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IL
FRUTTO DELLO SPIRITO
di Roberto Bracco
Introduzione
Amore
Allegrezza
Pace
Lentezza all'ira
Mansuetudine
Benignità
Fede
Bontà
Autocontrollo
Questo studio è incompleto. Manca l'ultima parte. Ce ne scusiamo
con i visitatori del sito.
Il Frutto dello Spirito
Galati 5:22
Introduzione:
Ogni risveglio ha dato particolare risalto ad una verità dell’Evangelo;
purtroppo frequentemente il messaggio si è accentuato a danno delle verità
collaterali.
Il risveglio metodista, per esempio, ha dato enfasi al frutto dello Spirito
oscurando in parte la predica dei doni dello Spirito; il movimento pentecostale
sovente ha fatto l’opposto: nella letteratura di questo movimento esiste,
infatti, una fioritura di temi sui doni, e sui ministeri dello Spirito ma non ha
riscontro una vera produzione editoriale sul frutto dello Spirito.
L’equilibrio rappresenta invece l’esatta interpretazione del messaggio
divino, e nel caso specifico, questo è dato dall’attribuire valore
fondamentale ad ambedue queste realtà spirituali.
1)
IL CONCETTO BIBLICO DI QUESTE DUE REALTA’
a)
Importanza data ai doni e ministeri dello Spirito.1 Corinzi capitolo 12
b)
Importanza data al frutto. 1 Corinzi capitolo 13.
c)
Importanza data ad ambedue.1 Corinzi 14:1
d)
Parità numerica fra i doni e il frutto. 1 Corinzi 12:8 ; Galati 5: 22,23
Nota:
“Frutto” al singolare è
inteso da alcuni come unico risultato della vita dello
Spirito, pur
nella molteplicità della fisionomia (come parti di un’arancia), ma forse
il singolare
può essere considerato come un’espressione generica di quel che
nasce dalla pianta stessa ed il frutto ognuno degli attributi
menzionati
dall’epistola.
2)
COME SI PRODUCE IL FRUTTO
Nota: biologicamente il frutto è l’ultimo stadio della vita e
si riproduce mediamente seguendo il concorso di diversi elementi: quindi non
c’è quando non c’è vita, o non si produce pur essendovi vita, quando
mancano determinati elementi. (Luca 13:6-8; Marco 11.13); spiritualmente è
l’estrinsecazione o la
concretizzazione della natura divina partecipata per lo Spirito nella nuova
nascita (Giacomo sembra illustrarci questa verità a mezzo di una realtà
opposta, 1:15) - Romani 6:21-22; 7:4.
a)
Con Cristo operante dinamicamente in noi. (Filippesi 1:11)
b)
Con noi in Cristo. (Giovanni 15:4)
c)
Con la Parola di Cristo in noi. (Giovanni 15:7-8)
Nota:
Frutto dello Spirito vuol dire
essenzialmente risultato di una vita spirituale, e le condizioni elencate
rappresentano per intero la vera vita spirituale, che se incomincia da un
messaggio spirituale e prosegue in
quell’opera che lo Spirito compie in noi e nelle esperienze che facciamo nello
Spirito, si compie però in una vera vita in Cristo.
3) COME
NON SI PRODUCE IL FRUTTO E COSA NON E’ IL FRUTTO
a) Mediante l’osservanza di norme esteriori e sempre ambiziose.
(Matteo 6:1,5,16) (Matteo 23.25)
Nota: L'opera di santificazione e quindi l'apparizione del frutto
deve avvenire quasi senza che noi ce ne rendiamo conto, ma ben deve essere
visibile a coloro che ci circondano.
(Cantico dei Cantici 6:12) (1 Timoteo 4:15).
A ragione il rispetto di alcune norme inculcate forse per ragionamento
umano è stato assomigliato al frutto attaccato artificialmente alla pianta.
b) Mediante la pratica del
battesimo o la ricerca del battesimo dello Spirito Santo.
