ALTERAZIONE
DEL MINISTERIO
a) Ministeri inesistenti.
Uno
dei più radicati sentimenti umani è il desiderio dell’innovazione; quando
questo sentimento si estrinseca nelle comuni sfere della vita è apportatore di
benessere, ma quando invece cerca di conseguire una concretizzazione nelle cose
divine è causa di turbamento e disordine. Tutte le innovazioni conseguite fuori
delle Scritture o in contrasto alle Scritture rappresentano una violazione della
legge di Dio e se queste innovazioni si riferiscono al ministerio cristiano,
rappresentano un’alterazione del ministerio. Dobbiamo concludere che
l’istituzione, da parte delle comunità cristiane di nuovi ministeri
costituisce un attentato al ministerio spirituale della chiesa, perché questa
è chiamata a riconoscere e a confermare soltanto i ministeri esistenti nelle
dichiarazioni della Parola di Dio.
Purtroppo invece molti ministeri spirituali non si manifestano più nel
mezzo del popolo cristiano, mentre altri ministeri, inesistenti nelle Scritture,
vengono esercitati e valorizzati. Le conseguenze possono essere soltanto quelle
riservate ad ogni violazione dell’insegnamento biblico.
Senza dilungarci sull’argomento vogliamo entrare in una precisazione
esemplificativa e parlare di almeno due di questi ministeri inesistenti:
1) Assistente-pastore, o, come è
chiamato da altri vice anziano.
Premetto che riteniamo quest’ufficio più che utile, necessario per una
legge di collaborazione, che nel cristianesimo è regola senza eccezioni; una
legge ribadita solennemente da Cristo stesso che inviò i suoi discepoli in
missione mandandoli “a due a due”. Vogliamo però distinguere fra
“ufficio” e “ministerio”.
Come ministerio non è confortato da nessun passo delle scritture e
quindi può essere annoverato fra quelli aggiunti per ragioni di opportunità
ecclesiastica.
Il torto più grave delle comunità è stato quello di fare di
quest’ufficio un ministerio e quindi di designare dei ministri, generalmente
per elezione, con questo specifico titolo spirituale. Questo ministerio, stando
alla sua definizione dovrebbe essere a carattere integrativo cioè dovrebbe
integrare il ministerio del pastore. All’atto pratico purtroppo molte volte
persegue il fine opposto. Non bisogna dimenticare infatti che essendo
considerato un ministerio gli vengono, più che riconosciuti, conferiti dei
privilegi, come non bisogna dimenticare che frequentemente la designazione di
questo ministro avviene in coincidenza con quella del pastore. Queste
circostanze fanno, qualche volta, dell’assistente pastore un oppositore
naturale del pastore. Colui quindi che secondo la definizione dovrebbe essere il
collaboratore più intimo si palesa invece il censore del pastore stesso.
La scrittura, ripetiamo, ignora questo ministerio benché invece prevede
dei collaboratori per i ministri. Questi collaboratori però non acquisiscono
altro titolo o altri ministeri all’infuori di quelli che posseggono in armonia
con le scritture e, soprattutto non vengono investiti da un mandato a mezzo del
suffragio comunitario ma vengono prescelti dal ministro bisognoso di
collaborazione. Nel caso specifico del pastore, deve essere lo stesso ad
individuare, entro o fuori la cerchia dei ministri o degli anziani, quel
credente, o quei credenti, che possano realmente assisterlo in armonia con le
sue esigenze spirituali (Fatti 16.3, 2Tim. 4.11, Fatti 15.40).
2)
Amministratori dei beni mobiliari ed immobiliari.
Anche
questo ufficio, assunto in molte comunità, al livello di ministerio testimonia
dell’alterazione del ministerio cristiano.
La chiesa cristiana ha una vita spirituale e quindi tutte le
manifestazioni devono avere un carattere spirituale. I problemi devono essere
affrontati e risolti spiritualmente; i programmi devono avere una base
spirituale; i metodi devono essere di essenza spirituale. In altre parole il
ministerio nella chiesa deve essere sempre
una manifestazione dello Spirito Santo.
Se questo principio è stabile l’aggiunta di questo ministerio è oltre
che arbitraria, inopportuna.
Pastori, anziani, diaconi devono, nelle loro diverse sfere, adempiere il
mandato inerente ai propri ministeri che non esclude l’amministrazione
economica-finanaziaria delle comunità.
I beni finanziari rappresentano per la chiesa uno strumento utile ai
propri fini spirituali e quindi l’uso di essi deve essere lasciato alla
capacità di ministri spirituali.
