuti e meno studiati nel seno della cristianità. Sembra quasi che
l’influenza moderna sia riuscita a sbiadire il concetto della soprannaturalità
del servizio nella chiesa e che quindi la sostituzione del ministerio spirituale
con quello tecnico e formale, largamente in uso in questi giorni, sia accettato
come una circostanza logica e pacifica. Questo studio si ripropone di riportare alla luce, e quindi
di sottoporre all’attenzione generale, un soggetto che, benché dimenticato ed
ignorato, non ha perduto nulla della sua attualità e del suo valore. Non
abbiamo la presunzione di credere che queste pagine siano perfettamente idonee
al conseguimento dello scopo, ma speriamo almeno che esse rappresentino un
incentivo verso uno studio profondo ed accurato del ministerio cristiano. Siamo certi che tutti i credenti, attraverso l’esame
sincero delle Scritture, riconosceranno non soltanto la necessità di fare del
ministerio spirituale disciplina di studio, ma anche quella, molto più
importante, di porre il ministerio spirituale al centro dell’attività
ecclesiastica e dell’attività cristiana in genere. Con questa rosea visione raccomandiamo a Dio questo modesto
lavoro e, soprattutto, quei fedeli che si accosteranno ad esso a scopo di
studio. Roberto Bracco
a) Lo Spirito nel ministerio cristiano. Il ministerio cristiano è un ministerio spirituale e questo vuol dire
soprattutto che è esercitato nella guida e nella potenza dello Spirito. Ogni dettaglio di questo glorioso ministerio, ogni attività periferica di
esso devono essere manifestazioni dello Spirito perché il lavoro di Dio può
essere compiuto soltanto dallo Spirito di Dio. La predicazione o il diaconato; i governi come sussidi; la presidenza, il
pastorato-, tutto deve essere controllato, guidato, attivizzato dallo Spirito
Santo. Sostituire a questa Persona divina la capacità o l’eloquenza umana
significa uscire fuori dai limiti perfetti del vero ministerio cristiano. Non è bello affidare predicazione o presidenza; insegnamento e governo ad
individui incapaci a farsi controllare e guidare dallo Spirito. Possono anche
essere individui in possesso di indiscutibili doti sociali o umane, ma non per
questo potranno esercitare un ministerio che dipende esclusivamente
dall’intelligenza e dalla potenza dello Spirito. Osserviamo per un momento il lavoro di un vero operaio cristiano: “La mia
parola e la mia predicazione non è stata con parole persuasive dell’umana
sapienza, ma con dimostrazioni di Spirito e di potenza” (1Corinzi 2:4). Paolo ci traccia, a grandi linee, un termine di raffronto e ci dichiara, in
maniera esplicita, che il lavoro di Dio ignora le risorse umane per attingere la
propria linfa alla fonte inesauribile dello Spirito. Egli parla del ministerio cristiano come del più elevato, del più glorioso
dei ministeri e lo definisce categoricamente il “ministerio dello Spirito”.
“Come non sarà piuttosto con gloria il ministerio dello Spirito” (2Corinzi
3,8). Accettato questo principio, accettiamo implicitamente l’altro che tutte le
caratteristiche e tutte le circostanze di questo ministerio rappresentano doni e
manifestazioni dello Spirito; cioè, come già detto, ogni parola, ogni azione,
ogni programma inclusi nel ministerio cristiano sono il risultato della potenza
e della guida dello Spirito attraverso la strumentalità umana. Lo studio
accurato dei seguenti passi scritturali può fornire la più ampia delucidazione
del problema: Romani 12:6-8, 1Corinzi 12:1-11, 1 Corinzi 14.26, Efesini 4.11;
Fatti 6,3, Fatti 20.28, 1Corinzi 12.28. Questi versi biblici dichiarano apertamente che l’uomo non può dare
nessuno apporto umano al ministerio cristiano, il quale è ministerio
integralmente spirituale. b) Le caratteristiche del ministerio spirituale. Le manifestazioni del ministerio cristiano si possono dividere e
classificare in tre distinte categorie seguendo la falsariga tracciata
dall’apostolo Paolo nella sua epistola ai Corinti. Possiamo così dire che
esse sono rappresentate dai dono soprannaturali (dal greco Kàrismata): 1Corinzi