Nota: Il battesimo cristiano non conferisce per potere intrinseco
nessuna capacità spirituale ed il battesimo dello Spirito Santo, promesso
soprattutto in vista del servizio (Atti 1:8) può irrobustire, ma non creare la
vita spirituale, unica fonte del frutto.
c) Mediante l’esercizio dei doni dello Spirito.
Nota: I doni possono
sussistere anche in assenza del frutto e quindi l’esercizio di essi non è il
frutto e non può produrre il frutto. (1 Corinzi 13:1-3)
4) IL VALORE DEL FRUTTO
Il Padre è glorificato nel
frutto dei figli (Giovanni 15:8), ma soprattutto il cristianesimo è manifestato
integralmente quando doni è frutto sono e si manifestano uniti:
a)
Gli uomini possono essere benedizione agli altri. (Atti 6.3 ; 11:24)
b)
Possono essere sensibili ai piani di Dio. (Luca 2:25-26)
c)
Possono essere una testimonianza alla gloria di Dio. (Matteo 5:16)
AMORE
Gal. 5:22,23
La
priorità dell’amore sembra essere qui non soltanto cronologica, ma anche
qualitativa. Possiamo accettare il principio che l’amore è il primo e il più
importante dei frutti perché li compensa in se stesso: Rom. 13:10; I Cor.
13:4-7. La grandezza di questo frutto, è stato detto, ci porta all’infinità
di Dio che è Amore (I Giov. 4:8) e perciò come è impossibile giungere ai
confini dell’infinito, così è impossibile giungere ai confini dell’amore. La spiegazione più esauriente
dell’amore è stata data da Paolo in I Cor. 13, che risulta essere la pagina
più elevata, il poema più sublime del servo ispirato da Dio.
1)
LA DIFFERENZA TRA L’AMORE NATURALE E L’AMORE QUALE FRUTTO DELLO
SPIRITO
a)
L’amore naturale viene dalla nostra carne;
b)
L’amore naturale è nella sua essenza egoistico;
c)
L’amore naturale è mutevole, fragile e limitato nel tempo, nello spazio,
nelle cose e nelle persone ed è motivo di divisione perché unisce gli
uni contro gli altri.
d)
L’amore come frutto viene dallo
Spirito. Rom. 15:30; Rom. 5:5; II Tim. 1:7;
e)
È essenzialmente altruistico. Rom.
5:7-8; I Cor. 13:6; Rom. 9:3
Nota: Il Pastore che mette la vita per le pecore è la figura dell’amore in
azione di sacrificio
f)
E’ illimitato nello spazio e nelle persone. Matteo 5:46-47; Luca 23:34;
Atti 7:60;
Nota: Gesù sulla croce ci conferma questa verità nell’ esercizio dell’
amore verso i nemici, verso il ladrone, verso Sua madre
g)
E’ costante nell’immutabilità. Giov. 13:1
2)
CHE COS’E’ L’AMORE NEL PIANO ETERNO DI DIO
a)
Il legamento di ogni perfezione. Col. 3:14
Nota: La Chiesa viene edificata per l’opera del ministero e legata per la
potenza dell’amore. Ef. 4:13
b)
Stadio ultimo della perfezione e quindi limite eterno del piano divino. I
Cor. 13:8
Nota: Ministeri, doni, morale, ecc. sono stati assomigliati alle impalcature o
al rumore che accompagnano la costruzione di un palazzo e che, naturalmente,
sono necessari ma non permanenti, mentre la costruzione fuori dell’impalcatura
e del rumore è permanente.
ALLEGREZZA
INTRODUZIONE:
L’allegrezza è uno stato dell’anima o
una condizione interiore desiderata da tutti, ma, purtroppo, procacciata da
pochi e procacciata bene da pochissimi. Anche coloro che fanno dell’allegrezza
lo scopo della vita e che pur di raggiungere questo scopo sono disposti ad
accettare qualsiasi genere di allegrezza, all’atto pratico dimostrano di non
procacciare o non saper procacciare l’allegrezza.