Voler creare dei ministeri tecnici significa voler scindere l’attività
spirituale da quella materiale con l’unico risultato naturalmente, di mettere
queste due attività in conflitto. Questa dichiarazione è avvallata
dall’esperienza: molte volte, purtroppo, gli amministratori privi di un reale
ministerio e quindi sforniti di una visione spirituale, hanno, con le loro
considerazioni e deduzioni tecniche, turbato ed ostacolato il movimento dello
Spirito Santo nella chiesa (1Cor. 2,14-15).
b) Formalità liturgiche ed ecclesiastiche.
Sempre, quando il ministerio spirituale non viene esercitato nella sua
ricca esuberanza trascendentale, il formalismo viene stabilito nelle comunità
come surrogato delle manifestazioni dello Spirito. Il formalismo ecclesiastico
perciò rappresenta un’ulteriore caratteristica di un ministerio alterato.
Dove esistono schemi liturgici tradizionali; formalità ecclesiastiche
codificate dalla consuetudine, esiste una evidente alterazione del ministerio
cristiano, che si adempie solo e sempre nella più assoluta libertà spirituale.
Anche qui quindi ci troviamo di fronte all’eterna lotta fra la carne e lo
Spirito; la prima è rappresentata dal formalismo ecclesiastico che tenta di
imporre i concetti dell’uomo e la personalità dell’uomo, mentre il secondo
è rappresentato dal ministerio cristiano che vuole concretizzare i concetti di
Dio e vuole esaltare la Sua divina personalità.
Le caratteristiche più comuni del formalismo ecclesiastico sono.
1) Forme di culto prive di
fondamento biblico.
Non importa se queste forme
sono più o meno originali ed anche più o meno interessanti; esse sono sempre
una caratteristica del formalismo.
Come abbiamo detto ripetutamente il ministerio dello Spirito trova il suo
esercizio nella libertà più completa e non può essere mai vincolato da altra
norma all’infuori di quella sancita dalla Bibbia.
Oggi invece assistiamo frequentemente a pratiche di culto nelle quali
ogni cosa è prevista rigorosamente in anticipo: cantici, preghiere, sermoni,
seguono una regola rigida che se è ossequiente ad un principio di ordine è
contrastante con l’insegnamento delle scritture.
Ma non soltanto l’esistenza di un codice liturgico ci parla di una
forma di culto priva di un fondamento biblico, ma anche l’introduzione nel
culto, stesso di elementi estranei al ministerio spirituale. Determinate regole
per esempio di apertura e di chiusura del servizio religioso non trovano
riscontro nella Bibbia ed hanno più il sapore della tradizione che non quello
della subordinazione alla guida dello Spirito. Anche quelle che in molte comunità
vengono chiamate “testimonianze” hanno l’aspetto di una innovazione umana
quando vengono accettate nel servizio religioso come parte “essenziale” del
culto.
Relativamente a quest’ultime, infatti, dobbiamo far notare:
A)
Che esse finiscono coll’essere ripetizione meccanica di frasi comuni
stereotipate e quindi manifestazioni aride e prive di qualsiasi contenuto
spirituale.
B)
Che nel culto cristiano esse possono entrare soltanto come elemento
accessorio in circostanze eccezionali che comunque ne giustifichino la presenza
(Fatti 14.27, Fatti 15.12).
2) Assenza di manifestazioni
spirituali.
Quando
il ministerio viene sostituito dal formalismo liturgico, i diversi atti di culto
previsti dalla consuetudine sostituiscono le manifestazioni spirituali.
Le manifestazioni spirituali infatti cessano di avere un luogo nella
chiesa ed una possibilità di esercizio in mezzo ai credenti. Messaggi in
lingue, interpretazioni, profezie, salmi, ecc, non possono più inserirsi nel
servizio religioso che non solo è già completato nell’anticipato programma
liturgico, ma che è, soprattutto, controllato in opposizione alla libertà
dello Spirito Santo.
Le manifestazioni spirituali si trasferiscono, in questo modo, dalla
chiesa all’individuo che solo ha la possibilità di realizzarle nell’ambito
della propria vita devozionale privata.
Oggi sono poche le chiese immuni dalla terribile piaga del formalismo e
quindi sono poche le chiese nel seno delle quali i carismi dello Spirito trovano
il loro pieno ed incontrastato servizio.
3) Presenza dell’emotività
umana.
Abbiamo
parlato in altra parte di questo studio della differenza esistente fra
manifestazione dello Spirito e reazione allo Spirito e quindi abbiamo già
chiarito che qualsiasi fenomeno di emotività rappresenta non una manifestazione
ma una reazione. A questo punto dobbiamo precisare che quanto sono più rare le
manifestazioni, tanto più sono abbondanti le reazioni.
Una chiesa che vive un’esuberante vita spirituale vede progressivamente
sottomettere le emozioni dei singoli al controllo e alla potenza dello Spirito
Santo. L’emotività ci sarà sempre, ma lo Spirito impedirà, nella fase
conclusiva, di prendere l’assoluto sopravvento nell’attività cultuale della
chiesa.