12.4; dai ministeri e dai servizi (dal greco Diaconai): 1Corinzi 12.5; e dalle
operazioni o manifestazioni di potenza (dal greco Energemeta): 1 Cor 12.6. Tutte queste manifestazioni però possono esser considerate ugualmente doni
o fenomeni dello Spirito: 1 Cor. 12.11 Possiamo dire, per dare un’illustrazione, che come l’organismo umano è
fornito di apparati, sistemi e, nei suoi più minuti particolari, di organi, così
la chiesa è fornita di servizi, di doni, di operazioni spirituali capaci di
compiere totalmente l’opera del ministerio per l’edificazione del corpo di
Cristo. Efesi 4. 12, 16 Efesi 1.23. Quindi non diremo mai che la profezia o la glossolalia (lingue)
rappresentano doni dello Spirito o manifestazioni dello Spirito, ma diremo che
anche i sussidi, i governi, il diaconato, l’insegnamento, ecc. fanno parte dei
diversi sistemi di un unico organismo la cui vitalità è accentrata
perfettamente nello Spirito di Dio. Si dice, generalmente, che i ministeri nel ministerio sono cinque. Noi siamo
più disposti ad affermare che i ministeri fondamentali sono cinque e con questo vogliamo affermare: 1)
Che molte attività cristiane non esplicitamente contenute in questi
cinque ministeri, possono essere ugualmente definite tali. 2)
Che le definizioni di questi cinque ministeri sono alquanto generiche e
quindi possono includere anche altri servizi ed altre attività. Apostoli, profeti, evangelisti, pastori e dottori. Efesi 4.11, 1 Cor.12. 28.
Quale significato hanno queste definizioni? Diamo qui di seguito una risposta biblica precisando però che essa può
essere allargata ed ampliata anche oltre i limiti da noi segnati per uscire dal
generico. Si differenziano nella letteratura neo-testamentaria in due classi distinte;
la prima è costituita da coloro che furono scelti dal Maestro divino e che
dovevano essere nel seno della cristianità nascente i testimoni oculari ed
auricolari delle opere di Cristo e delle sue parole ed in pari tempo il primo
nucleo direttivo del popolo cristiano, nel seno del quale furono appunto
chiamati “collegio apostolico”. Fatti 1.21, Luca 6. 13, Fatti 2.43. La
seconda è costituita invece dai ministri investiti da Dio per una missione
apostolica, cioè per una missione più ampia più profonda di quella
dell’evangelista. L’apostolo non soltanto è il fondatore
di chiese ma è anche, per un tempo, il pastore, il dottore e il profeta nel
mezzo di esse. Questo ministerio quindi comprende in sé stesso ministri
cristiani diversamente definiti. Rom. 16.7, 2 Cor. 8.23, Fil. 2. 25.
2) Profeti
chiamati anticamente che veggenti (1 Sam. 9.9), cioè uomini che vedono. Alcuni
pensano che i profeti siano quei ministri di Dio che predìcono o prevedono
l’avvenire, ma questo concetto non è esatto. Il profeta
vede e parla fuori dei sensi e, fino ad un limite, separatamente dal proprio
raziocinio, ma egli può vedere cose future come può vedere cose che non hanno
relazione con il tempo e quindi può parlare anche semplicemente per edificare,
esortare, consolare. 1 Cor.14.3. Il parlare del profeta è estemporaneo e dipende esclusivamente dalla
ispirazione; egli dice cose che non rappresentano, neanche in parte, il
risultato della meditazione e della preparazione. Il profeta infine è colui che esercita la profezia non a carattere
eccezionale o transitorio, ma a carattere permanente, cioè è colui che parla
non per una improvvisa ed eccezionale manifestazione del “dono” di profezia,
ma per l’assistenza di una stabile potenza spirituale. Atti 13.1, Atti 15.32
Il pastore è soprattutto colui che in mezzo agli altri ministri, e
quindi in mezzo agli altri ministeri, presiede (Rom. 12.28), fatica nella parola
(1 Tim.5.17), veglia per il popolo (Ebrei 13.17).
Egli si differenzia nettamente dall’evangelista del quale non possiede
l’esuberanza; dal profeta del quale non conosce l’estemporaneità; dal
pastore del quale non ha le attitudini di governo e di ammaestramento. Tito
3.13, Rom.12.7.
I
MINISTERI NELLA CHIESA Lo
scopo dei ministeri.