Eppure “tutti desiderano allegrezza”
e nel mondo spirituale si può affermare che ogni atto ed ogni decisione
rappresentano, o dovrebbero rappresentare un cammino verso l’allegrezza. E’
stato detto che anche la croce e la rinuncia vengono scelte in vista di gioia
eterna e, si può aggiungere, in vista di gioie contingenti più elevate e più
profonde di quelle perdute con la rinuncia e col matrimonio.
Gesù stesso sofferse la croce per la
letizia che Gli era posta innanzi (Ebrei 12:2).
1)
ALLEGREZZA NATURALE
L’allegrezza naturale può essere quella che
procede, come nello stoicismo, o quella che
deriva dall’egoismo come quella degli epicurei ma in ambedue queste
eventualità l’allegrezza presenta tutte le caratteristiche negative delle
realtà umane perché tutto quello che si consegue con mezzi naturali porta in
se stesso il suggello dell’effimero, dell’imperfetto, del relativo.
a)
Viene dalla gloria e dai piaceri della vita. Salmo 49:18;
b)
Si conclude sempre in maniera dolorosa. Proverbi 14:13;
c)
Si fonda esclusivamente sul visibile e, soprattutto, sull’opera stessa
dell’uomo. Ecclesiaste 2:9-11; 2°
Corinzi 4:18.
Il lavoro dell’uomo è vano perché
destinato a scomparire, provoca invidie, comunque lascia insoddisfatto colui che
lo compie. Soprattutto bisogna notare che generalmente i motivi
dell’allegrezza umana nascono dal peccato e quindi portano in loro stessi i
germi e le inevitabili conseguenze del peccato. Ester 5:9; Apoc. 11:10 (13)
2) L’ALLEGREZZA
FRUTTO DELLO SPIRITO
a)
Viene per la copiosa presenza dello Spirito. Efesi 4:18-19
b)
Eleva l’animo sopra tutte le circostanze (perciò immutabile). Efesi
4:20
Nota: Quindi l’allegrezza nasce, come ogni frutto dello Spirito,
da una fonte pura e può dare soltanto sensazioni pure e produrre effetti
analoghi alla causa.
c)
Trova il suo alimento in ogni cosa. Rom. 8:28
Nota: Quindi
nelle manifestazioni esplicite dell’amore e della provvidenza di Dio ed anche
in quelle implicite e di conseguenza apparentemente contrarie.
d)
Si manifesta sempre nel timore di Dio. Salmo 2:1; Efesi 5:4
3) LA
PARABOLA ASCENSIONALE DELL’ALLEGREZZA
a)
Nasce dalla salvezza. Atti 16:4
Che è
allegrezza del perdono, allegrezza dell’incontro con Dio, allegrezza della
speranza…
b)
Si sviluppa nella vita della Chiesa. Salmo 48:2; Atti 2:46;
c)
Si matura nelle opere di Dio. Isaia 35:10; Filippesi 2:17; Atti 15:3;
d)
Diventa completa e perfetta in Dio. Cantico dei cantici 1:4; 1° Pietro 1:8
Nota: L’allegrezza quindi ha le sue prime fasi nella nostra salvezza e
nella salvezza che altri
ricevono per nostro mezzo o per mezzo della chiesa, ma diventa ancora più
elevata nella
nostra perfetta comunione con Dio.
4)
L’OPERA DELL’ALLEGREZZA
a) E’ attiva verso se stessa. Matteo 13:46;
b)
E’ attiva verso gli altri. Giov. 4:28,29;
Nota: Non è difficile vedere la donna correre per partecipare il bene che le ha
dato l’allegrezza
c)
E’ comunicata ad altri. Luca 15:6-9
Nota: La gioia partecipata si moltiplica e si perfeziona sotto lo spirito
dell’altruismo e della comunione.