Quando il ministerio cristiano è mortificato invece, l’emotività
riesce ad avere libertà d’azione e, purtroppo, la presenza dello Spirito,
nella piena libertà del suo programma, viene sostituita dall’incomposta
manifestazione dell’emozioni umane.
c) Organizzazione ecclesiastica.
Desideriamo
esprimere una parola di plauso all’organizzazione ecclesiastica chiarendo,
soprattutto, come il ministerio cristiano l’accoglie e in che cosa si
differenzia da esso; chiarendo cioè i limiti di rispetto e le regole di
collaborazione fra ministerio spirituale ed organizzazione ecclesiastica.
È stato detto molte volte che il termine organizzazione deve essere
letto “ordine”. Questo ci direbbe che l’organizzazione ecclesiastica ha il
solo scopo di curare l’ordine della vita cristiana in relazione alle norme
contenute nelle scritture.
In una chiesa, nel sano esercizio del ministerio cristiano, questo
principio può essere accettato incondizionatamente, ma in una chiesa nella
quale il ministerio dello Spirito è mortificato l’organizzazione trova la
propria attuazione come una nuova alterazione del ministerio cristiano.
In questo caso l’organizzazione, sia riferendoci a quella centrale che a
quella periferica, fonda la propria sussistenza su norme statuarie che non
prevedono quasi mai la guida dello Spirito Santo. Ne consegue che il ministerio,
viene sostituito od alterato, da princìpi di tecnica giuridica incompatibili
con la vera libertà dello Spirito.
Non vogliamo essere fraintesi nelle nostre dichiarazioni e quindi ripetiamo
e chiariamo: organizzazione, intesa come ordine, e ministerio spirituale trovano
la loro perfetta fusione quando il secondo è valorizzato dal pieno esercizio,
ma si trovano invece in conflitto aperto ed inconciliabile quando la prima
occupa una posizione di predominio nella chiesa.
La natura umana, per inclinazione propria, tende più all’organizzazione
che al ministerio spirituale perché in essa si trova l’ambiente affine alle
proprie esigenze di vita. Nell’organizzazione disciplina, attività
comunitarie, attività missionarie, vita collettiva, vita individuale, programmi
ecclesiastici, non suscitano mai perplessità e non creano problemi impegnativi;
tutto è previsto e tutto può essere facilmente ed automaticamente risolto col
metodo meccanico della tecnica statuaria.
Nel ministerio spirituale invece tutti gli atti della vita cristiana
impegnano i credenti di fronte a Dio ed i problemi possono trovare la loro
felice soluzione soltanto nella guida dello Spirito di Dio che deve essere
cercata fervidamente attraverso la preghiera e il digiuno (Fatti 13.2,
Fatti8.29, Fatti 16. 6-7, 9).
La scrittura prevede l’esistenza di commissioni o, come potrebbero essere
chiamati oggi, di comitati, per ragioni ecclesiastiche-dottrinali (Fatti 15.22).
Prevede anche commissioni investite di mandati assistenziali 2Cor. 8,19-20,
come prevede l’esistenza di un “collegio di presbiteri” 1Tim. 4.-14.
Se osserviamo però attentamente queste circostanze spirituali previste
dalla Bibbia, ci accorgiamo che esse agiscono in funzione di subordinazione del
ministerio cioè sono circostanze talvolta temporanee, talvolta permanenti che
non si sostituiscono al ministerio, ma che compiono la loro funzione come
manifestazione dello Spirito nell’opera del ministerio.
Quindi, per concludere, dobbiamo dire che molte super strutture
organizzative che regolano oggi la vita delle chiese cristiane in genere, non
possono essere accettate come parte integrale od integrante del ministerio, ma
devono essere considerate piuttosto un’alterazione di esso o almeno una
sostituzione della guida dello Spirito con metodi e sistemi umani. Ne consegue,
purtroppo che non tutta l’attività di questi giorni rispecchia fedelmente il
programma divino, ma che notevole parte di essa invece rappresenta soltanto il
risultato di sforzi e considerazioni umane in opposizione al libero ministerio
cristiano dello Spirito.
Iddio ha un programma per la chiesa e per il mondo, ma questo programma non
potrà essere mai attuato se il ministerio dello Spirito nelle sue molteplici
manifestazioni; nell’esuberanza dei suoi doni e dei suoi ministeri, non troverà
luogo ed opportunità di esercizio pieno ed incontrastato. Questo non vuol dire
che Iddio forse non potrà compiere i suoi disegni divini, ma vuol dire soltanto
che essi troveranno adempimento a mezzo di quegli individui e di quel popolo che
faranno vivere il ministerio dello Spirito.