Una
concezione esatta di quello che è lo scopo divino dei ministeri ci aiuta a
comprendere il piano di Dio ed anche ad assumerci interamente le nostre
responsabilità cristiane. Oggi una percentuale molto elevata di credenti e di
ministri hanno sostituito, con le proprie idee, il concetto biblico dello scopo
dei ministeri cristiani ed è per questo che si sente ripetere, da ogni
direzione, che tutti i ministeri devono tendere al fine di evangelizzare il
mondo. Il concetto biblico, ripetiamo, è un altro e secondo questo concetto
l’evangelizzazione del mondo è prevista soltanto di riflesso. I ministeri
sono stati costituiti soprattutto per
“l’edificazione del corpo di Cristo” (Efesi 4.12). Essi infatti posseggono
particolari caratteristiche spirituali che li rende idonei per una missione
edificativi più che per un fine evangelistico; anche il ministerio
dell’evangelista, il solo fra i cinque che sembra riservato per un lavoro
missionario, possiede, come gli altri, caratteristiche cristiane che fanno di
esso un ministerio di edificazione nella
chiesa.
Si può riassumere che lo scopo del ministerio può essere racchiuso
entro i seguenti punti:
1) Perfetto radunamento dei Santi
(Efesi 4.12).
2) Progresso dei fedeli verso la
perfezione di Cristo (Efesi 4.13).
3) Trasformazione dei credenti
nella natura gloriosa di Dio (2 Cor. 3.18). Il piano di Dio quindi prevede soprattutto il potenziamento della chiesa e i
ministeri sono gli strumenti spirituali per il conseguimento di questo scopo.
Naturalmente l’evangelizzazione non è ignorata, ma viene presentata come
attività consequenziale: una chiesa edificata in grazia e in potenza attirerà
spontaneamente con la luce della sua gloria i peccatori che brancolano nel buio. Questo piano meraviglioso trova un parallelo nelle parole di Gesù: “Voi
riceverete la potenza dello Spirito Santo, il quale verrà sopra voi; e mi
sarete testimoni…” (Fatti 1-8). L’evangelizzazione non può precedere, ma deve seguire l’edificazione
della Chiesa e quindi non è strano che “l’opera del ministerio”
rappresenti soprattutto l’edificazione del popolo di Dio. Mettere pastori, profeti, dottori sul fronte delle missioni per lasciare
scoperte le posizioni dell’edificazione della Chiesa, significa sfornire la
prima linea di combattimenti necessari per conquistare la vera vittoria
cristiana.
Il
ministerio cristiano, nelle sue particolari caratteristiche, viene anche
definito da una terminologia che possiamo chiamare ecclesiastica. Per
l’intelligenza del soggetto è necessario considerare il problema anche da
questo punto di vista, precisando però sin da ora che questa terminologia non
intende riferirsi ad altre attività spirituali del ministerio cristiano oltre
quelle menzionate, ma intende riferirsi alle medesime attività considerate
soprattutto da un punto di vista
amministrativo organizzativo.
I ministeri di cui alla terminologia definita ecclesiastica sono tre:
Vescovo, anziano, diacono. Di seguito possiamo esaminarli progressivamente in
maniera più particolareggiata: 2)
Anziano, dal greco presbiteri che vuol
dire letteralmente anziano. Anche questo termine, nell’uso neo-testamentario,
è alquanto generico, ma comunque sembra esprimere più che un titolo, una
condizione. Infatti questo termine entrò nella cristianità dal giudaesimo ove
gli “anziani” erano quegli individui che per età, esperienza, saggezza e
rettitudine venivano designati per essere i notabili e quindi i conduttori del
popolo.