PACE
INTRODUZIONE:
“Pace” nel suo significato etimologico e nel suo uso
corrente sta per “tranquillità”, “quiete” ed ovviamente rappresenta uno
stato interiore benché con lo stesso termine vengono designati quegli stati
interiori della concordia che caratterizzano le relazioni umane.
“Pace”, nel suo significato religioso esprime lo
stato dell’anima nella quale si sono acquietati i timori, le perplessità, le
apprensioni, le passioni; con un linguaggio figurativo si può dire che è lo
stato di una anima che ha trovato una fortezza per rifugio.
Anche per la pace si può dire quel che è stato detto
per l’amore e l’allegrezza e cioè che esiste sul piano naturale ed è
costituita dal sentimento di tranquillità generato dalle fortezze umane:
denaro, salute, posizione sociale…è logico però che la consistenza di questo
sentimento non può essere maggiore delle realtà che lo suscitano.
La pace, “frutto dello Spirito” ha due aspetti
distinti:
1) PACE
CON DIO
a)
Giustificazione in Cristo (Rom. 5:1) (Pace nella Sua legge);
b)
Riconciliazione nel sangue (Col. 1:20) (Pace nella Sua comunione);
c)
Riconciliazione nella croce (Ef. 2:16) (Pace nel Suo Regno).
Con la salvezza Dio induce
l’uomo ad abbandonare le armi della ribellione, ed Egli stesso compie
un’opera di distruzione (Sal. 76:3), ma per giungere dall’armistizio ad una
sostituzione radicale della guerra è necessaria un’opera nel tempo (Michea
4:3). Per questo motivo è stato detto che la “pace” nell’uomo o la pace
fra l’uomo e Dio cresce progressivamente.
2) PACE
IN DIO
Questa
è la pace che Cristo ha comunicata ai Suoi discepoli dopo averla dimostrata
attraverso la Sua vita. Egli donò quello che possedeva (Giov. 14:27; Marco
4:39) e che fece di Lui una vivente dimostrazione di serenità di fronte alle
potenze degli uomini e dell’inferno.
a) Pace
nella fiducia in Dio. Isaia 26:3; Matteo 6:34; Filippesi 4:6.
E’ la pace che salvaguarda la mente ed il
cuore, autentici ricettacoli di turbamento.
b)
Pace nella potenza di Dio. Atti 4:24-31;
c)
Pace nella sapienza di Dio. Atti 12:6;
d)
Pace nella grazia di Dio. I Cor. 14:33; Atti 9:31.
3) DOVE
TROVA ALIMENTO QUESTA PACE
a)
In Dio che trita satana. Romani 16:20;
b)
In Dio che provvede ogni bene a coloro che procacciano il bene. Filippesi
4:9;
c)
In Dio che cura le nostre relazioni fraterne. 2 Cor. 13:11.
- La pace di Cristo è
la pace dell’Iddio della Pace e ci viene comunicata per l’opera dello
Spirito. Rom. 8:6.
LENTEZZA
ALL’IRA (O LONGANIMITA’)
INTRODUZIONE:
“Longanimità” vuol dire “virtù di colui che è
di animo lungo”, cioè virtù di colui che è predisposto alla tolleranza, che
non è sollecito all’ira, che è paziente. A ben comprendere questo termine è
necessario ricordare che ira vuol dire “subita accensione d’animo verso chi
ci ha offesi”.
La longanimità quindi è quella virtù spirituale che
offre al credente la possibilità di esprimere le compassioni di Dio e di
esercitare la giustizia di Dio (Giacomo 1:20). Naturalmente la longanimità si
associa con la pace e l’amore e rappresenta nutrimento di essi; è provato
clinicamente che l’ira rappresenta uno stato patologico che apre la porta ai
più profondi e funesti disordini organici.