Nelle primitive chiese
cristiane la designazione degli anziani doveva essere effettuata con i medesimi
concetti; fra questi potevano poi essere prescelti anche i vescovi e i diaconi
(1 Tim. 5.17, Fil. 1.1). 3)
Diaconi, dal greco: servitori. Anche
questo più che un titolo è una condizione o una idoneità. Venivano designati
diaconi quei credenti riconosciuti capaci di servire per la giuda dello Spirito
(Fatti 6.3). Il servizio del diaconato è
soprattutto di carattere assistenziale e prevede le distribuzioni (Rom. 12.8),
le opere pietose (idem), i sussidi (1 Cor. 12.28). La critica moderna definisce il diaconato: ministerio inferiore, ma noi
vorremmo dire che qualsiasi classificazione dei ministeri nel ministerio
cristiano è assolutamente soggettiva ed arbitraria e quindi consideriamo questo
servizio cristiano, un servizio spirituale di tanto valore come un qualsiasi
altro servizio che contribuisce per l’edificazione del corpo. c) I ministeri e i doni nella chiesa e nel tempo. Le manifestazioni dello Spirito cioè le caratteristiche del ministerio
cristiano che noi chiamiamo doni o ministeri rappresentano un patrimonio
spirituale della chiesa, quindi i ministeri sono della chiesa e per la chiesa e
i doni si trovano nella chiesa. Gli individui partecipano queste manifestazioni in quanto fanno parte della
chiesa, ma il patrimonio rimane sempre un bene del corpo di Cristo. Con questa premessa vogliamo affermare che le manifestazioni dello Spirito
sono permanenti nella chiesa, mentre nell’individuo possono essere a carattere
eccezionale, a carattere transitorio ed anche, naturalmente a carattere
permanente, cioè doni e ministeri possono manifestarsi nell’individuo in
maniera eccezionale, in maniera transitoria o in maniera stabile. È più
facile, naturalmente, che i doni, piuttosto che i ministeri, conoscano queste
eventualità nella direzione da noi seguita. Vogliamo dire che è più facile
manifestare un dono una sola volta o per un periodo più o meno breve di tempo,
che avere un ministerio per una sola circostanza. Però queste eventualità sono
possibili per ambedue queste manifestazioni dello Spirito.
Di seguito diamo alcuni riferimenti scritturali a conferma e a
delucidazione.
1) Dono permanente 1 Tim. 4.14.
2) Dono temporaneo 1 Cor.
14.28.
3) Dono eccezionale 1
Cor.14.30.
1) Ministerio permanente Atti
20.24.
2) Ministerio temporaneo Fatti
6.5; 8.5.
3) Ministerio eccezionale 1 Cor.
1.14.
Questa verità c’illumina intorno all’amministrazione dei doni
spirituali perché ci precisa che qualsiasi rivendicazione individuale o
qualsiasi ministerio autonomo o separatista sono infirmati dall’illegittimità
più evidente. Il servitore non può mai avanzare diritti di proprietà
esclusiva sul dono che possiede, perché il dono è della chiesa ed il ministro
non può esercitare il suo mandato indipendentemente dalla chiesa o ignorando la
chiesa, perché il mandato stesso appartiene alla chiesa ed è stato dato da Dio
esclusivamente per l’edificazione della chiesa. Lo Spirito santo nello sviluppo di questo meraviglioso lavoro distribuisce i
suoi doni come Egli vuole (1 Cor. 12, 11), mentre si muove nella chiesa. Egli
conosce le leggi dell’opportunità e della tempestività e perciò muove gli
individui semplicemente come membra dell’unico organismo che è la chiesa (1
Cor. 12.14). d) Lo scopo dei doni.
Distinguendo
fra doni e ministeri benché, come abbiamo già detto tutti possono essere
definiti manifestazioni dello Spirito, dobbiamo, dopo aver parlato dello scopo
dei ministeri, parlare dello scopo dei doni. Il Nuovo Testamento è preciso anche su questo punto ed esso c’insegna che
i doni non hanno una funzione spettacolare, come non devono essere soltanto
un’esibizione di emotività sterile, ma devono raggiungere i limiti del piano
che Dio ha preparato per la sua chiesa. La mente infinita dell’Eterno ha
concepito un piano glorioso per il suo popolo perché Egli vuol fare di esso “… un aiuto convenevole a Cristo; un essere che sia
carne della sua carne ed ossa delle sue ossa (Genesi 2, 18, 23). La chiesa deve essere “una casta vergine a Cristo” ( 2 Cor. 11.2),
affinché comparisca nella sua presenza: “gloriosa, santa, irreprensibile;
senza macchia e crespa…” (Efesi 5.27). Doni e ministeri devono “fare” la chiesa nel senso che devono
rappresentare il mezzo di Dio per raggiungere il fine di Dio. La trasformazione
nella gloria, dei credenti deve essere il risultato meraviglioso dell’opera
del ministerio nel suo pieno e potente esercizio spirituale (2 Cor. 3, 8, 18). Quindi, per concludere, possiamo convenire che lo scopo dei doni è
unicamente quello dichiarato dalle Scritture che ci precisano che essi sono
stati dati: 1) Per
un fine utile ed opportuno 1 Cor. 12.7. 2) Per
stabilire vitalità e moto nel corpo Rom. 12.5. 3) Per
l’edificazione, l’esortazione e la consolazione della chiesa 1 Cor.