Questa è una delle caratteristiche meno falsificabili
perché è quasi inesistente sul piano naturale. Ci sono individui naturalmente
predisposti alla longanimità ed esistono persone che acquisiscono un
autocontrollo mediante l’educazione, ma questa categoria ha una rappresentanza
così sparuta e così imperfetta da essere trascurata.
Quanto sopra ci autorizza a concludere che la longanimità
è una delle più evidenti manifestazioni del frutto dello Spirito. Essere
pazienti non può passare inosservato in un mondo dove “non si è più
abituati ad accettare l’azione dell’agente” quando questa è dolorosa e
molesta.
1) LA
FONTE DELLA LONGANIMITÀ O PAZIENZA
a)
Dio stesso nei suoi attributi. Romani 15:5;
b)
Dio stesso nella costante manifestazione della Sua personalità
dall’inizio alla fine. 1° Pietro 3:20;
2° Pietro 3:9,10
Nota: Dall’inizio
alla fine è detto rispetto all’uomo perché relativamente a Dio la longanimità
è ab-eterno. Naturalmente questa lentezza all’ira non è mai complicità o
assoluzione nei confronti del peccato. Esodo 34:6,7.
2) COME VIENE PRODOTTA LA PAZIENZA NEL CREDENTE
Dio innesta questa virtù nel
credente e successivamente sviluppa i Suoi piani in maniera
da far progredire l’innesto e portarlo a fecondità e maturazione.
a)
Per mezzo delle afflizioni. Romani 5:3;
b)
Per mezzo della tentazione. Giacomo 1:3
c)
Per mezzo della comunione fraterna. Efesi 4:2.
Questo ci ricorda che le afflizioni e le tentazioni non
sono mai “fine a se stesso” perché, quando non producono altro, sviluppano
o producono pazienza.
3) LA
BENEDIZIONE DELLA PAZIENZA
a)
Ci offre la possibilità di esortare ed ammaestrare. 2° Timoteo 4:2;
b)
Crea la prudenza e la rende attiva. Proverbi 14:29;
c)
Spegne le contese e le risse. Proverbi 15:18;
d)
Ci qualifica per il servizio e per il ministero. 2° Corinzi 6:4-6;
e)
Ci eleva e ci da una più luminosa visione di Dio. Giobbe 42:5; Giacomo
5:11;
f)
Ci fa progredire nell’amore fraterno. Efesi 4:2.
MANSUETUDINE
LETTERALMENTE: “assuefatto alla mano” e quindi
che si lascia trattare dalla mano. Questo termine sembra nato per illustrare
soprattutto il carattere dell’animale che si sottomette alla mano dell’uomo
fino a farsi dominare e trattare duramente senza reagire.
La mansuetudine è perciò più della mitezza e non ha
alcuna relazione con la viltà, la pusillanimità, la paura, nonostante qualche
volta sembri imitarne alcune delle caratteristiche esteriori.
Essa è la virtù dei grandi, dei saggi, dei forti, dei
nobili (Proverbi 16:32) e non implica sempre o necessariamente l’arrendimento
o la debolezza.
Molti confondono questa virtù con l’umiltà, ma
nonostante queste due realtà abbiano degli elementi in comune, la differenza è
notevole. Inoltre, mentre la mansuetudine ha per sinonimi mitezza, dolcezza e,
anche se un più lontano, gentilezza, i sinonimi di “umiltà” (da Humus:
terra e quindi “essere vicino alla terra”, “in basso”) sono: modesto,
basso…La prima è, quindi, l’opposto di collera, ira, cruccio; la seconda,
di superbia, orgoglio, alterigia.
1) LE
CARATTERISTICHE DELLA MANSUETUDINE
a)
Non si adira (quindi rimane sempre nella giustizia di Dio). Giacomo 1:20;
b)
Non si turba per le accuse. Luca 22:65;
c)
Non reagisce alle violenze. Giovanni 18:23;
d)
Sopporta e tollera gli ignoranti ed i malvagi. Salmo 38:13,14;
e)
Eppure è ferma nel dichiarare la verità. Giovanni 18:36; 19:11;
f)
E’ energica nell’esporre il consiglio divino e ad arguire il male.
Giovanni 2:15; Atti 7:51.
2) COME
SI MANIFESTA PRATICAMENTE
a)
Ricevendo la parola senza reagire. Giacomo 1:21;
b)
Parlando con grazia e dolcezza. Colossesi 3:12; Galati 6:1;
c)
Mantenendo un contegno dignitoso e composto. Giacomo 3:13.
3) QUALI
RISULTATI E BENEDIZIONI OTTIENE
a)
Benedizioni divine. Salmo 22:26; Salmo 25:6; Proverbi 22:4;
b)
Potenza divina. Salmo 37:11; Matteo 5:5;
c)
Allegrezza spirituale. Isaia 29:19.
ESEMPI GIGANTESCHI DI
MANSUETUDINE
a)
Mosè: Numeri 12:3;
b)
Stefano: Atti 7:20;
c)
Gesù: Matteo 11:29.
BENIGNITÀ
Letteralmente è quel termine che
sta per “benevole” e “beneficio”; il primo estremamente passivo, il
secondo estremamente attivo. E’ uno stato interiore dell’animo espresso dal
significato etimologico dell’espressione “nato col bene”, cioè
predisposizione naturale a ben volere e a ben fare: amabilità, gentilezza,
cortesia…Qui si parla della benignità frutto dello Spirito e quindi di quel
sentimento nato per l’opera della grazia anche in personalità poco evolute,
rozze e qualche volta maligne (che è l’opposto di benigne).
1) DEFINIZIONE BIBLICA DELLA BENIGNITÀ
a) Amare
naturalmente i propri nemici;
b)
Fare naturalmente bene a tutti;
c)
Dare senza sperare il contraccambio.
Nota:
Questa definizione, come è stato detto, può essere analoga ad “una potenza
soprannaturale sottoposta ad un controllo soprannaturale”: virtù più grande
delle più grandi virtù umane, e che può essere usata per le grandi e piccole
cose (qualcuno ha dato l’esempio del martello pneumatico che è capace di
lavorare il ferro ed anche di schiacciare una minuscola noce).
Possiamo anche
pensare che “la potenza soprannaturale” sia rappresentata da tutta
l’autorità dello Spirito ed il controllo dalla benignità che in questo caso
appare come il timone della grande nave.
2) BENIGNITÀ NEL MINISTERIO
a) Come
un pastore. Salmo 23:17; Isaia 40:1,11;
b)
Benignità verso gli ammalati. Matteo 8:3;
c)
Benignità verso i neofiti. 1° Tessalonicesi 2:7; 1° Pietro 2:2;
Nota: I
genitori usano benignità verso i neonati
d)
Benignità verso i contraddicenti. 2° Timoteo 2:24
3) BENIGNITÀ NELLE MISSIONI
a) Benignità
verso i peccatori. Giovanni 4, Luca 19, Atti 16:9,31;
b)
Benignità verso i ricercatori. Giovanni 3;
c)
Benignità verso gli smarriti. Atti 8:26;
Nota:
Soltanto la benignità guida, ispira e rende efficaci le missioni. Per quanto la
benignità del lavoratore cristiano è stata assomigliata alla gentilezza
dell’artigiano, che anche con una massa d’argilla, usa leggermente il tocco
delle sue dita. E d’altronde, se la benignità è il timone, è necessaria in
ogni attività del servizio cristiano, dove un brusco cambiamento di rotta,
potrebbe portare dannose conseguenze.
4) COME SI REALIZZA LA BENIGNITÀ
a)
Considerando la benignità di Dio. Matteo 18:27,28;
b)
Esercitando la benignità. 2 Corinzi 6:6;
c)
Rivestendola continuamente per lo Spirito. Colossesi 3:12.
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