14.3. 4) Per
l’ammaestramento della chiesa 1Cor 14.19. 5) Per
convincere di peccato e per giudicare il peccato 1Cor. 14.24. e) I doni fondamentali nella chiesa. Come si è voluto indicare il numero dei ministeri spirituali, così si è
voluto stabilire il numero dei doni dello Spirito. Dei primi, si è detto che
sono cinque, dei secondi nove. Questi numeri però non vanno accettati in
maniera assoluta, perché stanno più ad indicare quelli che rappresentano i
ministeri e i doni fondamentali che non la totalità delle manifestazioni
spirituali. Comunque, il numero nove per i doni dello Spirito è particolarmente
significativo, perché esprime nella sua terminologia matematica la perfezione
assoluta. La radice quadrata del nove è tre, numero che nella Bibbia indica
sempre la perfezione; quindi qui abbiamo il tre moltiplicato per sé stesso, cioè
per tre, a darci il numero che indica, almeno fondamentalmente, il complesso dei
doni spirituali. Non abbiamo voluto fare una divagazione audace o oziosa, perché scrivendo
dei doni dello Spirito viene spontaneamente da sottolineare le coincidenze
numeriche. Infatti i nove doni dello Spirito possono essere classificati in tre
triadi, cioè in tre gruppi caratteristici. Il tre, simbolo di perfezione,
sembra legato strettamente a queste meravigliose manifestazioni dello Spirito. I
nove doni dello Spirito sono elencati in 1Cor.12, 8-10 e sono: - Parola
si sapienza, parola di scienza, fede, guarigioni, potenti operazioni, profezia,
discernimento, lingue, interpretazione. Essi
si possono dividere per analogia caratteristica nei seguenti gruppi: 1)
Doni che conferiscono potenza per conoscere in maniera soprannaturale:
A) Parola di sapienza
B) Parola di scienza
C) Discernimento. 2)
Doni che conferiscono potenza per operare in maniera soprannaturale:
A) Fede
B) Doni di guarigioni
C) Potenti operazioni. 3) Doni
che conferiscono potenza per parlare in maniera soprannaturale:
A) Profezia
B) Lingue
C) Interpretazioni delle lingue. Come possiamo notare, i doni dello Spirito offrono alla chiesa la possibilità
di svolgere un’attività soprannaturale assolutamente perfetta. f) I doni nelle loro definizioni. Non sempre esiste un accordo perfetto, nel seno della cristianità,
relativamente al significato della definizione dei doni, quindi le delucidazioni
che forniamo qui di seguito non hanno la pretesa di rappresentare la soluzione
perfetta di ogni controversia. Noi intendiamo esprimere il nostro modesto parere nella certezza che un
soggetto di così multiformi e spaziosi sviluppi non può essere mai ristretto
entro la povertà di poche e inadeguate espressioni umane.
1) Parole di sapienza. Uno
studio comparativo delle Scritture permette di affermare che questo dono
rappresenta quella facoltà spirituale mediante la quale, l’individuo entra in
possesso di una sapienza divina e riesce ad usarla nelle necessità della vita
cristiana, cioè riesce per essa, a dare insegnamenti e a fare applicazioni
giovevoli al progresso spirituale dei credenti. Quindi la parola di sapienza può
essere usata per:
A) Esporre le verità
divine Atti 7.10.
B) Per
penetrare i misteri di Dio Apoc. 13.18.
C) Per amministrare nel popolo di Dio Atti 6.3.
D) Per regolare le relazioni con gli inconvertiti Col. 4.5.
E) Per promuovere il progresso cristiano Giac. 3.13.
F) Per interpretare ed applicare le Scritture (Matteo 13.54. 2) Parole
di conoscenza. Questo dono rappresenta quella facoltà spirituale di
penetrare nei misteri e nei piani di Dio soprattutto a scopo speculativo. Quando
i due termini “sapienza” e “conoscenza” sono uniti il primo ha un
significato attivo ed il secondo un significato passivo o, come diremmo
comunemente, il primo affronta la vita spirituale dal punto di vista pratico,
mentre il secondo lo affronta soprattutto dal punto di vista teorico.
Quindi la “parola di conoscenza” si manifesta:
A) Nella “conoscenza” di Dio 2 Cor. 2.14. 2 Cor 10.5 |